Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Critica sul web come al Drive In?

di Paolo G.L. Ferrara - 18/5/2003


L’opinione di una critica astrusa ed incomprensibile serpeggia tra gli studenti di architettura, quantomeno tra i miei.
Avevo chiesto loro di esprimere la personale opinione su una mia affermazione per cercare d’instaurare un contraddittorio che ci stimolasse reciprocamente, così da potere dialogare proficuamente. Bene, un gran numero percentuale ha tenuto a sottolineare quanto sia anacronistico che i critici, oltre a parlare un linguaggio spesso incomprensibile anche per gli addetti ai lavori, si sforzino di parlare di architettura rivolgendosi esclusivamente ad essi, escludendo a priori gli utenti diretti dell’architettura, la gran parte dei quali, ovviamente, poco s’interessa ai concetti e molto del fatto estetico in sé.
Ancora sulla "critica", da Emanuele Piccardo, direttore di Archphoto, ci arriva un messaggio deciso: “...da troppo tempo che non si fa critica seriamente. Infatti a pensarci non mi viene in mente nessun critico di architettura italiano esistente, sarà una questione di memoria?”
Messaggio in forma di commento all’articolo di Mara Dolce sulla medaglia d’oro alla critica assegnata dalla Triennale, in cui si sollevano perplessità riguardo la menzione a Marco Brizzi.
Sull'argomento si esprime anche Ugo Rosa che ci incita a porre lo sguardo non sui nominati ma sul vincitore, Pierluigi Nicolin, dichiarando senza mezzi termini la sua disapprovazione.
Interviene nella discussione anche Gianluigi D’Angelo che, non proprio celatamente e appoggiando l'opinione di Luigi Prestinenza Puglisi, fa notare a Luca Molinari le scelte davvero poco coraggiose della giuria del premio Medaglia d’oro. E' però da dire che Molinari non aveva affermato che si trattasse di premiare delle opere di nuovi giovani progettisti, ma piuttosto di “Un sistema di premi che non hanno altra funzione che portare all’attenzione del pubblico le migliori opere costruite in Italia tra il 1995 e il 2002, considerando contemporaneamente l’architettura come prodotto di un dialogo profondo e complesso tra progettista, committente e impresa”. E comunque qualche nome nuovo è venuto fuori, come, tra gli altri, quello dello Studio Frlan-Jansen, autori della Torre per uffici a Collegno (To). Conosco bene Maarten Jansen e posso affermare -senza alcun pericolo di essere smentito- della sua passione per l’architettura, della sua preparazione e delle sue capacità. E non può che farmi sinceramente piacere che sia riuscito, unitamante a Vanja Frlan, a dare un contributo alla riqualificazione dell’architettura sul suolo italiano. Lavoro arduo, che si stanno sforzando di fare molti altri giovani, ai quali sembra però mancare l’appoggio della critica, così come mi ha fatto notare Luca Galofaro di Ian+, con la consueta schiettezza che ha improntato da subito il nostro rapporto: “nessun critico si sbilancia nel prendere una linea decisa e portare avanti, crescendo insieme, i giovani progettisti italiani”.
Dunque, da qualsiasi prospettiva la si guardi, sembra proprio che la critica architettonica italiana sia davvero impantanata...e senza scampo...timida, impaurita, più che di far del male, di farsi male.
Non sono certamente d’accordo in toto, poichè se è vero che è difficilissimo per i giovani progettisti riuscire ad emergere, altrettanto lo è per chi decide di dedicarsi alla critica, soprattutto se consideriamo che sino a poco tempo fa l’unico modo per potersi esprimere era quello di scrivere su riviste cartacee di settore (e pubblicare libri....praticamente impossibile). Firme quali Ugo Rosa e Domenico Cogliandro non possono certamente essere additate di tenere a freno la penna...o di non toccare temi scottanti con chiarezza espositiva.
E il web? che contributo sta dando alla causa? E' proprio vero che sta permettendo la crescita di una nuova generazione di storici, critici e quant'altro? Conquistata la libertà di esressione, siamo in grado di darle anche spessore e continuità?
Un solo aspetto positivo sembra innegabile, ovvero la molteplicità di voci che hanno avuto modo di trovare spazio oltre i ristretti ambiti dell’editoria storica.
Vero è che non sempre si leggono cose sensate o di costrutto, ma è naturale che la democrazia comporti anche situazioni del genere. Comunque sia, è di gran lunga più preferibile una tale condizione che non l’egemonia di una ristretta casta.
Ovviamente, avendo tale possibilità, sarebbe un delitto sprecarla in malo modo, dunque è d’obbligo che tutti ci si rimbocchi le maniche per attuare un lavoro qualificato e, soprattutto, proficuo, il che sottintende che si tirino un pò le somme di quanto fatto sino ad oggi da noi tutti.
Detto ciò, il problema del lavoro di diffusione e di critica sul web è reale e va affrontato senza inibizioni.
In prima istanza, ammesso e non concesso che, come afferma Piccardo, veri critici italiani non ce ne siano (il che, comunque, è tutto da dimostrare: oltre personaggi quali Cesare De Seta, Renato De Fusco ed altri della vecchia guardia, possiamo benissimo annoverare tra i critici di nuova generazione Antonino Saggio, Luigi Prestinenza Puglisi, Luca Molinari, pure se ciascuno di loro secondo la personalissima linea di pensiero e modalità di espressione), cosa facciamo noi “nuovi” fustigatori sbucati dal web? Qual’è il nostro ruolo oltre a quello di essere visibili e di partecipare a qualche conferenza?
Diciamoci la verità: Lazier e Ferrara, Barzon, D’Angelo, Piccardo, Centola, in veste di opinionisti sono divenuti noti a larga scala solo grazie alle iniziative su internet. Ed internet in architettura significa Arch’it, quantomeno per questioni di pionierismo. Tutti ne abbiamo fatto un punto di riferimento, magari da non seguire nelle sue linee editoriali, ma sempre e comunque da seguire...
Se è vero che Marco Brizzi non può essere annoverato tra i critici, altrettanto lo è che le nuove “forze” dovrebbero dare di più, il che sottintende che tutti noi dovremmo essere più attivi ed incisivi.
Detto senza giri di parole: per essere “voce” attiva, è forse sufficiente partecipare a conferenze o organizzarle? insegnare nelle università? intervistare qualche progettista famoso? Credo di no.
Per essere attivamente inseriti nel circuito critico è necessario che gli altri ci riconoscano come punto di riferimento in grado di produrre, oltre che chiacchierare.
E chi tra noi lo è? Cosa ha prodotto l’editoria sul web? Forse numeri in veste di visite ai siti? E se è vero che veniamo chiamati spesso a dibattiti sull’editoria, non è che poi si sentano interventi di particolare interesse (compresi i miei, sia chiaro)...nel senso che il più delle volte il tutto si trasforma in una conviviale stile Rotary...dove tutti sembriamo amici di tutti...
In merito alla questione della menzione a Brizzi credo si sia creato un sillogismo che va chiarito per cercare di uscire dalla polemica stagnante.
Marco Brizzi non pubblica suoi articoli e spesso cerca la via più diplomatica per uscire da situazioni che lo vedono quasi costretto ad esprimersi. I perchè di questa scelta sono a me sconosciuti, dunque non posso permettermi di esprimermi al riguardo, anche se ho già apertamente detto che Arch’it, nella veste del suo Direttore, dovrebbe prendere posizione senza troppo guardare in faccia nessuno. Comunque sia, prendo atto del profilo che Brizzi si è scelto, non dimenticando però di annotare che le poche volte che ho avuto modo di parlargli o ascoltarlo, beh..., cose criticamente sensate ne ha dette, e non poche (il che mi fa ancora più dispiacere che non le scriva...).
Guardiamo però la questione a un altro punto di vista: Brizzi è impegnato anche nell’organizzazione di eventi che mettano in evidenza nomi nuovi dell’architettura. E’ un grande sforzo organizzativo che sottintende un lavoro di ricerca e di conoscenza degli eventi e dei progettisti selezionati. E una ricerca a fini conoscitivi è comunque un atteggiamento critico, che ha il suo seguito nelle mostre e nei dibattiti a cui tutti noi possiamo partecipare e dire quel che pensiamo direttamente ai protagonisti.
In “Language and Silence”, George Steiner diceva che “il critico non è un uomo che può vegetare nel suo giardino”, e credo che in questo pensiero sia chiuso il succo del discorso, ovvero che si è critici solo se ci s’interessa di qualsiasi cosa, anche la più apparentemente inutile o lontana dai nostri interessi e, soprattutto, prendendo posizione, una posizione chiara e dichiarata. Brizzi fa certamente la prima cosa e molto meno la seconda. Lo hanno sottolineato Mara Dolce ed Enrico G.Botta, e mi spiace che si sia creata una sorta di demonizzazione dei due (e di antithesi), tacciati di invidia nei confronti di Brizzi e di arch'it (molte mail di questo genere sono arrivate in redazione, ma ci sembrava inutile pubblicare insulti vari). Brizzi è persona nota nell'ambiente culturale e gestisce un sito di particolare importanza, dunque è assolutamente soggetto a critiche e non può certamente interpretarle quali mezzi denigratori. E ne è consapevole, di certo.
Enrico G Botta interviene spesso con commenti-sentenze, discutibili quanto si vuole nell’intransigenza (e talvolta nella forma...) ma che sollevano temi d’indubbia pregnanza. Tra gli altri, quello che riguarda il pericolo che si formi una lobby dei nuovi critici, intesi come coloro che hanno dovuto rifugiarsi nel web per sfuggire alle censure degli accademici insediati in pianta stabile nelle redazioni delle riviste cartacee: “oggi siamo ad uno stadio nello sviluppo di questa fazione di ex-reietti dove essi gia' si sono conquistati molti dei privilegi prima ad esclusivo godimento degli accademici: inviti a conferenze, presenza capillare nelle giurie di concorsi, presenza organizzata nelle scuole. E cosa sta succedendo? Beh succede che cominciano ad emergere anche in queste fila molti dei comportamenti tipici dell'accademia: la chiusura, l'autoreferenzialita', l'esclusione degli "altri". Nonche' comportamenti discutibili, scambi di favori, e poi sterilita' delle posizioni culturali, provincialismo etc. etc.”.
Di fatto, Botta centra il problema, perchè se davvero si dovesse ricreare un tale circolo, allora tutti i proclami e le argomentazioni contro il sistema del potere accademico cadrebbero come mele marce.
Su questo punto è fondamentale che noi promotori di riviste web si rifletta con onestà intellettuale, dote di cui non dubito nei confronti di nessuno tra i citati precedentemente. Ed è su essa che faccio leva per dare corpo al mio discorso: se davvero desideriamo aspirare ad essere la generazione dei futuri critici, si pone la condizione necessaria di accantonare qualsivoglia gestione della propria immagine finalizzata esclusivamente alla ricerca di una visibilità che, se senza contenuti, è solo irrefrenabile narcisismo. Ma attenzione, se è vero che la corsa bisogna farla su sé stessi, è bene che proprio la questione "Medaglia d’oro" diventi momento di riflessione per ciascuno di noi. Ecco il vero problema: abbiamo noi, nuovi censori, le capacità per distinguere chi è un critico e chi no? sappiamo capire cos’è la critica? e possiamo dunque esprimerci in merito?
Ciascuno di noi ha scelto una linea editoriale ben precisa e non spetta certo a me discuterne pregi e difetti ma, caso mai, evidenziarne le possibili potenzialità di sviluppo.
Newitalianblood.com ha certamente avuto un ruolo non indifferente per la libertà d’informazione riferita al lavoro progettuale che i giovani stanno facendo in Italia (e non solo). Ma ciò, a parer mio, non basta: manca la componente della critica ai progetti, ovvero dell’elemento realmente costruttivo. A Centola chiediamo che integri il sito con questa fondamentale sezione, che all’inizio potrebbe curare anche personalmente, coinvolgendo successivamente (o subito) i vari Prestinenza Puglisi, Molinari, Sacchi, Saggio, e tutti coloro che credono di avere anch'essi le capacità di potere analizzare un progetto e darne un opinione chiara. Potrebbe fare di più: interagire con qualche rivista cartacea e pubblicarne gli editoriali in modo che chiunque possa rispondere all’autore e interagire. Provi a chiedere a Cesare Maria Casati, direttore di “L’Arca”, con cui sappiamo avere uno stretto rapporto.
Alcune iniziative di Furio Barzon, di Architecture.it, hanno cercato di mettere a confronto progettisti, critici e cultori. “Terratrema” e la chat B.Out! sulla Biennale sono stati momenti particolarmente interessanti, soprattutto per verificare chi accetta il confronto e chi lo rifugge, magari parandosi dietro una personale grandeur che autorizza a snobbare chi non ha un nome conosciuto tanto quanto il proprio. Ed il mio contraddittorio con Marco Casamonti ne è l’esempio (per chi desidera approfondire, www.architecture.it , in B.OUT!).
Il lavoro è di indubbia valenza, ma la mancanza di interventi in prima persona del direttore su argomenti chiave è una vacatio che credo vada coperta.
Channelbeta.net di Gianluigi D’Angelo non ha in apparenza taglio critico; ma se l’apparenza inganna, bene, Channelbeta la veste perfettamente: accanto (e dentro) una normalissima e consueta sezione sulle news, D’Angelo inserisce articoli di attualità architettonica su cui si può certamente aprire una discussione critica.
E va detto che le sue posizioni D’Angelo le prende senza contorti giri di parole, posizioni opinabili quanto si vuole, ma reali.
E veniamo ad Antithesi. Parlare di sè stessi è facilissimo (al diavolo le ipocrisie del tipo “...sono gli altri che devono dire se sono bravo o no...”), soprattutto perchè si conoscono i propri limiti. Antithesi ha forse il merito (che non è detto sia un pregio) di avere dato un pò di coraggio a chi non l’aveva e spazio a chi l’aveva e voleva gridarlo a tutti.
Ciò basta per dirsi “critici”? Assolutamente no. Noi lo sappiamo e sappiamo che dobbiamo ancora lavorare duramente. Detto ciò, non mi sembra il caso di aggiungere altro.
Torniamo al problema sollevato da Enrico G Botta: che rapporti hanno tra di loro tutte le riviste web di cui ho accennato? fanno “cartello”? si scambiano favori? Direi di no, anche se la certezza non posso averla, soprattutto perchè dopo certi episodi -quali il caso "master digitale" dell'In/arch- non abbiamo più avuto frequenti contatti con arch'it e architecture.it, il che mi fa molto pensare... Ma questa è un'altra storia. Piuttosto, chiediamoci cosa potremmo fare unendo le nostre differenti forze. Organizzare un convegno per riparlare dell’editoria e dei ruoli? no, sarebbe banalissimo.
Quando nel marzo del 2001 Antonino Saggio organizzò l’incontro “Pubblicazioni di architettura sul web. La via italiana” si trattò del primo necessario momento di verifica del lavoro svolto dalle riviste on line. Era un punto di partenza importante per i contenuti che si cercò di evidenziare e che si aspetta ora di valutare.
Il problema è come tutti noi si possa dare seguito alle semplici apparizioni a conferenze varie in cui si parla del web. La strada di un'azione comune è sicuramente la più produttiva, al di là delle differenze editoriali.
La proposta la giro direttamente a Brizzi, Centola, Piccardo, D’Angelo, Barzon: inseriamo nei nostri giornali una sezione comune che abbia come tema quello di evidenziare criticamente le iniziative o gli articoli delle nostre testate, iniziando un interscambio d’opinione su argomenti di particolare pregnanza. Inoltre, non sarebbe male fare un puntiglioso lavoro di monitoraggio sulle "grandi opere" del governo Berlusconi, una sorta di aggiornamento in tempo reale del procedere dei lavori, comprese le gare d’appalto. Potrebbe essere un modo per dare valore alla Medaglia d’oro della Triennale, se è vero che Luca Molinari l’ha così presentata: “Dopo decenni di mostre, pubblicazioni, eventi spesi dalla cultura architettonica italiana per guardarsi allo specchio e poco curandosi del reale impatto che le proprie opere potessero avere sulla realtà italiana, assistiamo alla creazione di un premio, di un espediente retorico e pubblico che indichi alla società le eccellenze, le migliori architetture costruite nel nostro territorio in questi ultimi anni”.
E, con l'azione comune, anche in quelli futuri....


(Paolo G.L. Ferrara - 18/5/2003)

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Commento 347 di Fausto D'organ del 21/05/2003


[...]E visto che ci siamo, apriamo (se Vi va) un altro capitolo! Guardandomi in giro e ascoltando qua e là, mi è capitato di sentire di alcuni fatti e di intravedere le carte ad essi relativi, che lasciano scorgere un positivo "indotto" o "relazione di ritorno" dell'attività scribacchina digitale...: la "Valenza di Titolo", nella fase di analisi dell'attività di studio e ricerca, personali o di gruppo, per "Acquisire Punteggio" nella corsa all'accaparramento di un posto di Ricercatore (per esempio). Quindi l'upload di articoli, saggi, esperimenti scrittografici ecc., sta configurandosi, con estrema rapidità, come pubblicazione digitale (gratuita e democratica) da citare ed esporre a sostegno di una propria maggiore qualificazione agli occhi di una commissione esaminatrice in sede di Concorso per Dottorati, Progetti di Ricerca Universitaria, ecc. Ciò, come è naturale, apre scenari affascinanti, ma pericolosi: uploaddare un proprio scritto digitale su una rivista come Arch'it, DomusWeb, Arcadata ecc., o in aree web universitarie di un certo spessore cibernetico, sta per equivalere a pubblicare il medesimo scritto cartaceo su Abitare, Domus, Costruire ecc., o a consegnarlo al tipografo per crearne qualche centinaio di copie in formato libricino da distribuire nei Salotti di Buona Cultura o tra gli Amici e i Conoscenti degli Amici. L'unica differenza è che un povero cristo di ragazzo sveglio senza un euro, ma con molte buone idee può farsi strada sul web, e ora anche fuori dal web, con una velocità impressionante, mentre sfiorirebbe, appassirebbe e stagnerebbe nel circuito cartaceo di casta. Ad un concorso per Ricercatore i soliti Secchioni Sostenuti si ritrovano ora "insidiati" da nuovi Secchioni Autodidatti, Cybersostenuti e Webmuniti che con qualche centinaio di pubblicazioni digitali approntate in proprio e/o sotto le gif animate di neomarchi internettiani proprietà di digitalmecenati, e col contorno di una tesi di laurea ben riuscita, di qualche collaborazione cartacea sotto l'ala protettrice di Proff. di turno che credono nelle loro capacità e con un lavoro di Dottorato maturo e forte..., bruciano le tappe, rapidi come il vento, e a colpi di sane mazzate di neoculturadigilarchitettonica fanno cappotto a quarantenni sfortunati che si sporcano le punte delle dita con internet solo per scaricare la posta. Lo scenario sembra troppo farcito di francesismi e frasi ad effetto? Forse. E' mia abitudine megalomaneggiare le parole. Ma resta la sostanza di fatti che lasciano ben sperare sulla morte rapida di una Accademia descritta da Voi come nepotistica, mummificata, piramidale, massonica ecc., e sulla nascita di una nuova Accademia giovane, attiva, esaltata, florida e... e... e digitalimpastettata, internettisticamente selettiva, carnalmente gerachizzata su layers di favori cibernetici scambiati al ritmo dell'ADSL...; Accademia che, a rigor di logica democratica, conserva un Posto al Sole anche per Uno come me (qualora io stesso riuscissi a mettere la testa a posto sui libri e smettessi di connettermi al mondo distrattamente), o come Botta, o come Dolce, o come Lazier, o come D'Angelo ecc. La questione, portataVi innanzi in modo succinto, è in buona sostanza celata nel NETcircuito citato da Paolo Ferrara e provoca, in buona sostanza, reazioni allergiche sul duro cuoio dei Proff. che, però, costretti dalla moda, sotto l'effetto calmante di farmaci a base di tolleranza e finta apertura mentale (nella convinzione che si tratti di una "cosa passeggera"), accettano i CdRom allegati ai Pacchi dei Concorsisti, i curriculum affogati in righe e righe di URLs a cui indirizzarsi per saggiare le fatiche citate su carta, ecc. ecc. C'è una Rivoluzione in atto. Tale Rivoluzione può stendere il tappeto rosso al passaggio di testimone al quale Botta e Co. accennano. Tale Rivoluzione è protetta col silenzio dal NETcircuito; io, forse, sto rischiando la Vita Cibernetica nell'inviare questo Commento a margine; però, preso dalle grida di attivismo liberate da Paolo Ferrara, mi sto lasciando andare a quella che AlexDrastico catalogherebbe, non tanto per il senso delle mie parole, ma per gli svantaggi dell'aprire un Vaso di Pandora, nello Scomparto Cazzate, accanto alla frase "[...]Nazzisti Rossi Amici di Mieli[...]"... Vi saluto! - f.d'organ

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Commento 346 di Gianluigi D'Angelo del 21/05/2003


caro Ferrara, l'articolo-appello che hai lanciato su antithesi riporta di nuovo l'attenzione alla critica sul web. Il tema non è nuovo, forse perchè è più grande per il suo parlarne piuttosto che per la sua concretezza. Certo prima di iniziare ogni discorso bisognerebbe capire bene cosa si intende per critica. Non credo però che sia necessario aprire un dibattito semantico-semiotico per affermare che troppo spesso si abusa di questo termine. Quasi tutto quello che leggiamo non è altro che cronaca e opinioni. Inoltre si confonde la critica dal critico, ovvero il nome conta a prescindere dal contenuto. E da queste premesse partono ciclicamente costrutti logici che partono dal nulla e arrivano chissà dove. Ma in tutto questo il web però nasconde un grande valore positivo, quello di aver creato un nuovo paradigma circolare della comunicazione. Ma a questo ancora non siamo abituati. Per troppo tempo siamo stati recettori passivi. La capacità di interagire che offre la rete è stata scoperta all'improvviso. I critici si sono sentiti attaccati, sono nate nuove figure mitologico-tecnologiche che dietro un fantomatico nick si sono fatti eroi di cause perse, per distruggere "un sistema" . E così dietro queste scaramucce tra "poveracci" i veri baroni hanno continuato a vivere delle loro rendite. Questa è la visione un po' cinica e volutamente fumettosa (tanto per non essere noiosi) che ho della critica nel web. Se invece parliamo di rete di informazioni ed opinioni che circolano on line il discorso è diverso. Le riviste digitali rappresentano per me un valore straordinario perchè sono l'esempio tangibile di democratizzazione dell'informazione dove ognuno di noi è contemporaneamente emettitore e recettore. Non esitono più dei ruoli definiti e così anche il significato di critica assume nuovi significati e diventa prodotto intellettuale dinamico di una pluralità in continuo confronto e con il quale interagire attivamente e non più pensiero guida da accettare passivamente. La proliferazione di riviste digitali ha più volte posto l'interrogativo sulla qualità, ma non c'è da preoccuparsi, come fanno spesso gli editori "su carta", in quanto la rete così come facilmente crea, allo stesso modo nel tempo, per una sorta di selezione naturale, premia e condanna. Questo aspetto viene spesso ignorato. La logica del pullulare di riviste cartacee che contraddistingue il nostro paese ha provato a sbarcare sulla rete ma questa semplice legge di sopravvivenza ha fatto si che nel tempo concretamente sopravvivessero on line solo poche webzine. Certo le cose piano piano stanno cambiando, ormai arch'it ha quasi la rispettabilità di una rivista su carta. Il numero delle persone che frequenta le webzine cresce vorticosamente e le tirature delle riviste su carta sono tanto insufficienti che la metà delle pagine sono di pubblicità. I grandi nomi dell'archittura offrono maggiori garanzie e lo spazio per gli emergenti è pressochè inesistente. E così nonostante il grande numero, le riviste su carta, rifugiandosi dietro i nomi "in voga", rischiano quasi tutte di assomigliarsi. Nel web è tutto differente. Gli investimenti in gioco sono praticamente inesistenti e non è necessario adeguarsi ad un taglio editoriale "commerciale". Così nel web troviamo una varietà di riviste molto differenti tra loro che, come tu stesso ricordi, ognuna ha delle caratteristiche differenti. Rigurado Channelbeta vorrei fare una precisazione, perchè credo che la tua descrizione potrebbe essere fraintendibile. "Channelbeta.net di Gianluigi D’Angelo non ha in apparenza taglio critico; ma se l’apparenza inganna, bene, Channelbeta la veste perfettamente: accanto (e dentro) una normalissima e consueta sezione sulle news, D’Angelo inserisce articoli di attualità architettonica su cui si può certamente aprire una discussione critica."...come se noi nascondessimo dietro una facciata neutrale uno strumento implicito di persuasione. Forse è più giusto dire che Channelbeta offre una serie di livelli di lettura, e se ci si sofferma solo sulle news è facile cadere in equivoci. Quello che noi cerchimo di fare non è altro che utilizzare la rete sfruttando le sue peculiarità: economia, velocità, e interazione.
Per quanto riguarda la volontà di interagire maggiormente sono sempre disponibile anche se credo che la strada non sia quella di creare sezioni comuni. Per quanto riguarda il monitoriaggio sulle "grandi opere" del governo Berlusconi credo che è una cosa che meglio di Antithesi non può fare nessuno e che noi segnaleremo volentieri. Farei piuttosto una riflessione sul commento di Fausto D'organ. Non credo che il mondo universitario sia ridotto così male. O meglio l'aspetto da esamificio è sempre esistito ed esisterà, e un simile compito prima di spettare alle riviste digitali dovrebbe essere perseguito proprio all'interno delle università. E qui si apre non un capitolo ma un intero trattato....

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Commento 344 di Fausto D'organ del 20/05/2003


Salve a Tutti Voi. Il Circuito di aree web che vivono di parole sull'architettura (costruita o soltanto pensata) è nido d'informazioni e spunti riflessivi che necessitano di un bagaglio culturale e di un affinamento sensoriale che poche persone hanno. Target prioritario dovrebbe essere lo studente "medio" (in senso statistico) che studia per arrivare ad esami di storia dell'architettura, di composizione architettonica, di teoria della progettazione, di tecnologie costruttive, ecc.
Tali studenti, il più delle volte, sono avvolti da totale disinteresse per le questioni gravi del progettare contemporaneo e pensano che l'unico loro "dovere" sia quello di non fare nulla che non incontri la simpatia del proprio Prof., di disegnare "le stesse cose" che il Prof. fa vedere a lezione, di "tagliare ed incollare" pezzi di progetti dei Maestri sul loro "foglio di lavoro". Chiedo il conforto di una confutazione totale, ma nel frattempo affermo che questa è la politica latente di avvicinamento alla progettazione avallata dalla moltitudine - le aree attive in internet e citate da Paolo Ferrara sono archivi di potenziali "stimoli ad aprire gli occhi" che arrivano soltanto a chi gli occhi li ha già aperti (o mezzo aperti), ma gli studenti affrastellati a concludere Corsi intensivi ed a prepararsi per esami stile Liceo (temporalmente e didatticamente parlando) questo mondo di idee (buone e meno buone) non lo sfiorano nemmeno:non ne hanno il tempo. Pensano a togliersi di mezzo gli esami succitati e a pensare ad altri esami più duri e meno accessibili (ci siamo mai chiesti perchè al CEPU non si è mai visto un Tutor Guida che insegna materie inerenti all'architettura?). Gli esami ICAR "si passano facili", si passano e lasciano il posto, nella mente degli studenti, ad altri esami: tutto è definito per scomparti; poche volte s'incontrano ragazzi che si sforzano di far comunicare ambiti diversi, di legare trasversalmente gli esiti concettuali dei loro studi. In quest'ottica che, mio malgrado, mi ritrovo ad adottare per scorgere un mondo che secondo alcuni è pieno di speranze, mi accodo alle parole sincere di Paolo Ferrara chiedendo se sia il caso, o meno, di rendere più didatticamente assimilabili le esternazioni di tutti coloro i quali vogliono, nelle aree web in oggetto, parlare di architettura; chiedo se sia possibile, o meno, approntare filoni di approfondimento iniziati e portati a compimento (parziale e/o totale) con lineraità e chiarezza in modo tale che tutti i giovani alle prese con lo studio, genericamente indirizzati alla ricerca digitale, possano imbattersi in essi e iniziare a raccogliere, con libero arbitrio, tutti i "metalli preziosi" che formeranno le loro idee. Mi chiedo se sia ammissibile o meno rendere le matrici democratiche da cui nascono le aree web in questione, astruse e chiuse ai più ancora deboli ed in erba progettisti del futuro, e floride e malleabili alle poche muscolose e narcisiste menti critiche del nostro Paese. Mi viene da pensare ai 764 Mb di dati presenti nel sito del Prof. Saggio, agli oltre 10000 files presenti negli archivi di Arch'it; quanto ben di dio a cui pochi attingono!: i pochi di Saggio; i pochi del circuito a cui accenna negativamente Botta; i pochi studenti d'architettura sparsi qua e là per lo stivale; i pochi Prof. furbacchioni che "scopiazzano" metodologie per "architettare il palinsesto" di Corsi appena attivati che loro hanno avuto la fortuna di dover portare avanti - mi viene da pensare alla definizione, più ricorrente, usata per indicarVi tutti: "ESALTATI" - definizione, eco di un rifiuto accademico ormai stracitato e straevidenziato; però, pensateci un attimo, fate finta di essere "lo studente medio" (in senso statistico), fate finta che il vostro Prof. "medio" (in senso statistico) affermi "con misericordia cristiana", dietro la vostra "distratta" citazione di taluni L. P. Puglisi, S. Lazier, P.G.L. Ferrara, F. Barzon, G. Lynn, A. Saggio, M. Novak ... ..., "[...] questi, ragazzo mio, sono degli esaltati! [...]" ...voi che fate? seguite gli stimoli di questi esaltati "rischiando" di lavorare su spunti progettuali che vi frutteranno un 23 all'esame (che in un esame ICAR è come una bocciatura) o seguite le mature e posate indicazioni del vostro Prof.? - desiderando la confutazione totale di quest'atmosfera descrittaVi, faccio l'ultima domanda (con tono profondamente solidale e solo superficialmente scortese): se non riuscite a far arrivare nel grembo creativo dello studente medio tutte le preziosità del Vostro saper vedere e capire l'architettura, che diavolo di utilità potete riconoscerVi? - f. d'organ.

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