Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Buone vacanze a...

di Paolo G.L. Ferrara - 22/7/2003


BUONE VACANZE... A MASSIMO BILO'
“In seguito al poderoso successo della prima edizione, in/arch (Istituto Nazionale di Architettura) propone una nuova edizione del Master in Architettura Digitale, che inizierà ad Ottobre 2003”. Dunque, il Master di architettura digitale raddoppia.
La notizia, pubblicata su architecture.it, l’abbiamo appresa dalle parole di Furio Barzon: non abbiamo infatti avuto il piacere di esserne informati direttamente dagli organizzatori. Ovviamente, chissenefrega.
Quel che conta è che la battaglia meritoria di Antonino Saggio, Mara Dolce e antiTHeSi abbia dato i suoi frutti: nella seconda edizione ci saranno le borse di studio, oggetto del contendere sulle pagine di antiTHeSi di qualche mese addietro.
E adesso non mi venga a dire Bilò che le avrebbe istituite anche senza la forte e giustissima protesta sollevatasi in merito (che, agendo in malafede, qualcuno volle fraintendere in un attacco ai docenti). A proposito, ho atteso vanamente che Bilò rispondesse all’articolo in cui lo chiamavo in causa. Probabile che non abbia voluto perdere tempo: lo ringrazio, perchè non ne ha fatto perdere neanche a me.
Ma nonostante le borse di studio, anche la seconda edizione del Master non è esente da lacune, la più evidente delle quali è il mancato coinvolgimento delle università con le quali iniziare un proficuo interscambio culturale, un valore aggiunto alla qualità che il master si prefigge di raggiungere. Eppure, proprio la sinergia tra università e cultura extra universitaria era uno degli obiettivi primari di Bruno Zevi, disatteso dall’istituzione da lui stesso fondata tanto quanto avviene per gran parte degli altri ideali che stavano alla base del discorso programmatico del 1959, di cui un passo può riassumere tutto il succo:“Dagli Stati Uniti all’Austarlia, dall?Inghilterra al Brasile, dalla Svizzera all’Argentina, ovunque nel mondo esistono Istituti di architettura. Soltanto l’Italia non ha un organismo del genere, una casa dove coloro che producono l’architettura si ritrovano, concordano il lavoro, dibattono problemi, predispongono strategie per incidere negli orientamenti della classe dirigente, nella vita del paese, nell’opinione pubblica”.
Che l’In/arch, coinvolta com’è in lotte intestine sui ruoli dirigenziali (siano essi nazionali che regionali) che fanno “potere”, stia oggi vivendo un momento di crisi interna è oramai risaputo e sfido i suoi “gestori” a smentirmi. Ma la cosa peggiore è che non si voglia prendere consapevolezza che la crisi è forte perchè manca una chiara presa di posizione sugli ideali da perseguire: bene per il Master ed i suoi obiettivi tesi a stare al passo con le innovazioni culturali, ma dove sono le azioni contro la speculazione edilizia, contro l’assoluto decadimento a cui stanno andando incontro le facoltà di architettura dopo l’attuazione del pessimo 3+2, contro i concorsi di architettura ben orchestrati (eufemismo...)? E non parlo di impegno profuso in convegni e dibattiti, ma di operatività sul campo.
Certo, il Master di architettura digitale è un buon mezzo per ridarsi l’immagine di Istituzione attiva, sfruttando magari l’occasione per riportare in attivo anche il bilancio (anche se non è a mia conoscenza che Zevi abbia mai organizzato tramite l’In/Arch master economicamente onerosi). A scanso di equivoci (e per prevenire chi mi scriverà per dirmi che sono solo invidioso...; è già successo durante la polemica sulle borse di studio inesistenti, ma stavolta non risponderò a nessuno di essi), ribadisco che non discuto nel modo più assoluto la validità di chi avrà il compito di tenere i corsi e i seminari (solo solo per il buon gusto di essere consapevole che hanno molta più preparazione nel settore di quanta non ne abbia io), nel senso che se su alcuni di loro non posso che prendere atto dell’impegno che profondono nella ricerca, su altri non posso assolutamente esprimermi in quanto non li conosco, dunque lascio il beneficio del dubbio.
Ma, detto senza mezzi termini, mi stupisce non poco che molti dei personaggi coinvolti nell'iniziativa abbiano fatto parte della collana IT Revolution diretta da Antonino Saggio e che, nonostante ciò, non abbiano pensato di affidargli quantomeno un seminario, soprattutto in virtù del fatto che il suo corso di Progettazione Architettonica Assistita è diventato un punto di riferimento non solo per gli studenti che hanno a che fare con l’architettura digitale ma anche per molti docenti e professionisti (alcuni, tra l'altro, protagonisti del master), che hanno spesso partecipato, quali invitati, all'esame finale degli studenti di Saggio. La qualcosa è fondamentale perchè lascia bene intendere quanto Saggio abbia voluto e cercato l'interazione con il mondo extra universitario, presentando il suo lavoro a chiunque ne avesse interesse. Ora, a prescindere da qualsivoglia atteggiamento di antipatia-simpatia (che reputo roba da asilo...), mi chiedo come si possa lasciare da parte chi è chiamato in giro per il mondo a parlare di argomenti strettamente collegati all’architettura digitale. Soprattutto, mi meraviglia come si possa perdere volutamente l’occasione di creare un cocreto legame tra l’università e la cultura extra universitaria.
Con fare assolutamente ipocrita, Bilò, durante l’inaugurazione del primo master, lodò i corsi universitari per darsi una pulitina alla coscienza, tanto quanto voleva farla sentire sporca a noi di antiTHeSi che, pur se mai nominati, fummo il bersaglio dei suoi strali, con cui ci liquidava quali invidiosi...
Forse lo sono, ma invidioso di chi ha lottato più di me e non certo di chi non ha il coraggio di affrontarmi apertamente. Pazienza: andrò a fare compagnia a Giudo Del Duca e Sapia, in vacanza da quasi mille anni...
Buone vacanze architetto Bilò; faccia una rilassante vacanza, magari in Sicilia così, dopo che sarò tornato dalla vacanza al purgatorio, potrà venirmi a trovare e, tra un limoncello, un passito, un rosso frizzante, ubriachi persi ce le potremo dare di santa ragione, dopo averla persa...
Nel frattempo, Le consiglio un film divertente e rilassante, poco impegnativo, adatto al clima estivo. E visto che il Master ha raddoppiato...

BUONE VACANZE... A CESARE M. CASATI
E' casuale, ma l'augurio a Casati è strettamente legato a quello a Bilò. Sono infatti sponsorizzate da “l’Arca” le Borse di studio per accedere gratuitamente al Master.
Per carità! nulla da dire...se non che Cesare Maria Casati si dimostra, ancora una volta, infallibile segugio nel fiutare possibili sfruttamenti d’immagine ammantati da “azione culturale”...
Lo so: adesso qualcuno dirà “...ma questo Ferrara è proprio un gran rompipalle, mai contento e spesso pretestuoso!”. Può darsi, ma a volte lo sono per motivi inconfutabili, tanto quanto inconfutabile è che “l’Arca”, nonostante elargisca borse di studio, fa di tutto per apparire quale il peggiore periodico di architettura italiano. Perchè? Semplice, perchè se è vero che l’Arca va ovunque ci sia da mettersi su di un piedistallo pseudo culturale, altrettanto vero è che non va mai -o quasi- a vedere in prima persona le architetture di cui poi scrive. Balle? Neanche per sogno.
E’ difatti risaputo che molti articoli sono pubblicati sotto la spinta delle ditte fornitrici di materiali edili e non so se per lecito scambio pubblicitario (ti compro la pubblicità sulle pagine e tu mi pubblichi un’opera) o direttamente sotto forma di acquisto, legalmente lecita ma eticamente scorretta.
Quel che è certo è lo stupore di Maarten Jansen, progettista della Torre Uffici a Collegno, segnalata alla Medaglia d’oro della Triennale grazie a Pippo Ciorra e pubblicata sull’ultimo numero del giornale di Casati.
Stupore -a dire la verità, abbastanza disincantato- sui modi con cui è stato scritto l’articolo a firma di Michele Bazan Giordano, al quale vanno i miei complimenti per essere riuscito a rendere palese il fatto che non si è recato in loco a visitare l’opera. Quantomeno non ha peccato d’ipocrisia...
Sì, perché lette le banalità scritte, risulta assolutamente evidente che si è trattato di un articolo nato dalla presa di visione di fotografie, cosa confermatami dallo stesso Jansen. C’è da chiedersi che credibilità possa avere una rivista che lavora in questo modo. Lo fanno anche tante altre? vero, ma non è una giustificazione bensì un’aggravante, soprattutto quando ci si vuole dare un tono culturale.
Chi ha letto l’articolo di Bazan sa bene che di architettura non se ne parla; chi ha visitato l’edificio e non sa che Bazan non è andato a visitarlo (forse che € 22,00 di treno Milano-Torino-Milano fossero un budget impossibile per Casati?!) si chiederà: ha capito i significati dell’applicazione del raumplan? e quelli del basamento della torre in blocchi di cemento? e del suo sfondamento angolare?
E cosa pensa del corpo scala posizionato dove mai ci si aspetterebbe di trovare in un moderno edificio verticale, ovvero posto su di un lato invece che al centro per potere assolvere alla funzione di controventatura? Crede che ci sia relazione tra la volontà di lavorare con una figura geometrica tridimensionale-regolare per poi sconvolgerne la sintassi? Cosa pensa della netta separazione tra il corpo scala e i locali destinati ad uffici? c’entra forse la volontà di farci vivere la sensazione temporale dell’ascensione verso l’alto per poi, di colpo, farci ritrovare in luoghi (gli uffici) ove non vi è più una precisa direttrice spaziale ma un'assoluta quadridimensionalità, fatta di piani sfalsati, aggetti, piani a sbalzo, grandi vetrate trasparenti che, andando da pavimento a plafone, interrompono la continità muraria?
E la struttura portante in pilastri a sezione circolare che, pur essendo slegati dalla massa muraria, grazie alla loro spinta verticale senza soluzione di continuità partecipano attivamente alla dinamicità dell’insieme? e che mi dice della stessa regolarità della massa muraria che viene sezionata, erosa, scardinata, sino a renderla dinamicamente plastica, ma sempre e comunque unitaria?
E dei locali destinati alla mensa? vogliamo dire qualcosa anche di essi? non è che, per caso, abbiano stretta relazione con la torre...? diciamo di sì...? sì, certo, perchè ne sono il perfetto preludio in una sinergia di relazioni spaziali che rendono entrambe le protagoniste dell’esistenza reciproca.
Mi fermo qui (uscirà a settembre su antithesi un approfondito articolo sull’edificio in questione) e invito Michele Bazan Giordano ad andare insieme a Collegno -dopo le vacanze estive però!- per verificare e confutare le mie sensazioni.
Giuro che tutte le spese saranno a mio carico!
Buone vacanze, architetto Casati; Le consiglierei una meditabonda passeggiata in riva al mare, ma mi raccomando, non tenti di camminare sulle acque: abbiamo già un imitatore contemporaneo di chi lo fece veramente, a cui però... si vede non gli riesce bene (e se non riesce a lui...), tant’è che vuole fortemente costruire un ponte lungo lungo lungo...
Anche a Lei, caro Casati, consiglio un film di Totò, leggero leggero...

BUONE VACANZE...AGLI AMMINISTRATORI COMUNALI DI MODENA
Hanno cacciato via Gehry e adesso esultano per il piano di recupero di piazza Matteotti progettato da...Leon Krier!
Pier Carlo Bontempi, coautore del progetto, ne difende la validità: “non è ubiquo, cioè non può essere spostato pari pari da un’altra parte”. Meno male...visto che si tratta di architettura in pieno stile rinascimentale!!, di edifici che, sempre secondo Bontempi, “parlano il linguaggio architettonico di questi luoghi, a differenza di quello che succede per tanta architettura neomodernista che può essere proposta qui o a decine di migliaia di chilometri di distanza”.
Per la cronaca, Leon Krier è l’architetto che sostiene quale assolutamente casuale la predilezione di Hitler per l’architettura di Speer, così da giustificarne il becero monumentalismo...e, indirettamente, anche il proprio.
Sappiamo trattarsi di falsità: Speer non era certamente orientato ad essere il rappresentante della cultura nazional-socialista, se è vero che fu allievo ed estimatore di Heinrich Tessenow, che proprio Sperr ci dice essere stato un “...deciso avversario del movimento hitleriano [...]il solo pensiero di una parentela fra le sue idee e quelle di Hitler lo avrebbe fatto inorridire”.
E difatti, quando Speer mostrò a Tessenow la scenografia per le manifestazioni del 1°maggio 1933, il maestro disse: “Le pare di avere creato qualcosa? E’roba che fa impressione e basta”.
Fu Speer a piegarsi alle follie di Hitler, anche a quelle architettoniche.
A Modena si esulta per l’affermazione di un progetto di schietta tradizione italiana? Suvvia, avete già i cappelletti, che bisogno c’è di altre tradizioni?
Buone vacanze, amministratori modenesi; attenzione a non farvi pizzicare fotografati in posa sullo sfondo di Bilbao, di Bear Run, di Ronchamp, etc... Potrebbe essere usata come prova contro di voi. Nel caso, arrangiatevi!

(Paolo G.L. Ferrara - 22/7/2003)

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Commento 404 di Mariopaolo Fadda del 05/09/2003


Diamine! A Modena hanno revocato l’incarico a Gehry? E io che, povero ingenuo, il 15 gennaio del 2000 inviai una lettera di complimenti (che riporto quasi integralmente) al Sindaco (non so se lo sia ancora) Giuliano Barbolini! Krier al posto di Gehry: quando si dice avere saldezza di ideali...

Egr.
Giuliano Barbolini
Sindaco di Modena

Ho letto il dibattito su “la Repubblica” dell’11/1/00 sul cosiddetto “caso Modena“, intitolato “Citta’ storiche. Se il nuovo sfida l’antico”.
Devo innanzittutto complimentarmi con Lei:
1) per il coraggioso ed intraprendente approccio al problema;
2) per la felicissima scelta di Frank O. Gehry;
3) per la difesa di quella scelta di fronte alla cecita’ della Soprintendenza ed ai patetici distinguo dei sempre piu’ (auto)emarginati architetti italiani.
Premesso che non ho ancora visto la proposta dell’architetto americano e quindi sulla stessa non mi esprimero’, anche se trattandosi di Gehry non dovrebbero esserci troppi dubbi, vorrei confortarla con alcune brevi considerazioni generali, tratte in larga parte da saggi pubblicati o in via di pubblicazione sulla rivista L’architettura – cronache e storia, a sostegno della sua scelta.

1) L’approccio al problema.
E’ dai tempi della bocciatura del Memorial Masieri di Frank Ll. Wright (un’altro americano!) a Venezia, nel 1954, che la cultura architettonica italiana rifiuta di sciogliere il nodo dell’incontro-scontro antico-moderno. E’ a Venezia che trionfa quell'atteggiamento, che diventera' tipico, di chi e' disposto a tapparsi gli occhi di fronte a qualsiasi oscenita' in "stile", "ambientata", in "tono" pur di impedire all'odiata architettura moderna di intervenire nei centri storici. Le conseguenze di questo atteggiamento dogmatico, retrogrado, antimoderno saranno terrificanti. Decine e decine di centri storici saranno sfregiati, non da architetture moderne, ma da brutture in tutti gli stili con il complice silenzio di quegli imbalsamatori che sbraitarono cosi tanto contro Wright.
Pur di impedire al piu’ grande architetto del secolo di intervenire a Venezia, i piu’ inconfessati interessi si coalizzarono: studiosi, mestieranti, esperti, politicanti di ogni genere discettarono per settimane sui sacri principi dell’intangibilita’ dei centri storici. Quei sacri principi sistematicamente e ripetutamente violati, con il complice silenzio degli oltranzisti, proprio sul Canal Grande con quella serie di falsi in “stile locale” puntigliosamente elencati da Roberto Pane che, insieme a Bruno Zevi e Sergio Bettini, fu il piu’ strenuo difensore del progetto di Wright.
Il piu’ agguerrito avversario si dimostrera’ un protoambientalista, Antonio Cederna che, preso da impeto catastrofico, assicurava: “ ... attraverso il varco illustre aperto da Wright, mille mestieranti ... trasformeranno l’Italia a immagine e somiglianza dell’ E.42 ... “. A Wright fu impedito di realizzare la sua opera, i mille mestieranti, per nulla spaventati dal conservatorismo parolaio di Cederna, continuarono ad imperversare e proprio Marcello Piacentini, l’artefice dell’ E.42, potra’ di li a poco, nel 1956, nella piu’ assoluta tranquillita’ sfregiare il centro storico di Ferrara con il suo orrendo palazzo della Ragione.
Venezia rinuncio’, purtroppo, ad evere un’opera del grande architetto americano, nella platonica speranza che questo rifiuto avrebbe contribuito alla battaglia per la salvaguardia dei nostri centri storici.
Il peggio pero’ doveva ancora venire. Mentre in altri paesi, in seguito all'inversione di tendenza dagli insediamenti abitativi periferici al recupero residenziale del centro citta', si parla di rinnovo urbano intendendolo creativamente come riciclaggio, in Italia ci si sclerotizza sull'aspetto recupero, inteso preminentemente in senso tecnico, politico e socio-economico.
Questo fenomeno non e', come potrebbe pensare qualcuno, l'evoluzione ultima di quella cultura del restauro in cui l'Italia, giustamente, emerge; e' una rivolta ideologica di stampo oscurantista che attacca direttamente la cultura del restauro tentandone lo svilimento, ma che, sotto sotto, ha ben altre mire: far fuori l'architettura moderna a cui si addebitano, con agghiacciante irresponsabilita', tutti i piu' turpi misfatti a danno degli ambiti storici.
Il piano di recupero del centro storico di Bologna e’ il la’ che da il via libera ad una pretesa grande novita’: la conservazione integrale, uno dei tanti feticci che la sinistra marxista, appoggiata spesso da un'altra chiesa, quella cattolica, crea per il proprio irresistibile desiderio di dilettarsi in erudite, ermetiche e logorroiche disquisizioni ideologiche; e' una delle tante polpette evvelenate date in pasto alle sprovvedute masse affamate di "certezze". Gli intellettuali si fanno venire gli orgasmi fantasticando l'accensione dello "scontro di classe” e non si creano problemi a sostenere quell'atteggiamento tipico delle classi do

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Commento 387 di emanuele piccardo del 02/08/2003


Purtroppo sono molte le riviste che scrivono senza aver visto le architetture mi domando che senso ha. Noi su Archphoto piuttosto che scrivere di architetture non viste, richiediamo ai progettisti le relazioni dei progetti o li intervistiamo anche via email. Credo sia molto meglio come metodologia piuttosto che inventarsi le parole per descrivere un edificio. Il vero critico dovrebbe uscire dal suo ambito e andare a scoprire gli architetti emergenti, noi nel nostro piccolo, non per essere presuntuosi, ma siamo curiosi di trovare dei bravi architetti. Recentemente mi è capitato di andare a Ivrea dove ho conosciuto un gruppo che si chiama ff.wd architettura, sconosciuti ai più, ma che producono lavori interessanti. Allora mi domando perchè sia così diffcile trovare nuovi architetti sulle riviste come l'Arca o Casabella. In merito all'augurio di buone vacanze condivido buona parte di quello che hai scritto e anche la scelta del film...mi auguro prima o poi di conoscerti e di poter collaborare insieme magari su temi a cui siamo interessati entrambi.
buone vacanze
emanuele piccardo

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Commento 385 di Gianpaolo Vadalà del 25/07/2003


Per quanto riguarda le buone vacanze agli amministratori di Modena, c'è anche di peggio, per lo strombazzato megaconcorso (il risultato è uscito in questo mese di Luglio) per l'area dell'ex mercato bestiamo vicino alla stazione ferroviaria ha vinto l'Arch. Gianni Bragheri, colui che nei lontani anni 70' -80' collaborò con Aldo Rossi per il cimitero di Modena, e secondo voi quel'è il riferimento progettuale che l'esimio (preside della facoltà di architettura di Cesena, nonche consulente di varie amministrazioni locali etc. etc. etc) usa e ricicla da anni in Emilia? Sempre il cimitero di Modena, peccato che stavolta al posto dei loculi ci sono degli appartamenti con persone che vivono, se non ci credete guardate su europaconcorsi il risultato del concorso con le relative immagini, speriamo che il numero di suicidi per gli abitanti di questo quartiere non salga in maniera vertiginosa dopo la sua costruzione(forse l'architetto aveva in mente un sistema poco dispendioso per tumulare gli abitanti, mah, chi sà? una nuova tipologia casa-tomba.)
Ringrazio gli amministratori per la continuità e la propensione all'innovazione di questo illuminato comune (e non gli puoi dire neanche niente perchè hanno fatto il concorso)

Ciao e buone Vacanze anche da me.

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Commento 384 di Mauro Amaro del 24/07/2003


Mi piacerebbe sapere quale é la ricetta per risolvere i problemi. E' la polemica? E' la denuncia? Io non credo. A mio avviso sono i contenuti di valore gli unici a poter fare la differenza e smuovere le (co)scienze.
Qui su Antithesi, ma anche in altri luoghi, contenuti di valore se ne pubblicano, ma indubbiamente non bastamo e molte energie vengono profuse per denunciare master troppo virtuali, curriculum che non piacciono, organizzazioni troppo poco impegnate alla condivisione pubblica del sapere. Mi chiedo però quanto possa reggere questa metodica, e quanto questa possa stancare nella ricerca di indirizzi di valore. Un invito pertanto, da parte di un lettore interessato alle problematiche del sistema, é quello di portare avanti "progetti" che promuovano un sano scambio culurale tra diverse discipline, quello di un impegno maggiore verso la pubblicazione di contenuti di valore, quello della ricerca di un dialogo e non della creazione di barricate. I contenuti di valore come i lavori di bravi progettisti poco conosciuti, i lavori svolti nelle università, promozione di letture, ecc costituirebbero un esempio "silenzioso" ma altamente formativo. Si aspira a questo spero?
Non si é contenti di quello che altre istituzioni dovrebbero fare? Che importa? E' vero, forse alla fine qualcosina cambia ma alla critica preferisco vedere persone che lavorano nel creare qualcosa che tenti di opporsi a questo sistema. In altre parole, trovo troppo facile criticare e non lavorare a progetti alternativi.

Cordialmente
M.

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24/7/2003 - la Redazione di antiTHeSi risponde a Mauro Amaro

Noi abbiamo scelto di impegnarci nel modo in cui antiTHeSi è strutturata.
Non credo sia di poco conto mettere in evidenza argomenti d'interesse generale, soprattutto se si è pronti ad accettarne le conseguenze che, mi creda, non sono certo bonarie.
Proporre il come uscire dalle situazioni che critichiamo? Giusto, ma iniziamo a farlo proprio nel momento in cui poniamo le questioni.
Comunque grazie per le critiche, che accettiamo quale stimolo a fere di più e meglio.

 

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Commento 383 di Mara Dolce del 23/07/2003


Mi unisco all'augurio di buone vacanze a M.Biló e M.Casati.
www.newitalianblood.com
MASTERS=BIDONI ²

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