Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Ordini professionali contro l’architettura

di Beniamino Rocca - 29/7/2003


Esame di Stato ogni tre anni per tutti gli architetti già iscritti all'albo. Lo sapevate? Pochi ne parlano ma nella proposta di legge sulla riforma delle professioni, già in discussione nelle commissioni parlamentari, quando si dice di dare maggiori poteri agli ordini professionali proprio a questo ci si riferisce ("per garantire di più la società e migliorare l'architettura", s'intende). Da anni governi di sinistra, di centro, di destra , in dispregio delle risoluzioni dell'Antitrust, della stessa CEE, della libertà di concorrenza (e dell'intelligenza), cedono alle pressioni delle lobbie ordinistiche e non contenti della sciagurata legge Merloni -non mi stancherò di ripeterlo: è una legge che impedisce ogni possibilità di lavoro con la pubblica committenza ai giovani- aumentano gli ordini e gli albo e demandano di fatto a colleghi concorrenti sul mercato del lavoro (i consiglieri dell'ordine appunto), la " periodica verifica"della nostra preparazione tecnica. Insomma, non contenti di controllare da sempre, in accordo con il mondo accademico, i concorsi d'architettura, vogliono controllare anche i nostri uffici ("per garantire di più la società e migliorare l'architettura", s'intende). Oggi l'intreccio tra potere ordinistico e potere accademico è sempre più evidente e con la nuova riforma delle professioni strangolerà sempre di più la concorrenza . Basta osservare quanti professorini e rampolli di sfiatati accademici si candidano alle elezioni dell'ordine. Una istituzione questa, nata nel'23 , che dovrebbe controllare innanzitutto il rispetto delle norme deontologiche da parte degli iscritti. Orbene, guardiamoci un po' attorno. Su quante riviste d'architettura si vedono opere realizzate da professori che hanno firmato all'università per il tempo pieno? Ne conoscete uno sanzionato dal proprio ordine? Ma in fondo cosa pretendere da un ordine professionale per difenderci da comportamenti poco limpidi; un socio di studio, una moglie, un' amante, insomma, qualcuno si trova sempre per una firma. Anche notissimi architetti svizzeri e americani trovano sempre chi ha superato l' esame di Stato ed è iscritto all'albo e che, in barba alle norme deontologiche, firma con lui i progetti delle opere che fa in Italia. Insomma, non sembra logico dare più potere ad istituzioni che dovrebbero tutelare i liberi professionisti ma che di fatto hanno ormai più iscritti tra i pubblici dipendenti e persone a stipendio fisso anche nei consigli. E che dire poi di elezioni che vedono le urne aperte per mesi e mesi prima di raggiungere il quorum, di assemblee con meno del 1% degli iscritti alla approvazione di bilanci miliardari come succede a Milano, dove i presenti all'assemblea del 27 giugno 2003 erano addirittura 15 ( quindici) , consiglieri compresi su più di diecimila iscritti!.

Le Corbusier, che come noto architetto non era, diceva:"L'architettura esige qualità intellettuali interiori". Ecco il vero problema: etico e culturale. Speriamo proprio che il nostro collega Raffaele Sirica, ma anche Giovanna Melandri e Gianfranco Fini che da ministri qualche impegno lo hanno preso nei confronti degli architetti, ci ripensino un po' prima di affidare più potere agli ordini e fare diventare legge una riforma che è contro i giovani, i liberi professionisti, il libero mercato, ma soprattutto, contro l'architettura.

[Articolo già apparso su L'architettura, cronache e storia n°570 di aprile 2003]

(Beniamino Rocca - 29/7/2003)

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Commento 742 di Beniamino Rocca del 07/06/2004


Se l'architetto Paolo Ventura pensa davvero che gli ordini tutelino la società e i giovani architetti ; se pensa davvero che l'esame di stato sia effettivamente una cosa seria che tuteli il cittadino, padronissimo.
Io mi preoccupo invece del mio lavoro e della possibilità, essendo architetto, di fare architettura e non edilizia.
Le Corbusier non era architetto, e nemmeno F.L.Wright: perchè non dovrei affidare un progetto ad un architetto radiato dall'ordine se lo ritenessi in grado di farmi un buon progetto?
Certamente, mi girerebbero un pò le scatole se, ad esempio, fossi radiato da colleghi che siedono nel consiglio dell'ordine e scoprissi poi ( vedi www. arcaso.com) che questi colleghi si raccomandano più perchè vincono concorsi truccati che per meriti deontologici e professionali.
E' anonimo quel sito, purtroppo, ma lo visiti, così avrà qualche dubbio in più sulla necessità degli ordini deli architetti e sull'onestà intellettuale di tanti professori universitari, famosi e no.
Ben venga, per questi ordini professionali, la rupe Tarpea.

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Commento 741 di Paolo Ventura del 05/06/2004


Invidio le sue capacità di individuare tanto rapidamente le cause di complessi fenomeni tramite pochi sintomi e di saper proporre terapie dagli effetti sicuri.
Lei ragiona pressapoco così: 1) illustrazione di qualche sintomo = l'ordine di Milano approva i bilanci con 15 persone, figli di professori universitari candidati, .... ; 2) deduzione: gli ordini sono inefficienti e corrotti; 3) terapia: abolire gli ordini.
Una medicina spartana la sua! Per estirpare una malattia lei propone semplicemente di uccidere l'ammalato!
Per il resto il suo testo è pieno di illazioni, che - non potendola pensare uno sciocco - sono intenzionalmente faziose e offensive: la legge Merloni che impedisce ai giovani di lavorare (ma che cosa c'entrano gli ordini con la merloni?) oppure i "rampolli di accademici sfiatati" candidati alle elezioni dell'ordine" (dispregiativo: spompati, ammalati di asma si riducono, ultima spiaggia, ad infilare i figli nell'ordine).

Mi permetto di riordarle che è compito degli Ordini non solo vegliare sul buon comportamento degli iscritti (deontologia) ma anche di tutelare il titolo professionale.
Tutti e due gli obiettivi sono di palese utilità pubblica. 1) La tutela del titolo si esplica anche con l'esame di stato, assai saggiamente previsto dalla Costituzione, strumento che serve a controllare la qualità, nell'interesse pubblico, dei futuri professionisti (architetti, nel mio caso) verificando in un certo modo l'appropriatezza della preparazione conseguita negli anni di studio universitario, i cui curricula per un certo periodo di tempo sono stati abbastanza elastici. Si documenti. Veda gli elaborati di una sessione e verificherà le evidenti carenze di preparazione dei giovani.
2) Circa la deontologia, le domando solo se affidrebbe a cuor leggero un incarico ad un professionista radiato dall'albo.
Per queste semplici ragioni l'istituzione ordinistica va, proprio perchè di utilità pubblica, certamente migliorata (compreso l'esame di stato), aperta alla massima partecipazione, ma mantenuta.



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Commento 396 di Delle Donne Pietro del 27/08/2003


In riferimento all’articolo del Sig. Beniamino Rocca “ Ordini professionali contro l’architettura” vorrei fare un piccolo commento.
Sono un giovane architetto napoletano di circa 40 anni, laureato da circa 10 anni e iscritto all’ ordine da circa 7, ho cominciato a lavorare (gratis e poi a rimborso spese) in diversi studi professionali già da studente e dopo parecchi anni sono stato assunto con contratto a tempo determinato da una pubblica amministrazione.
Per la situazione ambientale Napoletana , dove ci sono migliaia di iscritti all’ordine degli architetti quasi disoccupati o al meglio sottopagati, la mia può rappresentare una situazione sicuramente non delle peggiori.
Ho sempre cercato di fare questo mestiere con passione e desiderio d’ arte, ma ho anche imparato che per vivere, specie se non hai forti basi economiche e protettive alle spalle, bisogna fare un poco tutto quello che ti capita, cosi mi è anche capitato di fare qualche ristrutturazione mal pagata e molto faticata, ma di architettura nella mia città si parla poco, non solo, la stessa facoltà di architettura di Napoli non riesce ad esprimere niente nell’ambito della città. Purtroppo senza citare gli innumerevoli comportamenti scorretti dei colleghi, professori e politici, il male oggi è molto più profondo. Esiste una generazione di gente disillusa, materialista e senza passione, che si dedica a certe attività per numerose altre ragioni che non sono un autentico e sincero desiderio d’arte. Si va dall’interesse prettamente economico alle forme esasperate di personalismo. Al contempo abbiamo una pubblica amministrazione totalmente incapace di programmare e gestire processi di riqualificazione urbana dettati dal desiderio d’arte o di sapere valutare la qualità nei progetti al di là dei nomi di chi li ha firmati. Non è che maliziosamente tutti i dirigenti delle pubbliche amministrazioni non vogliano contribuire a questo processo di riqualificazione estetica delle nostre città, (e mi riferisco chiaramente a tutti i luoghi in cui sono necessari certi interventi, che vanno dai centri storici, alle periferie, alle aree industriali dimesse, alle aree sub-urbane, ai territori con forti qualità ambientali minacciati da un sviluppo spesso incontrollato e selvaggio, etc..), ma purtroppo non ne hanno la cultura e le capacità per conseguire questi obbiettivi.
Il problema è che questa classe dirigente italiana purtroppo è stata formata da una sistema politico che è stato interessato solo a mantenere il proprio potere e non a conseguire obbiettivi di sviluppo per tutta la società (clientelismo, baronaggio, favoritismo, partitocrazia). Ma da dove può venire fuori “ L’architettura”.

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Commento 395 di enricogbotta del 25/08/2003


Delle volte è veramente paradossale come si eviti di risolvere delle situazioni palesemente assurde quando la soluzione e’ gia’ bella e pronta.
Condivido l’insofferenza nei confronti degli ordini professionali (e pensare che neanche sono iscritto) e nei confronti degli ordini degli architetti in modo particolare. Sono assolutamente favorevole alla loro non obbligatorieta’ e d’accordo con il sorgere di libere associazioni.
Una riforma della professione pero’ non credo possa limitarsi alla riforma degli ordini, ma debba coinvolgere anche una riforma dei percorsi formativi (non solo l’universita’, ma anche l’apprendistato e la formazione permanente).
Allora un esempio “forse” valido e’ il modo in cui funziona la professione dell’architetto negli USA. 1. La NAAB (National Architectural Accreditation Board) detta le linee guida per l’elaborazione dei curricula universitari per i corsi professionalizzanti in architettura, che vengono elaborati in modo indipendente ma seguendo queste linee guida, dalle varie scuole, pubbliche e private. 2. Dopo il conseguimento di un titolo di studio accreditato dall’NAAB l’aspirante architetto deve svolgere un piano di apprendistato, di lunghezza variabile a seconda delle sue esperienze pregresse, per un periodo da uno a tre anni. L’NCARB ( National Council of Architectural Registration Boards) stabilisce le modalita’ secondo cui si svolgera’ l’apprendistato che deve necessariamente coprire una varieta’ di aree in modo che il candidato faccia esperienze su tutti gli aspetti della professione e che deve essere svolto presso professionisti abilitati. 3. L’NCARB notifica il raggiungimento dei credditi necessari per l’accesso all’esame di stato al candidato il quale puo’ quindi iscriversi all’esame nello stato dell’unione in cui intende svolgere l’attivita’ professionale. L’esame e’ diviso in tre sezioni amministrate con modalita’ differenti in momenti separati. Una volta superato l’esame il candidato riceve la licenza per praticare in qualita’ di architetto nello stato in cui e’ stata conseguita e in tutti gli stati in cui sia riconosciuta la “reciprocita” della licenza. Durante la sua carriera ogni architetto registrato e’ tenuto ad accumulare un certo numero di crediti formativi che si acquisiscono in vari modi (corsi di aggiornamento, attivita’ di insegnamento, prove di aver letto determinati articoli pubblicate su riviste di settore etc.), pena la perdita della licenza.

Va sottolineato che il titolo di studio non e' obbligatorio. In caso non si sia in possesso di un titolo di studio per accedere all'esame di stato sono necessari 10 anni di esperienza professionale.

Un architetto registrato e’ libero di iscriversi o meno all’American Institute of Architects, un’associazione libera non obbligatoria, che offre numerosi vantaggi ai propri iscritti (ad esempio offre contratti standard per regolare i rapporti tra architetto e consulenti, imprese, e clienti). Ma non ha nessun potere nello stabilire tariffe professionali massime o minime, ne’ ha, come ho detto, nessun carattere di obbligatorieta’.
Perche’ non prendere le cose che funzionano meglio e adottarle dopo averle magari ulteriormente migliorate (se possibile)?

http://www.ncarb.com/

http://www.naab.org/

http://www.labor.state.ny.us/business_ny/employer_responsibilities/olcny/architec.htm

http://www.op.nysed.gov/arch.htm

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Commento 389 di salvatore manzi del 08/08/2003


non ho letto ancora questo articolo di legge, ma se è vero credo proprio che sia giunto il momento promuovere un referendum per l'abolizione degli ordini professionali, perchè sono solo centri di potere inutili e dannosi.
auguriamoci che qualche nostro rappresentante politico si ricordi di essere stato eletto con i nostri voti, e non se ne sia dimenticato.

Tutti i commenti di salvatore manzi

 

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