Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

La qualità dell'architettura per legge

di Sandro Lazier - 8/8/2003


Il disegno di legge riguardante la qualità architettonica che il Ministro Urbani sta proponendo all'approvazione del Parlamento rappresenta una vera svolta per il nostro paese. Al di là delle difficoltà di natura logica e teoretica relative alla definizione di una categoria estetica rigorosa, finalmente ci si pone il problema di come promuovere e distinguere il lavoro degli architetti seri da una più generica moltitudine di costruttori edili non sempre attenti alle virtù delle loro creature.
Personalmente però non credo che questa legge, illustrata e promossa con la molla di un conflitto un po' troppo innocente tra il "bello" e "il brutto" - il "cattivo" verrà dopo - possa risolvere di colpo un problema che riguarda la società prima ancora che l'architettura. Bruno Zevi scrisse: "L'architettura è il termometro e la cartina al tornasole della giustizia e delle libertà radicate in consorzio sociale. Decostruisce le istituzioni omogenee del potere, della censura, dello sfascio premeditato e progetta scenari organici." Difficile contestare una così appassionata definizione, capace di accendere la lampadina della comprensione anche presso il più sprovveduto dei cittadini. Quindi, nel disegno di legge Urbani, qualcosa non combina.
Infatti, se si pensa di aver fatto male per anni, come si può pensare di far bene per decreto legislativo? Ma, soprattutto, dove sta il bene? Distruggendo San Vittore? O il corviale? Avremo forse più libertà e democrazia? È questo il precetto della legge? E, se è così, questo paese ha oggi una classe dirigente con forza morale e tensione etica necessarie per farci capire e condividere ciò che è giusto - e quindi anche "bello" - e ciò che non lo è tanto da meritare il rogo?
Una canzone di Giorgio Gaber, recentemente scomparso, dice: "non riempire il futuro con gli ideali del passato" - frase che andrebbe scritta sopra il campanello di ogni architetto- frase che comporta per il futuro il desiderio di un cambiamento radicale e incondizionato. Ma, per paradosso, il cambiamento ce lo propongono i conservatori di centrodestra, ovvero quelli che per scelta ideologica e propensione morale ritengono che le cose debbano restare come sono, oppure debbano cambiare tornando ad essere come erano.
E sono gli stessi conservatori che vorrebbero attribuire il giudizio sulla qualità dell'architettura agli ordini professionali - che per primi sono stati e sono responsabili della spartizione della torta dell'industria edilizia, senza distinzione di qualità, di teoria o dottrina. Modernisti e postmodernisti, tradizionalisti e avanguardisti, tutti indiscriminatamente sotto la stessa coperta senza nemmeno la possibilità e la soddisfazione di mandarsi vicendevolmente e pubblicamente a quel paese.
Mentre da un lato trovo naturale il mio disaccordo sulla definizione di qualità dell'architettura che potrebbero esprimere Mario Botta o Paolo Portoghesi, dall'altra dovrei rassegnarmi all'idea di destinare ad una istituzione concettualmente neutra come l'ordine professionale il destino dell'architettura. Chi si assumerebbe la responsabilità di scelte sbagliate? L'istituzione forse? La responsabilità è sempre e solo personale, ha bisogno di un nome e una faccia da mostrare quando si sbaglia. Quando mai una istituzione - che per definizione è qualcosa che esiste senza che se ne possa discutere- potrebbe essere investita di una qualsivoglia responsabilità?
Vedo molti ostacoli sulla strada di questa legge che avrebbe necessità di un atteggiamento empirico, troppo distante del formalismo e dall'idealismo della cultura giuridica italiana.
A meno che una seria riforma delle professioni, che azzeri le posizioni di privilegio e tuteli effettivamente le idealità, quali esse siano, non trovi spazio nelle strette maglie della rete di interessi di compagnia che la politica di questi tempi sembra prediligere.

Vedi disegno di legge Urbani

(Sandro Lazier - 8/8/2003)

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Commento 691 di fausto capitano del 11/03/2004


NEWS - 09/03/2004 – È stata definitivamente approvata la legge quadro sulla qualità architettonica. Tra le importanti novità in arrivo: diffusione del ricorso ai concorsi di progettazione per la realizzazione di alcune opere pubbliche, coinvolgimento degli enti locali, pubblicizzazione da parte delle regioni delle informazioni relative alla valorizzazione delle opere architettoniche attraverso siti internet.
Raffaele Sirica, presidente del Cnappc (Consiglio nazionale architetti, pianificatori e conservatori), intende attivare un network delle regioni ed un’alleanza con i sindaci per la “democrazia urbana”.
“Realizzare il diritto fondamentale di tutti a un ambiente fatto di architettura di qualità”. Con queste parole Sirica spiega l’obiettivo dell’iniziativa.
Firenze la prima tappa di questa task force: l’incontro con il sindaco è, secondo Sirica, il passo fondamentale per tradurre in realtà il ricorso ai concorsi di progettazione per alcune opere pubbliche.
L’articol 1-bis della legge quadro prevede, infatti, che le pubbliche amministrazioni individuino le opere per le quali ritengono necessario il concorso di progettazione, nella fase di preparazione del piano triennale delle opere pubbliche, previsto dalla Merloni.
Nuovi risultano anche il coinvolgimento delle amministrazioni pubbliche regionali nell’attività del centro di documentazione e le arti contemporanee, e la diffusione, da parte delle regioni, delle notizie finalizzate alla valorizzazione delle opere architettoniche. Il comma 2 dell’articolo 9 della legge la loro pubblicizzazione attraverso siti internet. (fonte: http://www.edilportale.com)

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Commento 401 di Mariopaolo Fadda del 03/09/2003


Nel mio precedente intervento c’era un’errore al primo capoverso che così si concludeva “...terzo perchè lo strapotere degli ordini, dei consigli nazionali e delle soprintendenze, invece che limitato, potrebbe uscirne rafforzato ed ampliato.” Mi scuso per il taglio che ha reso poco comprensibile la frase finale.

1. La legge che, impropriamente, chiamiamo “per la promozione della qualità” è, mi pare banale rimarcarlo, una legge per promuovere alcuni strumenti che favoriscono l’affermarsi di opere di qualità e cioè i concorsi, i centri di documentazione e diffusione, un piano per le opere pubbliche, le fondazioni ecc. Ciò premesso ribadisco che sono perplesso di fronte alla proposta Urbani ma non talmente cieco da non vederne gli spunti positivi. Non salgo comunque sulle barricate con chi avversa la legge, qualsiasi legge sull’architettura, per partito preso.
Ma non sono così ingenuo da pensare che con una semplice legge si risolvano di colpo i decennali problemi dell’architettura italiana. Non ritengo comunque che l’architettura possa, con gli strumenti tipici della disciplina, così come d’incanto battere la speculazione edilizia, convertire gli investitori immobiliari, riciclare la spazzatura edilizia.
Chi confida “nell’autoreferenzialismo qualitativo dell’autore” dovrebbe anche spiegare come questo possa emergere se in Italia vige la legge materiale della giungla, non scritta, di dare gli incarichi agli amici, agli amici degli amici, ai compagni di merende, ai compari. E farci
capire come possa emergere la qualità se l’architettura moderna è fatta oggetto di ostracismo, soprattutto da parte di apparati dello stato e come possa emergere la qualità se le opere pubbliche sono le prime a fornire un esempio desolante e disarmante di mediocrità?
A che serve giustificare la mediocrità di geometri, ingegneri, architetti se questi invece che ispirarsi ai maestri si ispirano alle lordure che li circondano e che loro stessi contribuiscono ad incrementare in un circolo vizioso senza fine?
"... la storia architettonica appare seminata di : un cimitero di virtualità represse. Dal fulgido impianto brunelleschiano di Santo Spirito a Firenze, rovinato dall'alterazione del nartece interno, alla facciata michelangiolesca di San Pietro, alle opere non eseguite di Borromini, agli infiniti sprechi dell'età moderna, tutta la vicenda emerge carica di ingiustizie: i mediocri lavorano, contagiando di volgarità lo scenario urbano, mentre i migliori conducono una vita stentata e talora mortificante. Anche meditando sui casi più fortunati, il bilancio non muta: Wright ha costruito circa settecento edifici ma, al confronto di qualsiasi professionista commerciale, il suo successo è insignificante, tanto che ha raggiunto New York e il centro di Chicago solo dopo gli ottantacinque anni". (Zevi)
Che la massa sia succube dei surrogati dell’architettura è comprensibile, ciò che indigna è quello che indignava Alberoni, anni fa, e cioè “come tutte le forze che si sono dichiarate e si dichiarano progressiste, d'avanguardia, siano, in realtà, conservatrici, paurose e tradizionaliste... Anche l'alta cultura è stata affascinata dalla conservazione, dal restauro, dal passato. L'imprenditorialità sommersa, di gente disorganizzata, ignorante, priva della più elementare sensibilità pubblica, ha trasformato il paese con un'alluvione di bruttezze...”
Qui sta il dramma. I maestri indicano una via, la critica accademica, le fronde ideologizzate, i professionisti della commercializzazione dilapidano. Loro indicano una via e noi li a giustificare gli ignoranti che non capiscono, che travisano, che non sono all’altezza e che per pigrizia mentale amano le scorciatoie.
Noi proponiamo il ricorso sistematico ai concorsi per dare spazio anche a giovani sconosciuti e ci si accusa di volere addirittura il genocidio!
Invece di rimboccarci le maniche per divulgare, popolarizzare gli acuti dei maestri siamo qui a piagnucolare sugli epigoni che tradiscono i maestri e sulla gente che non capirebbe e non gli importerebbe nulla dei messaggi dei Libeskind, dei Gehry, delle Hadid, dei Koolhaas.
E, nonostante i nostri piagnistei la gente risponde con entusiasmo proprio alle opere dei grandi. A Bilbao il museo di Gehry è stato visitato in un’anno da tanta gente quanto era prevista, se non ricordo male, in cinque anni. Bilbao era sconosciuta a mezzo mondo ora un pò meno e molta gente che non l’avrebbe mai visitata per le sue preesistenze la visita per andare a vedere l’opera gehriana. Ma l’opera è importante perchè ha ridatto vitalità ad un’area industriale dismessa della città. E i cittadini apprezzano. A Berlino l’ala ebraica del museo di Berlino di Libeskind apre i battenti anni prima che il museo sia installato perchè la gente vuole visitare un capolavoro dell’architettura moderna.
Dall’altra parte dell’oceano, il concorso per la ricostruzione di Lower Manhattan ha mostrato come in ope

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Commento 400 di Andrea Pacciani del 02/09/2003


Gentile Fadda,
Non ho nulla da difendere della legge Urbani perchè ritengo inutile una legge sulla qualità dell'architettura; fin tanto che esiste un'architettura modernista che si fonda sull'autoreferenzialismo qualitativo dell'autore o del critico è difficile disciplinare alcunchè, mentre è molto facile fare dei danni.
Che "La qualità moderna attinge allo sporco, al derelitto, al disarmonico, al contrastato, all'asimmetrico, al dissonante, a tutto meno che all'armonia", è una sua opinione rispettabile ma non so neanche quanto condivisibile da molti architetti modernisti (Botta, Piano...., faccia lei) nè così rintracciabile nella storia dell'architettura moderna (Wright, Kahn, Mies per citare i "maestri" della sua terra di adozione).
Se invece si riferiva al fatto che una nuova qualità contemporanea possa ricercarsi nel felice elenco di aggettivi da lei proposto è possibile, ma con il gradimento di chi? e con quali risultati?
Ricordiamoci che la storia millenaria dell'architettura insegna che per quanti milioni di architetti si possano laureare gli edifici sono realizzati soprattutto da epigoni maldestri dei maestri (quasi sempre autori di pochi edifici) e da autocostruttori; non capisco perchè nessuno di quelli che fanno le ricette per curare i mali dell'architettura debbano ignorare questo dato di fatto ed auspicano come unica soluzione l'imposizione degli incarichi a loro, architetti illuminati, e il genocidio di geometri e ingegneri progettisti.
Credo che l'ineluttabilità dell'armonia faccia parte della natura dell'uomo e della sua vita sociale. Non so se lei per essere moderno a Sandamonicakalifornia ha sostituito definitivamente il sugo di pomodoro per gli spaghetti con la senape o il ketchup perchè la qualità è riposta nella disarmonia!
L'architettura e l'edilizia non sono oggetti di consumo ma d'uso; possono essere costruiti solo in una prospettiva di permanenza materiale.
Senza tale permanenza, senza un'architettura che sopravviva ai suoi ideatori è impossibile immaginare spazi pubblici come espressioni collettive artigianali o artistiche.
Con rispetto anche delle idee più differenti dalle proprie
Andrea Pacciani

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Commento 399 di Mariopaolo Fadda del 02/09/2003


Confesso che non ho mai provato grande entusiasmo per una legge sull’architettura. Primo perchè come hanno già osservato altri la qualità non la si dà per decreto; secondo perchè il fondamentalismo conservatore e la putrida retorica ambientalista sono in grado di snaturare qualsiasi serio intervento volto a riportare l’Italia nel contesto culturale europeo e mondiale; terzo perchè lo strapotere, invece che limitato, potrebbe uscirne rafforzato ed ampliato.

La moderna cultura architettonica chiedeva da anni, sulla scia dell’esperienza francese, una legge che impegnasse le istituzioni pubbliche nella promozione della qualità architettonica.
Quando lessi, qualche anno fa, la proposta elaborata dal CNA, mi convinsi ancora di più che in un’Italia prigioniera di bande burocratico-corporative anche le più encomiabili intenzioni non possono che finire in vacca.
A parte la vuota retorica della declamazione iniziale la parte davvero repellente è la proposta di un Consiglio Superiore per l’Architettura nazionale, con tanto di ramificazioni regionali, organizzati ad uso e consumo dei professionisti dell’archiburocrazia (su sedici membri dieci scelti dal CNA e dal CNI ed i restanti 6 scelti tra altre categorie!). E la sinistra, con il solito impeccabile opportunismo, aveva tempestivamente sponsorizzato questa schifezza per la promozione dello strapotere di ordini, consigli nazionali, soprintendenze. Società civile e libera cultura emarginate, se non cancellate da questo grottesco scenario. E saranno ben pochi ad opporsi a questa macroscopica e vergognosa sclerotizzazione burocratica.
Ci riproverà, senza successo per fortuna, la melandri. Zevi, poco prima di morire, “...il disegno di legge recante disposizioni in materia di promozione della cultura architettonica e urbanistica, presentato dall’on. Melandri, va sdegnosamente rifiutato, perchè la direzione dell’architettura prevista non è affidata ad una personalità libera, di prestigio... ma può essere incarnata anche da un burocrate selezionato dal mazzo... Tante grazie, on. Melandri, si tenga la sua legge.”

Ora c’è la proposta Urbani che, come già rilevato da altri, presenta sia elementi di novità che elementi discutibili, triste retaggio della pluridennale emarginazione dell’Italia dal crcuito culturale internazionale.

Finalità. L’avvio non è certo dei più felici laddove si enfatizza l’“armonico inserimento nell’ambiente circostante” dell’opera. Dizione questa presa pari pari dalla Risoluzione del 12 gennaio 2001 del Consiglio dell'Unione. Una sciocchezza concettuale. Nell'epoca di Einstein, Picasso, Duchamp, Schoenberg, Pollock c'e' ancora qualcuno che si picca di giudicare il mondo contemporaneo con il parametro dell'armonia!
Si alla qualità ma solo se armonica. Una tetra litanìa che abbiamo sentito per anni: si all’inserimento purchè ambientato, si all’inserimento purchè conforme ai caratteri del luogo, si all’intervento purchè mimetico. In un epoca contrassegnata dagli stracci di Rauschenberg, dalle tele bruciate di Burri, dalle lamiere accartocciate di Gehry, cioè da un brutale richiamo alla realtà, non necessariamente bucolica, che ci circonda, è a dir poco anacronistica questa fuga a ritroso in astrazioni romantiche. La qualità moderna attinge allo sporco, al derelitto, al disarmonico, al contrastato, all’asimmetrico, al dissonante, a tutto meno che all’armonia. E poi, in armonia con l’ambiente circostante? Neanche gli aborigeni australiani si azzarderebbero più a parlare di armonia dell’ambiente.

Articolo 5. Plateale cedimento al fondamentalismo conservatore. Questa mania di conservazione a 360°, anche se rivolta ad opere moderne, rischia di essere un boomerang: se bisogna conservare anche tutto il moderno, così come tutto l’antico che senso avrebbe l’architettura contemporanea? “Tutto il potere ai soprintendenti!” urlerebbe Sgarbi. E tutto il potere a restauratori, ristrutturatori, recuperatori, rivitalizzatori, riabilitatori, aggiungiamo noi.
L’architettura moderna, a differenza di quella antica, non costruisce per ammonire (monumento), per sfidare i secoli. Dura magari lo spazio di qualche anno. Gehry ha modificato la sua leggendaria casa-documento non so quante volte, facendo un’opera aperta continuamente alle novità, alle nuove esigenze della vita contemporanea.

Art. 10. Ottima la proposta per la “costituzione di centri territoriali di documentazione per l’architettura e l’urbanistica moderna e contemporanea”.

La Fondazione. Una soluzione, a mio parere, decisamente migliore rispetto a quella burocratico-paternalistica del Consiglio e Consiglini Superiori (eredità, tra l’altro, della cultura fascista). Sarà perchè vivo negli Stati Uniti dove le fondazioni sono il motore che consente alla cultura di essere libera da lacci e lacciuoli politici, corporativi e burocratici, ma la ritengo una strada da percorrere anche se non si capisce ancora come debba essere struttur

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Commento 393 di Beniamino Rocca del 15/08/2003


Io non so quali siano le intenzioni dei ministri Urbani e Lunardi , ma anche dopo aver letto le considerazioni di Enrico G Botta continuo a gioire per questo disegno di legge.
Intendo l’architettura soprattutto come espressione di civiltà e dunque come impegno civile. E’ sempre con questo metro che sono solito valutare ogni accadimento che può incidere sul fare architettura, sul fare gestione urbanistica.
Cerco di giudicare solo dai fatti e guardo con attenzione ad ogni possibile cambiamento democratico che favorisca e sostenga la qualità nel mio lavoro di architetto.
Purtroppo il fallimento dell’insegnamento nelle università di architettura e degli ordini è nei fatti, nel paesaggio costruito che ci troviamo di fronte ogni giorno.
Se un ministro della mia Repubblica, nata dalla Resistenza, vuol ribadire per legge che “il brutto e ciò che è stato costruito illegalmente va demolito “ io sono felice.
Sospettoso certo (so bene che le Fondazioni sono istituzioni di potere e poco hanno a che fare con la cultura, basta vedere quello che fa la Fondazione dell’ordine degli architetti di Milano!) ma se questo disegno di legge, come consentirebbe una lettura onesta del testo, mette in crisi la legge Merloni, ben venga. Se una legge favorisce i concorsi d’architettura, ben venga. Il vero problema è la “gestione” dei concorsi d’architettura come ormai www.arcaso.com insegna. Ma quanti critici d’architettura e professori universitari sanno che cos’è la legge Merloni? Qual’ è la sua nefasta influenza sull’architettura, i vantaggi che garantisce alle società di ingegneria, ai consorzi d’impresa, ai burocrati ed ai furbi?
E questa, purtroppo, è una legge fatta da un governo di sinistra e, ahimè, è operante da nove anni. E con la legge Merloni non si tratta di fare filosofia sul bello e sul brutto, si tratta di come lo Stato spende i nostri soldi per fare opere pubbliche, di come fa gli appalti , dunque di come costruisce paesaggio, fa brutta edilizia piuttosto che bella architettura.
Lo vogliamo capire o no che è proprio questo il momento di far sentire la nostra voce, per quello che può fare internet s’intende, perché questo è ancora un “disegno” di legge, modificabile quindi. Credo che dovremmo usare le nostre intelligenze per proporre modifiche credibili alla legge piuttosto che fare i processi alle intenzioni dei ministri. Di chiromanti e chiaroveggenti è già piena la TV di provincia, proviamo a usare internet a favore dell’architettura. Chissà che non succeda qualcosa….
Buon Ferragosto

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Commento 392 di enricogbotta del 14/08/2003


Colgo l'occasione per segnalare un mio intervento su questo argomento apparso il 25 luglio 2003 su newitalianblood:
Mi sembra che le reazioni a questa legge siano inspiegabilmente titubanti. Ancora piu' inspiegabile e' il fatto che alcuni siano addirittura soddisfatti. Ma forse sono io a non aver capito le vere intenzioni dei ministri Urbani e Lunardi (si perche la leggere sulla qualita' architettonica e' un giano bifronte gia' alla nascita).
Forse ha ragione Beniamino Rocca che vede questa legge come "l'istituzionale presa d'atto da parte dello Stato Italiano del fallimento dell'insegnamento dell'architettura nelle università e del ruolo degli ordini professionali, a tutela del cittadino incompetente in architettura ed urbanistica.", io dal canto mio mi chiedo come si possa interpretarla in questo modo... e gioirne.
Fosse vero (cosa che non e') sarebbe una vera tragedia che a delle carenze educative e difronte al fallimento di un'intera categoria professionale si rispondesse con una oligarchia di nomina politica con il compito di dire cosa e' bello e cosa e' brutto. Una cosa, cioe', totalmente ridicola da qualsiasi parte la si guardi.
E' tuttavia completamente inutile soffermarsi su questioni di carattere filosofico e cercare di capire se stabilire cosa sia il bello e il brutto sia cosa possibile o meno, dal momento che il bello e il brutto, questo e' evidente (almeno per me), non sono cio' che veramente interessa ai promulgatori di questa legge.
Ricordiamoci che i governi Berlusconi sono stati (piu' volte) promotori di condoni edilizi, che non hanno mai avuto una politica di conservazione e preservazione del territorio, hanno avviato uno progressivo smantellamento del patrimonio immobiliare dello stato, hanno piu' volte avanzato la proposta di far gestire monumenti di interesse storico artistico ad aziende private... insomma, quale sia il rapporto del governo con il "belpaese" credo sia ormai assolutamente chiaro.
Poi ognuno puo' sempre interpretare le cose come meglio crede, anche vedere in una proposta di legge assurda, io dal canto mio ci vedo il tentativo di eliminare ogni possibile restistenza alle "opere pubbliche", guarda caso progettate, approvate ed eseguite, dal buon ministro Lunardi. Mi sembra chiaro, se chi stabilisce cos'e bello e cos'e' brutto sono io (o gente nominata da me) il mio grado di liberta' d'azione e' vastissimo.
Cosi' col brutto ci faccio quello che voglio (amplio, allargo, alzo, rado al suolo) e il bello, al massimo, lo sovvenziono... che ne so... Villa S. Martino di Arcore sara' sicuramente bella e magari sovvenzionata perche' e' giusto che il patrimonio architettonico italiano venga preservato... mentre, che so, qualche villa liberty che mi sta proprio all'imbocco del futuro tunnel di Mestre non e' che fosse proprio bella benche con la 89 fosse vincolata... quindi, siccome non e' bella, me la posso togliere dalle scatole.
Ho fatto due esempi di fantasia per cercare di far capire com'e' facile, una volta posti criteri non verificabili, usare le cose a proprio vantaggio in ogni circostanza. E il bello e' che molti "sostenitori" di questa legge hanno sempre parlato male delle soprintendenze, adesso davanti a una super-soprintendenza centralizzata di nomina politica e con potere assoluto non sanno far altro che essere contenti?
Ora, come fa, non un architetto, ma una persona civile a non essere chiaramente e fermamente contraria ad una legge simile?
saluti,
enricogbotta

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Commento 391 di Beniamino Rocca del 13/08/2003


E' vero, la proposta di -legge quadro sulla qualità dell'architettura e dell'urbanistica- corre il rischio di sommare "l'aria fritta all'acqua calda" come simpaticamente dice Wilma Torselli.
Io invece , da inguaribile ottimista, vedo questo disegno di -legge quadro- come la istituzionale presa d'atto da parte dello Stato Italiano del fallimento dell'insegnamento dell'architettura nelle università e del ruolo degli ordini professionali, a tutela del cittadino incompetente in architettura ed urbanistica.
Per questo sono felice e ...... ottimista.
Se passa questa legge, come potrà rimanere ancora vigente la "legge Merloni" (109/94) che in tutti i suoi articolati privilegia la "quantità edilizia" piuttosto che la "qualità architettonica".
Certamente il Ministro Urbani , si preoccuperà di dare meno potere al mondo accademico e al mondo ordinistico...
E a proposito della riforma degli ordini professionali - non è ancora passata in Parlamento - perchè restare inibiti sulla possibilità di una riforma di tipo europeo con libere associazioni di professionisti
(vedi il RIBA in Inghilterra) senza più l'obbligo dell'iscrizione agli ordini professionali ?
Anche l'ANTITRUST è contro questa riforma , ma nessuno lo dice .
Sta a tutti coloro i quali hanno a cuore l'architettura e l'ambiente svegliarsi e , per dirla con le parole di Maurizio Sacripanti :"fare architettura oggi , deve significare fare poesia , musica e rivolta".

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Commento 390 di Vilma Torselli del 11/08/2003


Il disegno di legge del ministro Urbani ha, effettivamente, per certi versi, l’indefinibile proprietà organolettica dell’aria fritta assieme al dirompente contenuto innovativo della scoperta dell’acqua calda.
Però……per quanto arduo ed utopistico sembri essere credere di poter promuovere e tutelare “la qualità dell’ideazione e della realizzazione architettonica e urbanistica” con una Legge-quadro che intervenga sulla qualità estetica, mi sembra che questa 'convincente impossibilità' sia preferibile ad una 'non convincente possibilità', “…..una seria riforma delle professioni, che azzeri le posizioni di privilegio…..” ( mi perdoni Aristotele).

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