Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

La città e la sua scrittura digitale

di Guidu Antonietti - 5/9/2003


Si può concepire la città con gli strumenti informatici?
In una società in mutazione veloce, dove le funzioni sociali evolvono più rapidamente delle forme urbane, il funzionalismo è ancora attuale? L'aspetto della città esula dalla crisi della cultura generata dalla "rivoluzione informatica?" È in essa causa o conseguenza? Seguono alcuni elementi di riflessione.

Soria, Città, Scrittura
Gli storici determinano la nascita della storia con l'apparizione della scrittura. Ora, la scrittura è nata nella città. Città e scrittura sono legate intimamente, oggi si dice interattivamente. La nascita della città ha introdotto una rottura nella lettura mitica dello spazio-tempo ciclico. Oramai l'apparizione di un tempo storico (lineare, leggibile per la storia) ci riporta al problema della scrittura. Per gli Architetti, fare architettura è scrivere nel tessuto urbano, scrivere nella città, sulla città. La città è una rete, nient’altro che una rete. Occorre pensare la città come una rete non data dall’avvento di Internet.

Stato dei luoghi
I tecnocrati concepiscono la costituzione dello spazio urbano a partire da fenomeni endogeni ispirandosi sempre allo zoning di Le Corbusier; essi presuppongono bisogni fittizi conseguenti una logica meccanicistica di pianificazione funzionalista. Lo spazio urbano è tuttavia il risultato di interazioni molteplici.
Certi Architetti, particolarmente quelli delle differenti correnti dell'avanguardia del XX° secolo, hanno tentato di imporre un certo tipo di razionalità universalizzata ed inefficiente: (zup, zac, zppau, ect) ispirata o ai modelli della biologia organica o allo strutturalismo nascente, con una dicotomia tra forma e funzione: la forma che rinvia al significante, la funzione al significato.
Jean BAUDRILLARD in "Per una critica dell'economia politica del segno" o in "Il sistema degli oggetti" non si era sbagliato analizzando l'estetica del Bauhaus, dei Productivistes russi e dei Designers come risultante di un sistema di codificazione sociale dove gli oggetti, diventati segni di identificazione, si iscrivevano in un semiologico urbano. Dall'oggetto segno all'interfaccia dei computers in rete non c’era che un passo.
La teoria delle invarianti dello Strutturalismo è diventata adesso inefficace. Resiste ancora in qualche manuale di grammatica o di analisi di immagini nell'insegnamento secondario.
Non importa quale navigatore sa oggi che una rete di reti non è la somma delle sue parti. KURT GÖDEL con il paradosso del bugiardo (Tutti i cretesi sono bugiardi, è un cretese che lo dice...) ci richiama a rileggere diversamente Cartesio.

ARCHETIPO antico, CONTROSENSO recente
La rappresentazione dello spazio (la prospettiva monoculare) con l'aiuto di strumenti digitali non crea spazi virtuali, (spazi numerici senza significati propri) non spiaccia agli studenti Architetti che abbandonano i loro occhi ed i loro schizzi a vantaggio del software.
Il numerico appartiene alla rete, ed una rete non è fenomenologicamente percettibile per i sensi. Solo la sua traccia, i suoi segni, le sue apparenze sono riconoscibili. L'esperienza platonica della Caverna rimane immutata. Oggi, rappresentare uno spazio in 3D mediante uno schermo, si inserisce ancora in un paradigma invariato dal Rinascimento: raffigurare lo spazio nelle sue tre dimensioni, tracciare un quadro prospettico con un telaio quadrettato che permette di trasporre l'oggetto inquadrato in disegno. Una pratica vecchia, quasi immutabile dunque, ma con un computer.

Rotture Epistemologiche
Ciò che chiamiamo il postmoderno, prima di raggiungere le sfere diverse della filosofia, della cybercultura, dei siti internet universitari anglosassoni, si è prima risolta in progetti di architettura.
E quando non è stato più possibile concepire gli spazi da vivere (non solamente da consumare) mediante il paragone del funzionalismo, qualsiasi forma ha potuto adattarsi a qualsiasi funzione. Si abbandonava una percezione lineare della storia con i suoi tagli epistemologici e l'architettura ritrovava un senso. Tale è stato l'apporto del postmoderno, che si rivedrà presto, non senza farne una critica necessaria delle sue alterazioni stilistiche.

Avventure TECHNO
Le ricerche di Adrien SINA sviluppano un'analogia tra gli spiegamenti delle forme urbane a lungo termine e gli organismi viventi. Ne ha tratto una teoria che chiama "le fluttuazioni fuggitive."
Eric LOCICERO nel suo progetto Materie/hyper materie, o itinerario di una mucca pazza" concepisce la sede sociale di una industria tessile partendo da una struttura ricoperta con un tessuto sensibile e reattivo al vento, mutevole nel colore in funzione dei fenomeni naturali. La cristallizzazione di un visione techno interagente con una cosmogonia. L'interdipendenza dello spazio e del tempo in qualche modo. Una meteorologia spaziale.
È probabilmente ciò che traduce anche le prestazioni di ATAU TANAKA e di STELARC. Partendo tutti e due dal corpo umano diventato interfaccia, prolungano le ricerche attuali dello MIT sulla digitalizzazione dei corpi umani.
Se la città come il corpo è organismo vivente, i sensori sociali non permettono di dedurne gli sviluppi futuri. Guardare il corpo sociale con una Webcam non spiega i suoi meccanismi.

Crisi della Cultura
La "rivoluzione informatica” è una conseguenza della crisi della cultura e non il contrario. La città si scrive con i mezzi contemporanei, ma sono solamente dei mezzi. La tecnologia è un strumento di investigazione, un placebo, non è un terapeutico. Sono gli antagonismi sociali che registrano l'urbano. Il pensiero di Henri LEFEBVRE che insegue quello di ENGELS lo dimostrò negli anni cinquanta.
La grammatica generativa di NOAM CHOMSKY e la sua macchina di traduzione universale delle lingue, che fecero spendere dei milioni di dollari al dipartimento di stato americano negli anni sessanta, è fallita sul problema del carattere irrimediabile dell'INDEXICALITE, rendendo impossibile una tale impresa. Questo carattere ineluttabile è stato messo in luce dal linguista-matematico israeliano Bar HILLEL.
È già ciò che intravedevano in sfere differenti MARSHALL MAC LUHAN e HANNAH ARENDT, i quali potrebbero aiutarci bene ad aprire questo inizio di riflessione cominciando ad enunciare la crisi della cultura con una domanda: “La condizione dell'uomo moderno non è segnata proprio dalla distruzione potenziale della sua opera, cioè dalla soggettività dell’essere, a vantaggio di un processo costruito chi finisce per espellere l'uomo da sé?”

link:
Adrien Sina
Jean Baudrillard
Noam Chomsky
l'indexiCalité
Bar Hillel
Structuralisme
Kurt Gödel
Atau Tanaka
Stelarc
Marshall Mac Luhan
Hannah Arendt

(Guidu Antonietti - 5/9/2003)

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