Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Domus cambia. Vedremo come...

di Paolo G.L. Ferrara - 24/9/2003


E’ stata annunciata ufficialmente la nomina di Stefano Boeri a nuovo direttore di Domus.
Evitiamo subito qualsivoglia sviolinata sul prestigio della testata e sulle raccomandazioni da dare al nuovo Direttore: non servono a nulla e sanno di retorica, tanto quanto i complimenti a priori.
Passiamo, piuttosto, ai significati che assume l’incarico di Boeri.
Significati che sono direttamente legati all'attuale situazione culturale e progettuale dell’architettura italiana, ovvero quella del già in atto “ricambio generazionale”, quel qualcosa che dovrebbe sì essere fisiologico ma che nel nostro Paese ha decisamente faticato ad affermarsi, causa un equivoco di fondo di importanza basilare. Difatti, è indubbio che per “ricambio generazionale” non debba intendersi qualcosa relazionato esclusivamente all’età, bensì la forma mentis direttamente riconducibile alla capacità dei singoli di essere elemento propulsore di mutamenti consoni ai tempi. Detto ciò, non ho alcuna aspettativa di una gestione di Domus diretta esclusivamente a valorizzare i giovani d’età, che sì ci auguriamo, ma che non dovrà necessariamente essere la linea “nuova” della rivista, perchè per “nuovo” non si deve intendere certo escludere qualcuno e favorire qualcun’altro per questioni squisitamente anagrafiche, bensì riuscire a coglierlo (il “nuovo”) nei concetti, di chiunque essi siano, e nelle realizzazioni in cui gli stessi si inverano.
Estremizzando, se un qualsiasi ottantenne avesse qualcosa di “nuovo” da dire, e se ciò rappresentasse un passo in avanti per la crescita della nostra architettura, ben venga! a dispetto, appunto, di qualsivoglia dato anagrafico o della precisa collocazione culturale.
Del resto, lo stesso Boeri comprende a tal punto la precarietà della distinzione “giovane/vecchia generazione” che, rifutando l’invito di Sudjic ad aggregarsi al gruppo Aida per partecipare alla Biennale 2002, scrisse: “Credo, in tutta sincerità, che essere architetti/italiani/di mezza età, non sia sufficiente a costituire una coalizione significativa nella comunità internazionale.
E sentirsi "giovani", quando non è più un dato anagrafico, rischia di essere solo una patetica ammissione di debolezza”
.
Se andiamo a fondo dei significati della frase è facile capire che non sono certo circoscritti all’accezione anagrafica.
Poco tempo fa ho avuto l’onore di passare una giornata con Mario Galvagni, architetto non certo giovane anagraficamente, ma di una tale carica di curiosità, d’impegno e di passione che mi ha assolutamente stordito. Mi ha fatto riflettere su quanto idiota sia il volere etichettare le generazioni secondo l’età invece che secondo l'esperienza, la cultura e gli stimoli che possono dare, convincendomi sempre più che tanto Galvagni quanto un giovane che ha da dire qualcosa di importante, foriero di sviluppo, possono convivere perfettamente, anche nelle pagine delle rivista, veicoli culturali di primaria importanza. Ho avuto l'impressione che molti abbiano salutato l'arrivo di Boeri a Domus nella veste di sicuro paladino dei giovani, e la qualcosa non mi ha entusiasmato per niente, perchè non è certo facendo piazza pulita del passato che si può aprire una nuova era. E ciò è tanto più vero se si è consapevoli che il passato da non dimenticare è quello che ha i suoi tempi anche nel presente, qual'è per esempio la ricerca di Mario Galvagni, altrettanto "giovane" di quella portata avanti dai nomi nuovi.
Piuttosto, auspico una sinergia di forze tra le diverse generazioni che convergono nella stessa linea di ricerca, il che non potrebbe che essere un successo dei valori della ricerca. Attenzione: non si tratterebbe della rivalutazione degli uni o dell'affermazione degli altri, ma una vera e propria valorizzazione delle forze di chi ha valori da trasmettere.
Torniamo a Boeri. Di certo la sua nomina si presenta stimolante per tutta l’architettura italiana, visto e considerato che avremo un direttore che è anche, e soprattutto, operativo, conditio fondamentale che gli consente di cogliere dal di dentro le problematiche dell'architettura, per potercele porgere con la giusta misura di critica e autocritica. Infatti Boeri è certamente uno degli architetti emergenti più impegnato nello studio dei nuovi modi di vedere la professione, correlandola direttamente alle problematiche della nostra epoca. Così ci ha mostrato nelle sue ricerce.
Dunque, coraggioso l’editore, coraggioso Boeri ad accettare e ben consapevole (crediamo) che il fallimento della sua direzione rappresenterebbe un colpo durissimo per tutta la nuova generazione italiana, intesa nell'accezione spiegata prima.
Ma un altro serio problema attende il neo direttore. Boeri è infatti anche docente universitario, dunque dovrà riuscire a riportare le università sulle pagine delle riviste di architettura. Se lo si esamina dal punto di vista degli studenti, l’argomento assume una grandissima valenza, perchè essi hanno assoluto bisogno di capire quanto diretto sia il rapporto tra gli studi che stanno compiendo e l’architettura che andranno a fare. E le riviste hanno anche un compito didattico, indubbio. Attualmente, però, vi è un rapporto altamente precario e assolutamente fittizio, ingannevole: lo studente sfoglia le riviste e si perde nel sogno della grandeur che esse pubblicano. Sfugge così il significato che ha la pubblicazione di una determinata architettura, ovvero quello di dovere trasmettere i concetti del progettista, i significati delle scelte. Mettere lo studente nelle condizioni di “capire” quel che osserva significa dare un valore aggiunto alla didattica, dal di fuori dalle aule universitarie.
Boeri conosce il problema e sembra comprenderne la gravità. Ne parlò apertamente alla Triennale di Milano nell'aprile del 2002 (vedi articolo Marmellata Italiana alla Triennale, su antiTHeSi). Mi piacque per come affrontò l'argomento della carenza di peso dell'architettura italiana a livello internazionale, puntualizzando anche le responsabilità delle facoltà e degli organi di diffusione della cultura architettonica, riviste incluse. Adesso gli tocca mettere in atto le parole.
Le idee sembrano chiare anche in merito ai significati di "contemporaneità": preoccupato che se ne possano perdere i contenuti, il dito del neo direttore è infatti puntato contro le troppe esercitazioni virtuali, ovvero contro le “...Costruzioni virtuali che sembrano uscire meccanicamente dai mouse, di grande successo nelle facoltà ricche di computer e studenti ottusi [...] schermate autistiche di Photoshop...” (dal “Sole 24 Ore” n. 163).
Presa di posizione chiara, che invita ad una ricerca più reale, attuativa, su casi concreti della realtà. In parole povere, non dimenticare che se il computer e la sua forma d’uso virtuale sono certamente un dato incontrovertibile, altrettanto lo è il non perdere il contatto con la realtà. Un attacco contro quell’aspetto dell’architettura da tutti connotato quale “contemporaneo”, che fa pariglia con quanto dichiarato sulla Bicocca di Gregotti, il quale, a detta di Boeri, sembra non rendersi conto che non ha fatto altro che celebrare se stesso, trasformando un tessuto urbano in un monumento alla sua stessa poetica.
Determinato nella critica all'architettura virtuale tanto quanto all'architettura accademica, Boeri sembra, come detto, avere idee molto chiare su come e cosa fare per ridare peso alla nostra cultura architettonica.
Vedremo, ma sia chiaro che non è certo il caso di deporre tutte le speranze su Boeri, perchè non è certo lui che riuscirà a cambiare il corso dell'architettura italiana. No, nessuna mancanza di fiducia nei confronti di Boeri, ma solo consapevolezza che un impegno di tale portata deve essere, se non di tutti, di molti e non di un singolo.
Dunque, antiTHeSi si augura un impegno costante da parte di Stefano Boeri. Ma anche da parte di molti altri, noi stessi compresi.


(Paolo G.L. Ferrara - 24/9/2003)

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2 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 571 di Emma Terri del 05/01/2004


Stefano Boeri è stato un mio professore e devo a lui ed ai suoi collaboratori tutto l'entusiasmo che porto sempre con me.
Ho avuto l'onore di seguire le sue lezioni e le conferenze alla Triennale di Milano "Multiplicity"...dopo di che l'ho segituo sempre ..grazie ad internet a rai satArt e alle riviste.
E' sempre stato molto impegnato su vari fronti...critica, studio, architettura, amministarazioni pubbliche, urbanistica e arte; spero possa dare a Domus quel qualcosa in + che ormai le riviste del settore hanno perso nella concorrenza con i siti web.

Tutti i commenti di Emma Terri

5/1/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Emma Terri

Ho avuto modo di conoscere e parlare con Boeri, per poco tempo, su di un treno. Le idee per Domus mi sembrano fresche, foriere di novità. E' ovvio che ce lo auguriamo tutti noi che auspichiamo riviste che riportino il tema del dibattitto culturale alla posizione centrale che gli compete. L'impressione più positiva va oltre la preparazione culturale e professionale: credo che Boeri abbia compreso perfettamente il significato del ruolo che riveste quale direttore di Domus e saprà comprendere appieno chi gli starà intorno per dare un contributo positivo e chi, viceversa, lo farà solo per averne vantaggi personali. Questa è la chiave.

 

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Commento 412 di Mara Dolce del 30/09/2003


Dal mio punto di vista, se con la nuova direzione, da Domus spariranno i titoli da piazzista televisivo, fenomeno che affligge in maniera più o meno grave tutte le riviste di architettura italiana, sarà già un bel risultato; e mi riferisco, per capirci, ai titoli degli articoli del tenore:
"rovine del futuro"
"paesaggio e ossessioni"
"scavo nella memoria"
Domus maggio 03, che è niente in confronto a
"Proiezioni in fuga"
"Come un cristallo"
"Ordinato dinamismo"
"Le suggestioni delle illusioni".
Dell'Arca 03.
Ma la palma d'oro alla melassa, spetta sicuramente all' "Architettura"
"sorridendo a Mies"
"il mattino del buon giorno"
"incontri in volo"
"ricercata semplicitá"
"sintesi:eleganza+umanizzazione"
Architettura Cronache e Storia maggio 03,
ma la delusione peggiore è vedere il progetto
corrispondente a cotanto titolo.
ecco, buon lavoro a Boeri.

Tutti i commenti di Mara Dolce

 

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