Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Bytes e frames d'architettura

di Enzo Mastrangelo - 7/10/2003


Pubblichiamo le impressioni di uno studente in visita ad Intimacy “Il video in Architettura” di Firenze. Ci sembra importante, al di là della profondità degli argomenti e dei commenti, che il messaggio che viene offerto alla considerazione dei futuri architetti promuova la crescita personale più della soggezione strumentale della tecnica e tecnologia.

Giovedì 2/10/2003 ore 19:00 Stazione Leopolda Firenze.
Siamo all’inaugurazione di Intimacy “Il video in Architettura”.
La mostra ha luogo in un edificio ex-industriale, un fabbricato funzionale ad attività produttive di inizio secolo, ormai smesso. Al piano terreno un’ampia aula sulla quale si spalancano i piani superiori e, lungo tutto il perimetro, le balconate del primo e del secondo piano.
Al piano terreno “DEEP INSIDE” dove sono presenti più di 50 studi di architettura provenienti da tutto il mondo, mentre al primo piano ed al secondo (entrambi ballatoi) “SPOT ON SCHOOLS”: 19 università di tutto il pianeta espongono le loro più avanzate tecnologie e le ricerche più disinvolte dal punto di vista “elettronico”.
L’obbiettivo è esporre idee e progetti mediante l’utilizzo dei media i quali devono arrivare al pubblico con un linguaggio eloquente quale quello del filmato o della realtà virtuale, per facilitarne la comprensione e quindi la discussione. Il tema è promuovere e fomentare il dibattito sulla rappresentazione e sull’architettura, coscienti della rivoluzione informatica del progetto ancora in atto (e credo resterà sempre in atto dato il vorticoso svilupparsi delle tecnologie).
L’Italia è presente con alcune delle nostre università. Segnaliamo il corso “Laboratorio di Progettazione Assistita” Prima Facoltà di Architettura “Ludovico Quadroni”, La Sapienza, Roma, docente Antonino Saggio, dove l’installazione è un intricato tessuto di fili dai quali pendono sulle spalle dei visitatori vere cartoline raffiguranti i progetti sviluppati dagli studenti con l’aiuto del computer, scritte e spedite alla sede del docente, come se gli stessi avessero visitato i loro progetti, mentre sul pavimento il talco raccoglie le orme al nostro passaggio.
Un'altra esposizione che ci colpisce è quella dell’università di Auckland, University of Auckland, School of Architecture, New Zealand, docenti Judy Cockeram e Jules Moloney. Qui, oltre ai rendering ed ai disegni, gli studenti hanno sviluppano un software che permette la navigazione in tempo reale all’interno di mondi 3d a volte fluidi, a volta rigidi e spigolosi, con una naturalezza di movimento di altissima qualità. Il lavoro è ancor più pregevole se pensiamo che all’interno del mondo esistono diverse aree/solidi clikkabili le quali ci permettono di lasciare messaggi leggibili dai visitatori i quali, in questo modo, modificano e cambiano il mondo 3d iniziale. Una sorta di forum che rigenera e modifica senza limite il mondo virtuale che lo rappresenta. Ancora restiamo affascinati dalla bella installazione dell’Università di Camerino, Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, EIDOLAB, laboratorio di Eidomatica, docenti: Francesco Cervellini, Elena Ippoliti che presentano lavori ispirati al celebre progetto “House X” di Peter Eisenman, stampato su cuscini sopra i quali ci accomodiamo per godere del bel filmato di grafica virtuale proiettato su di una superficie composta da listelli di laminato plastico bianco e disposti ad onda per coinvolgere ed eludere ogni nostra aspettativa. Ancora un altro progetto sviluppato su diverse strisce di acciaio di altezza circa 30 cm ed avviluppate a comporre una ruota, sul cui interno sono incollati disegni e modellini. Le “ruote” sono appese al soffitto ad un’altezza tale da dover abbassare e poi rialzare la testa all’interno di elementi dove appaiono i progetti disposti a 360 gradi. Ottima metafora dell’entrare all’interno dell’idea progettuale, così come molte altre idee, dettate dalla creatività, ancora una volta centrale rispetto ad ogni strumento. Se il titolo della mostra evento è “BEYOND MEDIA” Il Video in Architettura, possiamo dire che il video o il computer sono e restano, come la matita ed il tecnigrafo, strumenti i cui effetti dipendono principalmente dalla creatività dell’uomo. Probabilmente se i grandi artisti del passato avessero potuto usare il computer forse avrebbero creato le stesse cose che crearono senza. Ma oggi, nel mondo globale dell’informazione libera, di internet, il ruolo dei media è diventato centrale. Io posso esprimere su internet le mie idee a milioni di individui ed essi sono liberi di considerarmi o meno. Riflettendo bene mi accorgo che è l’uomo l’artefice del suo futuro, compresi gli strumenti che sa inventare.

(Enzo Mastrangelo - 7/10/2003)

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1 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 441 di Mara Dolce del 24/10/2003


Pare che Enzo Mastrangelo sia riuscito a capire il senso e ad apprezzare l'operazione Intimacy e dei suoi almeno 3 sottotitoli e 12 iniziative con relative sezioni e sottosezioni all'interno di Image, che poi sarebbe Beyond Media, che significa Oltre i Media, perché diciamolo, cercare semplicemente di spiegare il senso contemporaneo dei media fa tanto livello medio; ma cercare di andare oltre i Media significa fare un'operazione di pubblica utilità che è decisamente sopra la media.
Io invece l'unica cosa che ho capito di Intimacy (che fa tanto detergente per l'igiene intima femminile), è che "lo spazio abitato va in cerca di nuove definizioni, le mura domestiche non definiscono un ambito di intimità o di sicurezza, né garantiscono privacy".
A partire da questa anonima riflessione assolutamente inconsistente, pretestuosa, non supportata da alcun dato, scritto o approfondimento puntuale, a Firenze si mettono su talk-(sciò) che parlano di Space Invaders, proiezioni di video (sul genio romantico), special event (su Koolhaas Rhapsodie), dibattiti, conferenze, mostre dei lavori dei corsi delle università per almeno dieci giorni. Insomma un vero festival del tutto-niente dove non si capisce più l'intezione prima e originaria di questo dimenarsi internazionale, mobilitare sponsor, scomodare università mondiali, prenotare camere d'albergo, trasferimento dell "intero corpo docente del master privato In/arch romano per moderare, intervenire, sollecitare riflessioni"
. Ma non sarebbe stato più serio dire: mandateci quello che volete?
L'unica immagine che resta di tutto questo farsi vedere per non far vedere niente, dimostrare niente, dire niente, è quella di un letto sfatto, che sia questa la sintesi?

Tutti i commenti di Mara Dolce

 

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