Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Perchè abrogare la Merloni

di Beniamino Rocca - 16/10/2003


Prima di continuare a legiferare sulla professione dell’architetto, prima di parcellizzare, burocratizzare, moltiplicare le sue figure professionali (diciamolo chiaramente: a solo vantaggio dei corsi di laurea , dei relativi posti all’università e di chi ha interesse a organizzare- a pagamento s’intende- corsi di specializzazione con relative certificazioni ed inutili diplomi), sarebbe utile avere consapevolezza che “fare architettura” significa innanzitutto esprimere la civiltà del proprio tempo attraverso la configurazione di nuovi spazi, perchè ogni buon architetto sa che l’essenza dell’architettura è lo spazio.
Di questa irrinunciabile esigenza ogni legge che di fatto incide sul processo di ideazione e realizzazione di un’opera d’ architettura dovrebbe sempre avere consapevolezza.
(O pensiamo forse che la qualità dell’ambiente in cui viviamo non sia più un valore da perseguire nella società di oggi?).
Le Corbusier ha insegnato che ” L’architettura esige qualità intellettuali interiori”, dunque, il vero problema è etico e culturale.
Come si può allora pensare di definire per standards, per applicazione di percentuali matematiche, il controllo della qualità dello spazio, della forma, dell’ideazione artistica ?
Complicando leggi che hanno ben funzionato per più di un secolo (come la legge 2248 del 1865 e il D.R.350 del 1895), si è ulteriormente mortificato il ruolo creativo dell’architetto a tutto vantaggio dei grandi gruppi d’affari, della mediocrità, del potere burocratico. Complica, e mortifica l’architettura, anche la nuova legge sui lavori pubblici: la 109/94, nota come legge Merloni ( e non a caso, la figura dominante nella gestione di questa legge è quella di un funzionario : “ il responsabile di procedimento”).
Se nella libera professione il mercato è monopolizzato ormai da chi è più forte socialmente, e politicamente, in grado quindi di garantire al cliente aree edificabili e le sempre più complesse autorizzazioni comunali ( ecco perché nei consigli degli ordini professionali non mancano mai i funzionari delle pubbliche amministrazioni!), per il mercato legato alle opere pubbliche, quello cioè che dovrebbe essere più interessato a distinguere edilizia da architettura, la legge 109/94 non aiuta, anzi, come già denunciato dall’Antitrust e dalla stessa CEE, danneggia la libera concorrenza e le leggi comunitarie che la regolano.
Ma vediamo perché:

La legge Merloni - art. 17 comma F, G – affida gli incarichi di progettazione e direzione dei lavori delle opere pubbliche attraverso la presentazione dei curricoli professionali e qui, come se non bastasse l’obbligo dell’esame di stato per accedere alla libera professione, i giovani neolaureati sono già fuori causa. Il fatto culturalmente inaccettabile però, è che questa legge è tutta costruita per premiare la “quantità edilizia” e non la “qualità architettonica“.
Nei bandi di gara per l’aggiudicazione di un lavoro conta sempre chi ha fatto il maggior numero di metri cubi, di lavori eseguiti, non chi li ha fatti meglio. Si stabilisce, ad esempio, che per fare una scuola devi già averne fatta un’altra e se poi ne hai già fatte dieci o cento di scuole, tutte uguali, meglio ancora. Per l’amministrazione pubblica che emana il bando di gara un concorrente di questo tipo va benissimo perché potrà fare uno sconto altissimo sulla parcella e, naturalmente, predisporre il progetto esecutivo in brevissimo tempo.La gestione che si è fatta in questi ultimi anni della legge testimonia che non vi è bando di gara che non preveda maggiore punteggio per la rapidità di esecuzione e per uno sconto sulla parcella.
Insomma, un invito esplicito a : non pensare, non studiare, non ricercare, ma riciclare progetti già nel cassetto.
Ma c’è dell’altro.
Per restringere sempre più la libera concorrenza non vi è ormai bando di gara di un qualche interesse architettonico che non imponga anche la soglia minima di “ fatturato” dello studio professionale negli ultimi tre anni almeno ( e si tratta sempre di cifre superiori al milione e mezzo di euro).
Sembrerebbe allora che la legge abbia a cuore, se non altro, l’esperienza professionale di un architetto? le capacità organizzative del suo studio?
Non e’ così.
Il D.P.R:554/99art. 63 comma 1,o, considera validi per il curriculum solo i lavori fatti negli ultimi dieci anni ( guarda caso, proprio quando in Italia imperava Tangentopoli), come se l’esperienza di venti, trenta, quaranta, cinquanta e più anni di libera professione non contassero nulla.
Di un lavoro pubblico già fatto invece non viene mai richiesto che venga evidenziato, ad esempio, quale fosse il preventivo di spesa calcolato dal professionista e quale il costo a consuntivo. Eppure questo sembrerebbe un criterio attendibile per valutare la competenza di un professionista e cercare di spendere al meglio i soldi che la sua parcella richiede.
La legge Merloni consente poi che le tre fasi della progettazione previste dall’art 17: preliminare- definitiva- esecutiva e la direzione lavori, vengano svolte da persone diverse , che non si conoscono tra loro e che non hanno mai operato insieme. Non è un caso però che tutte queste figure professionali devono essere conosciute e di fiducia del “responsabile di procedimento”, cui la legge Merloni affida di fatto poteri superiori a quelli del politico democraticamente eletto: compiti amministrativi, tecnici, legali, progettuali, dei quali non può, inevitabilmente, avere la necessaria competenza.
L’art.57 del D.P.R.554/99 prevede addirittura lo” scippo legalizzato delle idee”
I “concorsi di idee” di cui si parla infatti, non garantiscono al vincitore il progetto definitivo ed esecutivo - come dovrebbe essere per logica e onestà intellettuale- ma consentono al “responsabile di procedimento” di appropriarsi dell’idea e di fare lui progetto esecutivo e direzione dei lavori.
Come può essere salvaguardata l’architettura , il valore dell’ideazione spaziale, una coerenza espressiva di tutto il progetto con una legge di questo tipo?
Perché con tutti i vari convegni che si fanno sugli architetti e sull’architettura non si ha il coraggio di porre al centro del dibattito questo problema che è addirittura vitale per un giovane architetto,ma anche per tutti quei liberi professionisti che non hanno lo scudo di uno stipendio fisso?
Risulta davvero difficile credere che si tuteli l’interesse pubblico, il paesaggio dei centri storici e delle periferie, l’architettura, con una legge simile.
Eppure è proprio così, eppure questa legge è stata discussa con i rappresentanti degli Ordini professionali , delle Università, il Ministero dei LL.PP. ed il nostro Ministero dei Beni Culturali ha pure una Direzione d’Architettura da qualche anno a questa parte!

Che fare allora?

Innanzitutto mettere sullo stesso piano i giovani professionisti e quelli già affermati, valorizzare chi ricerca l’architettura piuttosto che l’edilizia, la creatività piuttosto che la ripetitività, l’intelligenza piuttosto che la mediocrità.
Come?
Ecco la proposta:

Imporre “il concorso di idee” per ogni lavoro pubblico superiore ai 500000€.

Solo così in Italia si avrebbero finalmente ogni anno mille, diecimila, centomila concorsi di idee e reali possibilità di lavoro per professionisti ai vari livelli di competenza e di organizzazione tecnica.
Naturalmente non dobbiamo pensare ai concorsi di idee per come sono stati sino ad oggi praticati in tutta Italia : rigidamente controllati dagli ordini professionali in accordo con il mondo accademico ( vedere il sito www.arcaso.com per farsi un’idea di come vanno anche oggi le cose) e talmente dettagliati, burocratizzati ed onerosi da impedire nei fatti a molti professionisti la partecipazione fin dalla lettura del bando.
Questi nuovi ” concorsi di idee” dovranno lasciare piena libertà alle amministrazioni elette (che hanno la responsabilità istituzionale di spendere i soldi pubblici), di scegliere e comporre le giurie come credono, garantendo naturalmente le opposizioni e le regole democratiche.
Sicuramente la nuova legge dovrà obbligare gli amministratori a concorsi chiari, snelli, scattanti e, soprattutto, alla effettiva realizzazione dell’opera.
Questo il doveroso impegno da richiedere ad ogni pubblica amministrazione.
I” concorsi di idee” dovranno ammettere al giudizio della giuria:

Una sola tavola formato AO e una sola pagina di relazione illustrativa.

Questa la ricetta .
La storia dell’architettura insegna, un disegno ed una pagina di scritto bastano sempre per illustrare un’idea, anche di città.


Beniamino Rocca*


*vicepresidente Co. Di. Arch. comitato di difesa degli architetti – Milano




(Beniamino Rocca - 16/10/2003)

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