Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Compriamo la Farnsworth House di Mies

di Guidu Antonietti - 14/11/2003


La Farnsworth House di Mies van der Rohe sarà venduta agli offerenti il 12 dicembre 2003 da SOTHEBY'S a New York. Concepita nel 1946 e consegnata nel 1951 al Dr.Farnsworth, questa casa per week end è impiantata sulle rive del Fox River a Plano, città situata a un centinaio di chilometri a est di Chicago negli Stati Uniti.
Questo capolavoro dell’architettura moderna sarà presto la sede sociale di aROOTS. Virtualmente, s’intende … Su Internet tutti i sogni sono possibili…
La passione per l’architettura che ispira gli amministratori di questo sito libero e gratuito autorizza a presentare un'offerta anche soltanto di un euro… La fortuna in un clik !
Grazie aROOTS.
Vedere on line : Compriamola

(Guidu Antonietti - 14/11/2003)

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Commento 550 di Paolo Marzano del 15/12/2003


Da Isabel Archer e da Gianluigi d'Angelo giunge la notizia che riguarda il caso della Farnsworth House, molto bene. Come dai commenti che ho distribuito per la rete e che molti siti di architettura 'sensibili' hanno percepito, ho cercato di stimolare una discussione che spero abbia toccato la comunità virtuale (architettonica), non perché io abbia previsto esattamente la conclusione, praticamente sostenevo il possibile interesse pubblico e soprattutto didattico che poteva assumere la destinazione d'uso della casa in questione, ma perché ha prevalso l'unica soluzione possibile (per l'interesse dell'architettura, è chiaro!), 'filantropicamente' come dicevo nel primo commento, David Bahlman, presidente del LPCI e Richard Moe, presidente del National Trust si sono attivati nella maniera più opportuna. In primavera ci ritroveremo magari a visitarla per osservare le trasformazioni che hanno permesso di creare un luogo 'mitico'.
Come al solito per una serie di coincidenze strane:“[…] ma al destino non è mai mancato il senso dell’ironia” citazione calzante del futuristico Virgilio (Morfeus) dal film Matrix, quando evidenzia al novello Dante (Neo) le meraviglie nascoste nell'illusoria 'apparente' realtà, mentre si avvicendava questa discussione sulle maggiori riviste d'architettura on-line contemporaneamente a Firenze una mostra sul maestro dava l'idea di questi oggetti. E' evidente anche grazie a questa mostra, una cultura dei materiali del maestro, che fanno leggere più facilmente 'lo spazio'. Osservando attentamente s'intuisce come, nelle loro direttrici segniche, questi oggetti, rinnovano la sapiente iniquivocabile forza direzionale, nervi tesi come fughe sollecitate che confluiscono in profili unici, quasi dei gesti grafici interpretanti le possibilità del 'materiale' costitutivo. E' il frutto della tecnologia unita alla cretività sempre attiva verso nuovi e diversi modi d'espressione; questo io chiamo modernità e questi oggetti presenti ora a Firenze e nella Farnsworth House, lo testimoniano.
Appare chiaro che sono queste linee progettuali, questi riflessi ricercati, questi esili profili, questi vuoti formali studiati e attivati da una colta sperimentazione, che possono determinare ambiti 'variabili', capaci di generare luoghi altamente significanti come la Farnsworth House. Tra le foglie degli alberi, dalle tante foto delle tante immagini che sono andate in rete ricercate dalla comunità, in questo periodo, rimane attivamente realizzata (e a quanto pare rimmarrà per lungo tempo) 'la casa' di Mies nel suo breve intorno dai primi gradini, alla piastra-pavimento ancora più leggero e fluttuante tra le piante e sollevato rispetto al terreno, carica di stimoli dai quali, credetemi, si possono iniziare discorsi architettonici importanti e soprattutto diversi.
Ciò che mi è sembrato interessante è che la comunità virtuale della rete abbia 'reagito' intellettualmente, nessuna voce dalle 'cattedre', ma è il gioco perverso della storia architettonica, generata sempre là dove si sperimenta e non se ne parla! Comunque ci siamo, grazie ai sostenitori attivi e sensibilmente pronti ad indagare per apportare in rete quella qualità comunicativa che altri media inesorabilmente stanno facendo tramontare.

Paolo Marzano

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Commento 548 di Gianluigi d'Angelo del 13/12/2003


Vittoria! La Farnsworth di Mies è salva. Scampato il pericolo di essere venduto, l''edificio rischiava di essere spostato e alterato nella costruzione. Per impedirlo la National Trust for Historic Preservation (NHTP) e la Landmarks Preservation Council of Illinois (LPCI) si sono aggiudicate all'asta ieri 12 dicembre l'edificio di Mies van der Rohela alla cifra di 6.7 milioni di dollari (7.5 milioni comprese le tasse) grazie a tutti quelli che hanno contribuito con il loro supporto e hanno permesso di recuperare i soldi per comprarla. Una campagna riuscita che preserverà la conservazione nel relativo luogo originale ed permetterà l'accesso pubblico ad una delle case più significative costruite negli Stati Uniti nel ventesimo secolo e solo uno dei tre edifici residenziali negli Stati Uniti di Mies van der Rohe.

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Commento 545 di Isabel Archer del 13/12/2003


Landmark Mies House Goes to Preservationists
By CAROL VOGEL
Published: December 13, 2003
"In just seven minutes of intense telephone bidding, preservationists won the battle yesterday for Ludwig Mies van der Rohe's legendary Farnsworth House, paying $7.5 million at a Sotheby's auction in New York. They competed against only one other telephone bidder, who was not identified.
The National Trust, which will operate the house along with the Landmarks Preservation Council of Illinois, plan to open it to the public as a museum sometime this spring. (...)"
www.nytimes.com/2003/...

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Commento 544 di Domenico Cogliandro del 13/12/2003


Vorrei precisare il mio commento 541. Questo non sarà dunque un commento 544 (o 545, o via dicendo) ma una correzione che mi è stata indicata da Beniamino Rocca. Due righe sul socialismo progressista di Porta Garibaldi. Ho sempre creduto che il sign. Li Calzi fosse un iscritto al PSI di Craxi, o almeno la mia memoria aveva conservato male un ricordo delle cose accadute, o forse, ed è la cosa più probabile, il tempo ha reso minestrone tutto quello che a suo tempo aveva un certo odore e un certo sapore. Beniamino mi dice che Li Calzi era un iscritto al piccì. Conosco Beniamino e gli credo. Gaber scrisse un testo bellissimo in un momento difficile per l'Italia, che gli fu subito censurato e ritirato dal mercato: ancora oggi "Io se fossi Dio" è un disco introvabile. Aveva teorizzato il minestrone di cui ho detto, ma prima di tutti e nel momento in cui c'era chi voleva fare il distinguo: le pagine sui giornalisti e sui comunisti valgono (per fortuna e purtroppo) ancora oggi. Devo dunque precisare che quell'oggetto, di Li Calzi, è un oggetto terribile (nonostante ci sbeffeggi da lontano e non "invecchi" col tempo) e in quel caso il progetto non ha niente a che vedere con le strategie legate alla sua realizzazione. E' il progetto di un postmodern da ingoiare più che da bere, con buona pace di chi ha investito dei soldi per vederlo realizzare.

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Commento 543 di Isabel archer del 11/12/2003


Segnalo l'articolo "SOTHEBY'S TO SELL THE FARNSWORTH HOUSE MIES VAN DER ROHE'S MASTERPIECE WILL BE OFFERED IN THE DECEMBER 12, 2003 AUCTION OF 20TH CENTURY DESIGN"
www.shareholder.com/...
Personalmente, a me, già il titolo fa venire i brividi, a voi il piacere di leggere la promozione pubblicitaria e sinistra dell'architettura.

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Commento 542 di Paolo Marzano del 10/12/2003


Si, in effetti ha ragione Domenico Cogliandro, perchè no?
Il 12 dicembre in fondo è il 12 dicembre, è vero e basta
........però...... almeno il proprio nome con un messaggio muto....perchè questo indicherebbe una presenza, un'impressione in corso, una visione virtuale in formazione, un'immagine rinvenuta da particolari ricordati o studiati su manualistiche rivisitazioni, una foto di una costruzione tra gli alberi....in un bosco..... il bianco della struttura.....il vetro....la pilastratura...il pavimento che scivola e galleggia in un luogo diverso...una rarefazione architettonica che invita a riflettere... addirittura a pensare....uno spazio ridotto ma con un' unica caratteristica: essere libero.
Grazie dei vostri pensieri per lo spazio di questa casa, pensarlo è un pò viverlo !
Non importa, basta questo!
Paolo Marzano

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Commento 541 di Domenico Cogliandro del 09/12/2003


Ecco, è il 12 dicembre. Detto così sembra quasi "ecco, è Natale!", e invece no, è solo il 12 dicembre, e all'ora in cui scrivo qualcuno credo stia battendo un martello di legno di un'asta per dire che quel che doveva esser fatto è stato fatto: il monumento è andato, voilà. Se qualcuno ha perso del tempo per andar lì a comprarla, con l'intento di volerla comprare, la benedetta casa miesiana, e ha avuto i suoi buoni motivi per pensarsela e fare due conti,e poi c'è andato, s'è seduto sulla sua seggiolina e ha atteso il momento del lotto 354/87/z o chessò io, per alzare il ditino, o la manina e, per conto suo o di altri (in questi casi si manda avanti un cretino qualsiasi), si è alzato soddisfatto per aver fatto comunque un buon affare, allora che mettano all'asta anche la Cappella di Ronchamp di Le Corbusier o il Kultuuritalo di Aalto, unico lotto.
Le cose vanno così, e poi ci si lamenta se il carciofone colorato che sta sopra la stazione di Porta Garibaldi a Milano, frutto della Milano da bere e del socialismo progressista, alla quarta asta deserta, non riesce a (o non vuole) comprarselo nessuno. Ironia della sorte: Farnsworth House, seminascosta nelle radure americane, ha tutto il nostro appoggio morale (se così possiamo dire) nonostante la sua sorte, mentre l'esecrabile monumento al postmodernismo arretrato, al quale non so guardare con riverenza, ci rimane sui coglioni checché se ne dica e se ne faccia. A qualcuno avanzano degli sghei per farci sopra un buon affare?

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Commento 540 di Paolo Marzano del 04/12/2003


La comunità virtuale che segue questo caso risponda decisa e dia un parere riguardo la vendita della Farnsworth House di Mies van der Rohe, il 12 dicembre 2003 da SOTHEBY'S a New York, la strada è aperta alle idee. Cerchiamo di affilare i termini di questo nuovo tipo di comunicazione ed esploriamo in rete, nuove idee di confronto e di discussione, forse mancava proprio questo, è chiaro, l'episodio che fa scattare una 'scintilla emozionale'. Siccome tutti gli appassionati di architettura hanno provato emozione guardando la ricerca e l'opera che ha condotto nella vita, Mies van der Rohe, ora verifichiamo questo episodio, come un attacco alla nostra sensibilitài 'personale'.

Sapete perchè? Grazie a questo caso che riguarda l'opera architettonica di un grande maestro della storia dell'architettura, possiamo stabilire fin da adesso, delle ipotesi che in futuro serviranno ad indagare i casi di 'mala gestione architettonica', elencando in rete, a seconda dei casi, i possibili errori commessi, magari sollecitando docenti o tecnici o appassionati e conducendoli a 'parlare' in rete discutendo con la comunità di possibili ipotesi risolutive evidenziandone pregi, difetti e possibilità evolutive.

Cercheremo, grazie a questo caso, di creare 'un precedente' rispetto al quale muoverci. Io personalmente mi sono attivato (vedi commenti) per rintracciare in rete quante più notizie possibili e descrivendo l'opera secondo canoni puramente spaziali e relazionali, notando i commenti di altri che hanno indicato immagini e analisi ancora più attente e dettagliate. Bene. Nasce quindi una ricerca ed una documentazione che con l'aiuto di un' INTELLIGENZA COLLETTIVA sta portando a termine un'indagine eccellente! Una collettività che si muove individualmente, ma che elabora 'aggiornando' comunemente i termini e il materiale, oggi presente in rete.
E' una prova di civiltà evoluta, dove chi ha da ridire, a sua volta determina proposte, nuovi punti di vista e crea ambiti per nuove idee.

Quale è il finale?
Ve lo spiego. Avendo trovato tutto questo materiale e avendolo fatto leggere a tutti (almeno ai compartecipanti, che spero siano molti), è come se avessimo condotto un 'rilievo' virtuale documentato dettagliatamente della Farnsworth House.

E sapete a cosa porta questo?
Ad una sua conoscenza diretta e quindi ad una sua 'OCCUPAZIONE VIRTUALE' . Il consenso è il primo metro di giudizio e se è basato su regole democratiche, dove tutti hanno la possibilità di partecipare, allora può valere la pena di collaborare con un parere, immaginando per esempio la destinazione d'uso o il sito dove potrebbe collocarsi l'opera in questione .

Secondo me è proprio questo il caso!
La collaborazione è aperta per uno scopo; la partecipazione vale se esiste un fine capace di mutare per una sua forma più 'colta' o comunque, migliore. Far sentire la propria voce per l'architettura moderna penso che sia un buon motivo; non vi pare? Nel prossimo caso di 'mala gestione architettonica' occuperemo virtualmente qualsiasi architettura e trarremo da essa energia propulsiva per una nuova terminologia, di confronto, di discussione elaborando, a questo punto, intellettualmente una strategia che ci porti alla 'scelta' ; capace di far sognare, desiderare e realizzare.

Paolo Marzano


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Commento 538 di Alice G. Tancredi del 02/12/2003


La sequenza di 8 foto che ritraggono la Farnsworth House, disponibile su www.landmarks.org , è qualcosa a cui non si può rimanere indifferenti, sono foto bellissime. Questa casa sembra quasi posarsi sul suolo e non solamente per far fronte alla generosa irruenza del fiume vicino, ma anche per una forma di rispetto verso la natura, come ad entrare in punta di piedi in un luogo paesistico dalla bellezza singolare. Senza atto di mimesi questa struttura concisa, compiuta e semplicemente partecipe di ciò che la circonda, con aerea solidità, si pone come un segno forte, evidente, ed allo stesso tempo gentile e non invasivo, della presenza dell'uomo; non so perché mi viene da pensare a quella famosa scienziata che studiava i gorilla e stava per ore intere immobile tra i cespugli per far accettare la sua presenza nell'habitat già consolidato di questi animali. Così Lord Palumbo descrive la Farnsworth House: “E' un capolavoro estemporaneo, è l'equivalente nel ‘900 di un tempio greco adagiato su un prato” ed ancora “E' come un fiore di loto, galleggia sull'acqua senza mai bagnarsi”. Salviamola.

Alice G. Tancredi

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Commento 535 di Isabel Archer del 01/12/2003


Ora qualcuno qui vuole farci credere che Bruno Zevi starebbe in prima fila, battendo le mani, mentre le gru abbattono la Farnsworth House.

Isabel Archer

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Commento 537 di Alessio Blanco del 01/12/2003


Farnsworth House, ovvero un'abitazione che Edith Farnsworth non sentì mai casa sua.
Ferita e delusa da Mies, una profonda amarezza riecheggia ancora nelle sue parole:
"Le grandi riviste patinate hanno limato i loro termini e le loro frasi con tale pazienza che le anime semplici, lì convenute per dare uno sguardo, si aspettavano di vedere la scatola di vetro tanto leggera da galleggiare nell'aria o nell'acqua, ormeggiata alle sue colonne, con il suo spazio mistico all'interno. Così la cultura si propaga attraverso proclami, e se ne trae l'impressione che, se la casa avesse avuto la forma di uno svettante banano invece che di un rettangolo a giacitura orizzontale, il proclama sarebbe stato altrettanto perentorio... La disaffezione che sento oggi dev'essere iniziata sulla riva ombreggiata del fiume, troppo presto abbandonata dagli aironi che sono volati via più a monte, alla ricerca della loro perduta tranquillità".

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Commento 532 di Isabel Archer del 30/11/2003


reply to Howard Roark
Caro Gary Cooper,
accolgo la sua provocazione come qualcosa di costruttivo e sicuramente migliore del silenzio. Lascio al direttore di Antithesi le chiarificazioni sugli pseudonimi (è preferibile che ognuno le faccia da sé, se ne ha curiosità).
Non mi pare di aver fatto una celebrazione di Mies van der Rohe ed al di là del giudizio di valore sulla Farnsworth House/Home quello che conta è ciò che essa rappresenta nella storia dell’architettura.
Se lei identifica la bellezza dell’America con la distruzione ( e qui non voglio andare oltre, poiché si rischia di tracimare in maniera poco funzionale in altri campi poco architettonici) non si appelli alle parole di Bruno Zevi.
Come leggiamo in Channelbeta, la Farnsworth House “rischia la demolizione (…) per fare posto a tre nuove villette”.
Se lei preferisce questo, credo non abbia a cuore l’architettura, ma voglio sperare che lei sia solo un po’ ingenuo e pensi che chiunque voglia acquistare questa casa sia animato da ottime intenzioni.
Non si vuole limitare a tutti i costi la proprietà privata o surgelare la F. H. in un pacchetto preconfezionato da spedire in giro per il mondo, ma solo proteggerla e lasciarla lì, dove Mies l’aveva immaginata.
Nicole Kidman/Isabel Archer
p.s. A proposito di case, spero lei non sia un fautore della “Casa delle libertà”… “Facciamo un po’ come xxxxx ci pare” (Guzzanti docet).

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Commento 534 di Paolo Marzano del 30/11/2003


A difesa dello spazio di discussione su 'Antithesi', per la Farnsworth House, un'osservazione a Howard Roark

Ben vengano le discussioni, ben vengano i confronti anche più accesi e le parole più ardite. (non volgari, è bene chiarirlo). Si ha bisogno di confronti, dialettiche diverse che s'incontarno testimoniando i diversi livelli di comunicazione esistenti. Questo affila i termini e prepara il linguaggio critico a scandagliare spazi per la parola, tematiche delle più svariate e discussioni passionali sempre nuove (ricordiamo come la 'colta' rappresentanza della dotta casta di Semiologia, tacciò di superficialità e di qualunquismo le 'osservazioni' affrontate da Roland Barthes nei suoi scritti, quando a loro dire, la materia non doveva essere usata per portare " la semiologia in cucina"), risultato? E' sotto gli occhi e nei testi di tutti.
Però, ritengo che sia fin troppo facile recuperare dalla storia dell'architettura esempi che 'appoggino' le nostre cause ed elencarli per commentare! E' la mossa più prevedibile e scontata, scomparsa al salto del 800/900, penso che siano altri i termini, anche per una certa onestà intellettuale nell'interloquire. Posso farLe degli esempi per cui la Farnsworth House risulterebbe una costruzione qualunque senza importanza, ma preferisco farLe mille altri esempi perché essa venga salvata e non messa, come dice Lei 'sottovetro'. Ancora una volta per cercare di 'non' capire l'architettura la si confronta con gli abitanti che vi ci abitano o inquilini che possono anche non sapere delle vicissitudini della linea costruttiva e della ricerca che c'è dietro (mi ricorda certe interviste in tv, con domande studiate solo per avvalorare solo la scelta di una parte decisionale, anni settanta americani).
Bhè, sono tanti gli esempi come questo nella storia dell'architettura.
Poi, si è ancora, rinominato Bruno Zevi per dare un giudizio 'colto' sull'opera in esame. In più si definiscono i commenti che si stanno pian piano susseguendo e si susseguiranno fino al 12 dicembre, "… appelli tra il tragico e l'infantile". Bene, Le dico subito che di falsi profeti che viaggiano in un'aura zeviana ne stiamo vedendo ben troppi. Non si è verificato mai, che lui (prof.Zevi), abbia nominato un suo successore né l'abbia fatto mai intuire, diversamente da come ha concluso il suo intervento al Manifesto di Modena. La lezione del maestro prof. Zevi è sempre lontana dalle conclusioni conformistiche e dai silenzi pseudo-intellettualistici comunque e dovunque sempre scollegati dalla realtà architettonica. Sono tanti gli esempi come tanti ne farebbe chiunque avesse letto un po’ d'architettura, e poi, Lei si è chiesto, 'per esempio', cosa avrebbe detto Zevi dopo aver visto che il 'geniale' Frank Gehry ( al momento della scomparsa del prof. lo è stato veramente) con Bilbao, dopo aver fatto diventare di 'maniera' lo spazio architettonico? Un' impasse architettonica! Zevi declamava che con l'architettura di Gehry si era raggiunta una probabile libertà progettuale, bene! E' vero, ma certo non possiamo inondare di fogli di titanio qualunque spazio avvertendo della destinazione d'uso! Quindi la pura libertà architettonica che diventa un suo limite progettuale! Allora, iniziamo a non chiederci nulla a nome di Zevi, ed a non avere paraocchi 'storici'; già con questo saremmo un po’ più vicini al maestro. La Farnsworth House è un passo della sperimentazione e quindi accettiamola e difendiamola per il 'passaggio' costruttivo che rappresenta. La sperimentazione credo sia, e spero che rimanga, un argomento ancora aperto essendo punta d'iceberg della ricerca, lo studio e l'aggiornamento continuo. Poi, se a qualcuno non interessa l'argomento è meglio lasciare ad altri l'impegno di proporre alternative o cercare di costruire qualcosa comunque di parlarne. Se proprio non deve funzionare l'idea, allora sarà stata una ragionevole e stimolante discussione per affilare (ripeto) gli strumenti per un prossimo eventuale caso di 'mala gestione architettonica'.
Non è nel proporre idee che vale "il meno è il più", quella, è un'altra storia.

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Commento 533 di Howard Roark del 30/11/2003


Risposta al commento n.532 di Isabel Archer
Non è mio costume dar corso a sterili polemiche, ma gli appunti della signora Archer sono così sconclusionati da necessitare di una replica.
La casa Farnsworth, in quanto pura enunciazione di principio che ha poco a che fare con la vita di persone e di luoghi, potrebbe essere tranquillamente ricostruita nel suo giardino, signora Archer (semmai ne possiede uno) e sarebbe sempre la Farnsworth House come il Padiglione di Barcellona è sempre stato tale senza che a Barcellona ve ne fosse traccia e nessuno l'avesse mai visto, prima della ricostruzione, se non in sbiadite foto. Il suo valore, senza il quale è impossibile una collocazione storica, è di astrazione ideale e se questo pensiero è per lei distruttivo non ascolti né me né Zevi, come ha già del resto fatto con l'ingenuo Neutra.
Quanto alla libertà la invito solamente a chiedersi come mai Mies si trovasse a costruire quella casetta nell'Illinois e non nel Brandeburgo..

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Commento 531 di Howard roark del 29/11/2003


Quando Richard Neutra nel 1924, da poco giunto negli Stati Uniti, bussò trepidante all'uscio della Robie House (risalente al 1909) chiedendo: "E' in casa il signor Robie?" gli rispose una burbera inquilina dicendo che di Mr. Robie non aveva mai sentito parlare, che lei era l'attuale proprietaria della casa, avendola avuta per pochi dollari da un precedente possessore il quale voleva assolutamente disfarsene, e che tutto sommato non ne era per niente entusiasta. "Ho sempre sperato - scrive Neutra - che questa nuova architettura avrebbe dato vita a un genere umano differente. Purtroppo sono stato smentito. Le case hanno cambiato proprietà molte volte...." Questo accadeva a un'architettura frutto del Genio delle praterie e rende piuttosto sospetti gli appelli, tra il tragico e l'infantile, per mettere "sotto vetro" la vitrea intelaiatura di Mies che Bruno Zevi ha da par suo definito "inno alla spersonalizzazione, al quasi-nulla architettonico, all'astrattezza universale, ideale classico agli antipodi dell'individualismo americano".
Molti che magari, in casa nostra, si lamentano di lacci e lacciuoli corporativi e burocratici sono subito pronti a calzare l'elmetto di "Soprintendente dell'Illinois"; ma, caspiterina, questa è l'America, bellezza!

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Commento 530 di Isabel Archer del 29/11/2003


Io sono veramente stupita: quasi pensavo che sarebbe stato superfluo intervenire, aspettandomi una valanga di commenti, una partecipazione in massa, senza riserve.
Vedo ben 18 commenti per l'articolo "Design in erba" e qui solo 6 commenti... ma stiamo parlando della Farnsworth House ca...spiterina!
Io capisco che abbiamo già tanti problemi qui in Italia ed in questa rivista on line essi sono messi in evidenza con meticoloso impegno, ma stiamo parlando della Farnsworth House!
Devo pensare che molte persone che inviano le loro opinioni trovino piacere ad intervenire qui solo quando è in ballo una polemica aspra, circoscritta e spesso quasi di ordine personale?
Paolo Marzano fa bene a farci un rapido sunto di quello che si legge in internet a proposito della vendita di questo capolavoro di Mies, perchè forse molti non si sono nemmeno preoccupati di fare una ricerca con Google.
Certo sarebbe molto interessante che chiunque avesse la necessaria competenza c'illustrasse meglio qual'è il motivo per cui un'opera di così straodinaria importanza non sia sottoposta, se non ad un vincolo ordinario, ad una speciale tutela da parte dello stato dell'Illinois.
Ecco mi farebbe piacere saperne qualcosa di più in proposito.
Cordiali saluti,
Isabel Archer

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Commento 526 di Paolo Marzano del 29/11/2003


Casa Farnsworth, un'architettura 'valutata', altre notizie per saperne di più.
Il 12 dicembre 2003 è prevista la vendita all'asta di uno dei capolavori del maestro tedesco Ludwig Mies van der Rohe. No, non si tratta di una frase ad effetto che nasconde chissà quale trovata pubblicitaria, siamo proprio di fronte ad una vera e propria vendita al maggior offerente di un'architettura.
L'elegante struttura che testimonia una ricerca ricca di spunti e novità per quanto riguarda lo studio di possibilità espressive architettoniche, verrà 'valutata', venduta, acquistata o comunque spostata in un altro sito. Un'architettura che nasce dal luogo per il quale è stata concepita, capace di esaltarne l'essenza naturale contribuendo ad una sua naturale estensione. Un'architettura che non s'impone ma afferma la leggerezza e la continuità, unendole all'ineffabile rarefazione, è ora stata tristemente 'valutata'. Casa Farnsworth era stata commissionata e acquistata da Edith Farnsworth nel 1951 per 75.000 dollari. Quando la casa fu messa in vendita da Edith Farnsworth nel 1971 fu fortunatamente acquistata da un ammiratore di Mies, che nonostante risiedesse a Londra, restaurò l'abitazione e si preccupò di arredarla con mobili disegnati dallo stesso architetto. Creò un luogo dove, è evidente, come dallo spazio possano nascere direttrici strutturali che dal particolare della sedia o dalla leggera linea del tavolino, possono proiettarsi per trasmettere segni di rinnovata realtà, che inondano il vuoto creando innumerevoli relazioni derivate da una sperimentazione che noi possiamo definire certamente come architettura. E' uno degli esempi più eclatanti di come lo spazio può, in alcuni casi, dopo uno studiato e attento dosaggio di componenti progettuali, diventare esso stesso, struttura. La Farnsworth House è situata sulla riva destra del fiume Fox (Illinois), a sud di Plano, circa 75 km ad ovest di Chicago. La grandezza del terreno originariamente acquistato dal dott. Edith Farnsworth era di 3.8 ettari. La casa è adagiata fra gruppi di alberi ed orientata con l'asse maggiore sulla linea est-ovest. E' storicamente importante perché è stata l'ultima casa tra i lavori del maestro Mies, costruita dopo la sua immigrazione negli USA. Storicamente quindi, può essere considerata la sintesi forse, di un periodo che ha tramutato ancora di più la materia costruttiva in un evidente 'meno', dando vita alla fusione di acciaio e vetro come componenti fondamentali di una rarefazione dominante e determinante che davvero arriva senza difficoltà al 'più'. Esempio di estrema semplicità, chiarezza, quindi alla ricerca della probabile interazione con l'ambiente esterno. Considerata la casa moderna più bella del mondo, insieme alla famosa 'Casa sulla Cascata' di Frank Lloyd Wright. L’ex governatore dello Stato dell’Illinois, dove si trova la casa, avrebbe voluto acquistarla per trasformarla in museo e per questo aveva chiesto uno stanziamento. La sua proposta però è stata bocciata e il futuro della Farnsworth House è ora un’incognita. Ricordiamo che l'attuale proprietario, Lord Palumbo, della "casa di vetro", l'aveva offerta nel 2001 allo stato dell'Illinois per una cifra pari a 7 milioni di Dollari, prezzo rivelatosi troppo esoso per le casse pubbliche. Pertanto Lord Palumbo (proprietario anche di una villa di Frank Lloyd Wright, una di Le Corbusier) si è rivolto alla casa d'aste Sotheby's, la quale ha fissato la data della vendita al 12 dicembre 2003, stimandone il valore, compresi gli arredi, per una cifra tra i 4,5 e i 6 milioni di Dollari. Nell'epoca di una preponderante manifesta virtualità architettonica, occorre allora stabilire strumenti e nuove ipotesi d'intervento per creare le condizioni per la difesa di queste architetture dalle quali tanto ancora si può e si deve imparare. Cerchiamo di inserirle in circuiti didattici per convalidarne i nuovi percorsi comunicativi e inoltrarsi così, nello studio di quel complesso elemento che è lo spazio architettonico progettato.

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Commento 521 di Alessio Blanco del 27/11/2003


"Vidi una volta i proprietari d'una tale dimora vacillare sull'orlo dello smarrimento dei sensi a causa di tutto quel biancore e leggerezza e sottigliezza e pulizia e nudità e levigatezza. Bramavano disperatamente un antidoto, qualcosa che desse intimità e colore. Tentarono di sommergere i sofà, rigorosamente candidi, sotto una valanga di cuscini di seta dai colori più ribelli e festosi immaginabili, dal magenta al rosa al verde tropicale. Ma l'architetto tornò (torna sempre, come un assassino sul luogo del delitto) e implacabile li redarguì, li svillaneggiò e fece sparire quelle care cosine multicolori." Tom Wolfe, Maledetti Architetti, 1981
Da architetti progettiamo l'abitazione come espressione architettonica dello spazio ma siamo incapaci di cogliere gli aspetti del micro-territorio domestico. D'altra parte nelle facoltà di architettura ci hanno sempre insegnato a progettare abitazioni, non case.
E' evidente che l'essenza della casa ci allontana dalle proprietà fisiche dell'abitazione. La casa è uno stato mentale che integra immagini e ricordi, identità e intimità, desideri e paure, passato e presente.
Ci sono solo tre parole per descrivere questo scontro ancora aperto: HOME VERSUS HOUSE
E di sicuro la Farnsworth House di Mies, come dice il termine, è solo una HOUSE

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Commento 516 di Paola Ruotolo del 25/11/2003


Vorrei che il testo del mio breve messaggio riguardante la vendita all'asta della Farnsworth House pubblicato ieri in European Art Magazine fosse disponibile a chiunque voglia diffonderlo.
Spero che tutto questo sia utile ad aumentare la movimentazione delle informazioni in proposito e l'ampiezza di reazione e di slancio operativo da parte di architetti e/o cultori della buona architettura.
Less is more.
Lo diceva Mies van der Rohe, ma certo non avrebbe immaginato una simile beffa del destino: la Farnsworth House è stata messa all'asta. Deadline: 12 dicembre 2003.
Leggiamo che la Farnsworth House di Mies van der Rohe sarà venduta all'asta il 12 dicembre 2003. Scorriamo velocemente le righe degli articoli in proposito, per capire come questo possa essere successo, proprio non ce lo spieghiamo, anche se non è la prima volta che un capolavoro dell'architettura moderna viene messo a repentaglio. Ripetiamo nella nostra mente: “Caspita è proprio vero, è su tutti i magazine di architettura!”, quasi come se qualcosa dentro di noi si rifiutasse di prendere atto dell'evidenza. “Che peccato!” pensiamo, la nostra coscienza indugia per qualche secondo su quello che ha appena appreso, “ma io che ci posso fare?!” chiede a se stessa e, dopotutto, solo a se stessa deve rendere conto. Il cellulare s'illumina e comincia a squillare, guardiamo il display per vedere chi è, pulsante verde, yes, ok, via libera, sì, on air: molto più facile rispondere ad una telefonata e ricadere nei nostri affanni quotidiani nel giro di un attimo.
La cosa più bella di internet è la velocità con cui può viaggiare un'informazione e l'incredibile diffusione che può avere: questa frase quasi ovvia nasconde un gap invalidante per la reale funzionalità di un mezzo di comunicazione.
L'interattività è spesso sottintesa come presupposto indispensabile a quest'affermazione, ma forse bisogna essere più espliciti e dire che la cosa più bella di internet è coglierne l'immensa libertà, la grande potenzialità di azione.
Eppure non è un passaggio diretto, automatico, immediato.
L'interfaccia è la nostra volontà, l'unica “bacchetta magica” che accende realmente le molteplici connessioni a nostra disposizione.
Qualcosa aROOTS l'ha fatta: ce ne informa Guidu Antonietti in Antithesi, vivace giornale di critica dell'architettura on line, riferendoci che la Farnsworth House “sarà presto la sede sociale di aROOTS. Virtualmente, s'intende … Su Internet tutti i sogni sono possibili…La passione per l'architettura che ispira gli amministratori di questo sito libero e gratuito autorizza a presentare un'offerta anche soltanto di un euro… La fortuna in un clik ! Grazie aROOTS.”
E allora, dimentichiamo tutti i nostri “ma io che ci posso fare?!”, spesso forieri di ostacoli fittizi, “armi di distrazione di massa”.
Non abbiamo scusanti, nemmeno la timidezza, internet ci rende più leggeri, ci libera dalla forza di gravità, annulla le distanze in tutti i sensi.
Se solo mandassimo personalmente un messaggio sull'argomento ad architetti e/o cultori della buona architettura (li abbiamo nelle nostre mailing list, disponibili in un click), avremmo già fatto un passo, se pur minimo, che testimonia del nostro esistere.
Insomma, dopo tante apprensioni sulla strada che l'architettura contemporanea deve prendere, sarebbe davvero un controsenso girarsi dall'altra parte
Nel migliore dei casi la Farnsworth House sarà smembrata e ricomposta in altro luogo, come un lembo di spazio da trapiantare chirurgicamente.
Deadline, mi viene in mente questa parola così calzante, mentre i giorni passano.
“Less is more”…ma fino ad un certo punto.

Ecco i links per approfondire:
www.b-e-t-a.net...
www.aroots.org...
perso.wanadoo.fr...

Paola Ruotolo www.eartmagazine.com

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Commento 513 di Claudio Compagnucci del 22/11/2003


Per anni Architetti e critici si sono battuti per conferire dignità ad opere architettoniche cercando di porle sul medesimo livello delle altre arti.
Giusto, giustissimo, l’architettura seppur considerata meno "artistica" rispetto alla pittura, la scultura o la poesia merita comunque di far parte di questo entourage.
Ora dopo tante battaglie cosa accade: Come un quadro di Picasso un edificio simbolo dell’architettura moderna viene messo all’asta. Sotheby’s, il colosso statunitense delle aste miliardarie, venderà la Farnsworth House del maestro Mies Van Der Rhoe il 12 dicembre.
E’ nato un caso, fortunatamente, e c’è chi cercherà anche solo inizialmente di portarla via da mani inconsapevoli.
L’opera, il cui valore storico-artistico è indiscutibile, tanto da essere considerata una dei più importanti edifici del nostro secolo, non gode incredibilmente della "protezione" assicurata solitamente ad altri edifici architettonicamente di rilievo. La causa di questo è la relativa giovinezza dell’edificio che non gode, dunque, del diritto di "protezione" che le spetterebbe.
Non è da escludere infatti che la villa possa essere smontata e rimontata in un altro sito, attività non fuori dal comune negli Stati Uniti, evento che snaturalizzerebbe le motivazioni che hanno portato Mies a pensare a spazi di quella straordinaria qualità. Spazi che non si possono capire, spazi che devono essere vissuti per essere compresi.
Ci auguriamo che gli sforzi del proprietario e dello Stato dell’Illinois, intenzionato all’acquisto della villa, tesi alla conservazione dello stato attuale dell’opera, vadano a buon fine. E magari, come è intenzione dell’Amministrazione Locale, possano trasformare la Casa Farnsworth in una meta turistica per gli studenti di tutto il mondo che vorranno capire ciò che a parole non si può spiegare. LO SPAZIO!

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Commento 508 di Paolo marzano del 19/11/2003


Chi ha architetture per intendere…
di Paolo Marzano

Colgo lo scritto di Guidu Antonietti su Antithesi e su Channelbeta riguardo la vendita della Farnsworth House di Mies van der Rohe, il 12 dicembre 2003 da SOTHEBY'S a New York.
Il 1946 è la data di quest'intuizione che ha fatto balzare in avanti la ricerca architettonica, consegnata poi nel 1951 al Dr.Farnsworth. Nelle vicinanze delle rive del Fox River a Plano a est di Chicago negli Stati Uniti.
Esempio di leggerezza strutturale capace di contribuire alla ricerca architettonica più di tante parole e di mille esempi, dando una visione reale, di quell'elemento che ancora oggi si fa fatica a spigare: lo spazio. Pensiamo a come potrebbe diventare se venisse ridefinita come meta (magari spostandola in un altro sito come il Padiglione di Barcellona del '29) per diventare una 'sosta architettonica', inserita in un circuito mondiale di una 'pomenade architectural'. Ogni studente potrebbe vederla, osservarla, contemplarla per assorbirne la confluenza energetica di cui è intrisa. Nel mare di esempi ormai considerati 'minimali', ritengo sbagliato destituire dalla sua enorme capacità progettuale, la Farnsworth House. Essa nello stesso tempo è l'evoluzione cristallizzata di un luogo, un' opera aperta che didatticamente può convalidare nuovi percorsi e inoltrarsi nello studio dello spazio progettato. Qualche fondazione illuminata, per la salvaguardia dei capolavori o qualche gruppo finanziario si renda filantropicamente conto del valore storico soprattutto culturale e sociale di questo capolavoro dell'architettura. Sono d'accordo sulla scelta di aROOTS nel farla diventare un sito virtuale, ma ritengo la virtualità 'un ambito' mutante che scivola e fluttua tra idee concrete e lavora per realizzarle. Se invece di un oggetto rimane l'immagine virtuale e non si è riusciti a far niente per l'oggetto reale che è contenitore e contenuto, dello spazio (inteso come relazione), allora c'è ancora tanto da lavorare, per non vivere tristi e povere 'simulazioni di annunciate assenze'.


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Commento 510 di Guidu Antonietti del 19/11/2003


Gentile Paolo Marzano
Grazie per il commento !

Avant d’être réel l’Architecture est d’abord virtuelle !
Et cela bien avant l’Internet .
Celle de Etienne Louis Boullée :
http://expositions.bnf.fr/boullee/indexpo.htm
a été essentiellement virtuelle !
Avant l’aire électronique on la disait de « papier » !
Celle de Mies, virtuellement est celle que porte tous les Architectes ,
réellement celle qu’il est encore à l’ordre du jour de promouvoir …
Sauf si l’on considère que seul le style est l’Architecture .
Et dans ce cas là on est moderne , post-moderne , constructiviste , deconstructiviste ,ou cyberarchitecte ,ou … ?

Est Architecte réel , celui qui construit , et alors nous sommes peu nombreux! Et innombrables sur le Web !

« L'Internet est un trou, un réseau transparent, une pénombre, un jeu de lumières. On navigue sur le néant, pixel d'une neige incandescente, d'un nombre sans ombre, du temps sans espace, dans l'espace, tant on prend le temps...
Nous sommes les esclaves de notre clavier ergonomique et nous sommes fiers de pouvoir ainsi survivre... en écoutant l'un, conscient de l'autre, dans le néant de l'infini, le nez au vent, comme sous les auvents du temps, de temps en temps ! »

Une époque comme la notre qui empêche les Architectes de dire ce qu’ils ont a dire est une époque régressive! Elle a détruit plus qu’elle n ‘a construit! Pire elle a construit des camps de concentration …

Le web permettra-t-il d’inverser ce funeste processus ? Je l ‘espère et j ‘en doute !
Les évènements récents en Irak ( que antiTheSi a justement relater ) me disent le contraire .

Virtuels, réels, Architectes citoyens conscients, nous devons être !

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