Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Con De Masi per Niemeyer

di Paolo G.L. Ferrara - 10/1/2004


L’ultima di Sgarbi, come una barzelletta da notte di capodanno quando si è ubriachi, è arrivata il 31 dicembre, dalle pagine di Italia Oggi: “L’abusivismo ha per sua natura la necessità di nascondersi, mentre gli architetti famosi possono permettersi di esibire le loro malefatte perché sono sempre in regola con la legge”.
Di tutto si era detto sull’architettura moderna, ma che fosse danno peggiore dell’abusivismo è davvero una chicca da annoverare tra le stupidaggini più memorabili, poiché è un’affermazione di nessuna utilità per la risoluzione di entrambi i problemi, quello dell’architettura contemporanea e quello dell’abusivismo.
Sulle pagine di antiTHeSi è stata forte la polemica sul restauro del teatro veneziano La Fenice, ma ha sortito solo parole, e non poteva che essere così, se è vero che non c’è stata alcuna presa di posizione prima che se ne decidesse la ricostruzione sul filone del “come era e dove era”.
E’ come la storia dell’altro teatro famoso, la Scala, a cui ha messo mano Mario Botta. Tutti scandalizzati, dopo.
Vediamo un pò se c’è la possibilità d’invertire la tendenza dello “sdegno a posteriori”. Lo spunto che ci viene da Domenico De Masi, che scrive su La Repubblica del 30 dicembre 2003 a difesa del progetto di Oscar Niemeyer per l’Auditorium di Ravello, ci potrebbe dare la possibilità di invertire la tendenza dello “sdegno a posteriori” in una presa di posizione che coinvolga chiunque sente davvero che in Italia la modernità è continuamente repressa da un sistema d’intrecci accedemico-politici duro a morire.

Quella di De Masi è, infatti, una denuncia forte e diretta contro il paradossale sistema italiano che consente di lasciare molto più spazio a opere di scarsa qualità che non ad architetture che tali si possano definire. I fatti sono forse noti a pochi, ma i significati di ciò che sta avvenendo a Ravello sono, senza dubbio, inquietanti.
Il Comune di Ravello, considerata l’importanza del festival musicale che vi si svolge, decide di affidare a Niemeyer il progetto per un auditorium.
Scrive De Masi: “Ci sono voluti tre anni per percorrere l´estenuante iter burocratico, ottenendo tutte le necessarie autorizzazioni e un finanziamento di 18,5 milioni di euro purché l´opera sia completata entro quattro anni. Gli esperti più autorevoli (da De Seta a Fuksas, da Portoghesi a Pagliara e a Rosi), le riviste di architettura più prestigiose hanno giudicato questo progetto come un vero e proprio capolavoro, semplice e bello, assolutamente coerente con il luogo cui è destinato. L´area in cui l´auditorium dovrebbe sorgere è stata attentamente individuata dal Comune in base alla sua bellezza panoramica, alla sua vicinanza a Villa Rufolo, dove si svolgono i concerti all´aperto, alla fortunata circostanza che il Piano urbanistico territoriale (Put) e i decreti connessi la destina proprio ad opere di utilità pubblica e di quartiere.
Tutto liscio, dunque? Neanche per sogno! Gli attuali proprietari del terreno intendono costruirci un loro parcheggio, benché la legge ne vieti l´uso privato. Dopo avere rifiutato l´offerta del Comune, di condividere il garage previsto nei sotterranei dell´auditorium, essi hanno fatto ricorso al Tar per impedirne comunque la costruzione.”

E il 23 gennaio il Tar Campania dovrà dire chi ha ragione, se l’architettura moderna o le strampalate direttive urbanistiche, che in Italia sono corresponsabili della situazione di orribile dissesto paesaggistico e architettonico. L’urbanistica italiana è antiquata, ed è un dato di fatto incontrovertibile, così come lo scollamento tra essa e la disciplina architettonica.
E alle antiquate leggi della pianificazione si appella l’urbanista Vezio De Lucia, che dice espressamente: “E´ illegale, se sorgerà sarà, di fatto, una opera abusiva; chi lo vuole sappia che non rispetta i criteri di legalità. Il PUT (Piano urbanistico territoriale, ndr) non consente l´edificazione dell´auditorium e chi sta dalla parte della legge non può che prenderne atto, l´impatto ambientale e quant´altro vengono dopo, la cosa principale è il rispetto della legalità e io vedo che per superare l´ostacolo posto dalla legge si sta dando una interpretazione inaudita alle norme; una interpretazione che, mi auguro, il Tar bocci.”
Vero, il Put contempla che in quell’area possano essere edificati solo ospedali, scuole, chiese, parcheggi, impianti sportivi, centri culturali e sociali. Dunque, sembra proprio che il problema non sia l’architettura in sé ma il suo contenuto, la sua funzione. Ed allora poco importa se in veste di ospedale o di scuola essa sarà brutta, l’importante è che sia destinata a ciò che prevede il PUT. In sintesi, siamo agli stessi livelli di anacronismo dell’inedificabilità lungo le coste, che obbliga a stare oltre ben stabiliti metri oltre la battigia, ma non controlla cosa si costruisce, non controlla la qualità dell’architettura.
A Ravello sono i proprietari dei terreni ad opporsi all’architettura di Niemeyer, rifiutando di condividere il garage previsto nel progetto dell’auditorium. Ovvio: una cosa è vendere singoli box, un’altra doversi accontentare di un “cambio merce”.
Quello che più stupisce è la presa di posizione di Italia Nostra, che ha ricorso essa stessa al Tar con la motivazione che il progetto di Niemeyer avrebbe “un impatto pesaggistico-ambientale sconvolgente”.

De Masi è impietoso: “Quando a Ravello venivano perpetrati gli scempi più immondi, Italia Nostra non si è mai fatta viva. Ora, invece, presa da un subitaneo raptus iperattivo, ha scritto addirittura al presidente Ciampi, al ministro Pisanu, al governatore Bassolino per invocare lo scioglimento del consiglio comunale, come se si trattasse di terroristi islamici presi sul fatto”.
No, caro De Masi, è più probabile che si tratti di difendere interessi privati ammantati dal paravento della tutela paesaggistica che, chissà perché, da quasi sessanta anni sono vincolo solo alla buona architettura e non certo agli abusi edilizi, visto e considerato che ciclicamente siamo a fare una legge di condono...il che non può che sottintendere che non vi è alcun controllo contro la vera illegalità. Ora, finchè non ci si renderà conto che l’abuso edilizio non è solo questione di volumetrie ma anche di qualità, l’Italia resterà al palo nel circuito culturale internazionale, continuando a mandare quali suoi rappresentanti in manifestazioni culturali architetti passatisti quali Paolo Zermani che al Festival Internazionale Europeo di Bruxelles ha mostrato i suoi lavori, riproponendosi quale indiscutibile rappresentante del vero spreco di energie alla ricerca di un passato che viene identificato con un falso classicismo italiano quale radice di tutta la nostra storia e della nostra identità.
Francesca Bettini, della Gazzetta di Parma, si entusiasma al cospetto dello spettacolo zermaniano: “ Le grandi immagini che si sono succedute sullo schermo del Centre Intenational pour la ville, l'architecture e le paysage di Bruxelles, hanno mostrato, in una sorta di nuovo Grand Tour, i progetti recenti di Zermani per le città del nostro paese”.
Siamo dunque al Grand Tour del terzo millennio, nel quale potremmo addirittura includere la folle idea che Jacopo Gardella, a proposito delle mura spagnole di Milano, ci ha proposto dalle pagine di La Repubblica del 10 dicembre 2003 : “Per la circonvallazione intermedia delle mura spagnole, cioè dei bastioni edificati all´inizio del secolo XVI, é stata fatta a sorpresa, durante un recente convegno milanese al castello Sforzesco, la avveniristica proposta di ricostruire - nella forma, ubicazione e dimensioni originarie - l´intero anello dei bastioni, prendendone a modello l´unico tronco ancora superstite in prossimità dell’arco di Porta Romana.[...] A chi si mostra perplesso di fronte alla "scandalosa" ricostruzione dei bastioni in stile d´epoca, cioè alla realizzazione di un falso storico vero e proprio, va ricordato che il centro antico di Varsavia, completamente distrutto nell´ultima guerra, é stato riedificato casa per casa, come era e dove era, con il consenso e la partecipazione di tutti gli abitanti della capitale polacca [...]La ricostruzione delle mura spagnole non costerebbe alla amministrazione comunale neanche un euro: basterebbe concedere ai costruttori privati, a compenso della riedificazione fedele del fronte esterno, rivolto verso campagna, l´utilizzo dell´intero fronte interno, rivolto verso città, e la facoltà di sfruttarlo con negozi al piano terreno e con ufficio residenze al piano superiore”.
L’idea è quantomeno anacronistica, passatista, incredibilmente kitch: siamo oltre il già tremendamente anacronistico “come era e dove era”, sconfinando nella speculazione economica della storia: mura false con negozi al loro interno: ma come può saltare in mente una idiozia del genere? Forse che Gardella abbia letto il libro di Zermani “Identità dell’architettura” che secondo Francesca Bettini “...costituisce una delle riflessioni più precise e singolari sulla necessità di approfondire e rinnovare l'identità italiana dell'architettura, contro l'acritica importazione di mode e modelli che ha segnato il nostro tempo” ?
Ancora una volta, ecco saltare fuori la questione dell’architettura quale “moda”, riferita, sia ben inteso, alle ricerche contemporanee che travalicano le frontiere geografico-politiche.
L’ho detto più volte: è un argomento talmente debole che può calzare bene solo a chi altri argomenti non ha.
Torniamo a Ravello. Il problema è politico. Riportano le cronache di alta tensione e parole grosse durante il Consiglio Comunale che doveva ratificare l’accordo di programma per l’auditorium. Minacce di rivedersi in tribunale tra l’opposizione, guidata dall’ex sindaco Di Martino e la maggioranza dell’attuale sindaco Amalfitano.
In conclusione, può anche starci che si critichi la chiesa di Richard Meier a Roma, come ha fatto Mara Dolce su Channelbeta.net, ma credo che dovremmo cercare di riflettere su quanto più dannoso economicamente sia continuare a legittimare gli abusi edilizi (vera cassaforte programmata dai governi che si sono succeduti in Italia, a cui attingere in “caso di necessità”) e ostracizzare la contemporaneità a favore di un falso culto del passato da reiterare continuamente.
Ecco l’augurio che mi faccio per il 2004, ovvero che si possa davvero essere tutti consapevoli che i problemi dell’architettura nascono, prima ancora dell’architettura stessa, nelle stanze dei politici, non negli studi degli architetti.
Domenico De Masi sta portando avanti una battaglia legittima che mi auguro possa essere sostenuta anche dai lettori di antiTHeSi. E’ un'occasione da non sprecare per arrivare a dei risultati concreti.

Nota: le immagini sono tratte dal sito www.fondazioneravello.it

(Paolo G.L. Ferrara - 10/1/2004)

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Commento 873 di Paolo Marzano del 20/02/2005


Oscar Niemeyer è un indiscutibile maestro, un instancabile creatore di architetture che sfiorano il ‘sublime’, inteso nell’accezione che la storia dell’architettura ha dato a questo termine. Immane il suo lavoro, conseguente ad una vigorosa ed evidente passione. L’architetto Niemeyer, racconta il suo lavoro utilizzando i segni e trasformandoli poi, in immagini; crea ambiti variabili di ritrovata potenza espressiva. Genera senza sosta indelebili confluenze formali caratterizzate da una calcolata e fin troppo colta, ‘differenza’. A suo carico un percorso architettonico straordinario; imbastisce oggetti rari, formalmente appartenenti ad un mondo possibile ora ‘plausibile’. Traduce dalla stessa materia, un’energia scultorea sofisticata. C’è di più, chiediamoci del rapporto delle sue opere con lo spazio, chiediamoci perché le sue forme così libere e suadenti riescono a confrontarsi con esso senza contrapporvisi violentemente. Bene, la risposta è nello studio e nella sua ricerca continua con matita e foglio, nei paesaggi della sua terra maturati ed ri-ri-elaborati, nella semplicità progettuale e costruttiva, dote comune ai grandi maestri dell’architettura. Uno dei migliori architetti che sanno coniugare il contenitore funzionale, con un’evidente partecipazione dello spazio alla struttura convincendola di una propria valenza scultorea. Oscar Niemeyer si è così avvicinato alla storia complessa dello spazio architettonico, alla sua più recondita e difficilmente interpretabile essenza. Basta guardare le immagini dei numerosi progetti in cui ha proposto architetture ai bordi di crude curve di livello, di muraglie naturali a picco sul mare. Le sue opere nascono dallo spazio ed in esso si proiettano dilatandosi visivamente e diventandone parte integrante. Ora, molto presumibilmente, una sua opera farà parte del paesaggio italiano, in particolare a Ravello dove, dopo una vivace quanto fruttuosa e stimolante discussione, che sottolinea l’avanzato grado di civiltà del nostro paese, verrà costruito un auditorium. La locazione è, guarda caso, in un posto esattamente come lo sono quelli in cui l’architetto, si è dimostrato essere insuperabile. Plauso, quindi alle amministrazioni del posto, anche alle testate giornalisctiche che hanno contribuito di volta in volta a farci conoscere le vicissitudini degli accadimenti (come avevo sperato succedesse nei miei scritti risalenti all’inizio della discussione). La componente più importante rimane il fatto che il suo progetto ha in sé tutta la sua storia e grazie ad esso comprenderemo maggiormente gli ambiti elettivi di un territorio, tenendo presente che uno spazio creato è sempre e comunque uno spazio rivelato.

Rivelazioni d’Architettura http://www.costruzioni.net/Marzano.htm
di Paolo Marzano

http://www.fondazioneravello.it/oscar/progetto.html
http://www.larticolo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1054&mode=&order=0&thold=0
http://www.architettiroma.it/dettagli.asp?id=5000
http://www.niemeyer.org.br/
http://www.sintesieuropa.com/schede/oscar_niemeyer.htm
http://www.nextonline.it/archivio/11/07.htm
http://www.archphoto.it/IMAGES/Manzione/manzione1.htm
http://musibrasil.net/stt/vsl_stt.asp?ids=30
http://www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=4947


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Commento 773 di Giannino Cusano del 11/09/2004


Condivido quasi del tutto l'articolo di De Masi e i conseguenti commenti a favore dell'intervento di Niemeier a Ravello.
Sottolineerei con più forza un fatto: lo sfondo scandaloso non è solo l'abusivismo quanto la scarsissima qualità dell'architettura 'legale' che si produce quotidianamente in Italia. Certo, il TAR ha dato ragione ai ricorrenti, e il rispetto delle leggi è l'unità di misura di un Paese civile: ma se le leggi sono pessime -e in Italia per lo più, specie in materia urbanistica, lo sono- non occorre forse cambiarle ?
La 1150 è vecchia e fu attuata, x la prima volta grazie alla 765 del '67, in un contesto disorganico e fortemente neo-corporativo: ben più di quanto l'eredità del Ventennio non lasciasse sperare ai corporativisti + sfrenati di ogni risma e matrice: basti ricordare che dal Fascismo l'Italia ereditò almeno 4 centi decisionali a livello di pianificazione urbana e territoriale e tutti scollegati fra loro: Min. Ll.Pp., Min. per la Pubblica Istruzione x la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici (L.1089, 1.6.1939), mentre il Ministero dell'Industria e quello dei Trasporti potevano a loro volta prendere decisioni fondamentali, quanto scoordinate e disorganiche, sulla grande infrastrutturazione nazionale.
L'Italia post-fascista non esordisce scardinando alla radice quel sistema, ma moltiplicandolo in modo indiscriminato e con una proliferazione spaventosa dei centri di decisione: Consorzi di sviluppo industriale che pianificano intere aree industriali, Enti provinciali del Turismo che pianificano interi insediamenti turistici ecc. Il boom edilizio ed economico succeduto allla ricostuzione post-bellica (che, giova ricordarlo, fu fatta non con gli strumenti urbanistici vigenti e inadeguat ma con una Legge speciale, la Ruini) vertebrò il territorio italiano con una stragrande quantità di interventi fuori piano e di scala spesso considerevole.
Nonostante i molti meriti della Legge Ponte, va pur sempre ricordato -a suo demerito- che usò una terminologia vaga ed imprecisa: ciò rese necessarie precisazioni, definizioni, chiarificazioni che posero le basi per la tolleranza dell'abusivismo: esattamente con la Circolare esplicativa del Min. Ll.Pp. n. 3210 del 28.10.1967, che a mio parere apre le porte a tutti i possibili ed immaginabili condoni successivi quando (.art. 16, primo capoverso) testualmente afferma:
'E' prevista l'applicazione, in via amministrativa - nei casi in cui non si proceda alla restituzione in pristino od alla demolizione delle opere abusive - di una sanzione pecuniaria pari al valore venale delle opere o delle parti di opere eseguite abusivamente ovvero in base ad una licenza edilizia annullata per i motivi suindicati.
Tale sanzione è considerata dalla legge come alternativa rispetto alla demolizione e quindi va applicata quando l'autorità non ritenga di esercitare il potere di demolizione...'
Il gioco è fatto: in certe condizioni l'abuso edilizio può essere un eccellente investimento!
Dissi oltre 20 anni fa, in un pubblico dibattito e a un Italia-Vostrista di spicco (se ben ricordo era tal Fulco Pratesi) che ritenevo Italia Loro e l'ambientalismo italico di maniera responsabili di oltre 500.000 vani abusivi a Roma, gestiti poi dalla mafia, in quanto le suddette associazioni chiedevano a gran voce non l'attuazione del Piano di Piccinato del '62 ma il blocco edilizio integrale per Roma: col risultato che mentre la nuova imprenditoria, ormai fattta in prevalenza da professionisti, si vedeva osteggiata e demoralizzata proprio quando chiedeva l'attuazione di quel Piano, l'abusivismo si fregava le mani!
Ah, beata ignoranza ed irresponsabile incoscienza di questo Paese! Non mi sorprende la posizione di Italia Nostra, ma forse è matura l'ora per domandarsi come si sia venuta formando, storicamente, questa strana, strettissima e perversa complicità di fatto fra cattiva legalità (ovvero rispetto rigorosissimo di pessime leggi, tanto più rigoroso quanto più cattivi ne sono gli effetti) e atteggiamenti culturalmente retrivi ed oscurantisti.
Confesso di non saper rispondere tanto facilmente: ma ho il sospetto che la risposta a questo interrogativo potrebbe davvero aprire una breccia forte, sul piano delle leggi e della cultura, per un'auspicabile e improcrastinabile rivoluzione urbatettonica nel nostro Paese.

G.C.

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Commento 652 di Vilma Torselli del 13/02/2004


Alla conclusione, mi auguro, di un dibattito che ha preso ormai i connotati di quello che definirei il tormentone “Con De Masi per Niemeyer”, noto con una certa curiosità una sostanziale convergenza di giudizio sul progetto ed il suo autore, estranea alla vena fortemente polemica che ha caratterizzato tutto il contradditorio. In nessuno dei commenti che mi sono diligentemente riletta compare una critica negativa verso Neimeyer, nemmeno in quelli dell’acidissimo enricogbotta, che tutt’al più assume un atteggiamento neutro, con poca voglia di entrare nel merito (contento lui…., come insegnano gli antichi, de gustibus…., ecc.)

Cito, dai 33 commenti presenti a tutt’oggi:

……nasce dall’idea di uno dei grandi maestri del Moderno, il 94enne Oscar Niemeyer, e rappresenterebbe sicuramente una buona occasione per accrescere il patrimonio di opere di architettura contemporanea del nostro paese….. (Pierluigi Di Baccio)

…….è sconfortante vedere un grande architetto riportato a questioni di così bassa lega...(Andrea Pinna)

Non si discute il merito e la comprovata professionalità di Niemeyer ….. (Mara Dolce)

……..mi arriva agli occhi l’ultimo progetto di Oscar Niemeyer per Ravello. Con mio grande interesse constato e apro il mio cuore e la mente al prossimo insegnamento che questo grande maestro ci da alla sua veneranda eta’. (Francesco Pietrella)

L'ottimo Domenico De Masi potrà anche perderla, temo, la sua battaglia per il bel progetto di Niemeyer a Ravello, ma le persone libere saranno sempre dalla sua parte (Beniamino Rocca)

Niemeyer è un architetto che ha fatto la storia del secolo scorso, sarebbe bellissimo avere una sua opera nel nostro paese (Arianna Sdei)

benvenuto auditorium!Va bene così……

Lo slancio culturale che darebbe un intervento di questo genere in quella zona, dovrebbe far meditare molti

spero che costruiscano l'auditorium di Oscar Niemeyer a Ravello,
il luogo ci guadagnerà e anche tante altre iniziative culturali previste ed in attesa di realizzarsi….. (Paolo Marzano)

…………….non è in dubbio la forza creativa e l'impegno sociale di questo architetto.
Il suo spessore morale è ben noto a tutti. (Isabel Archer)

………..un grazie specialmente ad Oscar che ha donato all'Italia un altro suo preziosissimo fiore. (Carlo Sarno)

Per una casuale concomitanza, per influenza della buona sorte o di qualche dio dell’architettura, per una rara combinazione planetaria o qualche favorevole posizione astrale, avevamo davanti un progetto che andava bene per tutti, nonostante le carenze legislative, le irregolarità procedurali, i vuoti normativi, il parere di Italia Loro, ed invece di occuparci del progetto ci siamo occupati delle regole, che non sono nulla senza un buon progetto.
Da perfetti imbecilli, abbiamo guardato il dito che indicava la luna.

Tutti i commenti di Vilma Torselli

 

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Commento 647 di Pierluigi Di Baccio del 10/02/2004


Cari lettori di Antithesi,
pur essendo io stato brevemente protagonista sabato scorso di uno spiacevole scambio di battute con il sig. Lazier, di cui mi assumo doverosamente la responsabilità, assieme al mio interlocutore, per aver perso momentaneamente il controllo delle parole, gradivo intervenire con un’ultima nota chiarificatrice e distensiva.
Ritengo infatti possa essere utile cercare di riassumere pacatamente quelli che secondo me sono i termini salienti della diatriba sviluppatasi nei 32 commenti all’articolo di Paolo G. L. Ferrara giunti finora.
La questione cui ci troviamo di fronte riguarda la possibile costruzione di un nuovo piccolo auditorium (400 posti) nel territorio del comune di Ravello, in un’area privata destinata dagli strumenti urbanistici ad un uso pubblico (anche se non è chiarissimo quante e quali tipologie di uso pubblico la norma contempli). L’intervento, nella configurazione che è stata pubblicizzata, nasce dall’idea di uno dei grandi maestri del Moderno, il 94enne Oscar Niemeyer, e rappresenterebbe sicuramente una buona occasione per accrescere il patrimonio di opere di architettura contemporanea del nostro paese. Tutta l’operazione, nonostante ciò, contiene anche alcuni aspetti di criticità e ambiguità che hanno scatenato accese battaglie e legali e culturali.
Bisogna appunto sottolineare che esistono due piani di lettura della vicenda, paralleli ma non coincidenti:
1. il piano legale-giuridico: riguarda forse più la cronaca che il dibattito culturale; vede da una parte i privati proprietari dell’area che difendono strenuamente interessi particolaristici e il cui ricorso al TAR rappresenta nient’altro che una mossa dilatoria (alla luce anche del fatto che il comune di Ravello rischia di perdere il finanziamento pubblico di 18,5 milioni di euro se non comincia in fretta i lavori), da un’altra parte ci sono ALCUNE associazioni ambientaliste che contestano la non congruenza dell’opera alla normativa urbanistica e paesistica regionale e hanno ricorso al TAR non perché contrarie al progetto in sé (ciò valeva almeno per il WWF) ma perché temono che l’interpretazione “estensiva” della normativa, che il progetto si porta dietro, determini un pericoloso effetto emulativo nei comuni limitrofi, non facilmente controllabile in futuro.
2. il piano culturale vero e proprio: è quello che ci e mi interessa più da vicino. Può riguardare il giudizio di merito sull’opera, la sua opportunità e la sua capacità di aggiungere o togliere valore al territorio in cui si inserisce: a riguardo direi che pochissimi si sono espressi a sfavore del progetto, praticamente nessuno (forse solo Salzano…e Sgarbi?). Può riguardare inoltre il giudizio di valore sul modello di procedimento usato per l’affidamento dell’incarico ed è qui che s’inseriscono le perplessità mie e di altri per il mancato utilizzo della procedura concorsuale.
Per comprendere davvero la questione è bene chiarire alcuni malintesi che secondo me sono nati nel corso del dibattito e ne hanno impedito uno svolgimento più sereno. Esistono infatti anche qui due livelli diversi di lettura del problema.
Il comune di Ravello, nella realtà dei fatti, non ha conferito a Niemeyer un vero e proprio incarico di progettazione, bensì ha recepito alcuni suoi disegni e idee inquadrandoli ufficialmente come una consulenza esterna (una sorta di supervisione artistica?), il progetto nei vari livelli di approfondimento viene invece sviluppato dall’ufficio tecnico comunale e firmato dalla sua responsabile, Rosa Zeccato. Come ammette lo stesso Lazier, si tratta di una “procedura d’incarico un po’ tirata e al limite della legalità usata dal sindaco di Ravello”.
La critica dunque è legittima, anche se, a dire il vero, dal basso della mia media competenza, non sono affatto sicuro che la legge Merloni obbligasse al concorso pubblico, soprattutto dopo le modifiche degli ultimi due-tre anni; in ogni caso, io e alcuni (molti?) altri abbiamo espresso perplessità per la mancata indizione di un concorso di idee perché siamo convinti della sua opportunità AL DI LA’ (E A DISPETTO) del fatto che la legge lo preveda (o no), così come Antitesi ci ha insegnato.
Non si tratta di essere attaccati all’intangibilità della norma-feticcio, bensì di continuare coerentemente a sostenere che il metodo migliore per la risoluzione del problema della democraticità e qualità degli incarichi di progettazione è quello di indire pubblici concorsi, chiari, trasparenti e internazionali.
Detto questo, è più che legittimo, però, avere sensibilità diverse riguardo al fatto che, in un contesto di mancato rispetto delle norme, l’obiettivo di realizzare un progetto di qualità possa giustificare il perpetuarsi ulteriore di tale prassi.
Ugualmente non condivido che il parziale (o totale) fallimento della Merloni (legge nata in regime di emergenza, mai amata e quindi più e più volte modificata, creando solo confusione, senza aver avuto mai il cor

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Commento 640 di Beniamino Rocca del 09/02/2004


caro Sandro, so bene come sia difficile tentare di " liberare certa sinistra" come tu dici (e in questi casi, mi viene sempre da pensare al segretario di Rifondazione Comunista , Bertinotti , personalmente conosciuto quando era ancora un sindacalista socialista in carriera...) dal suo massimalismo giacobino.
Che un giovane architetto come Botta poi, dia del "malfattore" a chi è favorevole al progetto Niemeyer (e quindi all'architettura) e sia nell'operare concreto dei fatti suoi (e della sua associazione) a favore dell'"orrida " legge Merloni (e quindi degli ordini professionali, dei burocrati, dei concorsi truccati, dell'Assimpredil, che quesa legge così hanno voluto) la dice lunga sull' onestà culturale della discussione che è nata.
Anche l'aspirante architetto di successo che se la prende con l'ottimo Mariopaolo Fadda è , nei fatti, con "i baronati universitari, i favoritismi della corporazione, l’ostracismo delle riviste patinate, i concorsi truccati, l’analfabetismo."
Meno male che c'è Antithesi ... e anche il Co. Di.Arch., forse, che nel silenzio (imbarazzato?) dei lettori-critici, del Darc, del Ministero ai Beni Culturali, continua la sua battaglia per proporre concrete modifiche di legge per arrivare ad un'architettura libera, antiaccademica , che sappia dare "serenità e stupore".

Tutti i commenti di Beniamino Rocca

 

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Commento 636 di Gianluigi D'Angelo del 09/02/2004


Credo che il punto di vista di Enrico Botta sia condivisibile, e piano piano se ne stanno accorgendo il giro. Possono non piacere i toni ma non bisogna perdere di vista i contenuti. Mi dispiace che il concorso che sta preparando il CPA sia boicottato omettendo link e non dandone comunicazione. L'informazione va garantita a prescindere dalle opinioni, sono poi i lettori a dare un giudizio.
un saluto
Gianluigi D'Angelo

Tutti i commenti di Gianluigi D'Angelo

9/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Gianluigi D'Angelo

Nessuno ha mai boicottato nulla. Semplicemente, non abbiamo ricevuto la segnalazione. Credo possa capitare qualche disguido anche con le e mail. Abbiamo sempre pubblicato tutto quanto Botta ci ha sottoposto.
Adesso mi sono un pò seccato di sentire antiTHeSi tacciata di boicottaggi vari: siamo stati i primi a garantire la libertà di espressione on line e ne abbiamo pagato lo scotto, visto e considerato che c'è chi, criticato, ne ha fatto una questione personale. Dunque, per favore, finiamola.
Botta, come chiunque, ha avuto lo spazio per dire e fare quello che credeva opportuno. Se il tuo intervento era finalizzato a metterci sul banco degli imputati, bèh hai sbagliato nettamente.
Botta ci ha comunicato di avere deciso di non volere intervenire più su antiTHeSi: ne prendiamo atto, ma, per favore, non mandi i sicari, perchè così finiamo per cadere nel ridicolo.

 

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Commento 637 di Paolo Fiore del 09/02/2004


Dalle reazioni scomposte di Sandro Lazier emergono due punti:
il primo:
è l'unico autorizzato ad insultare, ad aggredire ingiustificatamente chi non condivide il suo punto di vista, a decidere chi è arrogante e chi non lo è. Sale in cattedra Lazier e ci fa la morale, chiede di moderare i toni gridando più forte di tutti gli altri. Ci fa sapere che si è stufato, si è scocciato di quei lettori che gli piantano delle grane e manifestano il dissenso. Un consiglio: potrebbe cominciare a scrivere un diario personale piuttosto che dirigere una rivista, non avrà contraddittorio e sarà finalmente felice.
il secondo:
sulla vicenda Ravello porta degli argomenti di grande debolezza, risponda invece perchè non si dovrebbe fare un concorso. E`l'unico strumento di confronto serio.
saluti

Tutti i commenti di Paolo Fiore

9/2/2004 - Sandro Lazier risponde a Paolo Fiore

1.
Non è vero che insulto ed aggredisco. Anzi, mi difendo, animatamente ma mi difendo e difendo il giornale per cui scrivo. Comunque grazie del consiglio per il diario ma nessuno è obbligato a leggere quello che scrivo. Tra l’altro, leggere antiTHeSi, non costa nulla. Quindi a lei cosa dovrei dare?
2.
Che un concorso, per di più fatto da Botta, sia l'unico strumento di confronto serio mi pare quantomeno esagerato. Il concorso non è buono in sé e per sé. Dipende dal programma che lo concepisce e, soprattutto, da chi sceglie e giudica. E’ ora di smettere di pensare che sia sufficiente indire un concorso per risolvere ogni male sociale. Questo è pensiero da talebani dilettanti. Chi giudicherebbe, Botta? O qualche suo amico? Di destra o di sinistra? Verde, grigio, bianco o nero? Modernista o tradizionalista? Il giudizio sul gusto non è matematica, dove basta fare la somma e tutti sono d’accordo. Come si può pensare che il concorso premi il meglio e basta. Il meglio per chi? Dovremmo applaudire un’architettura scadente solo perché frutto di un onesto concorso?
Io credo che in un paese che voglia seriamente comportarsi in modo democratico non ci sia altra possibilità di scelta che affidarsi alla responsabilità politica delle persone che lo governano. Il “principio responsabilità” è il solo che ha legittimità. Se il sindaco di Ravello ha fatto la sua scelta deve risponderne politicamente. Se la Regione Campania ha fatto un piano urbanistico che produce contraddizione e ostacola il comune a vantaggio di un privato che vuol costruire un parcheggio, è giusto che paghi politicamente le conseguenze, licenziando funzionari, consulenti, urbanisti e quanti hanno sbagliato. Non si possono chiudere gli occhi e pensare che nulla conti perché si è leso un principio: fare il concorso. Chi pensa seriamente e conosce un po’ la storia sa che i principi vanno amministrati con cautela e responsabilità, se no diventano macchine da guerra e basta.
Il filosofo Popper sosteneva che una società evoluta è quella che sa dotarsi di regole tali per cui chiunque agisca al suo interno non possa fare più di qualche danno. Questo nega di fatto qualsiasi principio assoluto e per sempre.

 

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Commento 639 di Gianluigi D'Angelo del 09/02/2004


Mi dispiace per la rottura con Enrico Botta e la sua mancata partecipazione al tuo corso.Puoi dirlo direttamente a lui, non sono nè suo sicario nè tantomeno suo portavoce. Sia ben chiaro che io non voglio fare la morale a nessuno, nè ti ho mai accusato mai di aver "chiesto agevolazioni carrieristiche". Considera sempre i miei commenti semplicemente per quello che sono.
un saluto gianluigi

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Commento 641 di Andrea Pinna del 09/02/2004


Credo che leggendo i vari interventi in questa discussione, e anche girando per la rete, emerga come sia quantomeno dubbio l'iter procedurale seguito per far approvare il progetto di Ravello...
La legalità dell'operazione credo e spero verrà chiarita dal TAR ma, indipendentemente dalla sua legalità, qui, in generale, è ambiguo l'atteggiamento di sostenitori e detrattori... Questi ultimi sostengono tesi poco condivisibili, riguardo il definire "sconvolgente" l'impatto ambientale della struttura... definire questa tesi "eccessiva" è un eufemismo... loro però almeno si pongono il problema della legalità... con un accanimento anche un pò sospetto, nel senso che in tante altre occasioni più pressanti e -sensibili, non li si vede, e questo fa pensare che usino Niemeyer come "nome" per attirare l'attenzione cavalcando la polemica...
I primi invece, i sostenitori, vedono solo il bicchiere mezzo pieno... il grande architetto ci ha dato un capolavoro poetico, e adesso bisogna farlo, punto e basta, la legge è un optional... cosa importa se il tar potrebbe decidere sull'illeggittimità dell'operazione, a noi piace e lo vogliamo! punto e basta!
Mi dispiace dover constatare quanto sia "italiana" questa vicenda...
sembra che per noi le leggi sono sempre un qualcosa che ci riguarda fino a un certo punto: la legge, se la conosci la eviti... solo che poi ci si lamenta tutti dell'abusivismo e degli appalti poco "trasparenti"...
e anche se, come in questo caso, c'è chi [pochi] ha puntato il dito contro la legalità dell'operazione, tra questi a quasi nessuno importava che non si sia fatto un concorso [magari trasparente come quello del cpa] su quest'opera... la legge lo prevederebbe, la Merloni, ma solo per le opere importanti, e, di fatto, l'auditorium non lo è... controllate la destinazione d'uso dell'area, non lo può essere! anzi nell'elenco dei tipi di edifici che si possono costruire su quell'area ci sta un sacco di roba, ma l'auditorium proprio no... per non parlare poi del PRG... e dei diplomatici commenti alla legittimità di questo bel casino sollevati da Bohigas...
Ma, quelli che l'auditorium lo vogliono, di tutto questo se ne fregano...
insomma, è sconfortante vedere un grande architetto riportato a questioni di così bassa lega...
Considero il progetto del brasiliano molto poetico, e spero si riesca a realizzarlo, ma nel rispetto della legge... e qui sta il punto, credo che in Italia le leggi andrebbero riviste... perchè se la burocrazia rende troppo complesso la realizzazione di opere come l'auditorium, bèh allora bisogna cambiare le leggi, anzichè aggirarle col consenso e l'appoggio di alcune lobby di potere, e rendere gli strumenti a disposizione dei politici più elastici e flessibili, facilmente modificabili e con minori tempi di esecuzione, nonchè più trasparenti ovviamente...
Ma contro la politica non ci va nessuno... meglio tenersela amica...
meglio criticare il progetto di Niemeyer
meglio criticare chi critica Niemeyer e il suo progetto...
solo che così perdiamo tutti...
a parte qualcuno con interessi particolaristici...
concludo quindi difendendo l'intervento di Enrico, del quale condivido la sostanza...
Capisco che la forma "manichea" usata x esporre le sue tesi possa irritare... la realtà è bianca o nera, o siete con me o contro di me... non è molto bello... ma vi considero persone con spalle abbasta larghe da poter reggere questo e altro, ad Enrico bisognava ribattere sulla sostanza, non sulla forma...
Le questioni in ballo sono troppo importanti per fermarci a commentare l'appassionato estremismo di un ragazzo innamorato dell'architettura, ce ne sono così poche in giro...
Considero il vostro sito un bel contenitore di libero pensiero, come pochi se ne possono trovare, e fa strano notare come basti così poco per farvi mutare la linea editoriale...
un saluto ottimista e di stima

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9/2/2004 - Sandro Lazier risponde a Andrea Pinna

A parte l’ennesima difesa d’ufficio del signor Botta, a proposito di “fatti e non pugnette”, la domanda formale del suo intervento qual è?

 

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Commento 642 di Paolo Marzano del 09/02/2004


Questo è il punto sul caso audirorium a Ravello di Oscar Niemeyer
La frase da scolpire sulla roccia è esattamente quella citata da Andrea Pinna : "... La legalità dell'operazione credo e spero verrà chiarita dal TAR ma, indipendentemente dalla sua legalità, qui, in generale, è ambiguo l'atteggiamento di sostenitori e detrattori... Questi ultimi sostengono tesi poco condivisibili, riguardo il definire "sconvolgente" l'impatto ambientale della struttura... definire questa tesi "eccessiva" è un eufemismo... loro però almeno si pongono il problema della legalità... con un accanimento anche un pò sospetto, nel senso che in tante altre occasioni più pressanti e -sensibili, non li si vede, e questo fa pensare che usino Niemeyer come "nome" per attirare l'attenzione cavalcando la polemica..."
E' il sunto, di una strategia vecchia come il mondo, per essere 'riconosciuti ed individuati' socialmente, bisogna scagliarsi contro un grande nemico. Quanto è più grande il nemico più varrà la vittoria su di esso e l'importanza sociale e il 'potere'. Sempre per questo motivo, sempre lui. Povera architettura, povero Comune di Ravello!

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Commento 643 di Mariopaolo Fadda del 09/02/2004


Ineccepibile, tempestiva e saggia la decisione della direzione di AntiTHesi di stroncare la gazzarra scatenata da un pugno di professionisti dell’insulto.
Per quanto mi riguarda ero pronto a togliere il disturbo, non per sottrarmi al confronto o allo scontro duro che non mi spaventano più di tanto, ma perchè detesto l’assemblearismo tribale, la parodia della democrazia, la piazza forcaiola, l’ignoranza e la disinformazione elevate a valore.
Le reazioni scomposte dei protagonisti confermano la saggezza della decisione.

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Commento 645 di Andrea Pinna del 09/02/2004


"A parte l’ennesima difesa d’ufficio del signor Botta, a proposito di “fatti e non pugnette”, la domanda formale del suo intervento qual è?"

Mi dispiace, leggendo gli altri interventi non vi trovo domande formali, quindi non capisco perchè dovrei averle io...
credevo che fosse un dibattito, dove ciascuno dice la sua, ma evidentemente le mie ultime 12 righe di commento a questa vicenda riguardante il signor Botta contano + delle prime 42, assolutamente generiche...
mi dispiace x i toni esasperati di questa discussione ma non posso fare a meno di notare come ne siano coinvolti anche i gestori di questo sito...
signor lazier, se, dopo il mio intervento generico, avessi difeso il signor ferrara, lei avrebbe scritto "a parte l'ennesima difesa d'ufficio del signor ferrara..."???
do un consiglio a tutti [me compreso], finiamola di trattare discussioni importanti come questa come fossero discussioni da bar sulle partite di calcio, con tifoserie contrapposte... questo contro quello, sennò finisco col pensare che il manicheismo di enrico riguardi anche voi...
lasciamo da parte le persone e ridiamo centralità alle idee... le persone passano le idee restano.
lei mi dice "fatti e non pugnette"...
io le rispondo con "sostanza, e non forma"... e lasciamo da parte l'orgoglio...
e cmq le idee, in generale, sono delle pugnette [un'idea finchè resta un'idea è soltanto un'astrazione diceva gaber], e il vostro sito è fatto di critica, quindi di idee, quindi di pugnette, quindi il mio intervento è su misura x voi...
ah, a scanso di equivoci, questo non vuole essere un intervento polemico, nè tantomeno offensivo...
solo propositivo e costruttivo, come il precedente d'altronde, ma visto che non si è capito, stavolta lo scrivo e passa la paura...

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Commento 638 di Gianluigi d'angelo del 09/02/2004


Caro Paolo, non posso accettare la tua risposta. Io non sono il sicario di nessuno, e credo che sia difficile far credere che a Botta sia necessario. Io semplicemente esprimo la mia opinione. Sai benissimo che la segnalazione l'hai ricevuta e sai altrettanto bene che il commento di Botta non è stato pubblicato integralmente. Tu stesso lo hai affermato. E quello che mancava era proprio il link al sito del concorso per l'auditorium di Ravello. Giustamente può sfuggire un'e-mail, ci possono essere dei disguidi, ma omettere volontariamente una parte del commento è atto consapevole. Se non vuoi definirlo boicottaggio decidi tu il termine, possiamo spostare la discussione in abito linguistico, ma quello che è certo sono i fatti.
Riconosco il vostro impegno e con questo non voglio generalizzare e il mio giudizio sul vostro lavoro in generale, abbiamo condiviso spesso molte posizioni, spesso scomode, per la maggior parte dei media, ma a volte può succedere di non avere lo stesso punto di vista. Non è bello ricevere del "sicario" solo perchè si esprime in maniera trasparente la propria opinione. Spero che la prossima vollta i miei commenti vengano presi in maniera costruttiva e non come difese di ufficio o attacchi personali. Il ridicolo di questa storia se mi permetti è proprio questo

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9/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Gianluigi d'angelo

Hai idea del fatto che Botta ci ha dato dei "malfattori"?! e poi ha piazzato il suo bel link quale fosse il paladino della giustizia da noi oltraggiata?
Senti Gianluigi, il comunicato o il link (e non il commento) io non l'ho mai ricevuto. E ti dirò di più: Botta era tra gli ospiti programmati negli incontri universitari nell'ambito del mio corso: ha volutamente annullato dopo le diatribe con Lazier. Ci tenevo molto che i miei studenti conoscessero il suo lavoro e poteva essere anche occasione per approfondire la questione Ravello. Inoltre, visto che non appena sarà effettuata la cancellazione qualcuno potrebbe pensare ad una censura, lo stesso Botta ci ha chiesto di eliminare tutti i suoi interventi fatti su antiTHeSi. Non condivido, ma rispetto e presto lo faremo. Di certo non posso condividere un'altra promessa che mi ha fatto, non certo edificante e di cui tralascio i particolari perchè finirei per sminuire il personaggio, che avrà anche grandi qualità, ma che deve imparare lui ad essere democratico.
Comunque sia, tralascio altri piccoli particolari che non credo interessino ai lettori, ma che Botta ed io conosciamo bene. Tanto basta.
Arrivano giornalmente veri e propri commenti in forma di "insulto" ma non appena si chiede a tutti questi idioti di approfondire, scrivere e farci pubblicare il loro parere, bèh spariscono!
Ora, a me la morale non può farla nessuno, questo sia chiaro una volta per tutte, perchè sfido a trovare una sola persona a cui abbia chiesto agevolazioni carrieristiche. Il mio articolo è stato frainteso nei suoi contenuti veri ed è stato pretesto per ingaggiare una battaglia inutile, all'interno della quale siamo stati schierati tra i malfattori, fascisti, berlusconiani. Mio Dio!
Sicario? forse sì o forse no, fatto sta che il tuo intervento è stato davvero tempestivo rispetto quanto accaduto con Botta sabato pomeriggio.
con rinnovata stima

 

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Commento 635 di EnricoGBotta del 07/02/2004


Mi conforta che in molti su questo sito abbiano puntato il dito contro la procedura usata dal comune di Ravello per aggirare il concorso e dare l'incarico a Niemeyer direttamente.
Mi sconforta profondamente che molti dei paladini del cambiamento difendano invece il vecchio, vecchissimo sistema delle clientele.
Al di là dei motivi che stanno dietro la decisione di inventare una procedura fantasiosa per far si che l'auditorium lo facesse Niemeyer (o Rosa Zeccato? ma Rosa Zeccato sara pur iscritta ad un ordine, e l'ordine non dice niente???), forse c'è solo l'amore per l'architettura, forse no, è evidente che si tratti di una cosa inaccettabile, non solo perche aggira una legge (orrenda) come la Merloni, ma perche aggira il diritto di tutti i progettisti al confronto pubblico.
C'è anche chi pensa che i progetti di architettura siano opere d'arte e che quindi, l'architetto come l'artista dovrebbe basare le sue fortune, come era nel Rinascimento, sulla rete di conoscenze "influenti" che riesce a tessere.
Beh, io sinceramente mi illudevo che fosse scontato che in un paese democratico la gestione della cosa pubblica non potesse essere operata con la disinvoltura invece comprensibile per gli incarichi privati o per le dittature rinascimentali.
Voglio dire, se De Masi dovesse fare casa sua non ci vedrei assolutamente nulla di male se facesse una telefonata a Niemeyer e gli desse l'incarico (contento lui...). Un auditorium che costa l'ira di dio di soldi pubblici credo sia una faccenda molto, molto diversa. Perche l'Italia, ci piaccia o no, è un paese democratico e non il Vaticano, o la Firenze del '500 (grazie a Dio). Di conseguenza ci vuole un concorso.
Sono giacobino? Giacobino non so... manicheo senz'altro. Chi sostiene questo auditorium è un malfattore. Punto. Chi ostacola il concorso per l'auditorium è un malfattore, c'e' poco da fare e poco da argomentare. Non si tratta di opinioni, ma di principi.
Poi si può tirare l'acqua a tutti i mulini del mondo (io, al contrario di quasi tutti gli altri, la tiro al "nostro" e non al "mio"). Rimane il fatto che questi 18,6 milioni di euro sono uno scippo operato ai danni di tutti noi. E sinceramente mi è molto difficile solidarizzare con chi si felicita di questo.

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7/2/2004 - Sandro Lazier risponde a EnricoGBotta

Caro Botta, io credo che non esista più nessuna seria possibilità di dialogo. Malgrado la generosità con la quale diamo spazio a qualsiasi genere di commento – e molti lettori ci rimproverano questo atteggiamento forse troppo indulgente – alla fine non muoviamo di un pelo le nostre convinzioni e quelle dei nostri interlocutori. Quindi, fatica sprecata.
Si rende conto che veniamo accusati di speculazione, connivenze varie e complicità indegne. Lei ci definisce malfattori punto e basta. E questo avviene in casa nostra, nel nostro giornale e senza nessuna giustificazione razionale. L’articolo di Paolo G.L. Ferrara, infatti, non conteneva nulla di tutto quello che ci viene sputato addosso. Per cui ci siamo scocciati delle stupidaggini, che provengano dal centro, da destra o da sinistra, alle quali non intendiamo più dare spazio e risonanza.
P:S: mi sono permesso di togliere il link che ci ha segnalato in virtù di questa rinnovata tendenza editoriale.

 

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Commento 633 di Pierluigi Di Baccio del 07/02/2004


Senta Lazier,
credo lei si offenda senza motivo: lei dice che io sono un cretino appartenente a certa sinistra malata? A parte che, semmai, quel che vale per me vale anche per lei (che ne sa?), e poi qui di farneticante c'era solo il fatto che parlando di architettura e concorsi lei non ha trovato di meglio che tirare fuori le leggi razziali e lo sterminio di persone innocenti.
Scusi, ma le pare serio?

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7/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Pierluigi Di Baccio

Credo che Lei, egregio Di Baccio, non abbia ben chiaro il significato dell'articolo a cui si riferiscono i commenti in causa e la Sua diatriba con Lazier. Dunque, credo sia il caso di lasciare perdere perchè, come si dice da noi in Sicilia, "quannu lu scecu nun voli viviri, è inutili fiscari". Ora, non è che io Le stia dando dell'asino, per carità! è che Lei non ha sete.

 

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Commento 632 di Pierluigi Di Baccio del 07/02/2004


Gentile Lazier,
purtroppo la sua risposta non rimuove affatto l'ambiguità di cui sopra. Lei non vuole entrare nel merito e ritira fuori la solita storiella dei giacobini infingardi: capisco che l'argomento è molto gettonato, ma non c'entra nulla.
Per non parlare del riferimento alle leggi razziali...di cui tutti potranno valutare l'opportunità. Io rimango perplesso, ma non mi stupisco più di tanto: non so quanto consapevolmente, ma lei sembra muoversi sulle orme di quel revisionismo facilone che ormai soffoca da anni questo paese.
Lei ce l'ha con l'intellighenzia presunto-giacobina che chiede solo il rispetto del corretto gioco democratico? Sarà, ma io il pericolo lo vedo dall'altra parte, in quell'Italia incattivita da un invincibile spirito di rivalsa culturale più forte di tutto e di tutti. E' un'Italia pseudo-libertaria e in realtà contro-rivoluzionaria nella quale si fa troppo presto a rivoltare la storia nazionale come un calzino e nella quale qualunque giornalistucolo può permettersi di andare in giro indisturbato a dire che l'Olocausto è colpa dei partigiani che non fermavano i treni della deportazione...
Qui qualcuno ha perso il senso della misura, e delle cose. Delle casette abusive non è fregato niente a nessuno, in primis a quelli dalle vostre parti, tutti persi in elucubrazioni sulla stupenda visionarietà del Corviale e via dicendo.
Mi spiace, ma in questo paese ai corrotti e ai tangentisti un po' di paura (per troppo breve tempo, purtoppo) l'hanno messa solo quei cattivoni dei giacobini giustizialisti innamorati del rispetto delle regole democratiche (non certo delle leggi raziali) e della moralità della pubblica amministrazione! Gli autoproclamatisi riformatori, innovatori, modernizzatori, radical-libertari o liberisti dov'erano? Ad appoggiare i governi dei condoni, da Craxi a Berlusconi....mi spiace Lazier, ma se l'è cercata.

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7/2/2004 - Sandro Lazier risponde a Pierluigi Di Baccio

Di Baccio, ma sta scherzando?
Cosa conosce lei della mia vita e della mia storia per offendermi senza nessuna possibilità di dialogo e di ascolto?
Mi sarei cercato cosa? Il giudizio sommario di un cretino di cui certa sinistra malata non riesce a liberarsi?
Mi spiace per lei ma quello che ha scritto porta una grande responsabilità verso i lettori che sapranno sicuramente dar giudizio delle mie parole e della storia di antiTHeSi e delle sue estemporanee farneticazioni.

 

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Commento 630 di Pierluigi Di Baccio del 07/02/2004


Poichè sulla questione Ravello mi pare che la nostra Dolce Mara non sia ancora intervenuta su queste pagine, e la mancanza si sente, spero di non farle eccessivo torto riportando qui pari pari quanto da lei scritto e comparso sull'ultima presS/Tletter di LPP:
"Mara Dolce: Domenico De Masi e Oscar Niemeyer.
Dice il sociologo De Masi promotore di Niemejer e del suo progetto per l' auditorio di Ravello contestato da Italia Nostra :'In un periodo di volgare mercificazione della cultura e del turismo...'. Non si discute il merito e la comprovata professionalità di Niemejer , né la necessità per Ravello di un auditorio. Non si vuole neppure entrare nel merito del progetto dell'architetto brasiliano e passano in seconda istanza anche le ragioni degli ambientalisti davanti alla seguente domanda:perché il sociologo De Masi, ex presidente in/arch da anni in prestito all' architettura- e quindi, deduciamo, con una comprensione cosciente dello stato e delle necessità della architettura italiana, non ha promosso un concorso per l' auditorio di Ravello visto che si tratta di denaro pubblico (finanziamento regionale di 18,5 milioni di euro) e non di committenza privata? Perché il sociologo De Masi ha dato un incarico diretto al suo amico Niemejer ? L' architettura non è un evento mondano, non si chiama un professionista come se fosse la firma di uno stilista di moda; il campo del confronto e della prova è quello del progetto, volta per volta, non quello del nome nè dello stile . Perchè non passare per il confronto culturale e democratico del concorso? Se si adottasse il criterio De Masi degli incarichi diretti che vede nomi dalla professionalità consolidata, per mettere a tacere qualsiasi perplessità, finirebbe l'architettura. Il concorso e' un utile strumento democratico che permette di volta in volta, di considerare il valore formale di un progetto; è questo elementare criterio che ha permesso a un giovane sconosciuto, tal Michael Arad, anni 34 - che lavora al comune di New York- di aggiudicarsi il concorso per il monumento in memoria delle vittime degli attacchi all' America dell'11 settembre , scalzando colleghi dalla comprovata e solida professionalità. Una cittá, un paese, non è un museo che deve 'acquisire' UNA ARCHITETTURA COME FOSSE un'opera d'arte, per poter vantare il nome di tal artista o scultore nella propria galleria in modo da aumentare la propria offerta culturale. Un paese civile e democratico, usa il concorso come indispensabile strumento di confronto e riflessione, per assicurarsi quanto di meglio si possa concepire sul tema. Come già è successo in questi casi, gira la solita petizione che difende la banale contrapposizione nuovo/vecchio. La sottoscrivono accademici e non, che si spettinano sull'aspetto secondario del caso: la necessità del nuovo; senza eccepire invece, sulla modalità dell'incarico diretto. De Masi è sociologo e può peccare di superficialità e incompetenza nell'ambito dell'architettura, ma che gli architetti gli facciano da amplificatore sul ritornello nuovo osteggiato dal vecchio, non vedendo la macroscopica anomalia della procedura, è veramente grave."

Ovviamente condivido ogni singola parola! Spero solo la diretta interessata voglia scusare la mia intromissione...tuttavia il suo commento riassume alla perfezione l'argomento qui già sostenuto da me a da altri (Botta) e sul quale sia Ferrara che Lazier mi pare continuino ambiguamente a sorvolare....

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7/2/2004 - Sandro Lazier risponde a Pierluigi Di Baccio

1. Lazier e Ferrara non sorvolano. Ferrara ha scritto un articolo che basta leggere. Lazier non condivide, contrariamente a lei, nulla o quasi di quel che dice Mara Dolce.
Infatti, non mi piace il giacobinismo di fondo che c’è nelle riflessioni sue e, in parte , in quelle di EnricoG. Botta. Il principio ”la loi avant-tout “ è sempre stato strumento che storicamente ha mortificato la dignità umana, basti pensare alle leggi razziali europee, quando “la legge prima di tutto” imponeva di denunciare i propri vicini di casa per mandarli nei forni crematori. L’età e qualche buon maestro mi hanno insegnato a distinguere i reati dai peccati e, a casa mia, ha voce la coscienza che ancora valuta caso e caso.
2. “La necessità del nuovo” non è un aspetto secondario della vicenda. Anzi, è quello principale, perché nessuno si è sollevato per le casette abusive costruite in passato con procedure ben più scandalose di quelle che hanno permesso a Niemeyer di progettare l’auditorium. La molla, il motore che ha smosso l’inerzia dei benpensanti, è stata l’idea di “sfregio” che il nuovo avrebbe procurato ad un immaginario ambiente originario, sedicentemente tutelato da ogni genere di associazione che, tutte insieme, sono responsabili di questo paranoico universo normativo: regole su regole in continua e comica contraddizione. Della legge Merloni abbiamo già detto - insieme al Co.di.Arch. di Beniamino Rocca e Alberto Scarzella Mazzocchi - come dei concorsi di architettura. Non si riforma l’una senza riformare gli altri.

 

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Commento 628 di Francesco Pietrella del 06/02/2004


ACUSTICA CONCHIGLIA
In questi giorni di gelo e neve che cade su Roma in quella maniera inusuale ma che mi allerta dubbi circa le inusuali alterazioni climatiche dei tempi correnti mi arriva agli occhi l’ultimo progetto di Oscar Niemeyer per Ravello. Con mio grande interesse constato e apro il mio cuore e la mente al prossimo insegnamento che questo grande maestro ci da alla sua veneranda eta’.
La testimonianza di un poetica umana che si misura con la natura e ne diviene il sigillo dell’esistenza, riscatta la storia e il brutto e compie l’iperbole linguistica consegnando l’opera d’arte al luogo, alla gente, alla storia e ai benpensanti.
Il rapporto con il luogo e’ la genesi del progetto, e’ la trama di elementi che formalizzano in un volume splendido per la sua semplicita’ non da nuvola Fuksas troppo imitate o per proporzioni inumane da palazzone dittatoriale da abbattere con le bombe intelligenti.
A noi ci appare uno splendido piccolo gioiello al confine di una scultura architettonica che parla come dal Brasile all’immenso spazio naturale divenendone il sigillo, l’ambito controllato e commensurabile della realta’ stratigrafica che digrada nel mare, metafora di un’ ACUSTICA CONCHIGLIA protagonista ella si’ del territorio di Ravello e di cui e’ il futuribile-teatro-antico affacciato, presenza eco di spazi lontanissimi e immensi che parlano per frammento ai piccoli funzionari del comune, ai bigotti e professoroni dal cavillo imperioso che primeggiano per la polemica tralasciando guarda un po’ tutto il resto di abusivismo edilizio che tracima e tracima il belpaese. Come quando, da ragazzetto, visiti la Farnesina e sei colpito dagli sgarri di sgherri sugli affreschi raffaelleschi.
L’antisimmetria e l’orientamento sono puntamenti che ci indicano chiaramente il rapporto con il luogo, la piazza a striscia ci riempie di ammirazione per la valorizzazione da una parte delle possibilita’ aggregative del contenitore dall’altra dell’agora’ antisimmetrica come memoria e come innovativo innesto tra urbano e natura, tra citta’ storica e orografia costiera, tra la TEXTURE UMANA per frammenti DNA di memoria brasiliana ibridata alle dimensioni attutite e il mescolio di popolo locale a nuove integrazioni miraggi di “MOSCHEE AMALFITANE” sapori di cucina mediterranea portate dal vento al di la’ del mare. Ci viene indicato il rapporto tra il puntamento ai venti marini che insistono sul fronte costiero e la possibilita’ di una viabilita’ che cucia come una “rete a strascico” il territorio interno alla conchiglia-auditorium ibrida alla vita di mare e terra, tra spazi sconfinati sudamericani e minimo ambito urbano sud-italiano, tra silenziosa natura selvaggia da antropizzare e natura sociale provinciale da orientare culturalmente ad un futuro di diversita’, architettonicamente da poter anche strutturare con

meno convivenza
piu’ convivialita’.

Tutti i commenti di Francesco Pietrella

 

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Commento 617 di Beniamino Rocca del 02/02/2004


Per fatti come Ravello una cosa è certa: la polemica non va fatta sulla non conformità del progetto, e dell'incarico, alle leggi esistenti (da sempre, in Italia, aggirate dai più furbi, cioè i meglio inseriti nell'apparato politico-amministrativo).
Questa, invece, è un'occasione formidabile per denunciare il ruolo deleterio (per l'architettura e, quindi, per il paesaggio) della legge Merloni e degli ordini professionali degli architetti, come i fatti riportati da E.G. Botta testimoniano. Ecco un tema che vorrei vedere posto con forza ed onestà intellettuale sulle riviste d'architettura. Domus in testa magari, visto che, pur tra le palesi debolezze deontologiche già evidenziate da Enrico Malatesta, sembra voler fare dell'impegno civile una sua nuova specificità.
C'è poco da fare, la battaglia culturale, il clamore che il progetto Niemeyer ha sollevato va indirizzato contro la sciagurata legge Merloni, gli ordini professionali, l'apparato burocratico-amministrativo, le associazioni ambientaliste, i concorsi d'architettura truccati (e lo saranno fin quando non saranno finalmente palesi e con dibattito pubblico delle giurie), e gli intellettuali di sinistra che, potendolo, non hanno il coraggio di difendere la libertà dell'individuo e la creatività, dunque, l'architettura come epressione di vera civiltà.

Tutti i commenti di Beniamino Rocca

 

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Commento 618 di Pierluigi Di Baccio del 02/02/2004


Premesso che anche io, come Botta, ho seguito la vicenda un po' distrattamente...tuttavia mi sento di condividere pienamente le sue considerazioni. Anzi, anche ascoltando la trasmissione di Ambiente Italia di due settimane fà, avevo la netta impressione che non si volesse cogliere il nocciolo della questione, che è esattamente quello esposto da Botta. L'episodio dell'auditorium a Ravello è tuttaltro che edificante dal punto di vista del rispetto delle regole, e non tanto di quelle paesaggistico-urbanistiche, ma proprio di quelle riguardanti la democraticità e trasparenza delle procedure di affidamento degli incarichi di progettazione!
Non sto qui a riassumere i termini della questione, chi non li conoscesse vada a leggersi i già citati commenti di Botta (n. 602 e 612): tuttavia mi preme sottolineare il fastidio da me provato nel vedere la levata di scudi che sulle pagine di Antithesi si è sviluppata a difesa di questo progetto. E' come se pur di cavalcare la questione ai fini della pluriennale (e meritoria) battaglia a favore dell'architettura contemporanea in Italia, illustri commentatori avessero deciso di oscurare, censurare un aspetto fondamentale della questione finendo per contraddire se stessi, visto l'impegno profuso invece in altre occasioni a favore dell'estensione a 360 gradi della procedura concorsuale nell'affidamento di opere d'architettura!
Mi è sembrato che pur di aprire la gazzarra al presunto COMPLOTTO burocratico-passatista-antimoderno che qualcuno vede come un fantasma aggirarsi ovunque, ci si sia turati il naso nascondendosi dietro un dito, ovvero il nome illustre del povero Niemeyer che in tutta questa storia mi pare la vittima, visto il livello indecente di strumentalizzazione che della sua figura si è fatto.
Qui non si trattava affatto di difendere l'architettura di un Maestro dalla grinfie della buracrazia immobilista o delle tanto vituperate associazioni ambientaliste, semplicemente si trattava di censurare un modo un po' disinvolto di amministrare la cosa pubblica che colpevolmente ha strumentalizzato valori importantissimi come quelli legati alla promozione del moderno in italia, sporcandone così l'immagine e la legittimità per il futuro! Non è pretendendo di violare le norme o di aggirarle elegantemente con palese strafottenza che perverremo mai a fare di questa Italia un paese degno. Mi spiace soprattutto che stimabili persone, anche su questa webzine, si siano fatte accecare dallo spirito di rivalsa culturale arrivando a ridurre tutta la questione a una gara fra Noi e Loro. Non so se a qualcuno interesserà, ma assai poco mi è piaciuto leggere frasi di questo tipo: "Personalmente, mi è del tutto indifferente che il progetto sia di Niemeyer, o di Meier, o di Tschumi, o di Gehry, o di Nouvel, o di Piano, etc. Importante che non sia di Grassi, Gregotti, Aulenti, Bofill, Purini, Krier, Zermani, etc."
Io a questo gioco dei buoni e dei cattivi sinceramente non ci sto, lo trovo infantile. Dibattiamo sul merito, per favore!

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2/2/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Pierluigi Di Baccio

Dice Lei: "...COMPLOTTO burocratico-passatista-antimoderno che qualcuno vede come un fantasma aggirarsi ovunque...". Aggiungo io: magari fosse un fantasma; ha letto l'articolo di Lazier "Tradizionalismo a Parma"?
L'Italia soffre di tradizionalismo: che vengano uno, dieci, cento Terragni del Novocomum. A proposito, per quanto concerne "entrare nel merito delle cose", antiTHeSi è un filo rosso. Se rileggesse tanti altri articoli, se ne accorgerebbe.
Cordialità


 

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Commento 612 di enricogbotta del 31/01/2004


Cara Arianna,
la questione della procedura seguita nel caso di Ravello è molto importante perché ha dimostrato una cosa che i meno ingenui di noi già sapevano da molto tempo: che le leggi possono essere aggirate.
A Ravello hanno fatto i disinvolti per molti motivi, il primo è evidentemente il principio "padroni a casa nostra", a dispetto di tutto e di tutti.
La legge 109, che giustamente citi, è stata bypassata con una tale disinvoltura ed eleganza che lasciano attoniti: Niemeyer "regala" al comune il modellino e qualche schizzo, passati sotto le mentite spoglie di "opere d'arte", quindi non si tratta di un progetto di architettura (e la 109 con le "opere d'arte" non ha nulla a che fare), dopo di che il progetto definitivo viene firmato formalmente dall'architetto dell'ufficio tecnico di Ravello, Arch: Rosa Zeccato. Due piccioni con una fava: in giro si dice che il progetto è di Niemeyer per gli ovvii motivi di pubblicità, ma nella forma la firma l'ha messa l'arch. Zeccato. Ora, se io fossi l'Ordine un po' mi agiterei, e invece...
Come afferma il sindaco di Ravello, Secondo Amalfitano: "A Niemeyer è stata affidata una consulenza per la parte architettonica, al di sotto della cosiddetta soglia Merloni, per un importo di 95.000 euro. Si procederà poi con il sistema dell’appalto integrato, previo bando europeo, all’affidamento della progettazione esecutiva e dei lavori".
Resta da chiarire come faranno a tenere fede alla clausola imposta da Niemeyer di essere incaricato della direzione dei lavori (il suo studio, non lui, visto che lui non prende l'aereo e che quindi a Ravello non c'è mai stato né mai ci metterà piede).
L'obiezione sollevata da ItaliaNostra, per chi abbia letto il testo del ricorso, non fa una piega visto che le violazioni alle regole, nel senso più ampio del termine, operate in questo caso sono palesi e numerose.
A me, tra l'altro, piacerebbe che qualche valoroso critico si azzardasse in una critica del progetto in se stesso, ma pare che tutti abbiano tirato i remi in barca su questa questione. Il sindaco di Ravello addirittura definisce Niemeyer il più grande architetto vivente, peccato che lo dica qualunque committente del proprio architetto di fiducia.
L'opera di Niemeyer in Italia c'è già, è la Mondadori e risale al 1968. Nel frattempo, come si è detto, di acqua sotto i ponti ne è corsa, e forse un pezzo di architettura modernespressionista anni '50 a posteriori ce la potremmo risparmiare. Ma come insegnano gli antichi, de gustibus...
sulla vicenda segnalo il sito di Edoardo Salzano, ricchissimo di documenti e links: www.eddyburg.it
per chi avesse mancato la trasmissione di sabato scorso di Ambiente Italia dedicata alla vicenda dell'auditorium:
http://www.ambienteitalia.rai.it

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Commento 611 di arianna sdei del 30/01/2004


Quello che dice EnricogBotta sull’assegnazione dell’incarico è in parte vero, un’amministrazione pubblica ha il dovere di valutare prioritariamente la possibilità di esperire un concorso di progettazione nel caso di opere di rilevanza architettonica o ambientale, questo è stabilito dalla legge 109.
Questo è il caso tipico, e di certo le cose non sono andate così.
Tuttavia non ho abbastanza elementi per valutare la legittimità del procedimento dell’auditorium e comunque non spetta a me.
Non credo che siano inutili prese di posizione quelle dei pro e dei contro perché arrivati a questo punto così avanzato del procedimento le scelte sono due: o si realizza il progetto o non si realizza.
E’ qui dunque che entra in gioco la sua qualità, questa decisione in questo momento andrebbe presa tenendo conto della qualità del progetto e non di fatti burocratici o economici.
Niemeyer è un architetto che ha fatto la storia del secolo scorso, sarebbe bellissimo avere una sua opera nel nostro paese. Spero che su questo non ci siano dubbi.
Arianna Sdei

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Commento 602 di enricogbotta del 24/01/2004


Premetto che ho seguito solo distrattamente il dibattito sull’auditorium di Ravello come si è sviluppato qui sulle apgine di antithesi. Ciò nonostante mi permetto di condividere le perplessità che alcuni lettori hanno espresso sulla vicenda a prescindere dal caso specifico del progetto di Niemeyer.
In particolare credo che la procedura adottata per “assegnare” l’incarico per l’auditorium all’architetto brasiliano sia assolutamente discutibile, fermo restandone la leggitimità.
Quindi al di là delle solite diatribe tra fronte del si e fronte del no, mi sembra che il nocciolo vero della questione (non solo di questa e per questo vale la pena discuterne) sta nel fatto che i processi che portano all’assegnazione di incarichi che abbiano un impatto diretto su una comunità avviene in modo o arbitrario o non traspearente, comunque in un modo non democratico.
Allora, ripeto, al di là delle discussioni sul merito del progetto che lasciano il tempo che trovano visto che nessuna delle parti può vantare una qualsivoglia oggettività, l’unica soluzione sono concorsi trasparenti e democratici.
Questo, al contrario di ciò che si può pensare, è ben altro che “wishful thinking”, si tratta piuttosto di una cosa assolutamente realizzabile nella realtà e il caso di Ravello può essere un’ottima occasione per aprire la strada a nuove procedure concorsuali.

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Commento 601 di paolo marzano del 24/01/2004


‘Considerazione’ ad Italia Nostra di Paolo Marzano, per il dibattito in corso sulla costruzione dell’auditorium a Ravello.
aspettando il 1° Aprile
Visto che ci sarà una pausa d’attesa fino all’ 1 Aprile, giorno della decisione del TAR di Salerno, sulla possibilita di realizzazione dell’auditorium a Ravello, vorrei che ad Italia Nostra arrivasse questa mia considerazione sul dibattito in corso.
A Ravello, non entro nel discorso di particolaristici interessi politici che più delle volte rallentano e sprecano energie debilitando gli entusiasmi e la voglia di fare, mi chiedo se è possibile che non sia chiara la logica confluenza di un indotto ‘culturale’ nel vero senso della parola.
Possiamo osservare questo particolare fenomeno come su un vetrino di un microscopio in un laboratorio che analizza l’intima struttura, quando s’interviene sulla materia paesaggistico-artistico-storico-natuale. Essa, infatti, rappresenta ricchezza che non manca certamente, sul tavolo della ricerca italiana per lo sviluppo del nostro paese. Componenti determinanti facenti parte, ora di una ‘coltura’ d’elementali particelle che con impercettibili ameboidi movimenti, elaborano nuove interconnessioni. Generano sinapsi interstizialmente capaci, con il tempo, di far emergere un tessuto ‘sensibile’, una probabile nuova metodologia d’approccio alla difesa di questi stessi ambienti; magari isolando eventuali punti deboli oppure comprovando generatori di energia propulsiva per quanto riguarda flussi turistici e forze imprenditoriali locali. La natura può essere benissimo vincolata, quindi salvata e strappata ad artigli cementizi, anche fondendola ad uno dei suoi pricipali ‘derivati’, l’uomo.
Guarda caso l’uomo per vivere con i sui simili crea comunità, le comunità hanno bisogno di relazioni comunicative supportate, questo è importante, da fattori emozionali che stimolano conoscenza, sviluppando dinamiche indirizzate al miglioramento della qualità di vita. La natura da difendere quindi è formata anche dall’ “uomo urbano”. Questo è essenziale; appena l’individuo si confronta con atteggiamento conoscitivo, all’ambiente in cui vive, crea delle relazionalità in uno spazio che appartiene già alla collettività, per cui ha bisogno di essere interpretato nella maniera più aperta e flessibile.
Ora, quando in questo caso, tutte queste cose, confluiscono in un luogo geografico ben determinato (pensiamo al miglioramento ed alla reale riqualificazione che l’intervento darebbe a gran parte della costa su cui sorgerà l’auditorium, nel rispetto delle regole) allora non ci si può preoccupare se si tratta di una costruzione di cemento o pietra a vista. Esso apporta un salto qualitativo legato indissolubilmente ad una cultura dinamica (la natura rientra come recettore sensibilmente in ‘attesa’ di continuità con altri vettori pluridirezionali) già verificata da anni. Spero non si tiri fuori, in ultimo, l’argomento bello/brutto che come si sa’, è scomparso come concetto al salto del secolo ‘800/ ‘900; come genialmente dice Woody Allen.
Dalle mie ricerche sulle mutazioni dei luoghi collettivi derivate dalla trasformazione tecnologica, penso che se osservata da vicino, quest’ intera area produrrà fenomeni che diventeranno dei precedenti, per soluzioni strategiche future d’intervento sull’argomento ambientale. Pozione difficile e complessa da ottenere in quanto le percentuali di sostanze componenti sono difficili da dosare per ogni luogo deputato ad evidenziare le sue caratteristiche, ma il risultato certamente sarà inequivocabilmente positivo se però, sarà adottato il principio del laboratorio sperimentale, capace di trasformazioni appena una caratteristica ambientale evidenzia nuove e impreviste, ma utili ipotesi di sviluppo. Recepire, maturare, sviluppare. Questo, ricordate, richiamerà l’attenzione di fervide menti pronte a considerare le vittorie e sottolineare le immancabili disattenzioni progettuali (parlo di tutta l’area), per cui consiglio di prestare attenzione soprattutto ai collegamenti per così salvaguardare, per esempio; la viabilità e di dotarla delle sue diverse destinazioni d’uso perché tutti possano accedere, ed in qualunque modo ad una migliore qualità di vita che l’opera sicuramente produrrà. L’auditorim nasce come cntro di confluenza culturale per cui sarà di tutti. Un ultimo consiglio che ho tratto dall’insegnamento dei maestri dell’architettura lasciati tra le righe dei tanti testi delle loro esperienze raccontate;
nei casi in cui si costruisce un’opera per la collettività:
sono entusiasmanti e stimolanti le pubblicazioni dei progetti che si realizzeranno per la riqualificazione di tutta l’area, ma oltrechè raccoglierle in testi o monografie che gireranno per il mondo, sarebbe auspicabile che venissero presentate in mostre ed esposizioni periodiche locali itineranti, con lo scopo di illustrare alla popolazione come si svolgeranno i lavori prima durante e dopo il progetto o i progetti. Un modo

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Commento 600 di Paolo marzano del 24/01/2004


Buone nuove per Ravello, più vicino l'auditorium
Si allunga l’attesa per l’auditorium di Niemeyer a Ravello, rimandata la decisione al 1 Aprile, passo in avanti a favore della realizzazione del progetto, però l’ultima decisione del TAR di Salerno.
Stralci degli articoli di
Giovanni Marino
da La Repubblica del 23.01.04
e di Gaetano de Stefano
da La Città di Salerno del 23.01.04
E’ successo che i proprietari del terreno, che lì vorrebbero invece farci dei garage, originariamente erano contro il progetto, faceva parte di questo schieramento anche il Wwf ma, in extremis ci ha ripensato rinunciando all'agone giudiziario. Contro Italia Nostra e privati, uno schieramento composto dal Comune di Ravello, dalla Regione Campania, dalla Comunità montana, che ritengono "legittimo" la costruzione dell'auditorium, compreso a loro dire dal Put alla voce "centri sociali e culturali"
"Quanto stabilito dal Tar ci vede concordi, la soluzione adottata consente infatti all'amministrazione di non interrompere le procedure per il finanziamento". Ma pure l'avvocato per Italia Nostra, dà un giudizio favorevole su quanto accaduto ieri: "Siamo soddisfatti della decisione assunta perché le ragioni di diritto esposte con il ricorso non potranno che trovare adeguata valorizzazione nell´udienza di merito".
Lo slancio culturale che darebbe un intervento di questo genere in quella zona, dovrebbe far meditare molti, prima di azzerare ogni speranza di rivalutazione, ambientale e storico-paesaggistica che, se gestita con responsabilità, apporterebbe ricchezza non solo economica ma incentiverebbe iniziative sociali e imprese collettive in un luogo certamente 'elettivo' in attesa da tempo di risorgere storicamente esprimendo le sue colte meraviglie.
Per maggiori notizie al link:
www.architettiroma.it/archweb/dettagli.asp?id=4969


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Commento 597 di Isabel Archer del 23/01/2004


In risposta a Paolo Marzano - commento n.596
Gentile Marzano, lei ricade nel panegirico, ma questa volta di se stesso. Il suo più che un invito a leggere, mi pare un invito a leggere i suoi scritti. Apprezzabile il tentativo quasi surreale di fare un riassunto di tutti i suoi proliferanti articoli, ma ne risulta un pastiche letterario che sfinirebbe chiunque.
Io non voglio essere maestra di nessuno, dico solo quello che penso.
Mettere le mani in questo suo discorso è veramente difficile, mi perdoni la sincerità.
Con tutta la buona volontà riesco a fare qualche considerazione solo sulle cose che mi sono più care, ma si rischia di uscire molto fuori tema.
Mi viene in mente che “lo stupore dell’effetto prospettiva dal basso” mi ricorda i grandi disegnatori di inizio Novecento.
“L’architettura interattiva non è una realtà, è già il passato! Si parla di possibilità di creare una nuova generazione di database dove più individui possono interagire apportando tecniche e metodi per il controllo di forme complesse connesse con più postazioni, ma questo sottointende una pratica mediale e una strategia collettiva di comunità ‘unite’ da forze relazionali che vanno oltre l’interazione;
è come se Lei parlasse del telegrafo ad individui che posseggono programmi interni alla NASA di cui solo dopo trent’anni la gente comune apprezzerà li sviluppi (così è successo per il tubo catodico o televisione, così è successo per il computer, per internet ecc…) .”
Cosa dire? Parliamo e non ci capiamo. A questo punto bisognerebbe chiarire prima cosa s’intende per “architettura interattiva”. Ma non so se sia il caso farlo qui, magari privatamente sarebbe meglio, non fosse altro che per il bene dei lettori.
Mi scusi ma io spero proprio che lei non mi prenda mai “sottobraccio” per spiegarmi le cose in questo modo.
Comunque, da quello che mi sembra di intuire, credo che le sue idee siano sicuramente più chiare del modo in cui le esterna.

Anch’io vorrei comunque tornare al tema principale e a costo d’inimicarmi tutto il mondo architettonico contemporaneo vorrei dire con spassionata parziale sincerità che: passi l’auditorium di Ravello, ma a sperimentare si vada nei centri storici delle grandi città italiane, dove c’è tanto da ricucire, da recuperare, da valorizzare, cominciamo da lì.
Ravello è bella così, lasciamola in pace e cerchiamo solo di difenderla dagli abusi (è sia chiaro non considero l’auditorium un abuso) e di lasciarla crescere da sola, come ha sempre fatto, in una dimensione appartata e spontanea.
Mi si accuserà di voler congelare il mondo, ma meglio, dopotutto, essere realistici e vedere che in Italia non siamo ancora pronti: se per un’opera architettonica di smisurata importanza si ricorre ad una “trattativa” privata e non ad un concorso di idee che speranze ci sono?
E se poi , spesso giustamente, non si ha nemmeno fiducia nei risultati di un concorso, da dov'è che dovremmo cominciare?
Qualcuno viene a dirci che è tutta una paranoia nostra, che dobbiamo smetterla di dire che la gente "pulita" non va avanti... beh, deve essere una persona veramente dissociata per non vedere ciò che abbiamo tutti i giorni davanti agli occhi, nel 99% dei casi.
Ora se io ero amica di Bernhard Franken e decidevo che il modo migliore per costruire un auditorium a Ravello fosse affidare la progettazione a lui, quanti si sarebbero strappati i capelli per difendere la mia iniziativa?
Non voglio svilire la fatica di un'operazione economica e culturale complessa, di sicura validità morale, come quella innestata da De Masi, ma questa soluzione doveva essere l'ultima ratio.
Un concorso, ci vuole un concorso.



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Commento 598 di paolo marzano del 23/01/2004


a Isabel Archer, benvenuto auditorium!
Va bene così,
spero che costruiscano l'auditorium di Oscar Niemeyer a Ravello,
il luogo ci guadagnerà e anche tante altre iniziative culturali previste ed in attesa di realizzarsi. I grandi discorsi legati a come vanno le cose in Italia dal punto di vista concorsuale, lasciamole perdere ormai sono vortici terminologici e trappole per cui si perde solo tempo a discuterne.
(una soluzione è auspicabile, ma non è un discorso da fare continuamente!!!)
In rete, o si arriva ad una conclusione dopo pochi interventi o verifichiamo quello di cui parla Ferri nei suoi testi; il rischio e solo quello di parlare, parlare parlare senza sforzarsi di cogliere ed definire eventuali 'ipotesi' risolutive, QUESTO, NON MERITANO I LETTORI!
A parte l'ironia che avevo usato nell'elencarle i miei scritti, con riferimenti a banalissime prospettive dal basso (tipo deposito di zio Paperone) che non approvo assolutamente e capisco che per mio, errore non sono state compese, Le chiedo: per due volte ha definito alcune mie descrizioni come panegirici, ma Lei, da quale baule ottocentesco con finti pidini a zampa di leone e mordentato color noce, ha tirato fuori questa frase:
"..Ravello è bella così, lasciamola in pace e cerchiamo solo di difenderla dagli abusi (è sia chiaro non considero l’auditorium un abuso) e di lasciarla crescere da sola, come ha sempre fatto, in una dimensione appartata e spontanea..."
Dopo queste parole, penso che la discussione per me, possa finire qui, tanto tra un pò sapremo cosa si farà o non si farà a Ravello.
Buona continuazione e buona trattazione di problemi italiani concorsuali, di baronato, di ricercatori mal pagati, di studenti fuori corso e di laureati americani ed europei a 23- 24 anni, di amministrazioni indolenti imprenditoria sfacciata di superfetazioni spungiformi e periferie labirintiche, di nuova interttività e costruzione di nuovi Zen, di tetti inclinati nel Salento e di grandi pareti vetrate al nord, di terziario avanzato congestionante e di centri storici invasi da sportelli bancomat , ecc....
(tutti spunti interessanti, ma decontestualizzati, non vogliono dire nulla!
una tecnica politica, banale, per 'oscurare' l'interlocutore)
Penso seriamente che non sia il luogo adatto per discutere di questo. Spero vivamente che nascano dei siti con questo scopo. Altrimenti non si potrà più parlare di nulla in quanto rovesciare negatività e azzerare desideri e buoni propositi con fumose e pretestuose teorie irrealizzabili, da semplice e abusato sport italiano.
Alla prossima disavventura architettonica!
(incredibile! Stessa situazione di tanto tempo fà, del progetto di Wright a Venezia!)

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Commento 596 di Paolo Marzano del 22/01/2004


Osservazioni pro - Niemeyer a Ravello, discutere è un po’ … realizzare.
Note a margine di Paolo Marzano per Isabel Ascher
Ravello, come sicuramente, Lei avrà visto e mirabilmente indagato dalla storia recente, ha avuto ed ha delle particolari caratteristiche ‘elettive naturali’ tali da generare numerose altre RELAZIONI (vedi principi base dell’architetura moderna, anzi contemporanea, anzi direi quotidiana). Queste relazioni hanno a che fare con una relazionalità identificabile per ‘differenza’. La differenza, come ho già citato in un mio scritto ( “l’uomo Altrove”) ,è la prossima ‘parola’ che affonderà i suoi artigli percettivi in questo secolo determinado un’esaltazione della differenza programmata dall’evoluzione genetica umana come ‘contaminazione differenziata’ secondo ordini casuali, a questo punto, necessari per la sua esistenza.
Qui non si parla di fenomeno da baraccone, ma di una probabilissima deformazione cognitiva che esiste dietro la parola INTERAZIONE e specialmente quando si unisce ad un’altra parola alla quale penso, si sia appassionatamente vicini, ‘architettura’.
In un altro scritto (Interazione reale o alterazione virtuale? vedi parametro.it) coglievo un aspetto particolare di questa parola.
L’interazione, mi chidevo, può ‘territorializzare’, unendo indissolubilmente l’uomo ad un luogo fisico o può astrarre metafisicamente la percezione da un ambito spaziale (architettonico) adducendo a luoghi ‘altri’ e contribuendo ad una certa distrazione dal reale. Dal ragionamento (anche lungo) si arrivava a dare una risposta infatti la seconda ipotesi era quella possibile.
Purtroppo si ricade sempre nel dire o consigliare all’interlocutore di leggere di più, ma lascio cadere questi attributi terminologici ad altri individui e in altri luoghi che penso siano lontani sia da Lei che da me e continuo.
Per il caso della Farnsworth House era successo che, già l’architettura aveva raggiunto un equilibrio tale in quel luogo che si poteva fare solo ‘filologia pratica’ tra cui esaltarne gli aspetti perchè diventasse un sito oltrechè fisico anche con un valore altamente didattico per chi vuole imparare o meglio vivere questo spazio, ma solo lì in quel luogo e in nessun altro. Poi, è chiaro che super-analizzando l’opera, in quel caso, si poteva percepire uno stato di occupazione virtuale che poteva essere interpretato come un vero e proprio interagire con lo spazio però v i r t u a l e di quella architettura. Abbiamo avuto ragione, ha vinto il valore didattico che l’opera poteva ancora comunicare, se ne sono accorti e guadagneranno di più tutti. Bene!
Più che sognatore sono un appassionato della letteratura storico-descrittiva zeviana e se lei avesse letto…..ALT! (vede come facile consigliare di leggere? Si è sempre dalla parte del giusto propositivo, ma non va bene per l’offesa che reca alla presupposta inabilità psicologica dell’interlocutore, quando invece tutti noi abbiamo una strada almeno storico-libresca da difendere, magari da ridiscutere, ma da difendere.) torno al discorso. Le descrizioni zeviane degli scitti su Michelangelo le osservazioni particolari dei disegni di Mendelsohn o l’architettura di Gaudì per me sono insuperabili, a questi aggiunga una visione ‘crepuscolare’ stimolante della critica del saggista Paul Virilio, senza però dimenticare l’architettura vitale nella descrizione delle piccole cose di ogni giorno di Roland Barthes e l’assordante teoria del quotidiano trasformarsi di Walter Benjamin. Sono scritti che hanno un denominatore comune un linguaggio che racconta come l’uomo ha bisogno di numerose metafore per comprendere equilibrando e stimolando la mente per vedere cose che non esistono, avendo aiuto da impulsi codificati di episodi vissuti. E’ quello che faccio quando scrivo di architettura (vedi ‘la soglia in dissolvenza’ e ‘Spazio…alle riflessioni’, su architettare.it, parlo dell’interazione usata come elemento architettonico, parlando di supporti riflettenti o trasparenti in spazi particolari, anche urbani, elencando tecniche e pratiche di partizione interne con pareti contenenti cristalli liquidi a trasparenza controllata (Nouvel insegna), dando un’idea di stravolgimento del semplice interno domestico, senza parlare di domotica), comunicando, come, dove e con quali mezzi arrivare alla soluzione definita, questa è la differenza tra un’interattività che comprende tutto o niente oppure quella verificabile immaginando ambienti descrivendoli o addirittura realizzandoli.
Per gli acquari con le nuvole dentro e i mouse giganteschi, in ‘L’uomo Altrove’ ho elencato dove e in quali progetti, è evidente una resa incondizionata purtroppo di alcuni architetti ad un trucco surreale (aumentando le dimensioni) di esperimenti che farebbero rivoltare Escher nella tomba. Soluzioni architettoniche che in Italia sono passate per meravigliose (solo ben pubblicizzate, altro pericolo) e che non hanno niente, ma proprio niente di interessante, se

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Commento 593 di Isabel Archer del 21/01/2004


In risposta a Paolo Marzano
Una buona notizia, pare che il Wwf abbia ritirato il ricorso al tar contro l’Auditorium di Ravello.

Ma veniamo al gentile Paolo Marzano: apprezzo il suo modo garbato d’invitarmi ad una riflessione, ma non capisco cosa intenda quando scrive: “Interattività a Ravello? Benissimo, ma non in questi termini.” Di quali termini stiamo parlando?
“Chi non è un ambientalista? Chi non difenderebbe e difende la natura? Nessuno vorrebbe che sparisse sotto colate di cemento e struture pilastate o a gradoni ?”
Su questo nutro dei fortissimi dubbi e comunque se s’impedirà ai proprietari del terreno, destinato all’Auditorium, di costruire un garage, questo non accadrà.
Lei probabilmente è un sognatore, eppure mi sembra che durante la campagna per la Farnsworth House si fosse ben reso conto del pericolo.
“Allora il passo dopo è: “usiamo l’architettura interattiva, cosa? chi? dove? quando? Già, sì quella sì, eccome, anzi è la soluzione!"”
Vedo però che è anche un disfattista. Qualche idea sul “chi” l’avevo lanciata in un mio precedente messaggio, ma preferirei, ripeto, un sano concorso, non c’è bisogno che io Le ricordi cos’è un concorso di idee spero.
Lo sa, Marzano, l’architettura interattiva non è un fenomeno da baraccone, rischia di diventarlo se ad occuparsene sono persone che non ne conoscono l’essenza e la scambiano per un allestimento scenografico degno di Eurodisney (“testuggini o mouse giganteschi”… sono forse i suoi incubi peggiori? Per gli “acquari prismatici con le nuvole dentro” ci si può lavorare, è un buono spunto).
“Ho scritto e raccontato tanto su quest’argomento”, forse dovrebbe leggere di più caro Marzano.
L’architettura interattiva comincia ad essere già una realtà in altri luoghi del mondo, si documenti. Lasciamo ai disegnatori specializzati i rendering e le sovrapposizioni di scritte, cerchiamo di non banalizzare l’apporto prezioso dei Futuristi alla nostra cultura. Lei ha un’idea davvero confusa, distorta e vaga di Interattività e di Futurismo.
Vorrei anch’io invitarla a riflettere sul fatto che a Ravello l’urbano per fortuna c’entra ancora poco, fino a quando a qualcuno non verrà in mente di proporre la progettazione di un ponte che, dopo varie iperboli temerarie, partendo da Paestum e facendo il giro attorno a Ischia, Procida e Capri, vada a schiantarsi dentro il costone roccioso dei monti Lattari. Mi scusi per la figurazione fortemente retorica, ma questo sembra essere il linguaggio che più le è gradito.
In ogni caso l’Information Technology è già di grande aiuto nel controllo della dimensione urbana.
Comunque, gentile Marzano, non voglio contestare punto per punto il resto delle sue osservazioni, che, sebbene espresse in una forma piuttosto “romantica”, sono dopotutto condivisibili.
Un dubbio atroce mi rimane: qualcosa le fa pensare che io sia un membro di Italia Nostra?
Rilegga con maggior attenzione i miei precedenti post.
Cordialmente

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Commento 588 di Paolo Marzano del 20/01/2004


A favore dell'auditorium di Ravello, uno spunto di riflessione per Isabel Archer
Interattività a Ravello? Benissimo, ma non in questi termini.
La mia formazione architettonica contempla una piccola, ma importante, parte riferita alla fantascienza degli anni settanta e rimango perplesso quando delle verità tecnologiche allora profetizzate ora risultano realizzarsi .
Chi non è un ambientalista? Chi non difenderebbe e difende la natura? Nessuno vorrebbe che sparisse sotto colate di cemento e struture pilastate o a gradoni ?
Nessuno, ma queste sono banalità.
Allora il passo dopo è: “usiamo l’architettura interattiva, cosa? chi? dove? quando? Già, sì quella sì, eccome, anzi è la soluzione!"
Vediamo la situazione un pò più da vicino. Ho scritto e raccontato tanto su quest’argomento che per avere una sicurezza o controllo su di esso, pendo che ci vorrà ancora un pò tempo, di questo sono certo. Non bastano concorsi dove vengono premiati rendering e sovrapposizioni di scritte che già i Futuristi, guardando le riviste, erano abbbastanza avanti. Al massimo ora, stiamo sicuramente preparando le basi per individualità che, con strumenti nuovi, inizieranno a parlare di architettura interattiva.
Ma osserviamo: mentre le nostre città (centri storici mummificati, o meglio, ‘plastificati’ incelofanati e avvolti da quell’aura finta-vecchia che fa tanto ‘in’) sono sepolte e annerite da gas inquinanti derivati dalla combustione di carburanti scaricati direttamente nel nostro corpo, mai fin troppo controllati, ci accorgiamo che i regolamenti nei locali chiusi, per quanto riguarda il fumo da sigaretta, sono diventati rigidissimi.
Stride il confronto, e Italia Nostra?
L’uomo vive nella sua incompiutezza.
Le isole per le campane della raccolta differenziata che occupano spazio aumentano il loro numero perché aumentano le tipologie di materiali che consumiamo ogni ora, ed in modo esponenziale. Andrebbe indetto un concorso d’architettura per risolvere il problema spazzatura non come oggetto a sè, ma come sistema di relazione con ‘L’UOMO URBANO’.
Stride ancora il confronto con la città, e Italia Nostra?
L’uomo vive della sua incompiutezza
Oltre le campane per la raccolta dei rifiuti differenziati esistono degli ‘alieni’ accato a noi nel nostro vivere l’urbano; esili, con la testa grossa alti a dismisura e purtroppo tanti, proprio lì dove si realizza l’essenza della congestione cittadina, la segnaletica. Sempre tanta, sempre troppa e si moltiplica giornalmente, lo chiamano inquinamento visivo. Dovrebbe rientrarae in un sistema di strategia progettuale per cercare di inserire, davvero, l’interattività in questo campo. Secondo me, sarebbe risolutiva.
Stride ancora il confronto con l’umano osservare, o come dicono i saggi, ‘percepire la città’, e Italia Nostra ?
L’uomo vive sulla sua incompiutezza.
Facciamo un discorso più ampio.
La sonda ‘Spirit’ che non trova l’acqua su Marte, l’importante comunque è che sia arrivata, genera tanti sogni e tante speranze. Il mondo virtuale al quale abbiamo sempre pensato per tanto tempo ora, è a nostra disposizione, un intero pianeta da esplorare. Affinate le tecnologie sarà territorio di conquista.
Ma l’uomo è incompiuto e spero tanto che non venga in mente a qualcuno (non è improbabile) di trasferire scorie nucleari e rifiuti tossici sul sito marziano tanto lo spazio c’è ed è tanto. E allora cosa faremo se non ci siamo occupati di prendere delle posizioni convincenti in campo terrestre (cittadino) chi ci soddisfano? Accetteremo tutto tanto poi si risolverà in futuro? Avremo nascosto un’altra volta le bucce delle caramelle sotto il tappeto.
Sarà l’URBANO, il tema dominante di questo nuovo millennio, inserito però in un altro genere di relazioni, oltrechè mediali di matrice organica come un corpo vivente in cui l’interazione dovrà costituire un vero e proprio sistema nervoso sensibile e attento. Anche l’architetto saprà che oltre a progettare un’abitazione deve trattare con altre relazionalità di quell’abitazione vista come tassello insostituibile di un maglia relazionale ‘vivente’. Questo determinerebbe edifici e quartieri più vivibili. Purtroppo la mancata considerazione di certe componenti sociali ha fatto diventare l’URBANO, o un vero e proprio fortino super controllato o super degradato, isolato in periferie sociali percettive più che fisiche.
Stride ancora il confronto, l’URBANO è una NATURA da salvare. E’ un concetto complesso che però non esula dal non tenerne conto, e Italia Nostra ?
L’uomo vive nella sua incompiutezza e quando, come a Ravello, si creano delle confluenze d’interessi, non soltato economici, ma accompagnati da una certa qualità d’intervento architettonico che plasmerà unendole nello stesso luogo, forme artistiche quali musica, spettacolo, architettura, bellezze naturalistiche e storico-paesaggistiche appartenenti ad un ‘naturale’ sistema connettivo-collettivo i

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Commento 587 di Isabel Archer del 20/01/2004


Trovo che non sia utile l'ennesimo panegirico su Niemeyer: non è in dubbio la forza creativa e l'impegno sociale di questo architetto.
Il suo spessore morale è ben noto a tutti.
Il dubbio è più che altro se sia sufficiente un gesto di alta suggestione poetica per procedere all'inserimento di un'architettura (sicuramente di evidente qualità) in un contesto che è quasi impossibile descrivere con le parole.
Voglio dire, l'essenza stessa del luogo interessato è anche natura, nuvole, compresenza di altitudine e mare, vertigine, ripeto, difficile descrivere.
Temo che si sia giocato troppo sul solo elemento "cultura", anche se iniziative come queste, tese alla valorizzazione delle risorse produttive a livelli alti di pensiero, sono rare.
"Non è l'angolo retto che mi attrae, e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile, creata dall'uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale. La curva che incontro nelle montagne e nei fiumi del mio paese, nelle nuvole del cielo, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l'universo. L'universo curvo di Einstein". (O. Niemeyer)
L'impressione è che quest'anelito di fusione con la natura non sia poi così riuscito.
Abbiamo altri mezzi oggi, oltre alle superfici curve, per inserirci in uno spettacolo complesso, etereo e materiale al tempo stesso, sfuggente, cangiante, vibratile e liminare.
Un’architettura interattiva sarebbe auspicabile in circostanze simili. Un dono che il paesaggio accolga, una struttura da “innestare” nel territorio predefinito e lasciar fiorire liberamente, evitando accuratamente ogni forma di rigetto, augurandosi anzi che il sistema naturale la inglobi presto, riconoscendola come una creatura propria.
Questo guscio, un po’ troppo “solido” e, se non in dimensioni, visivamente ingombrante, sembra contenere un’astrazione tutta “umana”, un concetto estraneo al fluire locale dei luoghi, inteso sia come secrezione costruttiva spontanea, che come morphing soggettivo, variabile e perpetuo della percezione di uno spazio così estremo.
Intanto vorrei indicare il sito in cui dovrebbe nascere questo progetto:
via della Repubblica, a 500 metri da Villa Rufolo, almeno dalle notizie on line si evince questa location.
Magari se qualcuno ha possibilità di andarci, potrebbe comunicarci le sue impressioni.
Cordiali Saluti

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Commento 586 di Paolo Marzano del 17/01/2004


A favore del progetto per l' Auditorium a Ravello di Oscar Niemeyer

Questo caso è diverso, racconta non di un'architettura generata per richiamare l'attenzione, ma di un'architettura che completa un quadro generale d'esigenze umane. Qui non si 'decentra', non si 'decongestiona' non si 'restaura mummificando' non si 'decora scimmiottando', qui si creerà l'architettura per il suo primo scopo. Realizzare un desiderio che da tempo esiste ed ha bisogno di concretizzarsi in un 'ambito variabile' un architettura prodotta, questa è la cosa fondamentale, da una volontà collettiva. Il produrre architettura come continuazione materica di funzioni umane derivate direttamente da pratiche artistiche. Quale migliore luogo d'intervento dove l'architettura stessa chiama per un architetto?
E allora quale migliore possibilità se non quella di realizzare il progetto che Oscar Niemeyer ha preparato per Ravello?
Se la preparazione del Parsifal, predispose Richard Wagner, nel suo viaggio in Italia, a riconoscere tra le bellezze paesaggistiche, ed in particolare quelle di villa Rufolo, il giardino magico di Klingsor, allora possiamo avere una leggera percezione di un luogo dove diventa logico far nascere interessi culturali. Infatti, da cinquant'anni a Ravello si celebra un Festival dedicato a Wagner. La presenza per buona parte dell'anno, di musicisti artisti intellettuali, ha generato pratiche 'indotte' di rispetto e osservazione attenta dell'ambiente circostante che ha acquisito un valore aggiunto di notevole spessore sociale. E' in atto a Ravello una verifica pratica di come un ambiente storico può coinvolgere 'le arti' fino a trasformare elementi naturali in energie 'sensazionali' e 'relazionali' che esaltano l'ambiente paesaggistico senza il quale, è chiaro, non sarebbe sucesso un bel niente.
La natura ha preparato uno scenario che l'uomo può e deve comprendere, rispettare ma a maggior ragione, da questo è possibile far nascere altre forme di attenzione per elementi che con la natura si compenetrano o ne sono la diretta continuazione, vedi la musica, l'arte, la ricerca di nuove forme d'espressione artistica e non ultima l'architettura. A chi ha qualche dubbio sull'inserimento dell'auditorium vada a indagare nella storia dell'architetto Oscar Niemeyer. Una vita colma di tante e tali realizzazioni di ricercata qualità e di lotta contro la megalomania dittatoriale sui popoli, da uscire indenne da qualunque ipotesi di accusa di 'rovinare' un paesaggio con le sue idee.
Quando parliamo di un grande architetto qual' è Oscar Niemeyer, dobbiamo fare riferimento alla nostra onestà intellettuale e stabilire cosa intendiamo in quel momento quando usiamo il temine 'opera d'arte'. Una volta stabilita una definizione, la useremo per capire la vita intensa e sempre d'alto livello del maestro. Una delle caratteristiche essenziali della sua vita, ci accorgeremo, riguarda proprio la ricerca dell'opera d'arte (mai architetto fu più indicato, quindi, per Ravello). Certo, quando si tratta di progetti di opere pubbliche è molto difficile creare un'opera d'arte, ma il maestro ha guardato soprattutto alle nuove esigenze che il corpo costruito, genera nella confluenza delle funzioni, delle forme e della materia del suo stesso ambito (il luogo), rispettando così la continuazione dello spazio creato, con l'ambiente. L'architettura infatti deve sempre azzardare creando spazialmente eventi nuovi rispetto ad una trama 'funzionale' data, deve cercare secondo Niemeyier :" la bellezza, che è la preoccupazione di un artista e lo scopo di qualsiasi opera d'arte. […] Una volta Le Corbusier mi disse che io avevo negli occhi le montagne di Rio. E' vero. Ma non solamente le montagne di Rio".
Notiamo come la sua architettura plasticamente si evolve in forme antigravitazionali moltiplicando sbalzi e sperimentando nuove gestualità materiche che, definire moderne, determinerebbe una regressione al senso qualitativo dell'opera di un'intera vita. Il suo approccio progettuale, è di fronte al foglio. Testimonia il lavoro dell'architetto fatto di ricerca estenuante e continua capace di assorbire, maturare e mettere in pratica quei segni che derivano da una colta gestione emozionale delle forme e dello spazio 'attivo' che possono generare. Ecco perché il mestro 'evoca' più che schizzi (numerosi), dei 'grafici' d'architettura, in cui le linee denotano poetiche assimilate, testimoniano la serietà della pratica costruttrice conseguente e la responsabilità di 'corpi architettonici' che occuperanno un spazio 'ritrovato' per la vita dell'uomo. Non è un'architettura simbolica, ma è una pratica che affranca lo spirito, sollecita la percezione stimola la mente che si lascia andare, seguendo profili alla scoperta linee sinuose organico-materiche. Il passo seguente è già spazio.
Dalle interviste al maestro è chiara la sua dinamica d'intervento che lo vede ritornare più volte agli schizz

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Commento 583 di Isabel Archer del 15/01/2004


Mi spiace per la svista sul “deserto delle mummie”, che per me rimane comunque tale, non me ne voglia l’amabile e illuminato Domenico De Masi.
Personalmente sono d’accordo con Pierluigi Molteni: “Possibile che nessuno degli autorevoli firmatari dell'appello non si sia chiesto se non fosse il caso di indire un concorso per un tema così importante?” Sarebbe stato doveroso.
Sempre augurandoci un concorso libero dagli strani arcasi nazionali, d’altronde sarebbe sufficiente seguire le semplici e acute indicazioni di Beniamino Rocca.

“L’Italia è un paese, comunque, nel quale chi non è scettico è fanatico: un paese dove non c’è posto per una saggezza costruttiva.” (L. Quaroni, 1957).
Sono passati quasi 50 anni e sembra che non sia cambiato niente.

Quindi dopotutto comprendo la sua posizione, gentile Paolo G. L. Ferrara, ma è pur vero che la critica “deve essere parziale, appassionata, politica, vale a dire condotta da un punto di vista esclusivo, ma tale da aprire il più ampio degli orizzonti” (C. Baudelaire).
Cordiali saluti

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Commento 582 di Carlo Sarno del 12/01/2004


"...E' evidente che una cultura organica , nel suo sforzo di dare una base e una storia all'uomo moderno disperso e senza radici e di integrare le esigenze individuali e sociali che si presentano oggi in forma di antitesi tra libertà e pianificazione , cultura e pratica , rivolgendosi al passato , e specificamente alla storia dell'architettura , non può usare due diversi metri di giudizio per l'architettura moderna e per quella tradizionale . Noi avremo fatto un deciso passo avanti nel cammino di questa cultura - organica - , quando saremo capaci di adottare gli stessi criteri valutativi per l'architettura contemporanea e per quella che fu edificata nei secoli che ci precedono ... ". Bruno Zevi , Saper vedere l'architettura .
Grazie Paolo per la tua sensibilità critica , un grazie anche a Beniamino per la sua passione per una architettura vivente , ed un grazie specialmente ad Oscar che ha donato all'Italia un altro suo preziosissimo fiore!
Cordialmente Carlo

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Commento 581 di Beniamino Rocca del 12/01/2004


L'ottimo Domenico De Masi potrà anche perderla, temo, la sua battaglia per il bel progetto di Niemeyer a Ravello, ma le persone libere saranno sempre dalla sua parte.
Dalla parte del progresso, della modernità, della complessità e della civiltà, di cui l'architettura è sempre espressione vera.
Le associazioni ambientaliste -come Italia Nostra- che hanno la spudoratezza di scrivere a Ciampi, loro sì, andrebbero sciolte; non un consiglio comunale democraticamente eletto!
Da decenni queste associazioni spacciano la loro "impotenza creativa" come "castità". Minacciano le istituzioni, mobilitano su stampa e tv, fondano partiti politici.
Dove erano i comunisti alla Vezio De Lucia, tutti attenti al rispetto delle leggi urbanistiche (e alla cultura dello standard, quando a Genova, alla metà degli anni ottanta, la giuria presieduta da Paolo Portoghesi approvò il deleterio progetto del teatro Carlo (in)Felice: di 15 metri più alto di quanto consentito dal PRG?
E le associazioni ambientaliste? e Italia Nostra? e il mondo accademico cosa hanno fatto? Oltre che illegale, quel progetto era anche il più caro!
E' davvero ora di finirla con "l'avanguardia dei gamberi" con la consolante e tranquillizzante logica del già conosciuto, del pittoresco; insomma, della mediocrità sempre vincente perchè non disturba.
Quando capiranno la lezione wrightiana che "...il cambiamento è l'unica costante del paesaggio"?
In architettura, così come nell'arte "Senza lacerazione e senza rottura non c'è bellezza" (Chambas).

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Commento 579 di Isabel Archer del 11/01/2004


Premesso:
1) che condivido pienamente le riflessioni di Paolo G. L. Ferrara sull’abusivismo, sull’assurda burocrazia e sulle beghe bizantine e massoniche della politica italiana;
2) che se ci fosse da sottoscrivere un ulteriore documento a favore della costruzione dell’Auditorium di Niemeyer lo farei subito, quanto meno per scegliere il male minore, di fronte all’opportunismo del guadagno personale contrapposto al bene di una comunità;
3) che ovviamente preferisco l’opera di un grande architetto all’ennesimo triste scheletro di cemento che vediamo spuntare in ogni luogo d’Italia , proprio sul più bello, mentre ci stiamo godendo la scoperta di nuovi squarci di paesaggio.

Premesso tutto questo, devo dire, però, che proprio non capisco perché un’opera che voglia discretamente inserirsi in un contesto prezioso debba per forza essere “un riferimento visivo per chiunque guarderà Ravello da lontano”, perché questo desiderio di occupare il territorio degno dell’uomo di neanderthal?
Non sarebbe stato meglio affidarsi ad un’architettura più “trasparente”, più aperta, meno “strutturale”, meno bianca, meno compatta? Un’insieme che contenesse in sé i principi stessi della natura, che si lasciasse attraversare dai flussi di luce, di azzurro, di verde, di tempo atmosferico, fino a diventare quasi invisibile. Un organismo costruito che rispondesse agli stimoli esterni, che interagisse con l’ambiente circostante. Intervenendo in un sito così unico sarebbe stato doveroso adottare criteri altrettanto unici, disegnati su misura, flessibili al punto tale da farsi parte stessa dell’ambiente. Un gesto artistico non è sufficiente.
Si parla tanto male di Gehry e delle sue lamine di titanio, ma almeno esse sanno riflettere quello che le circonda. E poi perché questa nuova creazione dovrebbe essere meglio della chiesa di Meier?
Ma dico io, con tutto il rispetto per Niemeyer, per De Masi e per le loro intenzioni sicuramente più che illuminate, ma proprio un architetto che li dimostra tutti i suoi 95 anni bisognava andare a scomodare oltreoceano? Con tutte le sperimentazioni d’avanguardia interessantissime che abbiamo a disposizione oggi nell’architettura, con tutte le figure emergenti e le giovani promesse del mondo architettonico.
Perché non scegliere Bernhard Franken o Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo?
E poi, gentile Paolo G. L. Ferrara, perché citare “Gli esperti più autorevoli (da De Seta a Fuksas, da Portoghesi a Pagliara e a Rosi)”? Ma cos’è, il deserto delle mummie?
Mi scusi ma non riuscivo a tenermela dentro questa e ripeto, tutto ciò che ho espresso in questo post vuole essere comunicato all’insegna del profondo rispetto per tutte le persone coinvolte e per la dimensione di singolarissima bellezza del luogo interessato dalle vicende di cui discutiamo. Spero di non essermi lasciata trascinare dalla passione e di aver usato un linguaggio adeguato.
Cordiali saluti

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11/1/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Isabel Archer

Non sono volutamente entrato nel merito dell'architettura di Niemeyer a livello linguistico. M'interessava affrontare un argomento che è "conditio sine qua non" affinchè si possa poi entrare nel merito proprio dell'architettura: che l'architettura contemporanea trovi spazio anche in Italia.
La situazione è di allarme rosso, e ne siamo tutti consapevoli. Finchè continueremo a "non costruire" sarà difficilissimo educare l'utenza alla qualità dell'architettura moderna e contemporanea.
Personalmente, mi è del tutto indifferente che il progetto sia di Niemeyer, o di Meier, o di Tschumi, o di Gehry, o di Nouvel, o di Piano, etc. Importante che non sia di Grassi, Gregotti, Aulenti, Bofill, Purini, Krier, Zermani, etc.
"Gli esperti più autorevoli" li cita De Masi. Ne avrebbe potuti citare altrettanti.
cordialità

 

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Commento 580 di Pierluigi Molteni del 11/01/2004


Fatto salvo anche per me il cappello del precedente commento, e quindi assoluto accordo sul giudizio per le patetiche esternazioni di Sgarbi (che ormai si commentano da sole), sull'assurda prevenzione generalizzata nei confronti delle opere di architettura, sull'impegno ed il prestigio di quanti sono scesi in campo in quest'occasione, mi sembra però si stia perdendo di vista l'oggetto stesso di tanto impegno. Come al solito le crociate ideologiche fanno spesso piazza pulita di tutte le considerazioni intermedie che servono ad arricchire e ad approfondire l'approccio ai temi. Non vorrei essere preso per passatista (tra l'altro mi sembrava ormai fuori moda la disputa tra moderni vs. resto del mondo) ma mi sembrano francamente manichei tutti quei ragionamenti per cui chi è contro questo progetto è contro l'architettura moderna. Possibile che nessuno degli autorevoli firmatari dell'appello non si sia chiesto se non fosse il caso di indire un concorso per un tema così importante? Tra l'altro sarebbe anche servito per affinare una cultura architettonica locale (parlo dell'amministrazione pubblica di ravello) che è rimasta ferma al pur prestigioso architetto brasiliano: nel frattempo ne è passata dell'acqua sotto i ponti, anche per quanto riguarda l'attenzione dell'architettura contemporanea per l'inserimento in contesti storici o di pregio ambientale. Siamo sicuri che questa bella scultura si inserisca con la dovuta attenzione all'interno del paesaggio (nel sito non c'è alcuna ambientazione che ne consenta una serena valutazione)? Siamo sicuri, all'alba del 2004, che la vera esigenza di Ravello, massacrata, come si legge nel sito della fondazione, da tante brutte architetture, sia un segno forte (siamo ancora a questo punto)? possibile che, all'alba del 2004, si senta ancora l'opportunità di "aggiungere" piuttosto che "togliere"?

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