Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Un concorso 'vero'.

di Maurizio De Caro - 6/6/2004


Notiamo con certa soddisfazione, unita al necessario sospetto, l’interesse che l’opinione pubblica comincia a rivolgere all’architettura ed alle questioni connesse al bello, materia friabile e opinabile come nessuna.
Ora, le occasioni non mancano per fare il punto dello stato dell’arte, tra fondi che inaspettatamente arrivano (ma in campagna elettorale è più facile compiere miracoli) e musei del design che finalmente decollano; tutto sembra indicare una rinascita dell’architettura e del design nella nostra città. Sarà vero? Intanto cominciamo a fare chiarezza sul tema dell’omologia, famoso uguale capace, perché di questo si tratta. Siamo vicini ad una rincorsa alla griffe anche in questo campo visto che comunque di moda si tratta, e in questo per la prima volta in vita mia mi trovo d’accordo con Vittorio Gregotti, che invita a diffidare di un certo spettacolarismo strampalato, di un’avanguardia generalizzata che ormai tutto occupa e ovunque, indifferentemente, costruisce.
Moda, appunto, da non discutere, perché se no finisci per essere “fuori”da quella moda: immagine piuttosto che contenuti, cognomi illustri piuttosto che idee innovative e quindi al provincialismo becero delle accademie si sostituisce un più vistoso e retorico culto dello strano purché costoso e incomprensibile.
A differenza dei vecchi futuristi insultati e derisi dai benpensanti, fischiati e aggrediti dalle folle borghesi oggi l’avanguardia in architettura si coniuga con ricchi premi e robuste commesse e i nostri (o meglio i loro) maestri godono di questa spiritosa condizione di star internazionali.
Allora tutti (soprattutto studenti eccitati) negli auditorium a seguire le geniali intuizioni esotiche del guru di turno con il corollario della domandina:”Conosce qualche architetto italiano?certo Terragni, Lingeri, BBPR, Zanuso, Castiglioni…Gio Ponti.”
I nostri dubbi nascono da una reale superficialità con cui vengono coinvolti personaggi noti per ottenere un risultato che deve essere indiscutibile.Vi ricordate il detto:”deve essere vero perché lo dice il telegiornale”?
Di architettura in tv si parla nell’appendice di nonsolomoda (tutto attaccato è più trendy) ed è significativo vedere gli sforzi di attempati maestri per cercare di assomigliare sempre di più ai loro colleghi Armani e Ferrè(che ci tiene a ricordare che è architetto).
L’attenzione rivolta a tematiche di questo spessore, se impoverita al rango di sfilata, si mescola alla superficialità urlata del fashion system.
Ma c’è di più, perché comunque il nostro paese è totalmente assente dal panorama delle guide sulla modernità architettonica; in un ipotetico grand tour contemporaneo, Goethe, non passerebbe certo dalle nostre città, e non solo lui.
La nostra innegabile capacità di ingigantire fenomeni e personaggi marginali ci rende teneri agli occhi dell’Europa (certo Piano, i designer…) come la nostra incrollabile volontà di identificare il nostro quartiere come “mondo” e quindi chi è grande da queste parti dovrebbe esserlo ovunque.
I veri critici sanno che non è così e la nostra media estetica culturale è sicuramente molto al di sotto della sufficienza nonostante le lodi interessatissime degli addetti ai lavori perché bisogna pur mangiare.
Per essere leader nella ricerca e nell’innovazione non basta avere amici nelle redazioni e a Palazzo bisogna avere idee originali e forza strategica per poterle realizzare, contro i concorsi a inviti e contro le selezioni prevedibili.
Compito di ogni generazione di creativi è mandare in pensione la precedente anche se apparentemente invia segnali di vita.


(Maurizio De Caro - 6/6/2004)

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