Giornale di Critica dell'Architettura
Linguaggio Architettura

Leonardo Ricci. Lo spazio inseguito

di la Redazione e Antonino Saggio - 1/7/2004


AntiTHeSi si complimenta con Giovanni Bartolozzi per il libro su Leonardo Ricci (edizioni Testo&Immagine; sezione "Gli Architetti", diretta da Antonino Saggio). Riportare all'attenzione un architetto della statura di Ricci è assolutamente meritorio, poichè significa dare nuova linfa ad uno dei protagonisti assoluti della storia dell'architettura italiana del XX secolo. Protagonista tanto grande da essere spesso trascurato...e che i giovani architetti dovrebbero invece conoscere per capire quanti e quali potenzialità se ne possono trarre e sviluppare. Bravo Giovanni!




INCROCI
Prefazione a Leonardo Ricci
Di Antonino Saggio

Allievo di Giovanni Michelucci, Ricci della vita ha tenacemente inseguito le forme, il rinnovamento, le modificazioni. E ne ha spesso catturato l’essenza per un architetto. Era nato nel 1918 e, laureato a soli ventitrè anni, ha iniziato una intensa attività di docente e di progettista. All’inizio della carriera si è cimentato con realizzazioni di spiccato carattere strutturale: molti ponti, ma anche il Mercato dei fiori a Pescia. Sempre nel clima post-bellico ha costruito il villaggio Monterinaldi vicino Firenze con un impianto flessuoso e ricco di eventi. Qui ha realizzato, sino al 1968, ventidue ville che ne hanno rivelato il fortissimo talento. Le case, ciascuna diversa e adattata al sito, alla vista, alla vita degli abitanti, si incassano come scrigni vetrati in delle mura in pietra che appaiono sagomate come fortificazioni. Una successione di forme a metà naturali a metà artificiali segnano il paesaggio solcato dai forti sbalzi delle terrazze e dei balconi. Ricci ha anche realizzato chiese e comunità religiose in particolare quella di Monte degli ulivi a Riesi, in provincia di Caltanissetta. In queste occasioni, l’interesse per le strutture a guscio e per gli aggetti delle forme si mescolano a un rapporto quasi sacrale con il terreno. Negli anni Sessanta — sull’onda di un generale interesse verso le nuove forme della metropoli — ha studiato e pianificato macrostrutture e in questo campo ha rappresentato una delle punte più avanzate del dibattito internazionale. Dopo aver dato le dimissioni dall'Università di Firenze di cui era stato preside, ha un periodo di stasi che però si interrompe con la costruzione del Palazzo di Giustizia di Savona nella seconda parte degli anni Ottanta. Muore nel 1994. Ricci rifuggiva dalle etichette e non amava essere catalogato, come lo era stato, “tra i pazzi, i mistici, gli utopisti”. La sua opera a lungo è stata quasi rimossa. Troppo catturata dal fascino della semplificazione accademica di ascendenza Metafisica, la cultura italiana prevalente ha allontanato quanti pensavano in maniera singolare. Ma la lezione di Ricci è, in fondo, perseguibile: non aderire mai passivamente alle richieste nè ai modelli precostituiti, cercare sempre di indagare se c’è la possibilità di introdurre frammenti di spazio nuovo. E poi, “immaginare nello spazio il movimento di coloro che lo abiteranno”. Questo breve profilo del protagonista di questa monografia lo lascia fermo nello spazio e nel giudizio, ma il libro Leonardo Ricci, lo spazio inseguito fa un altro percorso. Fa un percorso appassionato nelle idee di Ricci nel loro stesso compiersi: il periodo parigino in cui si dedica alla pittura, il ritorno a Firenze e l'invenzione del Villaggio di Monterinaldi dove autocostruisce la propria abitazione e attira amici e intellettuali in un sogno realizzato di micro comunità. E poi l'esperienza nella sperduta Sicilia dove con l'amico Tullio Vinay costruisce il complesso Valdese di Riesi e poi ancora le ville geniali e le memorabili mostre. Giovanni Bartolozzi, lo studente fiorentino senza email che voleva – e poi ha fatto – un convegno su Bruno Zevi, compie un lavoro che solo un giovane può fare: si cala in full immersion in Leonardo Ricci e letteralmente ci vive insieme due anni e più. Vede l'architetto con uno sguardo pieno di speranza e di forza, ne interpreta l'opera sempre in positivo e mette in luce gli aspetti più forti, dinamici e propulsivi di Ricci. Fa questo non solo con passione, ma anche con un lavoro attento e paziente. Un giorno mi porta la foto di un'opera, una "Villa a Roma". Non se ne sapeva nulla, né committente, nè localizzazione: neanche i maggiori esperti ne avevano sentore. Ricordo i sei mesi di ricerca e poi finalmente l'inebriante scoperta, ma insieme alla Villa Giannini, questo libro pubblica per la prima volta anche la Chiesa Valdese di Pachino, i progetti per la casa teorica e quelli del Cimitero di Montecatini. Sono opere inedite, ma soprattutto travolgente è l'immagine di Ricci che Giovanni Bartolozzi ci trasmette: se con questo libro molti avranno voglia di capire e conoscere di più lo straordinario architetto italiano Leonardo Ricci, altri sentiranno nei prossimi anni ancora la voce di questo nostro giovane autore.

(la Redazione e Antonino Saggio - 1/7/2004)

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3 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 9131 di vilma torselli del 08/11/2010


Forse Socci voleva sapere chi è Carlo Sarno, cioè l'autore del commento , e non chi è Leonardo Ricci (da parte mia confesso la mia ignoranza su entrambi).

Tutti i commenti di vilma torselli

 

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Commento 9082 di socci yuri del 02/11/2010


mi sembra che il libro manchi di spessore.
ma soprattutto carlo sarno chi è?

Tutti i commenti di socci yuri

 

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Commento 763 di Carlo Sarno del 17/07/2004


Leonardo Ricci (1918-94) è uno dei maggiori esponenti dell'architettura organica italiana . Emblematica la sua Villa Bailman all'Isola d'Elba (1959-62) che rappresenta la splendida risposta italiana alla Casa sulla Cascata di Frank Lloyd Wright .
E’ stato allievo, collaboratore e amico di Michelucci, da cui si è poi allontanato. "Se fossimo stati nel Rinascimento - afferma Ricci in un’intervista - forse avremmo lavorato insieme tutta la vita" (L. Ricci, Testi, opere, sette progetti recenti di Leonardo Ricci, Pistoia 1984).
Da Giovanni Michelucci apprende l'umanizzazione dell'architettura , che prima dello spazio c'è l'uomo , e da questo principio sviluppa una personale concezione dell'architettura organico-espressionista , dove con il termine espressionista si intende una valenza esistenziale che crea un parallelo architettonico con le problematiche filosofiche di Camus , Sartre , Abbagnano .
Ribelle ed anticonformista di natura non ha mai accettato etichette per la sua passionale architettura , ma chiaramente opera e concepisce nel solco dell'architettura organica .
Un grazie quindi a Giovanni Bartolozzi per il suo bel libro su Leonardo Ricci e ad Antonino Saggio curatore della collana , per aver contribuito ad una maggiore consapevolezza della rilevanza dell'Architettura Organica Italiana .
Carlo Sarno

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