Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

La carica dei Cinquecento: la risposta degli architetti

di la Redazione - 2/11/2004


Come anticipato nella presentazione dell'articolo di Mario La Ferla "La carica dei cinquecento" (in "L'Espresso", 1978), pubblichiamo le repliche che Quaroni, A.Samonà e Gregotti inviarono nel 1978 all' Espresso in merito al caso dei 48 miliardi di parcella per i progetti di ricostruzione del Belìce, risultanti nei documenti dell'Ises, ma che mai si è capito che fine abbiano fatto.
La Redazione

Ludovico Quaroni
Mario La Ferla ha voluto onorare il mio nome ponendolo al primo posto fra i progettisti responsabili del “sacco” nella valle del Belice, invitando poi la magistratura, nell’ultimo rigo della puntata, ad occuparsi bene della faccenda.
Che le cose nel Belice non siano proprio andate bene lo sappiamo un pò tutti, ma non credevo di dovere essere messo in primo piano, poiché la progettazione che mi fu affidata, insieme alla collega Luisa Aversa, riguardava solo la chiesa della nuova Gibellina, e l’importo della sua costruzione risultava, dal preventivo dettagliato consegnato col progetto nel febbraio del 1971, di 300 milioni, che erano appunto la cifra stanziata. Quanto ai “48 miliardi di soli progetti” di cui parla sempre La Ferla, sappia che a me e all’Aversa, con i collaboratori e le spese varie comprese, sono stati pagati solo 2.200.000 lire (due milioni duecentomila lire). L’incarico ci fu conferito, nel ’70, dall’Ises, che stabiliva anche (senza tuttavia fornirci tutti gli elementi necessari) la collocazione del piano della nuova città: piano redatto, penso, dall’Ises stesso o da qualcuno per conto dell’ente stesso. Ente che approvò, insieme al sindaco Ludovico Corrao, il progetto, anche se poi ci furono chiesti ulteriori elementi di progetto (ma non un “nuovo” progetto).
Il nostro progetto non rientra, evidentemente, nei gusti di La Ferla, e può anche darsi che non piaccia a tutti. La cupola sferica, comunque, non è di 20 ma di 16 metri, mentre la chiesa è un quadrato di 20x20.
Col Belice non abbiamo avuto, io e Luisa Aversa, nessun altro rapporto, diretto o indiretto: anzi con la chiusura dell’Ises sono impossibili anche le notizie sulla chiesa, che tuttavia c’interessava bella o brutta che fosse, chiesa che ci è fruttata solo spese, non tutte ripagate.
La Ferla è riuscito a mescolare sull’argomento notizie vere e notizie false con diabolica abilità, sì da mescolare tutto e far figurare grandi e piccoli, esterni o interni all’Ises, tutti ugualmente colpevoli. E questo non è degno della tradizione giornalistica dell’”Espresso” che leggo da molti anni.
Mi riservo comunque di agire, per altra via, contro chi vuole, per fini che non conosco, gettare discredito sull’operato mio, di Luisa Aversa, del collaboratore D’Ardia e del prof. Musumeci che redasse i calcoli, appunto, della famigerata biglia.


Alberto Samonà
Allo scopo di smentire le calunniose affermazioni di Mario La Ferla, per quanto riguarda in particolare mio padre, Giuseppe Samonà, e me, preciso:
1.Fu affidato –nell’ottobre 1970- ai proff. arch. Giuseppe Samonà, Vittorio Gregotti e Gianni Pirrone, cui mi aggregai avendo studio professionale con mio padre, l’incarico di redigere il progetto del Centro Civico e culturale di Gibelllina su un’area già scelta dall’Ises e dal sindaco Corrao e con un programma edilizio che comprendeva: 70 alloggi con negozi, il Municipio, la pretura, la Biblioteca, il Mercato coperto, il Teatro (in seguito stralciato e affidato allo scultore Consagra), tutti edifici pubblici esistenti nella vecchia Gibellina e finanziati dalle leggi di ricostruzione del Belice;
2.Il progetto fu redatto in esecutivo (a eccezione del Teatro) e consegnato in due stralci –aprile 1971 e febbraio 1972- per un importo totale di costruzione di L. 2.260.000.000 (due miliardi duecentosessanta milioni);
3.I professionisti incaricati ebbero pagato soltanto un acconto di L. 940.000 per ognuno; tanto è che ancora sono in attesa della liquidazione e delle parcelle come per legge;
4.I progettisti non ebbero dopo il febbraio 1972 alcun rapporto con l’Ises o l’Ispettorato zone terremotate; tanto è che a loro insaputa si sta realizzando un esiguo stralcio degli uffici municipali.
Queste le precisazioni che smentiscono seccamente le assurde illazioni dell’articolista e che gettano una luce a dir poco ambigua sulla vostra presunta battaglia per la moralizzazione: dal momento che non c’è peggio –“stile tipicamente fascista”- che dire una serie di falsità con qualche ovvia verità per confondere la realtà dei fatti.
Mi meraviglia che una rivista come quella da lei diretta, che si avvale di redattori esperti e di fama nel settore (da Zevi, a Barilli, ad Argan, per esempio), possa pubblicare simili baggianate anche sul piano culturale (“la Svezia”, la “Scandinavia”, ecc.ecc.); a meno che non si sia voluto, fra l’altro, colpire alcuni personaggi di notoria appartenenza al Pci (io sono membro di quel partito dal 1950, mio padre è stato eletto senatore delle liste comuniste alla passata legislatura) per confondere ulteriormente le acque della vicenda Belice.
Raccogliendo infine le incaute conclusioni dell’articolista, mi riservo di interessare della faccenda la magistratura a tutela della nostra integrità morale e materiale.


Vitorio Gregotti
Nonostante le molte falsità contenute nell’articolo del signor Mario La Ferla ciò che colpisce nella lettura di questo testo è soprattutto l’incompetenza ed il qualunquismo culturale; due aspetti che sono fortunatamente poco comuni nella tradizione dell’”Espresso” ma che si colorano, nel caso di questa sinistra vicenda di Gibellina, del sospetto di volere, allargando indebitamente le responsabilità del disastro, confondere tutto per non colpire nessuno o per coprire qualcuno. E’ questo confondere tutto che voglio benevolmente fare passare per incompetenza di chi non sa quali siano le responsabilità di un progettista nel rapporto con l’ente pubblico, la sua rabbiosa impotenza per quanto riguarda i tempi burocratici e le contese politiche che sono alle spalle di queste lunghezze, le condizioni di esecuzione dell’opera e le impossibilità di controllo su di esse. Quanto ai temi di progetto, forse al signor La Ferla avrebbe dovuto venire il sospetto che dietro alle decisioni giuste o sbagliate ma comunque estremamente differenziate fra loro, vi sia qualcosa di più dello stupido riferimento alla Svezia che probabilmente è l’unica cosa che il nostro articolista conosca della cultura architettonica contemporanea. Per quanto mi concerne personalmente ho ricevuto insieme con l’architetto Giuseppe Samonà e Gianni Pirrone, il 27 ottobre del 1970, l’incarico di provvedere ai progetti del centro commerciale, sociale, civico della nuova Gibellina. Ciò significa il nuovo Municipio, negozi, spazi per artigiani e attività terziarie, un piccolo mercato coperto, biblioteca, centro civico e sociale, ed una serie di case che formano il tessuto connettivo del centro. Il giorno 5 di novembre 1970 fummo convocati presso l’Ises di Roma per una discussione generale sui contenuti specifici dell’incarico e per il necessario coordinamento con gli altri progettisti dei servizi sociali. Nello stesso mese andammo a Gibellina per un primo incontro con il sindaco Ludovico Corrao, con il consiglio comunale e per visitare il terreno scelto non da noi per il nuovo insediamento.
Naturalmente non era in nostro potere assicurare o promettere nulla sulla rapidità della ricostruzione di cui a noi competeva unicamente la frazione del progetto. Il giorno 8 aprile 1971 consegnammo gli elaborati generali relativi all’intero progetto. Dopo discussioni ed approvazioni degli stessi elaborati, gli esecutivi furono consegnati in due lotti successivi, di cui l’ultimo il 22 febbraio 1972. Da quel momento più nessuna notizia dei progetti, salvo l’annuncio della loro definitiva approvazione da parte dell’Ispettorato alle zone terremotate e nessuna notizia più delle parcelle (lire 20 milioni e 600 mila per ognuno dei nostri studi) a tutt’oggi, a distanza di sette anni, ciascuno di noi ha ricevuto in tutto lire 900 mila: contro naturalmente 8 o 9 milioni spesi per fare i progetti, i calcoli in cemento armato, i computi ecc. ecc.
Questo per la semplice cronaca dei fatti. Quanto all’intervento della magistratura invocato alla fine dell’articolo è ciò che personalmente desidero di più: sia per quanto riguarda Gibellina, sia per quanto riguarda la responsabilità della perla di articolo a cui ci riferiamo.




Risposta di Mario La Ferla
A Quaroni, Samonà e Gregotti tutta la libertà di esprimere giudizi sul mio gusto architettonico. A me il diritto di raccontare i fatti, e i fatti sono: 1.Che essi presentarono il progetto per la nuova Gibellina; 2. Che il progetto non fu realizzato per motivi attinenti anche alla sua utopistica impostazione; 3. Che comunque il mio articolo non intendeva “allargare” le responsabilità oltre quelle che emergono obiettivamente da un semplice sopralluogo sui posti. Quale che sia il voto in sensibilità architettonica che mi viene dato, i fatti da me segnalati non cambiano. E di essi rispondo.



(la Redazione - 2/11/2004)

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