Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Eisenman_Terragni

di Antonino Saggio - 14/12/2004


Questa breve introduzione vuole porre due domande. La prima è "quando?" la seconda "per chi?"
Con la prima domanda intendo dire "quando" Eisenman ha, veramente, scritto il suo libro "Giuseppe Terragni: trasformazioni, scomposizioni, critiche", di cui oggi, alla sua presenza di ritorno da Berlino dove è prossima l'apertura del suo monumento all'Olocausto, festeggiamo l'edizione italiana. Lo ha scritto ai tempi del suo primo viaggio in Italia con Colin Rowe nel 1961? Lo ha scritto quando è tornato a Como a studiare l'archivio nella soffitta di Corso Indipendenza ed è ripartito dopo una intera estate di lavoro con una volkswagen bianca carica di cianografie e, qualche schizzo?
Oppure lo ha scritto, il suo libro su Terragni, ai tempi della sua dissertazione dottorale a Cambridge "A formal basis of modern architecture"? Oppure lo ha scritto, il suo libro di Terragni, quando ha iniziato una serie di ricerche Graham Foundation sulle opere con la pubblicazione in "Perspecta" e "Casabella" ai primi anni Settanta dei suoi famosi articoli sulla Casa del Fascio e la Giuliani Frigerio? O lo ha scritto ai tempi di "Oppositions", dell'Institute for architecture and urban studies e del suo rapporto tormentato con Manfredo Tafuri, il cui testo "Il Soggetto e la Maschera" era ... l'introduzione del libro che Eisenman per trent'anni ha continuamente posticipato?
Come alcuni sanno, ho scritto un libro su Terragni e, dopo, un libro su Eisenman. In questo libro spiego in un paragrafo che si chiama "Peter Terragni" che Eisenman ha scritto il suo libro su Terragni nel 1969 con la House II, che è un'opera critica di grande acutezza saggistica su Terragni. Eisenman capisce alcune modalità progettuali di Terragni e le porta avanti ineditamente. Quindi la risposta alla domanda "quando", è nel 1969 con la sua Casa II.
D'altronde Eisenman "non è" e non vuole essere un intellettuale, ma un architetto come ha ribadito in tutte le sue recenti visite italiane. "Fatemi fare un autogrill" è stata la sua risposta al Leone D'oro a Venezia. "Non sono un intellettuale" mi ha risposto a Roma in occasione della laurea honoris causa.
Questo libro è dunque il libro di un architetto su un architetto. E questo risponde implicitamente alla seconda domanda. Cioè il "per chi?". Alcuni fanno i libri pensando continuamente ai lettori. Sono i lettori i veri oggetti del desiderio di chi scrive, ma altri fanno i libri per tutt'altre ragioni, altrettanto plausibili. Ecco: alla domanda "per chi?", non vi illudiate che questo libro sia fatto per voi. Il libro è di un architetto su un altro architetto ed è un libro ostico, antipatico, duro. Il referente di Eisenman non siamo noi, non è neanche l'architettura intesa nel suo ambito generale, nel suo costante intreccio di piani, di sguardi, di sorprese e di ricchezze.
Il libro di Eisenman è fatto per misurarsi con un ambito più grande e ambizioso che è appunto la Storia, il modo stesso di fare i libri. Ma il successo e la vita di questa operazione saranno solo gli anni e il tempo a dirlo.


(Antonino Saggio - 14/12/2004)

Per condividere l'articolo:

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]

Altri articoli di
Antonino Saggio
Invia un commento
Torna alla PrimaPagina

Commenti
5 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 858 di Angelo Errico del 26/12/2004


Per l’amor di Dio! Non ho alcun livore per Eisenman. Se ho dato l’impressione di essere un “delatore” di quest’illustre architetto che da me non ha nulla da imparare come nulla ha da condividere la redazione di Antithesi sul mio accolto commento scritto (che ringrazio), oltre ad Eisenmann posso augurare quel vuoto di memoria ad altri illustri professionisti, della caratura per esempio di Zaha Hadid, Coop Himmelblau, Richard Meyer, o citando nel mucchio per par condicio, gl’italiani Gae Aulenti, Gardella jr., Vittoriano Viganò.
Poi nessuno vieta a chiunque di esprimersi liberamente e di catechizzare l’umanità con le proprie opere e gli scritti lasciati in eredità.
Il confronto con la storia è un sacrosanto principio. Eisenmann lo ha fatto con Terragni questo confronto, con la sua (di Terragni) memoria, con il suo (di Terragni) insegnamento. La nobiltà di Eisenmann non si nega.
No. Non approfondisco come la redazione chiede e vorrebbe; per rispetto anche agli altri protagonisti della comunicazione architettonica citati. Sterilità, sarà il mio pensiero. Può essere. Perché dover dire sempre quello che interessa gli altri? Accetto di essere microscopico. Palesemente sterile. Non sono le mie considerazioni che Eisenmann attende nella casella della posta. Perché allora la redazione infierisce su di me? E’ la storia abile di sempre, di chi fa comunicazione e informazione. Sui viventi non è ammesso opinare. Sui morti non è ammesso interrogare gli assenti.
Mi rimangio tutto. Eisenmann è un grande, in tutti i sensi. Ha scritto troppo poco. E per quel poco, non è valorizzato. L’importanza e la valenza di Eisenman non hanno trovato ancora la giusta dimensione del riconoscimento, … “saranno solo gli anni e il tempo a dirlo”. Lo penso per davvero

Tutti i commenti di Angelo Errico

 

5 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 857 di Franco Porto del 25/12/2004


Non sono stato a Como. Non ho un resoconto su quanto è stato detto su Terragni. So quanto è stato anticipatore Nino Saggio sul rapporto Terragni ed Eisenman e quanto ha indagato per indiviuare i significati di questa ricerca critica. Sono passati circa dieci anni in cui a Catania presentava il suo libro su Giuseppe Terragni e scriveva di Peter Eisenman. Devo ammettere che fu quel libro e quell'incontro a farmi capire perchè amavo Terragni e mi sentivo automaticamente interessato al lavoro dei Five e di Eisenman in particolare. Fu quel libro a portarmi presto a Como e alla bellissima mostra alla Triennale di Milano, che rimane l'evento più importante sull'architetto comasco. Vogliamo dirlo che le celebrazioni per tutto il 2004 sono state una grande delusione? Forse erano tante le aspettative, ma perchè in Biennale non abbiamo visto nulla? Perchè ancora quest'architetto può essere solo presentato nel ristretto ambito della Fondazione di famiglia?
Non è indispensabile sapere quando ha scritto Eisenman il suo libro su Terragni, ma è importantissimo che l'abbia scritto e così Nino Saggio. Per poter rileggere la storia dell'architettura contemporanea in Italia bisogna ripartire da Terragni e bisogna rinvigorire la ricerca sulla sua opera, riavviando un dibattito fermo, in Italia, al libro di Nino Saggio. Prima che Eisenman si occupi di Palladio lotti per realizzare qualcuno dei suoi progetti in Italia e ci dimostri che le opere di Como non sono state un pretesto in un itinerario nel 1961 molto particolare.
Penso che Terragni ha dato poco rispetto a quanto poteva, se fosse vissuto ancora dieci soli anni, così come Edoardo Persico. Oltre Eisenman invitiamo Richard Meier, anche lui un inconsapevole amico di Terragni.

Tutti i commenti di Franco Porto

 

5 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 854 di Angelo Errico del 18/12/2004


Sarà anche interessante tutto questo dibattito su Peter Eisenman e la buonanima di Giuseppe Terragni, ma sembra sterile. Sicuramente non è una questione di lana caprina né di vedute da tifoserie al bar dello sport.
Giuseppe Terragni ha avuto un sacco di sfortune in vita; se fosse nato appena 10 anni più tardi, ritengo che oggi non saremmo qui a parlarle con presunzioni filosofiche.
Peter Eisenman è quello che è, come chiunque faccia il suo mestiere, e se spazio ne trova, per costruire e per pubblicare testi scritti, vuol dire (purtroppo, a mio modo di vedere) che c'è chi lo tiene sul palmo di mano.
Grazie di esistere Peter. Non vorrei augurar sventure terraniane, ma almeno un lunghissimo vuoto di memoria, questo si. Non fa danni a nessuno, né a lui né a noi, e non c'è alcuna cattiveria e perfidia nelle mie parole. Bontà. A mio modo di vedere.

Tutti i commenti di Angelo Errico

18/12/2004 - la Redazione di antiTHeSi risponde a Angelo Errico

Caro Errico, per non essere sterile anche Lei, potrebbe spiegare meglio il perchè considera che non sia un bene il fatto che Eisenman scriva e lavori, facendo e dicendo quello che dice e fa?
Detto un pò più terra terra: perchè si augura un "lungo vuoto di memoria"? Le Sue critiche necessitano approfondimenti. Li attendiamo.
Grazie

 

5 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 853 di Francesco Pietrella del 18/12/2004


C'e' da dire
che un'architetto famoso decanti il famoso,
che il critico decanti il teorico,
che il teorico decanti lo stile,
che che il critico si accosta al periodo,
di eventi e tangenze,
se il mescolio e la contaminazione tra ruoli
sono un decantare,
credo sia anche utile
tentare e trascinarsi itinerare,
contaminarsi dai piu' settori diversi,
solo cosi' puoi dare vita e alito al proprio canto,
se c'e' da apparire al convegno di "nuova architettura"
esso e' per decantare..
non solo per focalizzare i soldi dei concorsi.
ora io non so' se il professore vale il teorico,
se e' un critico e l'altro architetto,
se uno si accosta e l'altro tira,
ma su questo decantare,
invito al prossimo convegno al c'e' da dire..
..c'e' da dire
tutto in girare
forse
meno convivenza
piu' convivialita'..

Tutti i commenti di Francesco Pietrella

 

5 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 851 di Lorenzo Marasso del 16/12/2004


Vorrei rispondere sia al commento introduttivo della redazione di Antithesi all’articolo di Antonino Saggio su Peter Eisenman sia all’intervento di Saggio stesso. Nella presentazione dell’ incontro di Eisenman su Terragni, tenutosi a Como il 12 Dicembre scorso, la redazione di Antithesi scrive che "...l'evento non entrerà nella storia e non sarà da ricordare. Non lo sarà non solo perché abbiamo, per lo più, ascoltato cose già ascoltate o già lette, ma soprattutto perché mancava Terragni. E del significato di questa assenza è debitore proprio Eisenman". E’ un’affermazione forte e provocatoria che però non sviluppa in termini critici che cosa mancasse esattamente di Terragni o perché si è avuta la sensazione che Terragni mancasse. Perché Antithesi intende dire che Eisenman abbia parlato di tutt’altro fuorché di Terragni ? E che abbia parlato di cose già ascoltate o già lette. Ma soprattutto perché poi queste affermazioni non diventano l’oggetto di un intervento più ampio firmato dalla stessa redazione? Io ero presente domenica scorsa a Como, e non mi aspettavo una conferenza storico-critica su Terragni, o un excursus sulle sue opere, bensì una traduzione dell’opera di Terragni-Eisenman. E qui mi collego a quanto Saggio afferma nel suo articolo, secondo cui Eisenman avrebbe scritto il libro su Terragni all’epoca della sua House II del 1969. Se Eisenman aspetta più di quarant’anni per pubblicare il suo testo critico di maggior spessore, scrivendolo e riscrivendolo, e soprattutto se lo pubblica nel 2003, quando la sua progettualità e il tempo della House II sono ormai lontani, quale può esserne il significato? Provo a dire la mia. Eisenman inventa Terragni e lo inventa come una sorta di doppio in cui riconoscersi, ma da cui allontanarsi allo stesso tempo. Ma quale parte di Terragni inventa Eisenman? La parte che meno conosciamo, quella che non riusciamo a vedere perché non è scritta nel linguaggio architettonico più conosciuto. E quella che, come architetti, “ non vediamo”. Ad attirare Eisenman non è tanto la configurazione spaziale di Terragni, cosa che applica e cita, come giustamente sostiene Saggio, nella sua House II, quanto più l’uso di strutture linguistiche autoreferenziali. Se l’opera di Terragni, Casa del Fascio in primis, è ancora in bilico tra spazio e forma, l’opera di Eisenman coniuga il Terragni formale, diagrammatico e linguistico e continua a farlo ancora oggi. L’oggi di Eisenman, anche se lontano dalle Cardboard Houses, è concettualmente la prosecuzione dell’ allora e di quel particolare Terragni. Il libro di Eisenman non è un libro su Terragni, ma un libro di Eisenman attraverso Terragni. Chi legge il frontespizio del libro non capisce chi scriva o quale sia l’oggetto dello scrivere. Noi lo sappiamo che è il tanto atteso libro di Eisenman su Terragni, ma solo perché lo sappiamo a priori non ci permette di leggere questa importante sottigliezza. Per questo, domenica scorsa, Eisenman non ha parlato di Terragni, e non ne ha parlato nei termini che Antithesi si aspettava. Ma se per Eisenman Terragni è stato uno dei primi ad occuparsi della struttura linguistica dell’architettura (Eisenman oggi comunque negherebbe questa affermazione), è giusto che Eisenman legga questo e questo solo aspetto di Terragni. Le cose già dette o lette di Eisenman derivano da Terragni, e Eisenman le dice e le scrive anche parlando di Palladio. Tra dieci anni, come ha detto Eisenman domenica scorsa, sarà forse pronto il suo nuovo libro su Palladio, e di sicuro, dopo una ipotetica conferenza di presentazione del testo nella Villa Malcontenta o in altro edificio palladiano, ci si chiederà perché abbia detto le stesse cose già citate o lette anni prima, e negli stessi termini già usati per Terragni. Eisenman ha scritto un unico libro, che è il libro della sua vita e delle sue opere, e che continua a scrivere come teoria e come praxis. Il suo libro avrebbe forse dovuto scriverlo tra qualche anno ancora, in una sorta di summa o di opera omnia, mettendoci dentro sia Terragni, ma anche Palladio, Brunelleschi, Alberti, Rowe e Tafuri, tutti personaggi che compongono l’Eisenman attuale. Quindi il libro Terragni-Eisenman non è stato scritto al tempo della House II o delle altre houses, ma è in ancora oggi in fase di scrittura.

Tutti i commenti di Lorenzo Marasso

16/12/2004 - Paolo GL Ferrara risponde a Lorenzo Marasso

Gentile Marasso, scriveremo di certo le nostre motivazioni all'affermazione fatta nell'introduzione all'articolo di Saggio.
Desideriamo prima che, come Lei ha ben fatto, ci siano interventi critici che scandaglino le affermazioni di Saggio. Per adesso solo una precisazione: non mi aspettavo di certo dissertazioni storico-critiche a proposito di Terragni; piuttosto, la messa in evidenza della sua assoluta attualità, e non solo nelle opere di Eisenman.
Cordialità

 

[Torna su]
[Torna alla PrimaPagina]



<