Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Euclide_Neo

di Fausto Capitano - 15/1/2005


Ogni tentativo di rendere manifesta tutta la gamma di gesti, sensazioni ed effetti che si sprigionano dal praticare la genesi di spazi architettonici in ambiente digitale (progettazione "archigitale"), si perde in questioni pericolose. Il pericolo nasce dalla deriva mentale e culturale che tali questioni comportano, deriva rispetto alla direttrice che si vorrebbe tenere nella riflessione incipiente.
Questa minaccia è evitabile? E' possibile "filare dritto" e andare subito al punto?
Proviamo a darci una risposta. Per cominciare, si possono limitare le complicazioni, avallando l'isolamento di talune bolle filosofiche e scientifiche che, se toccate, esploderebbero in sproloqui.
Per prima cosa, è necessario dribblare il quartetto Socrate, Platone, Cartesio e Schopenhauer, bisogna desistere dal porsi domande di tipo metafisico e scettico, o anche di stampo nicciano e heideggeriano - che cos'è la realtà? qual è la sua natura? qual è la sua essenza? è possibile dire se ciò che ci circonda è vero? questa realtà è l'unica possibile? corpo e mente, carne e spirito hanno relazione? possono interagire come "asseità" o come parti di un tutto? il destino dell'uomo è vincolato al mondo delle macchine e al progresso della tecnica? - in seconda istanza, deve venire naturale mettere in "standby" 1) l'analisi dell'uomo costretto a vivere in un "poliverso tecnologico" che ne avvolge e ne altera la coscienza, 2) ogni ipotesi di un futuro in cui naturale e artificiale finiscono per convivere, 3) il pensiero che l'uomo diventerà parte essenziale e simbiotica della tecnica che egli stesso crea, 4) la contemplazione di universi virtuali, indistinguibili dalla realtà, universi senza confini tra illusione e verità, 5) il sopravvento della realtà virtuale sulla realtà carnale, 6) la congiuntura socio-antropologica che genera l'accettazione e la difesa della realtà virtuale in quanto esteticamente superiore alla realtà carnale.
Così facendo, ci si accorge che vanno a farsi benedire un buon numero di mitologemi, un esercito di pensieri cyborg, cyberpunk e avant pop (Gibson, Sterling, Cardigan ecc.), "il mito della caverna", ogni traccia di dottrine gnostiche, "Alice nel paese delle meraviglie" e "Attraverso lo specchio" (L. Carroll), "the Matrix" (Larry e Andy Wachowski), "Il mago di Oz" (L. F. Baum), "Ventimila leghe sotto i mari" (J. Verne), "1984" (G. Orwell), "eXistenZ" (David Cronenberg), il bricolage derivato dalla trasfusione di Bibbia, Buddismo ecc. ecc.
Di seguito a questi primi passi depurativi, guadagnando terreno sulla mitologia scientista, estraniandosi dalle iperdimensioni simboliche attivate da taluni filoni intellettuali che, offrendo un'enorme libertà ermeneutica, inducono la dispersione delle energie critiche; evitando, con rispetto e umiltà, problemi come: (a) la definizione dello statuto metafisico della nozione di realtà, (b) la dicotomia "naturale/artificiale", (c) la virtualità e le nuove tecnologie; muovendosi a debita distanza: (d) dalle questioni "mente/cervello" e "coscienza umana/intelligenza artificiale", (e) dal tema socio-culturale della modellazione computazionale e morfica del patrimonio qualitativo del vissuto umano, (f) dall'enigma della struttura narrativa della vita ("sogno/illusione"), (g) dalla dicotomia gnostica "inganno delle percezioni/libertà dai sensi", (h) dal nodo etico-morale del determinismo e del libero arbitrio nell'universo dei processi e degli eventi meccanici… distaccandosi, infine, con scaltrezza (i) dal tema marxiano del feticismo della merce e (l) dai fantasmi dell'alienazione industriale, (m) dai palinsesti concettuali delle "filosofie della mente" e (n) dalle vibrazioni instabili delle avanguardie del "post-umanesimo", (o) dai castelli morfologici del XX secolo e (p) dal leggendario "genius loci", è possibile arrivare a considerare non necessari alla manifestazione di tutta la gamma di gesti, sensazioni ed effetti che si sprigionano dal praticare la genesi di spazi architettonici in ambiente digitale, gli eventuali contributi di Baudrillard, Jean Attali, McLuhan, W. Burroughs, Benjamin, Lévy, De Chardin, Gilles Deleuze, Derrick De Kerckhove, I. Calvino, C. B. Gilford, Fodor, Dorbolo, Paul Churchland, Asimov, A. C. Clarke, Dick, Ballard, Paul Virilio, Bernard Cache ecc.; è possibile guardare, con mente sgombra, i segnali diffusi da Ammar Eloueini, Rem Koolhaas, Marcos Novak, Greg Lynn, Lebbeus Woods, Celestino Soddu, Karl S. Chu, Neil Denari, Nox, Neil Spiller, Hov, Stan Allen, Taeg Nishimoto, Toyo Ito, Gianluca Milesi, Jean Nouvel, Njiric & Njiric, Cliostraat, gruppo A12, MaO, nicole_fvr, Odile Decq, Kas Oosterhuis, Stefano Boeri, Shigeru Ban, Spin+, Diller & Scofidio, Objectile, Wexer, ecc. ecc.
In ultimo, illuminando di disincanto le benevoli ombre di Cartesio, di Pitagora, di Moebius, di Frederic Klein, di Clairaut, di Dantzig, di Euclide, di Vitruvio, del Modulor, di Einstein ecc., ci si può rendere conto che per "filare dritto" e andare subito al punto è necessario essere nati col computer (non averlo conosciuto per la prima volta a 40 anni, nelle fattezze di un IBM Intel 8086 o di un Apple-1 o di un Commodore), essere sensibili allo spazio, al vuoto e alla massa, non farsi impressionare dalla fisica e dalla matematica, né tanto meno dai critici d'arte e dagli architetti imponenti, tenere gli occhi ben aperti e le orecchia dirette verso gli insegnamenti del mondo e delle persone di spessore.
Per rendere manifesta tutta la gamma di gesti, sensazioni ed effetti che si sprigionano dal praticare la genesi di spazi architettonici in ambiente digitale, allora, basta sedersi davanti al terminale, rinvigoriti dall'enorme massa di rinunce elencate sopra, accendere l'hardware e attivare il software idoneo… e comunicare. Questa è la soglia. Un uomo, un hardware, un software e lo spazio. Sperimentazione, volontà, convinzione e sacrificio. Questa è la certezza. Da essa varrà la pena ripartire, con un piede già lontano sia da Euclide che da Neo.

(Fausto Capitano - 15/1/2005)

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Commento 884 di fausto capitano del 29/03/2005


Euclide con Neo: improbabile accostamento? … Non direi. Un contrasto tra due idee di spazio? … Può darsi! … Una chiusura banale? … No! Chi ha chiuso cosa? … Piuttosto, il tentativo d'apertura su una soglia (uomo/hardware/software/spazio) per imparare a vedere cosa c'è. Irene, sulla soglia c'è (tra le altre cose) la modifica profonda del modo di formarsi della conoscenza dello spazio. La nostra mente "cambia il lavoro eseguito sulle informazioni": la ricezione e l'elaborazione degli input spaziali sta subendo riorganizzazioni strutturali. L'hardware, oggi diffusamente disponibile, è "il motore" di questa congiuntura; il software, oggi incredibilmente diverso dai suoi antenati degli anni '80/'90 dello scorso secolo, è l'habitat operativo in cui incubare e plasmare cause ed effetti delle combinazioni attivabili dall'uso di nuove chiavi cognitive. La percezione di questo habitat è ancora nebbiosa, e a questo proposito, ecco che ti suggerisco, Irene, un altro accostamento ("inedito", al pari del principale!): Eisenman, De Kerckhove e Saggio con Sant'Agostino; la "Carta di Zurigo" versus le "Confessioni". Chiamiamo in aiuto il sempre presente prof. Antonino Saggio. Chiediamogli cos'è "la giungla". Quali sono i suoi pericoli… Sant'Agostino sorriderebbe compiaciuto: le risposte non diraderebbero la nebbia, in quanto esse stesse se ne nutrono. Altresì, è proprio l'accostamento umilmente proposto ad innescare la sua eliminazione. Irene, scoprirai che le risposte di Saggio non ti servono, perché Sant'Agostino ha detto già tutto quello che c'era da dire. Quindi, ritorneresti al punto di partenza: la soglia. E per oltrepassarla, capiresti di aver bisogno dell'hardware, del software, del tuo "talento archigitale" e della tua mente libera. Ce l'hai queste cose, Irene?

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Commento 883 di Irene Guida del 27/03/2005


ho reagito perchè invece a me piacciono le parole.

ho letto l'articolo perchè trovavo bello l'aver definito il contrasto tra due idee di spazio con due personaggi così improbabili da accostare, come Euclide e Neo.

Però poi sono stata delusa dal contenuto, che si liberava proprio dell'intuizione migliore del titolo.

Io anche sono convinta che la realtà annulla le differenze che al pensiero sembrano opposizioni, però, visto che hai trovato una opposizione così radicale, e che per liberarsene occorre molto lavoro, è ingiusto sbarazzarsi della questione dicendo: tutti dicono cazzate, non parliamone proprio che è meglio.

la questione è interessante, la strada pure, ma per favore, non chiudere tutto in modo così banale.

va meglio?

ciao
I.g.

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Commento 882 di Fausto Capitano del 19/03/2005


I miei più cari amici mi contestano la “fraudolenta tendenza” a complicare i messaggi di cui mi faccio portatore, cadendo nel “triste paradosso” di non comunicare affatto quando, invece, desidero farlo con tutto il cuore. Confesso di non saper scrivere, confesso di aver studiato sui testi di critica del De Sanctis quand’ero troppo piccolo per farlo, subendone gravi contraccolpi (un po’ come vedere l’esorcista a 11 anni!)… Ma tu, Irene, oggi mi fai letteralmente mangiare la polvere. Scusami: ti rimango abbondantemente dietro. Non sono in grado di capirti. Se puoi, frena ed accosta: vienimi affianco e fatti comprendere. Parafrasandoti: raggiungi l’astrazione del contatto dialettico non per privazione di senso, ma attraverso un processo di sublimazione della sua assenza; tutto è così minutamente fuori posto eppure così tipico da essere pura polvere di parole.

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Commento 881 di Irene Guida del 18/03/2005


Scusami tanto, però mi sembra che a furia di fare piazza pulita, alla fine tu abbia divelto pure il lastricato.
A proposito, ti racconto una storiella della mia bisnonna: quando era molto anziana, diceva sempre di voler sopravvivere a tutti e a tutto, per diventare ricchissima e rivendersi i paesi, uno per uno. A quel punto mio padre gli domandava: scusa, nonna, ma a chi li vuoi vendere?
Allora non so cosa rispondesse, però credo che la sua risposta e la tua tenderebbero a coincidere.
Lei morì da lí a poco.
Ovviamente, tocca ferro, però il bello del mondo è che è un gran casino e non è facile impostare correttamente le cose.
Fine.

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