Giornale di Critica dell'Architettura
Diritto di Replica

La parola agli ultrà

di Davide Crippa - 7/5/2001


Si sarà rivoltato nella tomba, inveendo contro i responsabili dello striscione, a lui inneggiante, esposto alla facoltà d'architettura del Politecnico di Milano. Bruno Zevi, ovunque sia, si è, sicuramente, indispettito.
Non è così che ha vissuto la sua vita. Non è mai voluto essere elogiato, tanto meno idolatrato.

Cari ragazzi, avete sbagliato a ricordarne la figura scrivendone il nome su di un lenzuolo.
Avete sbagliato soprattutto ad esporlo al Politecnico di Milano.

Può darsi …. ma …. L'amico Zevi avrebbe risposto dopo 10 minuti al nostro e-mail (o forse è meglio dire FAX poiché parliamo di Zevi) !!
Io Zevi l'adoro in tutto il suo essere, con i suoi immensi pregi e innumerevoli difetti; senza i suoi difetti non sarebbe lo Zevi che ammiro.
Certo, lo avete fatto in buona fede e ciò vi giustifica quel tanto che basta per non condannarvi.
SE e ribadisco SEEE abbiamo sbagliato è sicuramente in buona fede!! Ma l'errore è tutto da dimostrare …. Hii hiiii …
L'iniziativa mi è piaciuta e la rifarei !! Gli stanchi e distratti studenti si sono fermati, hanno letto e forse si sono chiesti … ma chi "..." è sto ZEVI??
Alcuni mi hanno contattato per sapere di lui e per cercare maggiori informazioni …. Tadaaa … e giù di "Storia dell'architettura moderna",
"Saper vedere l'architettura", ecc …
Permettetemi di dire, con orgoglio e con presunzione, che il pensiero di Bruno Zevi è rientrato al Politecnico di Milano grazie ai corsi da me tenuti. Prima di allora, l'assoluto silenzio.
Paolo nessuno ti ha detto il contrario !! IO ho seguito anche i tuoi esami in disparte …!! Non quella "..." del prof. Mocchi che mi sono dovuto sorbire!!! La tipologia, la morfologia, l'amico Rossi, l'amico Gregotti … da quando sono iscritto credo di aver dato circa 4 volte l'esame di Morfologia sotto nomi diversi !
Per tutto ciò, mi arrogo il diritto di dirvi ciò che penso.
Sin da studente, me ne chiedevo i motivi e poi, da docente precario, ho capito che Zevi era pericoloso per i farraginosi equilibri del sistema universitario. Zevi rifiutava l'incultura e tutte le compromissioni ad essa legate.
La sua battaglia universitaria è stata basata sulla certezza che solo l'azzeramento delle strutture universitarie e la loro riprogrammazione avrebbe potuto sradicare l'atavica massificazione delle facoltà. Dunque, non più "riformare l'università, ma rivoluzionarla, cioè reinventare le strutture".

RIVOLUZIONE !!!!!!!!!!!! RIVOLUZIONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Noi non siamo molti … ma … siamo cattivi! Ti rincuoro sto trovando nuovi alleati, Enzo Mari per primo, Giovanni Sacchi per secondo … e dentro l'università ?? Che ne dici di Manfredini ?!!
Mi piacerebbe scambiare quattro parole insieme, ti fai sentire ??? Non vuoi spiegare agli studenti cosa rappresenta Zevi????
Sia chiaro non ACCETTO UN NOOOO !!!! Ricorda che se tu sei siciliano io sono calabrese.
Dimenticavo di Mari … devi leggere il suo nuovo libro, ti piacerà sicuramente "Progetto e passione".

Zevi sarebbe altrettanto furente sapendo che alcuni docenti vi fanno leggere il suo " Il linguaggio moderno dell'architettura" senza prima farvi studiare la "Storia dell'architettura moderna". Il risultato è che finite per credere che le sette invarianti zeviane siano regole per progettare. Ho cercato d'inculcare a molti vostri compagni che il grande merito di Zevi è stato quello di liberarci dalla schiavitù dei corsi universitari quali luoghi in cui erano impartiti dogmi e certezze; luoghi in cui il professore era il despota pontificante e l'alunno l'uditore silenzioso.

Paolo, ingenui sii … totalmente ignoranti no !!!

Quando Zevi si dimise dall'università, fu accusato di dare il cattivo esempio poiché lasciarla significava abbandonare la lotta. Gli chiesero cosa sarebbe successo se molti altri docenti avessero lasciato l'università e lui, schietto e diretto come sempre, rispose: << ipotesi astratta. Questo è un paese in cui nessuno si dimette, e tutti restano arroccati al proprio centro di potere, per fasullo che sia>>.
Da parte mia, ho sempre difeso gli studenti, anche sulle pagine di questa rivista (vedi l'articolo "Il Coraggio"), ma da voi Antithesi si aspetta che la lotta non sia "volantinaggio".

Ahh .. ahhh ..ahhhh … lo sapevamo anche noi, chi ti ha detto che si ferma qui ?? Forse era meglio che mi scrivevi prima un e-mail !! Magari
al "volantinaggio" c'è un seguito!!
Poi il "volantinaggio" va così male ??? Non fa cultura ?!? Le pagine patinate delle riviste vanno bene ??

Ho avuto duri contraddittori in commissione di Laurea con professori che - cosa molto grave- più che non capire, non volevano capire. Zevi me lo aveva detto:<< L'Università ti fa schifo? Lasciala!! In caso contrario, lotta!, senza alibi>>.Lottare non significa esporre lenzuola o cartelli.

Ho capito, preferivi una coperta di lana Merinos !! Ma ricorda cosa si dice …
"Il lusso è la manifestazione della ricchezza incivile
che vuole impressionare chi è rimasto povero.
Il lusso è il trionfo dell'apparenza sulla sostanza.
Il lusso è l'uso sbagliato di materiali costosi
che non migliora le funzioni"
(E' sempre di un Bruno, ma questa volta è Bruno Munari)
Lottare significa affrontare l'università senza paure di sudditanza nei confronti dei docenti. Lottare significa studiare per potere avere i giusti argomenti per fare valere le proprie opinioni. Lottare significa sapere che si può anche subire qualche danno. Lottare significa non avere paura di esporre il proprio pensiero, anche a costo di non superare l'esame o, nel mio caso, di essere esclusi dall'incarico d'insegnamento.
Lottare non significa fare le barricate ed accampare solo diritti: significa, in primis, essere consapevoli dei propri doveri.
Paolo sono veramente triste (non è in senso ironico!!), per lottare bisogna sapere !! Per sapere ci vuole tempo … tempo … !!! Io dopo 5 anni so di non sapere, prima non sapevo neanche questo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La tua frase sulle barricate mi rende ancora + triste … perché era quello che volevamo evitare! Quando parlavamo delle manifestazioni, degli incontri, della mostra che stiamo organizzando ricordavo ai miei amici la Triennale del 1968 (la triennale sul grande numero), o meglio la triennale occupata e distrutta dai giovani dimostranti. Ti chiederai perché ricordavo sta roba …
Perché è una "cazzata" immonda occupare la triennale così … per così … senza avere un progetto !!! Dove cavolo è il progetto dei manifestanti?!? Spero di non fare lo stesso errore.

La lotta ha significato solo quando si basa su ideali meritori. Esporre un lenzuolo con impressa una frase di Zevi è come piangersi addosso. Piuttosto, chiedete ai vostri docenti di Storia, di Progettazione, di Laboratorio i perché dell'ostracismo nei confronti di Zevi. Chiedete loro che la vostra preparazione possa avvenire su più punti di riferimento che non siano solo Benevolo, Frampton o Pevsner.

Perché non dovremmo chiederlo?? Non ho mai pensato il contrario, ma insieme dovremmo chiedere anche di poter scegliere i corsi (dato che non tutti dicono le stesse cose), e sicuramente ci vorrebbe una guida dello studente seria … non sta roba che ci danno!!! Nella guida dello studente io devo capire cosa pensa il docente e soprattutto che cosa mi vuole comunicare !! Chi sono i suoi riferimenti ?? che cos'è Architettura per lui ??? Ecc. … Vogliamo fare tra le varie cosa una contro - guida, che ne dici?? Ne parliamo assieme? ci date una mano … chi ?? Chiaramente tu e Sandro!!

Interagite con la libera cultura esterna agli atenei o con quella che in alcune facoltà è portata avanti con grande passione da giovani docenti.
Bruno Zevi, dal 1979 in poi, non mise più piede in una facoltà di architettura e voi lo avete fatto rientrare nel modo più sconveniente possibile, commemorando un morto che morto non è. Credete realmente che qualche docente del Politecnico si sia commosso?
Sapete tutti voi che le Università sono luogo clientelare come lo sono le Poste, i Ministeri, gli appalti pubblici, gli ospedali e tutto ciò che fa capo allo Stato. Sapete tutti voi che i docenti si criticano tra loro senza avere il coraggio di dirsele in faccia. Sappiamo tutti noi come funziona l'università.
Bruno Zevi non va commemorato. Ci ha lasciato un vastissimo patrimonio a cui possiamo attingere per la nostra crescita, ed un grande esempio: dire sempre ciò che si pensa, senza compromessi, senza ipocrisie, senza diplomazie miranti ad ottenere qualcosa dalla controparte.
Secondo te questa cosa non va segnalata?? Mi sembra un buon pretesto per ricordare a tutti "dite sempre ciò che si pensa, senza compromessi, senza ipocrisie, senza diplomazie miranti ad ottenere qualcosa dalla controparte".
Io, fatto fuori dal Politecnico di Milano, ho pagato di persona l'attuazione degli insegnamenti che Zevi, indirettamente, mi ha dato. Ma ne sono fiero.
La sua statura intellettuale di critico e storico sarà per me assolutamente irraggiungibile e, contrariamente a tutti i falsi eredi "spirituali" di Zevi, vi dico che il modo migliore di essere zeviani è non compromettersi mai!
Battetevi contro l'immobilismo dei docenti, contro i programmi che, da decenni, sono sempre gli stessi. Scandagliate ogni parola che il docente dice e non abbiate timori nel metterlo in difficoltà. Ribellatevi se, frequentando un corso di storia contemporanea, il programma non va oltre il M.M.

Sai quanti studenti si lamentano che il corso di storia non va oltre il M.M.??? TANTIIIIII !!!! Forse bisogna coordinarli per ricordargli che è un nostro dovere-diritto ribellarci. Tu cosa ne pensi ??

Chiedete che il vostro ruolo non sia esclusivamente quello di pivellini che devono solo ascoltare.


Ti ricordo ancora una volta che per lottare duro bisogna sapere, sapere, sapere e per sapere ci vuole tempo .. tempo !!

Ho conosciuto molti studenti in gamba che, quasi rassegnati, mi dicevano " professore, purtroppo la facoltà è una delusione; se vogliamo laurearci dobbiamo fare quello che vogliono i professori" ; studenti in gamba che non trovavano più la forza di reagire.

Anch'io sono deluso, behh che faccio ?? Vengo a dirtelo ???? Così sono bravo ?!?
Dovevi prenderli a legnate!!! Non ti va bene ? OK, allora protesta!!!!

Comunque io sono fiducioso soprattutto verso i giovani docenti, spesso vado a parlarci per organizzare … fare … disfare !!!
In Facoltà c'è un corso veramente eccezionale: è il corso di Beppe Finessi (Galbiati - interni II), sta diventando un punto di riferimento,
per tutti gli studenti che hanno voglia di fare !! C'è gente che ha già dato l'esame che va a sentire (opps fare) la lezione perché si sente meglio … meno deluso … con più più più fiducia.
Beppe è veramente un grande e sta facendo molto per tutti noi.

Zevi aveva fiducia negli studenti. Il vero, unico modo di ricordare Zevi è renderlo attuale, soprattutto in senso etico.
Un tempo, stupidamente, credevo di essere uno tra i pochi zeviani in Italia; oggi, dopo avere conosciuto persone di grande statura storico/critica, posso dire che l'eredità di Zevi è forte, è in divenire. Ma ne sono eredi coloro i quali lo rendono contemporaneo ed essi stessi sono non più eredi, ma contemporanei. Personalmente, credo che un esempio possa essere il lavoro Antonino Saggio. Professore alla Sapienza di Roma, ha saputo rendere gli studenti parte integrante delle sue ricerche, arrivando a centrare l'obiettivo di Zevi: unire didattica e ricerca.
Il suo lavoro trova realizzazione anche nell'alimentazione della libera cultura, quella fatta fuori dagli atenei. Doppio merito.
Io non conosco personalmente Saggio, ma i suoi scritti ed il suo impegno nella ricerca sono lì, a dimostrare che, se lo si vuole, si può preservare l'eredità di Zevi, attualizzandola.
Conosco Sandro Lazier, da cui ho compreso quanto possa essere importante la libera cultura e quanta preparazione ci possa essere anche in chi non bazzica gli atenei.
Sto imparando a conoscere Luigi Prestinenza Puglisi, con la piacevole sorpresa che c'è chi non teme il confronto anche al di fuori delle facoltà.
Avete mai sfogliato "L'architettura, cronache e storia", direttore Zevi? Si puntava sui giovani architetti, quasi sconosciuti. Non la leggeva nessuno. Si preferivano le pagine patinate di altre riviste, ove imperava il commento, mentre dei contenuti non vi era traccia, quasi in nessuna.
Non so che faccia abbia Marco Brizzi, ma so che la sua Arch'it si è assunta una responsabilità importantissima: valorizzare i giovani, farli conoscere, dargli voce. Pochi ne hanno il coraggio.
Ho voluto fare questi nomi per darvi modo di spaziare con le vostre conoscenze, di sentire più voci possibili.

GRAZIE già sapevo !!! Anzi a settembre quando c'era Luigi Prestinenza Puglisi e una selezione di giovani architetti italiani dov'eri???
Io c'ero tu !!! E il tuo articolo su questi incontri milanesi ??!!!!!!
Quando si scrive un articolo non è meglio scriverlo su qualcosa che si conosce bene ?? O sbaglio !!!
Se vuoi capire a pieno quanto è in gamba Luigi leggi "This is Tomorrow"; secondo me (per quanto non so … sia chiaro!!) dovrebbe essere messo in tutti i corsi di "storia dell'architettura contemporanea", chiaramente insieme a molti altri.
Di Saggio che dire, forse solo grazie per la collana che cura, un lavoro eccellente. Proprio lunedì cercavo di convincere Panza e Tartaglia a fare una serie di lezioni sugli "architetti digitali", tra l'altro ho lasciato a Panza "Nati con il computer" da leggere. Bohhh speriamo bene.
E chiaramente non posso dimenticare Marco Brizzi … che dire grazie grazie grazie ….. leggo Arch'it da quando è nata !!!

Oberato dagli esami, da Mari, da Polato, da Sacchi, da Manfredini …. Eccc … non sono ancora riuscito a invitare proprio Brizzi, Saggio, Prestinenza Puglisi, a Milano per un incontro con gli studenti. I fondi sono stati già approvati !!! Come vedi W la libera cultura.
Ti ribadisco l'invito per un caffè o quello che vuoi tu …. Così per iniziare a "parlare architettura".

Questa è, ne sono sicuro, solo una minima parte della libera cultura che si muove e stimola.
Zevi stravedeva per la libera cultura: chiunque gli mandasse manoscritti o disegni riceveva risposta alle domande. Ecco cosa dovrebbero imparare tanti docenti che si sentono intoccabili ed irraggiungibili: Zevi, il critico di cui Le Corbusier, Mendelshon, Scharoun, Kahn, Gehry , Aalto, Wright, Samonà riconoscevano la capacità di essere forse l'unico in grado di capire realmente il loro pensiero leggendone le architetture, trovava il tempo di avere a che fare anche con me, un Paolo G.L.Ferrara qualunque.

Behh ti ripeto il quesito: questo non va ricordato ??? Paolo, probabilmente oltre che ingenuo sono un po' cretino !!!
Scusami ma non ti capisco!
Secondo te quanti studenti sanno chi è Zevi ? Quanti sanno che Zevi con il suo simpatico Fax rispondeva (quasi in tempo reale!!) a tutti quelli che scrivevano cose interessanti ??? Senza fare distinzioni !!
Se pensi che siano in molti a saperlo … behhh … allora ho sbagliato TUTTTO TUTTTTOOO TUTTTOOOO !!!

Ricordate: l'unico modo per crescere con Zevi è "fare" cultura. I lenzuoli commemorativi esposti nelle facoltà non servono, almeno che non vi sia scritto : " avete mai passeggiato nelle aule di una facoltà di architettura? Un temporale di parole insensate, di pressappochismi, di pseudo-concetti colpisce quotidianamente gli studenti, li stanca, li sfibra, li stordisce, li passivizza. Chiacchiere sciatte, a non finire.Si commentano i testi di architettura senza leggerli, senza suonare l'architettura, cioè senza fruire gli spazi e i volumi in modo dinamico, aperto, problematico, ambiguo". Lo diceva Bruno Zevi. E diceva la verità.

OK, messaggio ricevuto il prossimo striscione sarà questo !!! Magari insieme allo striscione possiamo fare un bel dibattito!! Che ne pensi ??
magari lo striscione lo mettiamo al centro dell'allestimento della mostra sulla Facoltà !!!
Grazie dell'idea, non è niente male.
Zevi diceva proprio il vero … siii siii siii !!!
Ti faccio una domanda: conosci G. Della Pergola ?? Sai cosa pensa della facoltà e di Zevi ??? Hai letto il suo libro "Architettura come fatto sociale"???
Spero vivamente di sì. Della Pergola è un grandissimo anche se non ha azzeccato l'articolo, quando ci vediamo ricordamelo così ti racconto due aneddoti per farti capire il personaggio.
Saluti e grazie comunque della risposta "non" risposta
Davide Crippa

 


Bene, bene… gli Ultrà di Zevi hanno reagito all'articolo su Antithesi.
Quantomeno il merito di essere stati tra i pochi a dire la loro, con un piccolo neo: la richiesta di non pubblicare la risposta, poi smentita.
Intendiamoci, credo sia legittimo preservarsi da eventuali danni accademici fin quando si è studenti, ma io non ho gradito la richiesta. Ribadisco il concetto di Sciacsia "il coraggio è una dote intera, a metà è falso eroismo".
Veniamo alla risposta degli studenti, specificatamente a Davide Crippa, firmatario della stessa.
Caro Davide, hai frainteso alcune cose che è bene precisare.
1. Tu dici :" Ingenui si, ignoranti no" - non ho mai parlato d'ignoranza degli studenti, bensì di professori che vi fanno studiare dei testi che non possono fare a meno della base storica su cui poggiano. Resta un'idiozia totale leggere "Il linguaggio moderno dell'architettura" se non si conoscono i presupposti che portarono Zevi a scriverlo. Di più, gli stessi professori parlano delle sette invarianti quale metodologia progettuale. Tu sei consapevole che per lottare è necessario sapere, essere preparati; appunto, fin quando ci saranno docenti ignoranti voi subirete il loro dire ed il loro fare. Ribadisco: non sono gli studenti ignoranti, lo sono alcuni docenti. Gli studenti subiscono.
2.- Sarà stata l'ora tarda, ma hai proprio frainteso. Mi ammonisci citando una frase di Bruno Munari quasi che io avessi voluto che lo striscione su Zevi fosse stato in platino. Caro Davide, leggi bene. Io non avrei assolutamente messo alcuno striscione. Per quanto riguarda le pagine patinate delle riviste, non commento. Ne ho già scritto abbastanza.
3.- Anche tu sei deluso dall'insegnamento universitario, ne prendo atto. Dici che hai seguito le mie lezioni ed i miei esami; avrai anche potuto costatare che Lazier ed io non abbiamo mai tollerato la furbizia degli studenti impreparati. Avrai anche notato che la nostra prima preoccupazione è stata cercare di svegliare dal torpore chi mostrava d'avere potenzialità.
4. " Quando a Milano c'era Puglisi e una selezione di giovani architetti italiani, tu dov'eri?"
A costruire Antitesi, scrivendo anche dei giovani architetti. Non m'interessano i nomi di questi, ma che possano realmente operare. E' e resta il nostro obiettivo. Mi consigli di leggere This is Tomorrow , di Prestinenza Puglisi. Già fatto, grazie. Ne ho dibattuto con lo stesso autore - vedi forum di Arch'it dello stesso Puglisi.
Torno al tema. Positiva è la reazione avuta dagli ultrà di Zevi, indubbio. Da qui in poi, non saranno più ultrà se avranno la capacità di comprendere che il patrimonio di Zevi sta proprio - come detto- nell'avere il coraggio di dire sempre ciò che si pensa, senza compromessi, senza ipocrisie, senza diplomazie…
Allora mi chiedo il perché non avete voluto che il vostro diritto di replica fosse pubblicato su Antitesi.
Noi siamo nati con l'obiettivo di fare uscire allo scoperto chi ha in sé la voglia e la consapevolezza che si può lottare per i propri ideali. Noi non temiamo nulla. Antithesi è aperta a tutti coloro i quali hai citato, da Mari a Manfredini, da Sacchi a Finessi.
Caro Davide, Antithesi non si tira indietro in merito al tuo invito, ma non lo vuole fare con un "faccia a faccia" privato. Vogliamo dibattere con chiunque, pro o contro che sia. Una volta per tutte: Antithesi è con voi, è per voi.
Ma senza paure e falsi vittimismi. Il mio elogio a Saggio, Puglisi, Brizzi è motivato dalla presa di coscienza che non siamo soli. Allora, nonostante alcune tue digressioni, ti diciamo che anche voi siete benzina per alimentare la libera cultura. Fatelo senza paure e senza illusioni. La lotta è e sarà dura.
Organizza quello che credi opportuno: se messa al corrente delle vostre iniziative, e magari coinvolta, Antithesi vi appoggerà per quanto potrà.

Paolo G.L. Ferrara


(Davide Crippa - 7/5/2001)

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