Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Kengo Kuma: Selected Work 1994-2004 - Una mostra sull’anti-disposizione degli oggetti in natura

di Franco Porto - 29/8/2005


Il Palazzo del Governo della Provincia di Siracusa, in via Roma 32 fino al 30 settembre 2005, ospita la mostra itinerante dal titolo "Selected Work 1994 - 2004" dell'architetto giapponese Kengo Kuma. L'evento, frutto della collaborazione tra la Provincia regionale di Siracusa e la Facoltà di Architettura, è la prima monografica itinerante allestita in Italia sull'opera del maestro Kuma ed è curata da Luigi Alini, autore della monografia Kengo Kuma (Opere e progetti, pubblicata da Mondadori Electa nella collana Documenti di Architettura).
Avevamo ammirato Kengo Kuma nella 8° Mostra di Architettura della Biennale di Venezia con "l'episodio" del Niwa (dove le particelle reagiscono), un giardino di pietra "in movimento" facendo ricorso ad una tecnologia all'avanguardia, per mostrare la reattività dell'architettura e dei giardini. Chiamato non di rado all'intervento in contesti di notevole pregio ambientale, Kuma percorre la strada dell'esaltazione del luogo, le caratteristiche morfologiche e naturalistiche del territorio sono riportate ad una concezione quasi primordiale del paesaggio come monumento irrinunciabile, le costruzioni affondano nel terreno come inghiottite da movimenti tellurici, mentre il corpo dell'architettura prima scompare poi riaffiora fluttuante come sospeso a mezz'aria. Il progetto torna a disegnare architetture ispirate dal tempo, vigorose eppur discrete, mentre la sintesi creativa assorbe dal luogo energie sotterranee, accadimenti atmosferici, suggestioni tattili ed espressioni acustiche trasformando l'edificio in paesaggio. Altri due importanti progetti di Kengo Kuma erano presenti alla Biennale veneziana di Kurt W. Forster e sono di riferimento per una lettura evolutiva della sua ricerca. Il progetto di riferimento di quest'evoluzione è individuato nel Kiro-san Observatory ad Ehime, progetto col quale Kuma avvia una rielaborazione del passato non come esperienza retrospettiva ma come attività speculativa. Lo spostamento di prospettiva si compie a partire dagli anni '90, le sue opere assumono una diversa connotazione, oltre ad essere una risposta formale ad una necessità funzionale, rinviano alla ricerca di una intima percezione delle cose. Nell'Hiroshige Ando Museum, ultimato recentemente, accade qualcosa di simile; una serie di schermi in listelli di legno di cedro costruisce il lungo edificio sia nel tetto che nelle pareti perimetrali. Superfici trasparenti e traslucide, vetro e carta di riso creano affascinanti tragitti sensuali, incostanti percentuali di opacità; la costruzione, che assorbe le variazioni della luce naturale, assomiglia ad un sensore luminoso.
Nella Mostra a Siracusa il Maestro privilegia come ambito di indagine le relazioni tra ideazione e costruzione, materia e forma, aspetti che nella sua opera sono intimamente connessi e sceglie, curandone personalmente l'allestimento, le seguenti opere: Museum of Hiroshige Ando, Batou, Nasu-gun, Tochigi, 2000; Takayanagi Community Center, Takayanagi, Kariwa-gun, Niigata, 2000; Nasu History Museum, Nasu, Tochigi, 2000; Great Bamboo Wall, Bejiing, China, 2002; Plastic House, Meguro, Tokyo, 2002; Adobe Museum for Wooden Buddha, Toyoura, Yamaguchi 2002.
Il procedimento ideativo ritrova nelle materie locali l'opportunità di legare l'edificio all'esperienza quotidiana degli abitanti, l'occasione del radicamento. Il confine tra interno ed esterno assume la natura di semplice involucro permeabile, mentre un nucleo roccioso nascosto o teorie di esili sostegni puntiformi assolvono impegnativi compiti statici. I materiali, denudati di qualsiasi sovrastruttura culturale od interpretativa, disegnano raffinati elementi d'architettura, dichiarano apertamente la propria povertà, e giungono alla costruzione sotto forma di minuti frammenti. Le chiusure, simili a diaframmi, derivano valore estetico, trasparenza e consistenza visiva dai vuoti tra gli elementi costitutivi; gli spazi, racchiusi da piani non più occlusivi, subiscono un procedimento di progressiva stratificazione, mentre superfici attraversabili alla vista mostrano e nascondono improvvisamente in un complesso gioco di reiterazioni percettive. Nella Plastic House Kuma spinge al parossismo la scelta monomaterica anticipata dai progetti precedenti, arrivando ad affidare rispettivamente a bambù e plastica funzioni parzialmente o completamente strutturali. Nel momento di congiungere tutte le parti dell'edificio, convinto che la qualità delle connessioni determini in buona sostanza la qualità dell'oggetto finito, il progettista dimostra grande attenzione nella definizione dei dettagli per i quali egli muove ancora verso la ricerca e la rilettura, risolvendo in modo completo il rapporto con la tecnica.
Nei progetti dell'architetto giapponese la difficoltà dell'ideazione e la "fatica" dell'invenzione architettonica sembrano dissolversi in una sorta di approccio istintuale al progetto, una specie di sintesi immediata e pur esaustiva operata con sensibilità d'artista. L'architettura non decide il materiale, ma al contrario è il materiale a decidere l'architettura; il pubblico osserva opere fatte di paesaggio e materia, edifici che pur non rinunciando all'indipendenza dell'astrazione formale raggiungono l'equilibrio dell'integrazione, dell'inclusione ambientale, narrando una composta ma sorprendente "estetica della sparizione". Il materiale presentato punta a restituire delle opere quello che è dietro l'architettura e che la rende possibile, il lavoro che Kuma compie sulla materia per farla divenire costruzione, materia formata. L'allestimento della mostra, progettato dallo stesso Kuma, è costituito da sei box, che fungono sia da strutture espositive sia da 'contenitori' per il trasferimento della mostra nelle altre sedi. I box, tutti diversi tra loro, sono realizzati con gli stessi materiali impiegati nella costruzione delle opere esposte. Nella mostra ci sono tutti i temi delle "invarianti" dell'opera di Kengo Kuma: natura-artificio; luce-ombra, semplice-complesso, opaco-trasparente, provvisorio-permanente, massivo-leggero, superficie-profondità, univoco-molteplice, trama-ordito, continuo-discontinuo, ripetizione-variazione. Un modo di operare assimilabile proprio alla natura retorica del linguaggio, luogo delle differenze a confronto. I box sono realizzati con parti fisse e parti mobili: aprendo cassetti, facendo scorrere e ribaltando piani è possibile "svelare" ciò che essi contengono: grafici di progetto, plastici di studio, schizzi, foto delle fasi costruttive. La corrispondenza biunivoca tra l'oggetto ed il soggetto esposto, tra i box espositivi e le opere esposte sollecita il fruitore a "scoprire" una realtà più vasta, ad andare oltre quello che appare in superficie, ad agire sui significati che entrano nella "costruzione delle forme". La denominazione delle opere, Plastic House, Adobe Museum, Stone Museum, Great Bambolo Wall rinviano ad un principio generativo, ad una ricerca figurativa esercitata sulle possibilità espressive della materia.
La presenza di Kuma a Siracusa è la prima tappa di un percorso finalizzato a porre sotto i riflettori nazionali una facoltà giovane ma dinamica e risoluta a diventare una delle più sperimentali in Italia. L'allestimento all'interno del Palazzo del Governo consente di apprezzare il recente intervento di ampliamento dell'arch. G. Pagnano, dove la solarità del cortile e le atmosfere suggestive degli interni fanno individuare questi spazi per poter accogliere parte di una futura Biennale di Architettura del Mediterraneo che sogno possa realizzarsi tra Catania e Siracusa.
Dopo il 30 settembre, la mostra sarà trasferita in altre città: Napoli, Roma, Ascoli, Firenze, Genova, Milano, Bolzano; ecc., l'ultima tappa sarà l'Arkitekturmuseet Skeppsholmen di Stoccolma.

Franco Porto
Presidente IN/ARCH Sicilia


KENGO KUMA
Selected Work 1994-2004
29 giugno - 30 settembre 2005
Mostra Itinerante, a cura di Luigi Alini
PALAZZO DEL GOVERNO
Via Roma, 32 - Siracusa



(Franco Porto - 29/8/2005)

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