Giornale di Critica dell'Architettura
Diritto di Replica

Villa Colli: Diego Caramma risponde al sindaco di Rivara

di Diego Caramma - 16/12/2005


L’ironia, com’è noto, smaschera il ridicolo, ma può anche avere la capacità di interrogare, come ha insegnato Socrate. Sull’ironia Vladimir Jankélévitch ha scritto un libro notevole. Dopo l’ironia socratica, c’è l’insolenza cinica. Fino al punto che si può “immaginare senza sforzo una lucidità unilaterale e specializzata che sarebbe peggiore della cecità: è la falsa chiaroveggenza degli animi risvegliatisi male”. E infatti, “bisogna risvegliarsi non solo dal mondo, ma da se stessi”. Certo, esiste ironia e ironia. Quella semplicistica o a rovescio è un’ironia fin troppo evidente e si decifra, come ogni contrario, automaticamente: un ordine alla rovescia è un ordine che ha un nuovo diritto, ed è rivoluzionario solo in apparenza. Più efficace è l’ironia che smaschera la ridicolaggine, le “sciocchezze”. Ma il ridicolo è un aspetto di ciò che è vergognoso, riflette una caduta di tono, di stile, di comportamento, denuncia persino una debolezza di natura. Quella di Mariopaolo Fadda, purtroppo per il sindaco di Rivara, non è un’ironia a rovescio. Fadda non è sprovveduto al punto da non comprendere l’importanza di una coscienza ironica, della quale ha un’alta considerazione.
È la risposta del sindaco apparsa sul giornale di critica Antithesi che, purtroppo, ironica non è, né tanto meno seria. E la vita, malgrado l’ironia, resta terribilmente seria. La superficialità nella quale viviamo – quella superficialità che dietro il paravento della “libertà d’espressione” permette di dire le cose più immonde e, in questo modo, conduce alla profanazione della parola e quindi all’asservimento della cultura – non ci permette più di indignarci di fronte agli abusi di potere che immiseriscono la vita. Quella stessa superficialità persegue il fine di allevare “quanto prima è possibile utili impiegati”, come bene aveva compreso Nietzsche, assicurandosi la loro “incondizionata arrendevolezza”. Per quale motivo diciamo questo? Per il semplice fatto che la letterina del sindaco di Rivara, che deve essere una amabile persona con molto humor, è contestabile punto per punto. Nell’ambito di un contraddittorio, infatti, capita che la concorrenza, anche quando esercitata in campo culturale, assuma i toni di uno scontro ideologico o, nelle migliori delle ipotesi, succede che i concorrenti tendano ad occultare a proprio vantaggio una parte della realtà. Nel caso specifico, e in riferimento ai punti sollevati dal sindaco Riorda, possiamo rilevare:

1) Verissimo: alla fine degli anni ’90 la famiglia Chiono aquista la villa dai signori Colli. Ma si tralascia di dire che: a) la famiglia Chiono si fa completo carico delle spese di restauro; b) apre la villa a studenti e studiosi, fondando un’associazione culturale e una biblioteca in cui si trovano preziosi volumi di architettura moderna, e non solo; c) attraverso l’associazione culturale si creano sinergie con l’Archivio Storico Olivetti (che cederà ben 500 volumi a favore della biblioteca), con l’Associazione Alberto Sartoris che ha sede in Svizzera, e con altre istituzioni, fra cui il Politecnico di Torino.
2) Quelle che il sindaco definisce “liti” sono causate da legittime rivendicazioni da parte della famiglia Chiono. Ne riportiamo solo alcune: a) l’amministrazione comunale (possiamo parlare con dati alla mano) ha operato “scelte particolari” che hanno prodotto “scostamenti specificamente voluti dalla Giunta Comunale” al fine di inserire Villa Colli in zona industriale, malgrado ciò fosse del tutto illegale, perché in contrasto non solo con la normativa regionale, ma anche con quella nazionale (come del resto confermato e documentato dai competenti organi provinciali); b) la famiglia Chiono ha intentato più di una causa nei confronti della fabbrica di stampaggio e, inoltre, grazie ad un ricorso in Provincia nei confronti del nuovo Piano di Zonizzazione acustica, è riuscita ad evitare che Villa Colli venisse inserita in classe VI, all’interno appunto di un’area esclusivamente industriale, ottenendo l’inserimento in area di classe III, senza tuttavia raggiungere l’obiettivo di vederla inserita in classe I, ovvero in un’area che le spetterebbe di diritto, destinata ad edifici di preminente interesse storico-artistico (come al contrario avviene per altri edifici di valore assai inferiore a Villa Colli); c) contrariamente a quanto affermato dal sindaco in altre circostanze, l’edificazione della fabbrica di stampaggio non precede, ma segue, a molti anni di distanza, quella di Villa Colli: sicché non si capisce come una residenza, specie se di valore riconosciuto, debba soccombere, in palese violazione della legge, alle assurde pretese di un’attività industriale, del tutto incompatibile con il rispetto e la tutela di un edificio a carattere residenziale, per di più preesistente.
3) Gli “importanti investimenti” da parte dell’azienda per risolvere il problema del superamento delle immissioni acustiche si limitano, di fatto, alla sostituzione di una porta scorrevole automatizzata e all’adeguamento di un muro. Non vengono apportate quelle migliorie atte a riportare entro i limiti tollerabili le immissioni di rumore, contrariamente a quanto effettuato da altre aziende, che rispettano invece i requisiti minimi richiesti. Si fa presente inoltre come: a) il Signor Chiono è stato consulente dell’azienda, come lo è, da anni, (e questo il sindaco Riorda non lo dice) di numerosissime altre aziende locali e non, dai più grandi gruppi esistenti alle aziende più piccole. È un ulteriore punto a favore dei Chiono: non si tratta di persone in vendita o facilmente addomesticabili e, come tali, possono vantare un’integrità oggi assai rara, avendo sempre svolto il loro compito (questa ne è una dimostrazione ulteriore) con professionalità ed evitando qualsiasi tipo di conflitto di interessi (prassi oggi assai di moda). Tanto è vero che iniziati i diverbi con l’azienda, il dottor Chiono ha immediatamente chiesto di essere sollevato dall’incarico di consulente, inoltrando coerentemente e responsabilmente le proprie dimissioni, malgrado egli sia stato pregato, da parte di persone assai vicine a Canavera, di ritirarle; b) la “regolarità” delle immissioni è stata attestata dall’ARPA rilevando i valori in modo assai discutibile, ovvero senza un perito di parte che attestasse che le linee della pressa da 4’000 tonnellate fossero in funzione, senza che altre presse ed i macchinari lavorassero in condizioni di massimo sforzo (come avviene quasi ogni giorno) ed aver accertato che lavorassero con le finestre e le porte aperte (come avviene quasi sempre).
4) L’azienda Canavera Audi & C. ha proposto un patteggiamento, vincolato tuttavia all’obbligo che venissero apportate tutte le necessarie migliorie per risolvere il problema delle immissioni acustiche. Il che non significa, come capisce persino uno sprovveduto, un’assoluzione dell’azienda, ma semmai una implicita ammissione di colpevolezza da parte di quest’ultima.
5) I diritti e gli obblighi dell’azienda verranno valutati nelle opportune sedi legali, così come i limiti delle immissioni acustiche, che non vengono rispettati, come si avrà modo di dimostrare nell’instaurando procedimento che i signori Chiono promuovono, coadiuvati dal Comitato Internazionale per la salvaguardia di Villa Colli, avanti il Tribunale Ordinario di Ivrea.
6) Si rimanda alle considerazioni di apertura della presente, che invitiamo pure il sindaco a rileggere.
7) L’importanza storico-artistica del comune di Rivara non è limitata ai successi della scuola pittarese del XIX secolo, che andrebbe pure compresa e valorizzata a più livelli. Il punto, semmai, è un altro, ed è riportato dallo stesso Mariopaolo Fadda in un articolo pubblicato su Spazio Architettura: «In una comunità con il senso della propria storia e del proprio patrimonio culturale il dilemma villa o fabbrica non sarebbe neanche ipotizzabile, perchè ai costi finanziari ed agli strappi sociali, inevitabili ma attutibili e sopportabili, del trasferimento della fabbrica, si anteporrebbe, senza esitazioni, il valore incalcolabile della salvaguardia di una testimonianza storico-artistica del proprio recente passato». Cosa rappresenterebbe, dunque, Villa Colli? «un coraggioso tentativo, in quegli anni così bui per l’architettura italiana, di riscattarsi “dall’Internazionale dei mediocri, degli adulatori, dei retori” puntando sul “raggiungimento di una nostra indipendenza creativa”, come scriveva Domus sul numero del giugno 1930». Senza cogliere la temperie culturale di quegli anni, non si potrà comprendere nulla di Villa Colli, rimanendo ciechi e sordi di fronte a ciò che essa, ancora oggi, rappresenta. Nessuna strumentalizzazione, quindi, da parte della famiglia Chiono.

Il sindaco Riorda non ha probabilmente compreso che:

1) Villa Colli è una proprietà privata, ma proprio perché si tratta di un testo di importanza storico-culturale riconosciuto a livello internazionale, diviene patrimonio comune, sicché ogni cittadino ne è responsabile per quanto ne riguarda la tutela;

2) la Villa è sede di un’associazione culturale che opera nell’interesse di studiosi a livello internazionale: è di fatto un bene pubblico (non si spiegherebbe in altro modo l’intervento di un così alto rappresentante delle istituzioni quale il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi).

Non si può accettare il terreno di confronto proposto da chi riduce la faccenda ad una mera questione di calcolo economico: spostare le linee di stampaggio a 3 km di distanza, ovvero dove già sorge il nuovo polo dello stampaggio finanziato con fondi CEE (perciò con denaro dei cittadini) “comporta dei costi, meglio che si spostino i proprietari di Villa Colli”. Non possiamo accettarlo perché è lo stesso termine di paragone e confronto che non è accettabile: un tale valore storico-culturale (quello di Villa Colli e ciò che essa ha rappresentato e ancora più oggi rapppresenta grazie alle esemplari e, ci sia consentita l’espressione, eroiche iniziative della famiglia Chiono) non può essere commerciabile. Pensare alla cultura in termini di utilità e valore finanziario significa schiacciarla, mercificarla, asservirla alle logiche e alle regole del pensiero omologante.
Noi non vogliamo ottenere il consenso con gli strumenti della seduzione più subdola e meschina che diventa occasione della più grande mercificazione e profanazione della parola e, quindi, occasione di devastazione e snaturamento della cultura. Non vogliamo, come direbbe Pagano, vestire le nostre teste “di parole stampate” (quanto, nella fattispecie, questa espressione sia calzante, è fin troppo evidente) “nel controllo dei pensieri obbligati”. Noi non vogliamo che la storia venga “messa a verbale”.

È evidente che non bisognerebbe parlare di ciò che non si conosce. Se Mariopaolo Fadda parla di Villa Colli è perché, come attesta ciò che ne ha scritto, lo fa con cognizione di causa. Ci chiediamo: il sindaco Riorda ha mai messo piede in Villa Colli? si è mai interessato dell’associazione culturale che ne è nata? ha mai accettato gli inviti a partecipare alle iniziative culturali promossi da parte dell’associazione? è mai stato per più di mezz’ora nel parco della Villa per ricrearsi al ritmo incessante dei battiti della pressa da 4’000 tonnellate che, spesso, è in funzione fin dalle 6 del mattino, a volte pure di domenica? ha mai provato a recarsi in Villa alle dieci, talvolta alle undici di sera, a mezzanotte, quando la fabbrica lavora a pieno regime? ha mai appurato di persona le vibrazioni cui è soggetta la Villa?

In quella stessa Villa, un illustre e compianto filosofo visse e studiò (e la stessa famiglia Colli negli anni Settanta promosse già più di una causa contro la vicina fabbrica). Oggi, in quegli spazi, è persino impossibile vivere una vita normale. Ma nella loro causa, ora, i signori Chiono non sono più soli. C’è un Comitato Internazionale ad affiancarli. Il sindaco Riorda lo sappia. Avevamo iniziato a leggere la sua letterina sperando di divertirci un pochino e apprezzare, magari, una sottile ironia. Invece siamo rimasti delusi. Perché lo scopo dell’ironia, come ben sapeva Jankélévitch, è quello di ripristinare ciò senza cui essa non sarebbe neppure ironica: uno spirito innocente e un cuore ispirato.

Diego Caramma
Presidente del Comitato Internazionale per la salvaguardia di Villa Colli


(Diego Caramma - 16/12/2005)

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