Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Universo Soleri

di Antonino Saggio - 28/6/2006


Paolo Soleri è un uomo contro. Dietro un aspetto mite, dietro i comportamenti misurati e gentili del piemontese, dietro i modi schietti e gli abiti dello scienziato vi è un uomo dalla volontà indomita, dalla forza rara e dalla visione ardita.
Era già un uomo contro quando, dopo la laurea al Politecnico nel 1946, partì “on the road” su un camioncino riattato - eravamo nel 1950 - alla scoperta di un modo diverso di vivere e di fare l’architetto. Il padre, che gli aveva trasmesso la serenità quotidiana della rinuncia, produceva ceramiche isolanti per l’elettricità e Soleri andò verso il sud e il sole che porta nel nome con il desiderio di imparare l’arte della ceramica. Approda nella stupefacente costiera amalfitana e a Vietri, oltre a imparare la tecnica, progetta e realizza uno splendido edificio per la produzione della ceramica. La concezione della fabbrica Solimene è ardita ed originale. Si tratta di un grande spazio cavo come fosse una radura o una cattedrale attraversata da alberi pilastri. Una rampa avvolgendosi sui pilastri e alzandosi a spirale, ospita i diversi spazi della produzione: in basso la vendita, poi a salire la pittura, la cottura, la modellazione, lo stoccaggio del materiale con una organizzazione, tra l’altro, di grande efficienza e di logica indiscutibile. La luce cade zenitalmente da grandi oblò e a penetrare attraverso fessure e feritoie sagomate in una specie di corteccia di tartaruga multicolore che è la facciata. E poi l’edificio si aggrappa alla roccia e organizza il paesaggio e le abitazioni della famiglia. Un capolavoro.
La sovrintendenza d’allora quasi riuscì a bloccarlo; poi, negli anni Ottanta, si rifiutò di apporvi il vincolo per il diritto d’autore, anche se l’incartamento era stato promosso da un suo funzionario, oggi però, e ne siamo tutti lieti, una grande mostra ha celebrato Soleri in Italia. Roma è stata attraversata dai suoi disegni lunghi una dozzina di metri in ben tre sedi espositive. Ci siamo andati su una 2cavalli, il mezzo più vicino al vecchio camion Leoncino di Vietri che abbiamo trovato. Soleri in macchina pensava e a volte sorrideva. Camminò poi per una Roma bagnata quasi con più forza di Luigi Spinelli e di me. Ha 87 anni e un mare di cose ancora da fare.
Ma Soleri, dicevamo, è un uomo contro. Prima di essere a Vietri era stato da Wright a Taliesin. Si pagava la retta lavorando nei campi e servendo a tavola il maestro. Era divertente, dice. Progettò allora un superbo ponte che sembra fatto oggi. “The beast” è un struttura che risolve nella forma dell’impalcato e nel suo avvitamento membranale le sollecitazioni.
Dopo Vietri, torna in Arizona e comincia pezzo per pezzo a costruire il suo universo. Sempre con pochissimi mezzi, pagando i suoi sogni con le ceramiche e le campane che costruisce. Prima realizza Cosanti, lo studio laboratorio dove mette a punto una dopo l’altra tecniche di costruzioni rispettose dell’ambiente e originali e poi, a partire dagli anni Settanta, con la costruzione della sua città Arcosanti. Molti architetti americani, studenti e non, ci sono stati per un periodo a costruire e a zappare, a coltivare la possibilità di un modo alternativo di fare e pensare l’architettura.
Perché Soleri, come ogni uomo contro insegue un’alternativa. No all’automobile, no al suburbio e allo sprawal, no all’uso indiscriminato delle risorse. Sì alla frugalità, sì all’ecologia, si alla concentrazione e alla densità di poche architetture-città.
Sin dagli anni Sessanta aveva posto chiaramente al centro della propria ricerca il tema del rapporto tra natura e architettura. Rispetto a questo nodo centrale egli ha sviluppato un'idea di urbanità forte e compatta anche se di dimensione controllata, una frugalità anti-consumistica nei dettagli, nei materiali e negli stili di vita, una tensione poetica e cosmica dello stare e moltissimi "come" tecnici e progettuali che studia, sperimenta e affina concretamente: dal tema dell'abside a quello dell'esedra, dalle modalità di costruzione per accumulo e scavo dentro la terra ai grembiuli-serra, dai sistemi di uso dell'energia solare agli effetti camino per la circolazione naturale dell'aria.
Soleri costruisce le sue architetture come fa con le proprie terrecotte: quasi con le sue stesse mani. Inframmezzate alle costruzioni in costante divenire della fondazione Cosanti e della città di Arcosanti si segnalano altre opere di Soleri come un grande progetto per la città del futuro commissionato dal MIT, o l'allestimento della propria personale al Corcoran di Washington e al Whitney di New York, o la costruzione di un teatro a Santa Fé, o uno studio per un grattacielo alto mille metri per il Giappone. Vive tra Phoenix e Arcosanti dove ogni giorno giovani volontari condividono con lui l'impegno e l'insegnamento della costruzione.
Conoscere Soleri vuol dire penetrare in un mondo che ha leggi, abitudini, diversi modi di fare tutti propri. E’ veramente un sistema solare separato dagli altri del mondo dell’architettura. Il suo essere contro non è quello della ribellione superficiale ed episodica o dello scatto d’ira ma è rappresentata da tutta una vita e una architettura costruita invece con pazienza e con rispetto. Sono proprio le sue sostanze, i temi che solleva e che porta avanti che sono contro lo spreco della fantasia, contro la follia della città diffusa e dell'automobile, contro l'opulenza capitalistica, contro le lobby professionali e politiche.
Crediamo che il libro di Luigi Spinelli che indaga il lavoro di Soleri sin nel dettaglio, che fornisce un’analitica disamina dei progetti, che illustra le varie fasi e le tecniche di costruzione e che intreccia lo sviluppo della vita di Soleri alle tappe fondamentali della sua ricerca, permetterà di conoscere e di sentire questo mondo. L’autore vi si è dedicato con grande intelligenza e una cura rara. L’efficacia del risultato vi risulterà evidente.



(Antonino Saggio - 28/6/2006)

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Commento 1350 di emanuele piccardo del 07/08/2006


caro Pacciani,
non voglio convincerla sulla bontà dell'opera soleriana credo che una discussione di questo tipo non porti da nessuna parte. Di fatto alimentare una polemica non mi interessa e nella mia precedente risposta ho già spiegato le motivazioni che mi trovano in disaccordo con lei e mi trovano in accordo totale con la risposta data da Giovanni. Ritengo utile però precisare alcune questioni fondamentali a partire dal concetto di utopia.
"Le utopie-diceva Lamartine -non sono altro che verità premature.
Lara Vinca Masini tempo fa scrisse a proposito di utopia : " Ernst Block considera la natura come processo e pone il principio di speranza nella materia. L' utopia sarebbe, per lui, una sorta di costante culturale che si manifesta nell' arte, nei movimenti sociali, nelle aspirazioni religiose, nel sapere critico, dovunque l' immaginazione faccia scaturire dal presente, provvisorio e instabile, in immagini o abbozzi, ciò che di esso contiene il futuro."
In questo senso va definita l'utopia soleriana. L'altro concetto sul quale vorrei farla riflettere è la visione dal vero dell'architettura, in quanto è indispensabile per elaborare un pensiero critico soprattutto in un luogo così complesso come Arcosanti. Li non si tratta solo di architettura ma soprattutto di un modello comunitario alternativo alla società americana, che le assicuro non è quella realtà dorata che appare dall'Europa. Trovo poco rispettoso da parte sua definire Soleri un architetto asociale! Lei compie gravi errori e le raccomando nuovamente di leggere i libri scritti su Soleri in modo da comprendere la genesi del concetto di Arcologia e allo stesso tempo verificare le date di costruzione di Cosanti e Arcosanti. Si accorgerà che gran parte di Arcosanti è stata realizzata tra il 1970 e il 1976 circa, nel periodo di maggiore visibilità per Soleri; dopo 10 anni è stata costruita un'altra parte di residenze. Proprio per le motivazioni riportate nella risposta di Giovanni non ne è stato possibile lo sviluppo. Il grande senso etico e morale di Soleri sono stati le cause della lentezza nel costruire la sua idea di città, certo Nouvel o Foster non avrebbero avuto nessun problema basta un investitore immobiliare e voilà la città è costruita. Occorre recuperare l'etica nell'esercizio della professione dell'architetto è l'unico modo che abbiamo per cambiare il modo di fare architettura. L'affermazione della Torselli sulle architetture realizzate per piacere ai critici può essere vera in parte ma come ha affermato Purini la critica spesso è servile e prona agli architetti e senza dubbio l'architettura di Soleri non è concepita per piacere ai critici ma per rendere migliore la vita delle persone.
Buona estate!

Emanuele Piccardo


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Commento 1337 di andrea pacciani del 01/08/2006


A Giovanni:
E' troppo facile dire che chi non è mai stato lì non può capire!
Ho la presunzione di essermi informato abbastanza per esprimere un giudizio, superficiale secondo lei ma basato su dati di fatto tratti dalle interviste di Soleri e dal sito di Arcosanti credo entrabi attendibili.
Non tolgo nulla alla genialità dell'artefice e alla sua capacità di realizzare realmente una città ideale secondo le proprie convinzioni, ma il risultato di decenni lavoro è soltanto una comunità (prendo da lei questa definizione), un esperimento, riuscito quanto si vuole, ma che non ha attecchito in nessuna parte del mondo e non credo che questi fossero i prodromi visionari degli inizi.
Forzando un po' il paragone, da non prendere alla lettera per pretestuose polemiche inutili, quando si parla di Soleri e le sue città sembra di ascoltare i ragionamenti su Fidel Castro a Cuba e il presunto successo del comunismo: ovvero principi ideali inoppugnabili che però si sono scontrati con l'inapplicabilità nella vita reale.
Quando ho visto l'intervista a Soleri di Piccardo mi sono venuti i brividi quando ho sentito le sue idee sull'esportare in Cina (che lui ammette candidamente di non conoscere minimamente) come nuove forme di urbanizzazione per le sue città visionarie.
Credo che l'esperienza di Soleri sia stata una bella pagina della storia dell'architettura moderna, italiana; bisogna però avere la coscienza critica di saper riconoscere il contesto storico in cui si inseriscono i suoi progetti e non confondere quello che rimane come insegnamento per le prossime generazioni di urbanisti, dalla applicabilità alla vita quotidiana contemporanea.

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Commento 1334 di giovanni avosani del 31/07/2006


Ad Andrea:
Paolo ha l`usanza di dire che gli altri “parlano parlano parlano” ed in effetti come dargli torto.
Parlano di cose che non conoscono, di situazioni mai vissute e commentano con il solito modo Italiano piú per piacersi, forse con invidia e siciuramente con superficialitá.
Ad Arconsanti qualcuno ci ha vissuto, io per esempio e devo dire che le varie osservazioni poco provocatorie se non inutili che leggo nei vari commenti, vengono affrontate settimanalmente nella “School of Thought”, occasione di riflessione e confrontro tra il cervello di Arcosanti e coloro che vi abitano e lavorano.
Paolo a differenza dei Guru dell`architettura si confronta parla risponde si mette in gioco, scrive di Filosofia e Religione, vede l`architettura come un mezzo e sicuramente non come un fine ne per la gloria ne per la ricchezza, Paolo é un vero antropologo gentiluomo.

Arcosanti é viva.
Arcosanti é frequentata poco da architetti ma molto da persone in cerca dell`alternativa ad un sistema di vita sbagliato, dispendioso, assurdo e catastrofico.
Ad arcosanti nascono bambini, le persone vivono in un sistema comunitario condiviso.
Tecnicamente Arcosanti é molto piu’ semplice di quanto non sembri, di ferro non ne hanno usato moto e le struttuure lavorano per compressione e non trazione quindi il ferro.......potrebbe non esserci.
Basti pensare che alcune delle volte che dopo 40 anni ancora si possono vedere a Cosanti sono state rinforzate con le reti da pollaio, alla faccia dei corsi di Tecnica delle costruzioni che imperversano nelle nostre facoltá.
Mi sembra poi che il paragone con le new town non sussista, e non sia nemmeno molto attinente:Comunitá contro Isolamento.
Vorrei poi precisare in merito al fantomatico fallimento di Arcosanti che nel corso degli anni non sono certo mancate le proposte da parte di immobiliaristi, pronti a sfruttare la notoriretá del luogo, ma come sempre la risposta e’stata no.
Paolo non é mai sceso a compormessi nella sua vita, prima in Italia poi negli stati uniti, non ha venduto il suo archivio per milioni di dollari non ha accettato donazioni da istituzioni che lo avrebbero incatenato.
Paolo é semplicemente un uomo che ha una filosofia di vita trasparente e vuole continuare cosí.
Capisco che il mal costume italiano impone di pronarsi al fine di costruire anche se la qualitá non é nemmeno minima, ma alcune persone non sono cosí, semplice.
Insomma per concludere mi sembra che Arcosanti e Paolo Soleri al mondo avremo bisogno ancora per molto, ma capisco che sia difficile da capire.

Saluti Giovanni

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Commento 1328 di andreA Pacciani del 29/07/2006


gentile Piccardo,
cercherò di esssere breve se ce la faccio, per non annoiarla:
1) mi sfugge il confine tra architettura visionaria e architettura utopica
2) mi sfugge il concetto di successo o fallimento di un'iarchitettura che sia diverso dall'uso gradevole di quei luoghi da parte della gente per cui è stato costruito se non addirittura da parte dei loro discedenti
3) mi sono anche visto la sua intervista sul suo sito eil sig, Soleri sostiene tra l'altro:
- di voler costruire solo dei contenitori di cemento ecologici senza voler interferire sulla vita privata e sociale degli abitanti di questa città ideale
- che i materiali come i mattoni e le pietre "uccidono" !.
Con tutto il rispetto per le visioni arcologiche un po' fanè, io se fossi stato in lei gli avrei fatto le seguenti domande:
Quando ha cominciato a costruire le sue città visionarie lo faceva nella convizione che fossero un cantiere permanente per architetti asociali o pensava di finirle in breve tempo e che ci venissero a vivere le persone comuni per lavorare, abitare, fare commercio e vita sociale?
Quanto è ecologica la sperimentazione in architettura?
Lo sa che il cemento armato ha una durata di cento anni dopo dei quali non è più manutenibile perchè il ferro è completamente corroso?
Perchè le sue città sono rimaste sperimentali mentre altre new town lì vicine brulicano di gente? dove sta l'errore ? (forse come dice Vila Torselli dopo il suo commento gli architetti ormai costruiscono per i critici, la fine che ha fatto l'arte contemporanea!)
Ha mai sentito parlare di New Urbanism negli stati uniti forse oggi unico risultato di successo contro lo sprawl?
senza acredine
Andrea Pacciani

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Commento 1326 di emanuele piccardo del 27/07/2006


Caro Pacciani,
leggo il suo prolisso commento alle vicende di Arcosanti, e non mi trovia d'accordo su alcuni punti che proverò a spiegare.
Non bisogna commettere l'errore che molti fanno nel definire Arcosanti una utopia o un fallimento soprattutto se non si è mai studiato Soleri, in quanto non basta visitare il sito per comprendere la riflessione teorica che è alla base dell'arcologia. Occorre andarci a vedere le architetture e parlare con le persone che le abitano e le progettano alltrimenti ogni commento risulta essere superficiale.
Non si può parlare di utopia nel moment o che un frammento di città è stato realizzato per contrastare il fenomeno, tanto elogiato in Europa, dello sprawl urbano incontrollato; quello contro il quale Soleri si batte.
Piuttosto parlerei di una architettura visionaria che ha saputo anticipare problemi oggi, purtroppo, ancora attuali come la relazione tra uomo e natura. Di fatto Soleri ne parlava cinquant'anni fa quando erano in pochi a pensare che attraverso un diverso rapporto con l'ambiente attraverso l'architettura si potesse cambiare il modo di concepire le città. Lui stesso ridimensiona molto il progetto di Arcosanti, dovrebbe leggere la bibliografia di Soleri dai suoi scritti teorici a chi ha scritto su di lui (M.I.Lima, Spinelli)e poi la invito a passare un periodo in Arizona a visitare Cosanti, la Dome House e Arcosanti. In questo modo avrà la possibilità di comprendere meglio sempre che ne abbia la curiosità.
Buona lettura!

Emanuele Piccardo

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Commento 1296 di Carlo Sarno del 13/07/2006


Caro Antonino ti ringrazio per la presentazione di questo interessante libro su Paolo Soleri di Luigi Spinelli. Lo hai intitolato " Universo Soleri ": niente di più indovinato.
Paolo Soleri è un architetto formatosi e cresciuto nei principi dell'Architettura Organica , sviluppa e reinterpreta a riguardo il punto di vista di Frank Lloyd Wright integrandolo con principi ecologici di respiro universale e sistemico .
Da ciò scaturisce il suo universo , l'Universo Soleri , un universo caratterizzato da una concezione della persona e della società in senso estetico-mistico.
Paolo Soleri affronta il sociale e lo spazio antropologico rispettando le più alte aspettative dell'animo umano : solidarietà , partecipazione, rispetto della natura, armonia con il cosmo che ci circonda, amore sincero verso il creato e la sua bellezza ed economia , ecc..
Questa sua idea di una dimensione cosmica del fare architettura intesa in maniera organica ed integrale trova corrispondenza con il pensiero organico di Hundertwasser del cosmo come quinta pelle dell'uomo.
Paolo Soleri è consapevole che occorre immaginare e progettare un Universo migliore, più bello e più armonico, in cui l'uomo ha la parte di protagonista e pertanto non può rinunciare ad un'etica positiva di intervento nel creato.
Arcosanti , il microcosmo nato dalle teorie di Paolo Soleri, vuole essere l'inizio di un nuovo universo , più bello e armonioso. Il microsistema avrà i suoi limiti, dovuti specialmente alla piccolezza del proto-sistema sperimentale , ma ciò non toglie al tentativo di Paolo Soleri la sua grande portata e il suo grande appello rivolto all'uomo e in particolare agli architetti :
occorre impegnarci tutti per creare un universo migliore in cui regni l'amore, la pace e l'armonia !!!
Grazie Paolo Soleri per la tua preziosa vita spesa per la giusta Causa dell'Architettura !

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Commento 1274 di giovanni avosani del 04/07/2006


Come sempre la riscoperta di persone che hanno detto e continuano ad avere molto da dire, arriva tardiva ormai insperata in particolare per quelli che negli anni hanno contribuito al sogno di Paolo.
Era ora, di prendere atto della grande qualitá teorica delle ricerche di Soleri, non solo architettoniche ma in particolare sulla definizione delle prioritá, il frugale diventa oggettivamente soddisfacente ed il superfluo viene ridimensionato.
La forzata lotta contro lo stile di vita dispendioso e consumistico trova risposta nella comunitá nella consapevole condivisione delle comuni esperienze in un luogo che ha la capacitá di riconcigliare chiunque con se stesso e con gli altri.
Mi auguro che anche negli ambienti accademici ci si accorga di Arcosanti e Cosanti di quelle migliaia di persone che vi hanno lavorato negli corso degli anni, spesi ad erigere non monumenti ma luoghi per vivere.
Molto prima delle avanguardie olandesi, negli scritti di Paolo si trovano parole come complessitá, sistemi nautrali e celluari ;che solo alcuni decenni piú tardi sono diventati comuni nel gergo architettonico.
Leggere Soleri vuol dire prendere atto di come le teorie che ci hanno invaso negli anni piú recenti, fossero giá state scritte, gli embrioni sono nelle pagine e nei disegni che hanno e continuano ad accompagnare la vita di Paolo e delle persone che in lui credono e con lui hanno costruito architetture per le persone.
Spero vivamente che questo libro renda giusto valore a Soleri ed al mondo che orbita intorno a Lui.

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Commento 1268 di andrea pacciani del 03/07/2006


Arcosanti è una bellissima metafora del volo pindarico dell'architettura moderna.

Ho letto il libro di Gavinelli e navigato per ore sul sito ben fatto www.arcosanti.org, cercando di capire cosa non ha funzionato.

Ad un certo punto della navigazione, quasi cercando un compiacimento, si dice che perfino non architetti vengono a vedere questo laboratorio urbano: allora ho capito che quello che è mancato sono le persone, quelle che vivono una città, che vanno al mercato, lavorano fanno impresa, hanno figli famiglie e nonni, viaggiano, si trovano nel tempo libero.....: senza di loro gli architetti non possono fare niente!

Mi verrebbe da clonare un gingle di radio24 che alle 7:30 all'inizio della rassegna stampa cita un film in cui Humphry Bogart fa la battuta: “è la stampa bellezza e tu non ci puoi far niente, niente”. Per architetti e urbanisti potrebbe essere: “è la gente deve vivere i posti che progetti e tu non puoi ignorarlo, non puoi”

Arcosanti è partita 30anni fa per realizzare una città nel deserto e oggi ne è costruita il 5% del progetto! Non so e non mi interessa capire i fallimenti di questo singolo progetto, ma prendo atto che di città di fondazione, soprattutto negli U.S.A., ne sono nate e ultimate in trent'anni a decine e la gente fa a gara per andarci a vivere pur di abbandonare le metropoli, anche nei posti più inopportuni climaticamente, anzi proprio nei posti peggiori pare ci vada più gente (Las Vegas e Dubai docent).

Topofilia: il termine è brutto viene dalla sociologia, credo inventato da un cino-americano. Sta ad indicare l'attaccamento, l'amore per il luogo in cui si abita e che accresce nel tempo in certi luoghi in cui le persone riescono ad identificarsi. Nasce da dentro è genetico, generazionale, regionale. Penso alla topofilia quando vedo Gibellina, il Corviale, lo Zen, ma anche quando vado a Procida, Spoleto, Matera, Orta S.Giulio o Sabbioneta (visto che si sta parlando di città di fondazione) costruiti più o meno con la stessa densità edilizia (i secondi per di più contro ogni regolamento edilizio vigente).

Solitudine: questo invece è il primo sentimento che trasmette la città di Arcosanti dalle sue immgani; abbandonata dalle avanguardie accademiche, abbandonata dalla società civile (c'è solo un pulmino ogni due ore su prenotazione per arrivarci), sola in utopia, poetica quanto vogliamo, ma implosa nel carisma del suo fondatore.

E poi quanto potrà sopravvivere dopo la morte di Soleri? Probabilmente due sono gli scenari possibili: o la comunità internazionale degli architetti la salva alzandola agli altari della modernità e quindi mummificandola musealmente, costringendo orde di studenti a visitarla e ad impastare un po' di calce come una sagrada familia a scala urbana (si sa che gli americani fanno tutto più in grande!) oppure il lento inesorabile declino e abbandono dopo i buoni propositi degli eredi culturali del progetto, che forse è l'esatto paradossale contrario dell'arcologia che l'ha generata.

La sperimentazione in'architettura e in urbanistica è l'unico campo di ricerca in cui i risulati se negativi non possono essere rimossi o interrotti se non con grandissimi sforzi economici ed ecologici che oggi non ci possiamo più permettere e se negli anni settanta questo poteva essere ignorato nel 2006 non più.

Ho invece visitato la fornace di Solimene a Vietri sempre di Soleri e quella merita sì orde di studenti che vadano ad imparare: è di fatto un edificio "tradizionale" a tutti gli effetti. In fatti in questo caso si tratta dell'applicazione di una conoscenza sapiente della ceramica artigianale e dei vietresi che la lavorano dei loro gesti e dei loro ritmi, non visioni universalistiche e profetiche per nuovi modi di vivere.
E' un edificio ben progettato sulle necessità delle persone che vi lavorano, agevolandone ogni processo della produzione. E inoltre difficile uscire di lì senza aver comprato almeno un pezzo di quei capolavori di ceramica artigianale che trasudano di tradizione, passione, colore, amore per le cose che lì sono fatte. Soleri conosce molto bene la ceramica e la vitalità che può sprigionare una fornace ed è questo il successo di questo edificio. Oggi è in centro al paese ed è uno dei rarissimi in Italia (forse l'unico) che si è integrato ad un centro storico.

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