Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

L’insano “gioco delle parti”. Città barocche e trivelle texane nel Val di Noto

di Leandro Janni - 17/9/2007


Nella pirandelliana Sicilia, tra eclatanti proclami e calcolati silenzi, ecco l’ultima dichiarazione dell’attuale governatore Salvatore Cuffaro a proposito delle controverse trivellazioni petrolifere nel Val di Noto: “Il no alle trivelle? E’ un dovere del Governo che presiedo affinché venga salvaguardato l’ambiente e l’intero habitat siciliano. Ce lo impone la nostra identità culturale. Inoltre, la Sicilia ha pagato un prezzo altissimo legato allo sviluppo delle industrie petrolchimiche, incompatibili e spietate, senza aver avuto adeguati vantaggi per la sua economia e per la crescita del territorio. Insomma, con un provvedimento d’urgenza, approveremo una legge che blocchi una volta per tutte le ricerche petrolifere in quell’area” (Palermo, lunedì 10 Settembre 2007).

A proposito di silenzi: è stato proprio il silenzio-assenso della Regione a innescare la sentenza con cui il Tribunale amministrativo regionale ha dato, nei giorni scorsi, nuovamente il via libera alle trivellazioni petrolifere nel Val di Noto, magnifico scrigno territoriale del barocco siciliano, sito Unisco, Patrimonio mondiale dell’Umanità. Questo, dopo la campagna di sensibilizzazione delle comunità locali e delle associazioni ambientaliste e culturali rilanciata, a Giugno di quest’anno, grazie a un appello dello scrittore Andrea Camilleri, che è stato sottoscritto via Internet da centomila cittadini italiani e amplificato dai giornali di tutto il mondo. Contemporaneamente, proprio alla vigilia della riapertura della Cattedrale di Noto, ricostruita e restaurata, il governatore Cuffaro aveva annunciato al mondo intero uno stop all’avanzata dei petrolieri texani. A dire il vero, le associazioni ambientaliste siciliane – ben conoscendo uomini e luoghi – hanno sempre espresso forti dubbi e riserve sulle reali intenzioni della Regione. Comunque sia, la sentenza emessa dal Tar Sicilia, lo scorso 20 Agosto, accogliendo il ricorso della società Panther Oil e autorizzandola a riprendere i sondaggi a pochissima distanza dal centro storico di Noto, rivela un inquietante intreccio di inerzia, incuria e irresponsabilità burocratica e suggerisce persino ipotesi di complicità. Ecco cosa ha scritto Giovanni Valentini su “la Repubblica” del 5 Settembre 2007: “Contro ogni impegno e ogni logica, di fatto è accaduto che i funzionari dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente, retto da Rossana Interlandi del Movimento per l’Autonomia, hanno lasciato tranquillamente decorrere i due mesi previsti dalla legge per pronunciarsi sulla richiesta di Valutazione di impatto ambientale (Via), presentata dalla Panther Oil il 3 Novembre 2006. E così, il 2 Gennaio 2007, è maturato il silenzio-assenso. Venti giorni più tardi, con una nota datata 22 Gennaio ma inoltrata solo il 21 Marzo e pervenuta il 24, lo stesso Assessorato s’è improvvisamente ricordato che occorreva avviare la procedura di Via e ne ha informato la società interessata che a quel punto è ricorsa al Tar, ottenendo l’annullamento di un atto che – come si legge nella sentenza – si configura come un “mero diniego tardivo””.

Appare assai chiaro che siamo di fronte all’ennesimo capitolo di una vicenda teatrale e opaca, sconcertante: occorre perciò reagire subito con una nuova mobilitazione generale contro l’assalto al territorio, alla natura e al paesaggio di questo straordinario luogo di bellezza. Un luogo che possiede una vocazione storica e geografica chiarissima e che deve affidare il suo futuro al turismo, all’artigianato e all’agricoltura, piuttosto che all’eventuale scoperta di giacimenti petroliferi.

Resta il fatto, comunque assai grave, che tutto ciò non sarebbe potuto accadere se nel frattempo la Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa e l’Assessorato dei Beni Culturali della Regione, avessero apposto un vincolo paesaggistico, in ossequio alle indicazioni dell’Unesco. Per dichiarare un sito “Patrimonio mondiale dell’Umanità”, infatti, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura prevede un Piano di gestione che considera preponderante l’interesse culturale e artistico, e che contempla solo attività economiche coerenti con tale piano.

A questo punto è auspicabile, se non doveroso, un intervento da parte del Governo nazionale, nella persona del ministro dei Beni Culturali Rutelli. Il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio, su sollecitazione di ecologisti e ambientalisti, dopo una prima lettera indirizzata alla Regione Sicilia, ne ha inviata una seconda per ribadire che qualsiasi intervento nel Val di Noto richiede una “valutazione d’incidenza”, cioè un atto che dimostri la compatibilità di eventuali nuove opere con la caratterizzazione naturalistica dell’area. In mancanza di un tale adempimento, scatterebbe certamente una procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea ai danni dell’Italia con l’applicazione di pesanti sanzioni economiche.

Replicando alle ultime dichiarazioni del presidente della Regione Cuffaro, l’ex assessore regionale dei Beni Culturali Fabio Granata, dichiara che “non c’è bisogno neppure di una nuova legge “ad hoc” per fermare le trivellazioni: basterebbe inserire un articolo nel disegno di legge sul Piano di sviluppo regionale, già in discussione all’Assemblea Regionale Siciliana, in funzione di un modello imperniato appunto sul turismo, sul patrimonio artistico e culturale”. E con Granata concorda anche il presidente della Commissione Italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi: “Il governatore Cuffaro – ha dichiarato in un’intervista al “Sole-24 Ore” – ha i poteri per intervenire subito e bloccare tutto per sempre. Meglio un atto preciso e rapido, ora, che imbarcarsi nel varo di una legge regionale che porterebbe via del tempo”.

Il sindaco di Noto Corrado Valvo, insieme al sindaco di Modica e al movimento No-Triv, invece, è convinto che è soprattutto sul piano mediatico che occorre mantenere alto l’allarme, perché la battaglia contro le trivelle e in difesa delle città barocche del Val di Noto non può ridursi a una vicenda solo politica o giudiziaria.

Intanto, in questi giorni a Ragusa si prepara il “Welcome party” ai texani. Il sì al pozzo “Gallo Sud” arriva dai sindaci di Ragusa – appunto – Chiaramonte Gulfi, Monterosso Almo e Giarratana. Ma anche, da un ampio fronte che va da Confindustria e Asi, fino alle organizzazioni sindacali.

Dunque, l’insano “gioco delle parti”, nell’Isola pirandelliana, continua. Certo è che senza vincoli e senza regole, senza scelte di fondo chiare e coerenti, è impensabile, persino in Sicilia, praticare una reale politica di tutela e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale. Soprattutto, quando questo è stato riconosciuto – non a tempo indeterminato – “Patrimonio mondiale dell’Umanità”.



(Leandro Janni - 17/9/2007)

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