Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Chiare, fresche, dolci acque?

di Leandro Janni - 17/1/2008


I cambiamenti climatici in atto stanno alterando in modo piuttosto preoccupante il ciclo dell’acqua in vaste aree del territorio nazionale. La disponibilità di acque di superficie e sotterranee è in fase di riduzione. Dispositivi di legge come il Decreto Legislativo 152/99 o la Direttiva 2000/60/CE obbligano gli Enti preposti ad organizzare forme di monitoraggio, controllo e programmazione delle risorse idriche. In particolare, l’esatta formulazione del bilancio idrico deve permettere scelte di programmazione in grado di garantire la sostenibilità delle attività economiche a scala di bacino. L’esatta formulazione del bilancio idrico deriva dalla precisa elaborazione dei dati disponibili relativi alle “entrate” e alle “uscite”. Attualmente, gli unici consumi idrici censiti e misurati sono quelli fatturati dalle Aziende Multiservizi e, in parte, dai Consorzi di Bonifica. Quasi tutti i prelievi di acque sotterranee di carattere industriale e agricolo sono fuori controllo, avvengono in assenza di strumenti di misurazione (contatori) e anche nell’abusivismo. Il danno maggiore non è rappresentato dal mancato pagamento dell’acqua, ma dall’assenza di misurazioni e dalla conseguente incertezza e imprecisione nella valutazione dei bilanci idrici. Bilanci idrici inesatti inducono errori di valutazione macroscopici, che si traducono nel depauperamento delle risorse idriche sotterranee, subsidenza, diminuzione di efficienza della rete scolante, alluvioni e dissesti in caso di forti precipitazioni. Risulta pertanto fondamentale provvedere alla messa a punto di idonei strumenti di censimento, misurazione e controllo dei consumi. Vale la pena ricordare che esistono numerosi atti di indirizzo - espressi a livello di Autorità di Bacino, Regioni, Province e Comuni - posti in essere per risolvere il problema, ma la persistenza, se non l’aggravarsi dei guasti ambientali, indica una forte necessità di intervento da parte dello Stato con appositi strumenti legislativi.
A proposito di Stato e di strumenti legislativi, bisogna qui evidenziare che, a seguito di iniziative, manifestazioni, proposte di legge da parte di cittadini, comitati civici, associazioni ambientaliste ed ecologiste, e grazie al tenace impegno del Coordinamento nazionale del forum italiano dei movimenti per l’acqua, lo scorso 27 Ottobre 2007 il Senato ha approvato, all’interno del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria, l’articolo 26-bis che introduce la moratoria di nuovi affidamenti a soggetti privati di qualsiasi tipo, per la gestione delle acque in Italia. Ciò significa che non possono più essere attivati affidamenti a SpA a capitale interamente privato, a SpA a capitale misto pubblico-privato o, anche, a SpA a capitale interamente pubblico. Sono bloccati anche tutti i procedimenti in corso di affidamento a qualsiasi tipo di SpA, che non siano già stati conclusi. Quindi, anche quegli ATO che avevano già deliberato la forma di gestione, ma non hanno proceduto alla aggiudicazione - diretta o attraverso gara - del servizio, non possono procedere. Il provvedimento non interviene - e non poteva farlo - sugli affidamenti già conclusi. Il provvedimento non interviene - e non poteva farlo - sulle aggregazioni fra società. E’ evidente che il risultato fondamentale dell’approvazione della moratoria risiede nell’aver finalmente imposto un “bocce ferme”, in attesa della nuova legge quadro, e comunque per almeno 12 mesi. “Bocce ferme” per chi stava spingendo sull’acceleratore delle privatizzazioni. “Bocce ferme” affinché il superamento delle SpA e della gestione pubblica delle acque si affermi, nel nostro Paese, come principio inderogabile.



(Leandro Janni - 17/1/2008)

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