Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

We would have a dream

di Gian Paolo Manfredini - 17/6/2008


Della situazione e del difficile percorso dell’architettura in Calabria si è già parlato.
( cfr IL GIORNALE DELL’ARCHITETTURA, n 60 marzo ’08 - ANTITHESI, aprile ’08 )
Ora, non vogliamo parlare di “architettura impossibile da costruire” né del “silenzio” forzato e frustrante degli architetti, bensì delle responsabilità dell’architetto di essere socialmente utile, per come quanto e dove lavora.
La sfida che ci viene posta è più evidente qui : la nostra efficienza viene misurata sulla capacità di ridefinire (in termini non tecnocratici) che cosa può regolare oggi una professione millenaria, sul filo del fragile steccato che ne determina ancora la necessità di esistere o meno.
È allora che si devono giocare le nostre capacità di ascolto, di interpretazione e di sintesi, di dialogare con saperi, pratiche, specialisti, contesti, poteri, … e tutte le complessità da cui scaturisce un’opera, un intervento urbano.

Un primo step è quello di tenere distante da noi l’enfasi localistica che spesso offusca e intorbida idee e programmi.
In effetti, la città e il territorio di Reggio di Calabria costituiscono un archetipo paesistico e culturale, un topos che è appartenuto, peraltro, al mito. Un tale ambito comunale, che si affaccia (al centro del Mediterraneo) sullo Stretto di Scill’e Cariddi, per un’estensione superiore ai 35 km , richiede - per lo stato in cui si trova oggi - interventi di sostanziale recupero e profonda ri-semantizzazione.
Proprio da questo luogo - che vanta da circa trent’anni un’Università degli Studi Mediterranea, nata proprio dalla Facoltà di Architettura - forse, può giungere un messaggio di speranza.

Con un filmato, “We have a dream”, realizzato assieme ad un gruppo di giovani architetti, (da presentare a Torino all’ UIA 2008), abbiamo svolto un lavoro articolato in riflessioni e progetti site specific , ma che possono indicare come una città costiera italiana possa interrompere una condizione di marginalità in cui è caduta e, mediante piccole strategie appropriate, passare ad un’altra di luogo di proposta e di sfida contro la “cattiva architettura”. Una serie di progetti, forse, rende possibile lanciare quel debole ma indistruttibile segnale di come realizzare, facendo architettura, un appello in nome della qualità, della sostenibilità, dell’ecologia ‘mentale’.
Potrà mai aver senso interpretare i grandi temi e i grandi problemi dell’architettura oggi, partendo da proprie tradizioni, proprie culture e proiettando al meglio la speranza che può venire all’architettura da paesaggi invero unici e da realtà abitative, socio-economiche e ‘creative’ altrettanto particolari ? Il nostro lavoro potrebbe anche essere considerato provocatorio, alla stregua di un film ingenuamente eversivo, tuttavia dalla posizione strategica nel Mediterraneo in cui ci troviamo, pensiamo che si possa, traducendo concetti visivamente, tornare a percepire il pianeta come la nostra più accogliente, solidale, bella casa.
Nello sviluppo del nostro assunto, abbiamo preso spunto dalla ricostruzione avvenuta dopo il terremoto di cento anni fa, che ci ha consentito di incontrare alcune importanti “figure” del moderno. Sono precursori e maestri dell’architettura che hanno indicato il senso profondo del loro agire nella città in un processo di “ordine nascosto” : sia con le loro creazioni progettuali, sia per le implicazioni civili-sociali che ne sono derivate. I loro nomi : ERNESTO BASILE, ANGIOLO MAZZONI, PIERLUIGI NERVI, GIULIO ULISSE ARATA, CAMILLO AUTORE, GINO ZANI, BRUNO ZEVI, SILVANO ZORZI, MARCELLO PIACENTINI .
Ma in Calabria, come in tutta Italia, vi sono anche “architetture spontanee”, “architetture senza architetti” che ci mostrano la grande ‘voglia di vivere’ delle popolazioni, della loro volontà di dare forma e bellezza alle loro case e ai loro paesaggi, urbani e non. Basta citare piccoli borghi storici, quali : PENTIDATTILO, GERACE, BOVA, GALLICIANO’, ROGHUDI, ..

Ci troviamo poi ad affrontare anche il “disordine percepito”. Non sono pochi in città i casi che meriterebbero un pamphlet di denuncia. Interventi, specie recenti, generano una percezione diffusa di disordine, di degrado, di abusivismo, …
Anche nell’architettura pubblica si devono registrare alcuni esempi che non sono proprio brillanti. Effettivamente, mai come oggi, l’architettura, malgrado sembri in certe occasioni diventata di moda, purtroppo è lontana dall’interesse pubblico e incide poco e male sul miglioramento della vita della gente.
Sembra che i “non luoghi” diventino i paesaggi quotidiani dei cittadini. Ecomostri, o elefanti, sgraziati, imperdonabili, vengono proposti dalla solerzia dei “palazzi” , in cerca di glamour mediatico. E i cittadini sopportano, subiscono, talvolta riescono anche a giudicare, e condannano.

A contrastare tali perverse omologanti tendenze, per un qualche diverso futuro possibile non restano, forse, che “progettazioni pilota” . Bandiere di sogni consapevoli ad occhi aperti che non sono mai sbagliati, proprio perché esprimono bisogni insoddisfatti che potrebbero emergere da un quotidiano che pare avviarsi in senso contrario e non consentire alternative ! Proprio in quanto riteniamo siano ancora disponibili intere galassie di ambiti, risorse, potenzialità, che tuttavia possono consentire di prefigurare scenari desiderabili. Gli interventi che proponiamo possono fungere da “piloti” , essere cioè esemplari nel metodo, al fine di affrontare molteplici altre situazioni e volgerle ad esperienze a esperienze originali e innovative a cui avvicinarsi in modo empatico.
E, ancora, per la riconferma dell’identità sociale, d’immagine e dei vari orizzonti paesaggistici. Le principali tipologie hanno attinenza :
a. al waterfront e al parco urbano lineare costiero, da curare e realizzare,
b. ai percorsi pedonali, ciclabili, equestri, nautici, aerei, che si possono sviluppare,
c. alla valorizzazione delle emergenze del territorio,
d. alla promozione culturale del territorio,
e. alla sostenibilità ecologica,contributo alla forza pacifica dell’architettura,
f. alla politica energetica, emancipatrice.
( In un link apposito si possono avere dettagli )

Vogliamo credere sia ancora possibile, considerando i contesti, il passato e i paesaggi, sottrarsi ad un cero deserto attuale di idee e utopie ; e quindi progettare occasioni e individuare temi operativi di dibattito e di critica, che ci portino a positive modellazioni e produzioni - attraverso simboli e significati condivisi - delle realtà a venire. riusciremo ad arrivare alle possibilità di cui vorremmo disporre e ad aiutare anche coloro che probabilmente poco saranno in grado di contraccambiare ?








“ WE HAVE A DREAM “

PROGETTI PILOTA PROPOSTI


a. WATERFRONT E PARCO LINEARE URBANO COSTIERO REALIZZAZIONE DI UN “PONTE DI LUCE” MEDIANTE LASER con recupero dei PILONI ex linea elettrica (h 245 m), monumenti di archeologia industriale
LO “SKYLINE COSTIERO” realizzato con raggio LASER, collegante le emergenze paesaggistiche
INTEGRAZIONE DELLE AREE SPORTIVO-CULTURAL-LUDICHE A PENTIMELE
IL “MUSEO DELLO STRETTO” AL RIONE CANDELORO
LA SISTEMAZIONE DEL CANDELORO A “SUK” DELLA “CASBAH REGGINA” con botteghe artigianali, mercato tipico, attrazioni turistiche
SISTEMAZIONE DEL COMPARTO PINETA ZERBI, GIARDINI DELLA MUSICA,MUSEO DELLO STRUMENTO MUSICALE, CINE-TEATRO ARENA
COLLEGAMENTO CILO-PEDONALE IN SOTTOPASSO TRA STAZIONE LIDO E MUSEO NAZIONALE MAGNA GRAECIA
RECUPERO RUDERE EX ROOF-GARDEN IN AMPLIAMENTO MUSEO
REALIZZAZIONE STAZIONE PANORAMICA SUD (360° DI VISIONE DALLE COLLINE SOPRA REGGIO VERSO L’ASPROMONTE AL MARE DELLO STRETTO

b. PERCORSI PEDONALI, CICLABILI, EQUESTRI, NAUTICI, AEREI, che possono sviluppare accessibilità
PISTA PEDONALE, CICLABILE, HORSE-PATH, SENTIERI TREKKING, ROTTE MARINE E AEREE - stazioni, diramazioni, collegamenti a rete, raccordi, mete raggiungibili
SISTEMAZIONE DARSENA TURISTICA DEL CIRCOLO NAUTICO E NUOVO PONTILE PER BARCHE-NAVETTA per raggiungere ACQUARIO-ECOMUSEO
RECUPERO DEL COLLEGAMENTO CICLO-PEDONALE DEL RIONE S. CATERINA CON IL PORTO
SISTEMAZIONE MOLO CANDELORO E BANCHINE PROVVISIONALI PER ATTRACCO TURISTICO E DI BARCHE-NAVETTA PER L’ACQUARIO-MUSEO
REVISIONE TOPONOMASTICA URBANA E SISTEMAZIONE TARGHE SEGNALETICHE
DIRAMAZIONE DELLA PISTA CICLO-PEDONALE VERSO L’ “ACROPOLI” UNIVERSITARIA (Fiumara Annunziata coperta)
VALORIZZAZIONE PASSERELLA AL LIDO E RACCORDO DELLA RAMPA ESISTENTE ALLE TERRAZZE
IL “PONTILE FLOTTANTE” NELLA BAIA DEI GIUNCHI PER L’ATTRACCO ESCLUSIVO DI BARCHE A REMI, A VELA, PEDALO’ E PATTINI
CIRCOLO VELICO – SISTEMAZIONE SERVIZIO BARCHE-NAVETTA PER L’ACQUARIO-ECOMUSEO
RADDOPPIO SOTTOPASSO FERROVIARIO MONACHELLE
PASSERELLA SUL CALOPINACE PER VALORIZZARE IL PROMONTORIO STORICO DI CALAMIZZI, sprofondato in mare nel XVII secolo
RACCORDO PISTA CICLO-PEDONALE – STADIO COMUNALE
COLLEGAMENTO PISTA CICLO-PEDONALE – IMPIANTI SPORTIVI FIUMARA S. AGATA
SENTIERI RISALITA VERSO INSEDIAMENTI ANTICHI NELLE VALLATE VALANIDI, MENGA, S. GIOVANNI, … - MOSORROFA, GALLINA, ARMO, CATAFORIO, TRUNCA, CARDETO, …

c. VALORIZZAZIONE DELLE EMERGENZE DEL TERRITORIO
COLLEGAMENTO “MUSEO VILLA ZERBI” – “ARENA DELLO STRETTO”-TEATRO ALL’APERTO
RIVITALIZZAZIONE PAESAGGISTICA E NATURALISTICA DEI GIARDINI DEL “TEMPIETTO”
SISTEMAZIONE ELEMENTI DI ATTRAZIONE TURISTICO-CULTURALE NELL’AREA DEL TEMPIETTO
COLLEGAMENTO-PONTE ATTRAVERSO LE TERRAZZE DEL FUTURO CENTRO POLIFUNZIONALE CON I “GIARDINI PUBBLICI DELLA VILLA COMUNALE”
VALORIZZAZIONE ANTICO STABILIMENTO DELL’ESSENZA DI BERGAMOTTO

d. PROMOZIONE CULTURALE DEL TERRITORIO
LO “SPAZIO IBICO”, RECUPERO DELLO STORICO MAUSOLEO E STATUA DEL KOUROS
L’ACQUARIO E L’”ECOMUSEO” DELLO STRETTO CON “DISCENSORE” SUBACQUEO
RESTAURO DEL “CANNOCCHIALE MAZZONIANO” DELLA STAZIONE FS C.LE CON PROSPETTIVA DA P.ZA GARIBALDI AL PANORAMA SULLO STRETTO
LA “PORTA URBANA SUD” DEI “BRONZI DI RIACE”, GIGANTIZZATI E VISITABILI
MURI DI RECINZIONE PIENI SU SPAZI PUBBLICI E FRONTESPIZI CIECHI DEGLI EDIFICI DA SISTEMARE E DECORARE CON MOSAICI, GRAFFITI E TAGS
FONTANA MARINA FLOTTANTE, MARKER DEL PROMONTORIO STORICO DI CALAMIZZI
VALORIZZAZIONE CAVE DELLA PIETRA DI MACELLARI DI PELLARO - ELMINTOIDI

e. SOSTENIBILITÀ ECOLOGICA, contributo alla rinaturalizzazione con la forza pacifica dell’architettura
VALORIZZAZIONE “ARBORETI” E LORO VISITABILITA’ - VIGNETI DI PELLARO, DI BAGNARA, ANNONETI DI GALLICO, MANDORLETI DI FEO DI VITO, AGRUMETI, BERGAMOTTETI, FILARI DI EUCALIPTI, TAMERICI, GRUPPI DI BUGANVILLEE,…
SISTEMAZIONE E BONIFICA DEL CORSO E DELLA FOCE DELLE FIUMARE ANNUNZIATA E CASERTA
SISTEMAZIONE DELLE TERRAZZE PIANE DI COPERTURA DEGLI EDIFICI A “GIARDINI PENSILI”
SISTEMAZIONE FACCIATE INCOMPIUTE E DA ROTTAMARE CON “IMPIANTI DI ESSENZE VERDI”
RECUPERO STORICHE SORGENTI “FONTANA ROSSA” E DELL’ACQUA SULFUREA (via Foti)
REALIZZAZIONE DEI “GIARDINI DEI SEMPLICI” – ORTI BOTANICI DELLE ESSENZE OFFICINALI, XEROFILE, ELIOFILE, ANEMOFILE, AROMATICHE, …
SISTEMAZIONE A PARCO LUDICO PER BAMBINI CON GIOCHI D’ACQUA IN ZONA COSTIERA RECUPERATA A NORD DELLA FOCE DEL CALOPINACE
SISTEMAZIONE DELLA FOCE DELLA FIUMARA CALOPINACE
RECUPERO E SISTEMAZIONE AMBITI DEGRADATI – RIONE DEI PESCATORI
BONIFICA FIUMARA MENGA

f. POLITICA ENERGETICA, emancipatrice e di risparmio
ALIMENTAZIONE CON CELLULE FOTOVOLTAICHE DELL’ILLUMINAZIONE DEL PILONE A S, TRADA
LA “PORTA URBANA NORD” CON LE TORRI EOLIA ED EOLICA
TETTI FOTOVOLTAICI DEGLI EDIFICI
“OKEANOS-LAB” - SISTEMAZIONE PAESAGGISTICA DELLA DIGA E SONORIZZAZIONE DELL’IMPIANTO SPERIMENTALE DEI FENOMENI ONDOSI E DELLE ENERGIE ALTERNATIVE DEL LABORATORIO DI INGEGNERIA MARITTIMA



(Gian Paolo Manfredini - 17/6/2008)

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Commento 6307 di RENZO MARRUCCI del 13/07/2008



XXIII CONGRESSO A TORINO
L'ipocrisia non regna sovrana ma è un segno di normalità... Non c'è da stupirsene... Bisogna accontentarsi di quello che c'è e, se lo scopo era quello di fare una festa della comunicazione, spero sia riuscito e che gli organizzatori ne siano contenti. Da qui a dire che abbia fatto bene agli architetti e alla condizione dell'architetto ognuno può dire quello che vuole ma... Rimane il solito narcisismo inconcludente e la solita manifestazione numerica... Almeno si contano le presenze e le facce. Per il resto è un'altra vetrina mas mediatica su cui dare spazio alla stampa o alla comunicazione della comunicazione. Alcuni hanno fatto pubblicità al numero dei grossi incarichi e ai clienti facoltosi che ne saranno contenti, altri hanno parlato per hobby del problema della casa e della eventuale propositività degli architetti su tale problema sic! Come se ne attanagliassero l'anima. Architetti poi che si occupano dei loro facoltosi e prestigiosi clienti o attori di operazioni prevalentemente snob o intellettualoidi... Che certamente sul problema della casa non ci dormono di notte... Altri hanno tergiversato sulle grandi linee dando sfoggio di una grande competenza sui problemi della architettura che pare siano solo quelli che interessa a loro... Certo! Va benissimo! Ma a cosa servono queste pantomime mondiali? A far Conoscere Torino? Ecco tocca a Torino e siamo tutti contenti. Però non bisogna dire a nessuno che l'architettura è di tutti perchè viene da ridere e con sommessa tristezza!
Vorrei anche dire che per quanto concerne la “flessibilità” chi ha scelto il carcere per quella strana manifestazione pseudo qualche cosa... ha sbagliato di grosso... Con la solita freschezza intellettuale?

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Commento 6289 di Renzo marrucci del 22/06/2008


Trovo lo scritto condivisibile e auspicabile e del tutto applicabile alla realtà proprio dalle prerogative dell'esercizio di un mestiere millenario come quello dell'architetto. Non sem
bri strano è strano e falso il contrario. Partire dal territorio con una visione semplice e umile è sempre opera di grande intelligenza e sensibilità. Leggere il territorio e la sua architettura naturale...non è cosa che tutti possono fare e l'equivoco parte da qui...Biso
gnerebbe imparare a leggere l'architettura della terra prima di farne altra... Dove lo insegnano? Fatemi per piacere l'elenco delle scuole che ci sono in Italia dove si apprende a leggere il territorio nella sua naturale espressione architettonica...o come naturalistica vocazione a un dialogo che comprenda l'architettura come conseguente
vocazione all'ambiente umano. OGNI REALTà COSTRUITA DALL'UOMO HA IL SUO ARCHITETTO non è necessario risalire al nome e cognome. Occorre l'intelligenze o la sensibilità di comprendere e scindere tra architettura e potere. TUTTA QUì LA DIFFE
RENZA.. Scegliere tra la cattiveria e la qualità. Spesso non è scelta possibile lo capisco e il limite dell'uomo credo sia anche in questo. Nel fare ci dovrebbe essere compreso l'amore del fare e questo è spesso un caso che quando accade si è più omeno sempre di fronte ad unagrande opera sia che ci sia scritto nome e cognome e sia che il mistero
aleggi su quellla magia del fare meraviglioso che è la necessità della passione alla vita.
Imparare a capirle queste opere è la cosa più importante che non viene insegnata forse proprio per cattiveria umana. Questo sogno di poter fare con amore e passione lo hanno in molti anche in italia, anche certamente in Calabria dove c'è molto da capire...e da fare..

Tutti i commenti di Renzo marrucci

 

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