Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

Un valore raro: Ronchamp.
Un capolavoro di spiritualità e di poesia nel territorio...


di Renzo Marrucci - 15/9/2008


A proposito di ARCHITETTURA e TERRITORIO…
Non credo che il dabattito sia proprio tra innovatori o conservatori nel caso specifico di Ronchamp du Haut. Non ci sono i presupposti e neppure quelli dell'innovazione. A meno che non si voglia ridurre, come spesso si vede fare nel caso di una attività costruttiva in essere, il senso del problema che risiede essenzialmente nel dato ambientale in cui l'architettura di le Corbusier esplicita il suo forte significato mistico, che è in gran parte dovuto al suo felice rapporto con il territorio.
Le C. quando ha pensato e progettato quella che io ritengo, dal punto di vista poetico e lirico, una delle sue opere maggiori se non la maggiore... ha tenuto conto dell'itinerario da percorrere oltre che della meta divenuta luogo altamente spirituale per la qualità dell’architettura. E il dato ambientale in questo caso precorre ogni altro perchè è troppo partecipe della realizzazione del maestro Svizzero-Francese. Tutte le volte che ci sono andato la presenza della Chapelle si sentiva già con l'inizio della salita leggera e verde che ti ci porta...
Già con il percorso si annunciava... E come chiedersi di non rispettare anche il percorso oltre all'ambiente? Credo proprio che il dibattito, se dibattito è, sia tra chi vuole mantenere l’autenticità di un valore riconoscendolo e chi invece lo vuole mettere a frutto ricontestuandolo pensando semplicemente in termini materiali e comunque senza comprendere il rigore pulito e ideale della spiritualità lecorbusieriana... Valore che emerge oggi ancora più intenso nella povertà generalizzata delle nuove architetture di culto. Sembra che ci sia una voglia spasmodica di fare senza andare per il sottile, anzi è proprio questa voglia che erode valori e le condizioni culturali del valore. La superficialità della riflessione che sottende il progetto di Piano tende ad essere coperta da una serie di motivazioni deboli e poco fondate come è tipico della cultura tecnologica che privilegia l’energia del fare rispetto alla profondità del risultato raggiunto dal grande Le Corbusier. Tecnologia e timore di non essere al passo con la spiritualità portano ad un errore…Non solo verso il lavoro dell’architetto ma soprattutto verso il valore raggiunto dall’architetto con quella opera in quel territorio… Ciò nella materialità attuale diviene davvero come una rinuncia alla reinterpretazione della spiritualità del bello come salvezza a vantaggio di una un po' ottusa inconscia paura che porta alla rinuncia per una banale strumentalizzazione... Come sempre accade in questi casi la spinta è sempre forte e materialmente ben motivata ma si potrebbe ottenere questo stesso risultato in termini concreti rispettando i luoghi, edificando più in là… e lasciando la poesia di Ronchamp, incontaminata dai tecnologismi pseudonaturalistici di Piano...
Auguri dunque a chi ama Le Corbusier nella sua opera umana ma anche a chi vuole essere custode di un valore spirituale utile all’avventura umana.


(Renzo Marrucci - 15/9/2008)

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