Giornale di Critica dell'Architettura
Opinioni

La qualità architettonica non è solo cultura. È molto di più

di Renzo Marrucci - 4/1/2009


Il tentativo di procedere a disegnare una legge sulla qualità dell’architettura aprendo una finestra sul mondo della professione è certamente da considerare positivo. E, mentre ne rilevo gli aspetti che considero positivi, tuttavia non posso fare a meno di pensare a quelli negativi e nondimeno credo che sia necessario, e anzi indispensabile, perfezionare questo primo accenno di rapporto per aprire un dibattito serio sulla inefficienza del mondo professionale legato alla produzione architettonica e urbanistica.
Facendo parlare gli architetti, potrà uscire fuori che il primo grave problema è legato al mondo dell’Università e al potere conferitogli da una società mentalmente legata al passato e aggrinzita nella conservazione e nella trasmissione dei privilegi. Ormai e’ noto come questa casta possa interferire nella ricerca della qualità, una casta assolutamente devastante! Non ho parole per esprimerlo con semplicità e non devo dirlo io; ma sono certo che se verrà dato lo strumento per parlare agli architetti, uscirà fuori il marcio e si potrà riflettere con più chiarezza su come rilanciare un aspetto importate della nostra cultura architettonica e non solo. Pensate al mondo degli storici dell’architettura che consigliano i politici. Che presiedono istituzioni culturali di orientamento. Pensate a quello che è successo a Venezia con quel ponte partito a tremilioni e rotti di euro e arrivato a circa diciassette. Come è possibile che ciò possa avvenire in un ambito civile? Pensate al quartiere Zen di Palermo. Come è possibile che si facciano quelle cose creando luoghi autentici della degradazione umana così, semplicemente? Pensate a Corviale a Roma. Pensate a Gibellina e al prodotto virtuale delle archistar, dalle nuvole dell’Eur al Vulcano “buono” di un certo posto in Campania e via dicendo.
Sindaci che affidano a chi vogliono i loro incarichi importando a furor di euro architetti che non conoscono la loro città o la provincia, sbalzando la cultura locale, con la scusa del confronto, in realtà pensando solo a se stessi e alla propria immagine, bruciando la terra dove potrebbe crescere la nostra cultura solo perché la trama degli interessi non viene saputa o voluta controllare a dovere. ANCORA NON SI CAPISCE DOVE DEVE ESSERE CONTROLLATA e da chi QUESTA REALTA'! Questo paese non ha responsabili…
Chi è che non sa fare il proprio mestiere in Italia? Questo è uno spunto di lavoro per chi voglia fare una legge sulla qualità architettonica e urbanistica. Uno spunto importante! E altri ve ne sono… Riorganizzare i concorsi, per esempio, senza introdurre meccanismi moderni, evoluti, nelle nostre Università, non serve e non servirà a nulla. Un sistema veramente moderno deve restituire alla intelligenza la sua dinamica mentre noi, in Italia, non ci si rende conto della realtà che viene costruita socialmente e metodicamente sulla occlusione di ogni spazio possibile. Sicché anche se un giovane rimane in Italia e tramite la famiglia ottiene qualche cosa, non fa ricerca… o ne fa poca e con fatica. Lo sforzo è orientato a difendere la posizione acquisita per appoggi e spinte fuori regola o costruite ad arte. La stessa idea di famiglia è primordiale e protettiva e nella società vige il concetto di famiglia allargata e si pensa alla propria famiglia con una impostazione di pensiero arcaica, superata, vecchia. E’ necessario riorganizzare le nostre Università in modo moderno sulla efficienza eliminando le cordate concorsuali, scrivere leggi serie e capaci di dare autonomia alla scuola e inizierà una speranza per questo paese.
Occorre che la politica faccia un passo in avanti con dignità verso il cittadino e controllare il valore nella professione e rendere la competizione libera e forte per fare crescere il paese. Rivedere i ruoli della professione è anche indicare ai giovani la strada da percorrere nella società con nuove regole. Oggi abbiamo regole vecchie non all’altezza del compito sociale che si materializza ogni giorno nella nostra vita.
Per recuperare la qualità non basta aggiornare il concorso quando le persone che lo gestiscono sono più o meno le stesse, che provengono dallo stesso alveo stantio e predisposto ad una certa mentalità di comportamento.
Bisogna avere coraggio e far partire il dibattito senza stringere le fila, avere la forza di avere fiducia in un futuro migliore per la nostra architettura ma soprattutto per il nostro paese, appesantito dalla burocrazia e dall’inedia. Non basta aprire una finestrella su internet per ascoltare, far fiorire i problemi della nostra cultura architettonica. Un timido passo può essere facilmente coperto dalla seconda mossa.


(Renzo Marrucci - 4/1/2009)

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Commento 6734 di Renzo marrucci del 11/01/2009


La tua conoscenza del panorama architettonico italiano dovrebbe supportare la curiosità sui nomi della critica operativa architettonica italiana... Ed è in funzione della propria opinione e sensibilità che si considera la qualità di un critico... e questa può anche essere cosa personale pare... Io per esempio ho studiato con Zevi e Benevolo e con C. Brandi per l'architettura e l'arte e vedo che il panorama attuale ha perso vitalità e impegno. Tutto si è purtroppo molto appiattito e deresponsabilizzato. L'indecisione e la provvisorietà con la quale la critica si muove oggi è dovuta credo alla sponsorizzazione della cultura architettonica che riceve prebende e lusinghe in vario modo. E' un momento di crisi spensierata dell'architettura italiana come il caso C. rivela e su cui è interessante riflettere al di la delle sue implicazioni personali. Almeno per quanto mi riguarda cerco di riflettere sulla società e sulle varie realtà che la condizionano senza cinismo nè disillusione anzi per alimentare la forte fiducia che ho e che nutro nelle energie sane che ci sono in Italia e che spero trovino spazio per esprimersi e non si facciano trascinare e disssolvere dalla virtualità superficiale delle archistar e degli aspiranti star. Ognuno di noi ha una esperienza che lo sostiene nelle argomentazioni e nelle riflessioni e non è importante spiegare la propria e non è importante l'età ma è importante impegnarsi a capire... Stammi bene Cristoforo.

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Commento 6733 di christofer giusti del 10/01/2009


Ma, mi spieghi, tutto questa disillusione, questo cinismo questa assenza di fiducia nel prossimo, è una questione d'età?
se i furbi ci saranno sempre allora a che serve parlare qui? soprattutto a che serve tutto questo scambio tra vecchi-nuovi idealisti e giovani esaltati?
Si aspettera pure qualcosa da questi eventi che non sia un mero rimpasto, un insabbiamento, o no? certo, non si può mandare in galera tutta la categoria professionale, e chi lo vuole? ma almeno l'uscir fuori, una presa d'atto, un pò d'autocritica, l'adoperamento a cambiar le cose....
Se questa gente non si...rompe i coglioni...come dice lei saremmo punto e a capo e sai che oscillazioni!.
prenderemmo atto che questo è un paese in cui le cose assolutamente non sono per tutti, ma non per questioni di nobile meritocrazia, ma per appartenenza.
E chi tale appartenenza non ha si lambicchi il cervello a capire come acquisirla.

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Commento 6731 di renzo marrucci del 10/01/2009


Caro Cristoforo, non oscillare tra una incazzatura e un vago senso di precipitazione... Mantieniti tra le due e fatti coraggio... Il mondo è quello che è... E i furbi ci sono sempre stati e sempre ci saranno ma non è una ragione sufficiente per autodefinirsi dei fessi. Anzi...

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Commento 6729 di sandro crivelli del 10/01/2009


Ma siamo sicuri che l'attività di certi magistrati non sia debitamente orientata? se è vero che i concorsi e le gare sono il frutto di interesse politico-economico a cui l'architetto, talvolta animato da pretestuosi idealismi o meglio accecato dall'avidità, soggiace volentieri, non sarà che questa "neoausterity" quest'appello alla restaurazione della morailtà è anch'essa frutto del disegno di qualcuno in alto?
C'è la recessione, ricordate? c'è la crisi.
Tutti quei denari che arrivano da comunità europea,stato, regioni, province, comuni, ma anche dagli stessi privati, potranno continuare a finanziare la sete di lustro dei politici, aiutata in tal senso dalla creatività e dalla tanto prolfica immaginazione degli architetti?
e pensabile che si possa continuare a veder bandire dei concorsi del tipo di quello per la nuova provincia di Bergamo? un opera d'architettura(?) per milioni di euro, in un contesto politico in cui si parla dell'abolizione, delle province?

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Commento 6728 di Renzo marrucci del 10/01/2009


Al solo scopo informativo segnalo la presenza di tre miei commenti, di diversi mesi or sono, sulla questione dei grattacieli in seguito alla lettera pubblicata sul blob di Pierluigi Diaco EXPO' 2015 dagli architetti Peluffo e Femia in risposta ad Adriano Celentano che... poi...Che io sappia, non ha detto più nulla...

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Commento 6725 di christofer giusti del 10/01/2009


Invece, sig. Marrucci, saremo sempre noi fessi a dovercele rompere le scatole.........che ci piaccia o no! non è così?

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Commento 6724 di piero bui del 10/01/2009


ordini professionali, facoltà, dipartimenti universitari, singoli docenti, non sono spettatori in queste storiacce di un paese di corrotti-corruttori. Non gli possiamo rimproverare solo di essere distratti ma di essere giocatori attivi in queste partite. Pensate alle risorse e alle energie che possono impiegare in sinergia ( meglio dire in complicità ??). Svolgono ruoli in conflitto di interessi costante designando commissari che giudicheranno progettisti colleghi in un circuito stretto e totalmente controllato da loro. Il modello - attenzione- è quello del finto concorso universitario, di fatto cooptazione di amici e parenti. Cosa pensava di fare Marco? L'idea era quella di estendere e perpetuare un metodo "per garantirci la bellezza..."
Antithesi è uno dei pochi soggetti che si occupa di questa cosa. Non vi pare singolare? Tacciono tutti perchè serve minimizzare, sperando che cali l'attenzione sul mariuolo. Tace pure l'architetto professore che su Repubblica ci spiega sempre come sta l'architettura.
E ora ? Ora che si è scoperto un caso Parmalat dell'architettura? Silenzio?

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Commento 6721 di giannino cusano del 09/01/2009


Francamente, Carta, ho qualche difficoltà a seguire il suo ragionamento: probabilmente è un mio limite.
Lei scrive: "...C'e' una norma da seguire, ma talvolta tale norma puo' essere interpretata, gli avvocati stanno li per questo (... ) La gente in termini generali non dovrebbe intimare punizioni corporali ad altra gente prima di tale giudizi." Non c'è dubbio: infatti non credo che discutere certi argomenti equivalga a volersi sostituire ai tribunali né che qui si tenti di intimare qualcosa a qualcuno. E con quali poteri, poi? Credo, appunto, che i giudizi della "gente" siano cosa ben diversa da quelli dei giudici e investano problemi di altra natura.
Per stare al suo esempio, se si scopre che c'è un giro di frodi ed errori sugli esami non è più che logica una diffusa indignazione in chi quegli esami ha sostenuto senza barare? Mi preoccuperei moltissimo del contrario: ovvero dell'indifferenza "civile". E badi che nell'esempio non sto parlando di una sentenza del tribunale che abbia accertato i reati: lo sdegno potrebbe scattare anche solo di fronte al fatto che qualcuno attesti pubblicamente che è così o, per es., venga a proporci di comperare degli esami. Voglio dire che per valutare la realtà in cui viviamo non serve disporre preventivamente di sentenze definitive emesse da tribunali. Per fortuna.

In termini evangelici, lo confesso, non sono molto ferrato, ma considero i "Dialoghi" di Sant'Agostino responsabili di avermi procurato la sensazione che il famoso episodio del "chi è senza peccato..." abbia una lettura un po' più complessa e sofisticata di quella che lei propone e che, francamente, scomodarlo in un contesto del genere mi pare sproporzionato.

Ad ogni buon conto, l'episodio si conclude con un "...va’, e d’ora in poi non peccare più" : epilogo che, in genere, si preferisce trascurare o dimenticare.
Non c'è dubbio che sul piano puramente utilitario "condanna" e "perdono" sono termini antitetici. Ma in campo morale i termini non sono due ma uno solo. Infatti (e lasciando fuori dal discorso i tribunali) ogni condanna è un perdono, cioé un invito alla "redenzione". E ogni perdono una condanna: sono due momenti indivisibili come l'affermazione e la negazione. Tanto che non ci piacciono gli implacabili, che condannano moralmente e non sanno perdonare nemmeno dopo la morte, e nemmeno i tolleranti al punto da non condannare mai: a ben guardare, non per bontà d'animo ma per personale comodità e quieto vivere. Insomma, sdegna trovarsi accanto a persone che non sentono ferito il senso del bene: non è possibile perdonare senza prima "sentire le offese"
Allora, se su 27200 (per stare al suo esempio) uno solo ha superato gli esami onestamente, credo che sia umano e giusto che quello s'indigni pubblicamente. Analogo e legittimo senso di indignazione suscita l'ammissione esplicita che una gara è stata truccata. A maggior ragione se chi ammette il fatto dovrebbe/vorrebbe rappresentare cultura e arte: libero confronto di idee, dunque. Che, per definizione, aborre carte truccate.

G.C.


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Commento 6719 di renzo marrucci del 09/01/2009


Caro Carta...
Se Lei è convinto io no! Il pessimismo e l'ottimismo sono categorie che influenzano il carattere dell'individuo ma la realtà vuole equilibrio... Appunto come il critico dovrebbe averne insieme alla capacità...
Come si dice... E lo ripeteva spesso il nostro Bruno Zevi : chi si contenta gode... Mentre la spinta alla realizzazione è un'altalena che impone una certa tensione morale.

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Commento 6722 di m.marchesini del 09/01/2009


"in oltre io mi riferivo ad un atteggiamento diffuso di "border line" a cui la societa' ci ha abituato. C'e' una norma da seguire, ma talvolta tale norma puo' essere interpretata, gli avvocati stanno li per questo, per interpretare le leggi. E i giudici per giudicare il comportamento delle persone".
In queste parole il "succo" del discorso sig. Carta.
A quest'atteggiamento "border line", come lei lo definisce,
taluni, assai pochi, in virtù di presunti meriti, non solo si sono abituati, ma ne hanno tessuto il “codice parallelo”.
Come unici detentori di tali regole parallele, traggono vantaggio e privilegio personale da esse, prevaricano sugli altri in maniera direttamente proporzionale al grado di persuasione sulla "capacità interpretativa" delle norme ufficiali.
Tal altri, la moltitudine dei fessi, hanno sostanzialmente due scelte davanti a loro:
1)l'emulazione di tali modelli di furberia, talvolta, da maldestri, sbattendoci le corna
2)l'aggrapparsi alla risorsa dell'onestà, che si traduce poi nell'osservanza anche di quelle norme ufficiali inique, difficilmente modificabili da chi non ha i mezzi per farlo.
Delle sacre scritture mi importa poco, diversi sarebbero gli episodi in esse per porsi in contraddittorio con lei, mi interessa invece l'aspetto laico della società e di essa mi piacerebbe poter pensare che fosse un luogo di equità e di opportunità per tutti.
Del fatto che Casamonti sia o non sia un “genio” mi importa poco, così come è di scarsa utilità gridare alla gogna per lui.
Cio che mi pare di poter dire è che proprio lui, in virtù delle condizioni di vantaggio dalle quali pare che sia partito, in virtù delle superiori doti intellettuali di cui si fa vanto, proprio lui che, per mezzi e “relazioni forti”, poteva adoperarsi a cambiare le regole ufficali, proprio lui che poteva in effetti farsi portavoce di un'architettura, in tal senso,di miglior qualità, non lo ha fatto.
Egli ha optato unicamente per la propria auto affermazione e, nel farlo, ha scelto di adattarsi convenientemente al “così fan tutti” agendo contro le regole, ponendo se stesso, di prepotenza, al di sopra degli altri, ma agendo, di fatto contro la stessa genialità.
Non mi pare un atto da poco, e di atto ben consapevole si tratta.
Né mi pare che un'architettura che nasca da premesse simili, un'architettura che cerchi le sue ragioni d'essere in una vuota “bellezza”, negli effetti speciali, nelle atmosfere, negli artifici, nell'ebbrezza e nella fuga dalla noia, possa definirsi geniale.
E tali sono le descrizioni che sino ad ora arrivano a difesa della sua architettura.
Altra ragione di rammarico, infatti, è la totale assenza di commentatori insigni, favorevoli al Casamonti, delle testimonianze di quei progettisti illustri e solidali che diano atto della giustezza oltre che degli atti del nostro, anche delle straordinarie doti dei risultati di tali atti: l'architettura.
Si nascondono.
E poi, quegli stessi critici, che lei afferma esistere, perchè non si esprimono anche loro in questa sede, dando l'importanza che merita a una vicenda che dovrebbe aprire ad una feconda transizione?
E poi ancora, gli ordini, le facoltà.
Sino a che gli interlocutori saranno questi, con questi argomenti, mi pare si farà poca strada.

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9/1/2009 - Sandro Lazier risponde a m.marchesini

Scusi Marchesini, lei fa parte dello studio MDU architetti di Prato che ha collaborato con Archea per il progetto d'arte nuragica di Cagliari nel 2006?
Solo per correttezza d'informazione.

 

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Commento 6723 di renzo marrucci del 09/01/2009


Certo per studiare architettura e fare l'architetto sarebbe obbligatorio, tra le righe... Di fare un corso parallelo di estrazione e tiro... Come nel vecchio Far west? Mi scusi ma le categorie che lei espone sono invece un pò come quelle: uomo, mezzo uomo e qua-qua-ra-qua? Si accorgerà che è un pò come dire: ambiguo? Cerrrto che noi sappiamo che c'è chi stà abbottonato fino alle "recchie" (orecchie). E quale interesse entrare in questo dibattito? E con questi argomenti poi dove c'è da rompersi le.... Mi scusi, ma Lei interviene per una ragione umanitaria? Oppure ha sentito il bisogno di immergersi un pò come il richiamo della foresta? E per gli altri bisognerebbe apettar che la luna diventi piena per vedere a chi cresce il pelo? E poi gli altri chi? Non vedo molta gente viva nel panorama italico... Son quasi tutti incartati caro amico più o meno come, mi scusi, Lei... Una botta di vita? Ne aveva bisogno? Caro marchesini ...
Mi stia bene!

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Commento 6717 di silvio carta del 09/01/2009


Servi ebbri, supremo, senta, MM io credo di essere stato frainteso.
Non ho parlato di adozione di misure di giudizio differenti a seconda delle persone in causa. Tuttavia ritengo di non poter parlare, come dice lei, solo per me semplicemente per il fatto che di altra gente si sta parlando. Non credo interessi a nessuno un discorso incentrato su me stesso, non pretendo di essere cosi' interessante.
Semplicemente, questo si, vale solo per me, non apprezzo l'atteggiamento di chi si scaglia violentemente (anchse solo a parole) contro qualcuno che e' stato accusato di qualcosa. Certi modi di fare impetuosi mi ricordano le lamentele da discorso da bar contro il governo, contro Berlusconi, contro Prodi, contro Veltroni, contro chiunque e tanti altri fatti che non nomino qua per non annoiare nessuno.
In oltre io mi riferivo ad un atteggiamento diffuso di "border line" a cui la societa' ci ha abituato. C'e' una norma da seguire, ma talvolta tale norma puo' essere interpretata, gli avvocati stanno li per questo, per interpretare le leggi. E i giudici per giudicare il comportamento delle persone. La gente in termini generali non dovrebbe intimare punizioni corporali ad aaltra gente prima di tale giudizi. Almeno in una societa' civile. Ritornando al rispetto delle regole, vorrei fare un piccolo esempio. Nel corso di laurea che ho fatto vi erano 34 esami. La facolta' sforna una media di 800 laureati a sessione. Siamo sicuri che in 27200 casi di esame non ci siano "errori", o esami rubati? Vorremmo picchiare la gente quando e' in errore? E poi l'errore chi lo decide? la vox populi?
Se vuol tornare poi al registro mistico di cui all'inizio glielo posso dire in termini biblici.
[..]Gesù andò al monte degli Ulivi. Sul far del giorno ritornò nel Tempio e tutto il popolo si accalcava intorno a lui. Gesù si sedette e si mise a insegnare. Allora gli Scribi e i Farisei condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, comanda che tali donne siano lapidate. Tu che ne dici?». Essi dicevano questo per metterlo alla prova e poterlo accusare. Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra. Poi, siccome insistevano, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, seguitò a scrivere in terra. Quelli, udito ciò, uno dopo l’altro se ne andarono tutti, incominciando dai più vecchi fino agli ultimi, sicché Gesù restò solo, con la donna là nel mezzo. Allora Gesù, al-zatosi, le domandò: «O donna, dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?». Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù: «Nemmeno io ti condanno: va’, e d’ora in poi non peccare più».
(Giovanni 8, 1-11)

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Commento 6713 di m.marchesini del 08/01/2009


Quindi, signor Carta, secondo lei, è ammissibile una giustizia parziale, con due pesi e due misure.
E mi dica, chi, tra coloro che sbagliano, dovrebbe pagare, e chi no?
forse i "geni", universalmente riconosciuti come tali da una corte di intellettuali assoldati e conniventi?
e quegli stessi intellettuali? essendo geni di minor livello, dovrebbero sacrificarsi in nome del supremo? se dovessero sbagliare anch'essi, come pare abbiano fatto, dovrebbero pagare?
e che dire invece dei servi ebbri del pifferaio magico? carne da macello?
siamo all'assurdo.

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Commento 6705 di m.marchesini del 07/01/2009


..."Chi rispetta in toto la legge e le leggi? "..
Carta...mi scusi, io si!
da cui...ognuno parli per se per favore.

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Commento 6704 di Silvio Carta del 07/01/2009


Gentile Ambra Puri,
capisco quanto enfatico possa apparire il "prendere a calci in c." come dice Lei qualcuno che e' stato colto con le mani nel barattolo e la bocca sporca di marmellata. Tuttavia io preferisco stare su un tono minore rispetto alla inflizione di pene corporali per avveniementi di questo conto. Chi non commette errori? Chi rispetta in toto la legge e le leggi? Ci pensi bene. E' giusto che chi sbaglia paghi, ma se pagassimo tutti, probabilmente perderemmo i 3\4 delle persone che ci stanno attorno. E io ci tengo a metterlo in luce, non e' esclusivamente un caso italiano.

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Commento 6700 di renzo marrucci del 07/01/2009


Caro Rinaldo, lei è troppo forte, ma non credo si stia prendendo gioco di noi... Semmai è un autentico prodotto di una scuoletta pericolosa... Che andrebbe tenuta sotto osservazione però da subito!
Mi tolga una curiosità.... Su quali testi ha curato la sua singolare formazione? I professori... già l'abbiamo capito... chi sono...
Auguri caro Rinaldo... Auguri sinceri...

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Commento 6691 di RENZO MARRUCCI del 06/01/2009


Non è solo cultura certamente! E' anche civiltà, capacità sociale e poi è anche e soprattutto amore per l'uomo inteso in senso ampio e ideale nei confronti dei luoghi in cui passa la sua esistenza... L' amore per la bellezza di cui leggo in merito a C. è proprio una cosa fuori della realtà, astratta, visionaria e fuori misura... Vuota! Un errore! E come tutti gli errori gravi...Hanno un costo per tutti... Niente di meglio di questo ambiente Toscano poteva favorirlo con quella vena astratta del culto della bellezza...Ma per un ristagno politico e culturale delle sue strutture e in quanto tale, terreno di cultura favorevole, cornice e supporto teorico in negativo. Tuttavia pseudo-cultura da archistar in pieno svolgimento, in atto! Pseudo-cultura da aspiranti star a tutti i costi in pieno svolgimento. Discorsi a senso unico senza risposta... Al limite della ragione e di più... Oltre la ragione e oltre l'uomo. L'uomo come soggetto e non come oggetto. Questo è il periodo storico che abbiamo il dovere di capire...
Fino a quale punto si può scambiare la forma con la sostanza,il guscio con la coscienza senza svuotare il senso della vita attraverso il mondo degli affari e dei sindaci che pensano all'amministrazione della città come se fosse un' azienda. Riprendere stima nella cultura locale è forse il senso più vero da cui ripartire, con la semplicità della sicurezza e senza quella carenza di credo nelle proprie mani che porta verso false stupide forme di spettacolarità e colore. La globalità non stà in ciò che ci arriva... Ma a come pensiamo al futuro utilizzandone gli strumenti nel presente e a come facciamo crescere i nostri ragazzi...

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Commento 6681 di christofer giusti del 05/01/2009


Intanto lei, sig Marrucci, assieme all'atro articolo di testa al suo , sta ben contribuendo a chiuderla questa esigua finestrella..
Si certo, lo so, ho i paraocchi, ma a parer mio dovrebbero cominciare a fare ammenda tutti coloro che, a gradi diversi, in modi più o meno illeciti, hanno fatto atto di prevaricazione sui fessi, approfittando, pe esempio,dell'istituzione dei concorsi, per farsi le regole "personalizzate" e agendo, in tali ambiti, più o meno truffaldinamente.
la via del "cambio", della redenzone di una società, passa proprio attraverso la presa d'atto degli errori, e sarebbe già tanto!
Invece,guardi un pò che manifestazioni di tracotanza da parte del reo preso in castagna. Egli non è paranoico, Ferrara, ma secondo mè è pure peggio, egli recita la paranoia!
qui, lo ricordo, stiamo parlando di architettura, ossia di quella materia complessa che dovrebbe portare al "progresso", al miglioramento di una società, alla presa di coscienza della giustezza dell'equità, mentre in tutti coloro che : inneggiano istericamente all'insuperabile genio Casamonti, oppure a coloro che, da servi leccaculi avvoltoi o figli di puttana, ritengono normale che l'architettto in italia lo si possa fare a patto d'avere il babbo architetto o la mamma ricca, siamo ben lontani dall 'avere una tale consapevolezza, siamo ben lungi da un "mea culpa"!
e parlo di certi architetti e dell'architettura che fanno, ma si intende che l'ammissione di colpa dovrebbe avvenire a 360°
se ciò non avverrà, se le persone non sentiranno la necessità di esporsi come pure di mettersi nella condizione di "pagare dazio" se necessario, mi pare piuttosto difficile che qualcosa possa cambiare.
Tornando al grande attore Casamonti, con tale inequivocabili illeciti compiuti, com'è possibile che possa di nuovo lavorare?
ma se pure ciò fosse legale, dove trova , il Casamonti la faccia di bronzo per continuare a farlo, per pensare di essere nel giusto, se non nel suo essere un montato paranoide?
si svelino le carte!

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5/1/2009 - Sandro Lazier risponde a christofer giusti

Tranquillo Giusti! Qui nessuno chiude le finestre. Ma la vita, grazie a Dio, deve continuare. Con onestà, generosità e passione per questo lavoro

 

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Commento 6684 di ambra puri del 05/01/2009


bravo Crist. cos' si parla.
Questo ha ammesso la sua colpa nelle telefonate- e vedrete che di diranno di aspettare che il giudice ci dica...
Ci dica che? Quante ne ha truccato di gare?
Se un imprendit aggiusta una gare d'appalto a Reggio Calabria - e lo scoprono- è dentro la malavita organizzata, lui è un artista da redimere.
Ma che paese di pagliacci è questo?
A calci nel c. dobbiamo metterlo alla porta- ma Sirica che di queste cose ne sa qualcosa cosa farà? Ah Sirica - però ho fiducia che il lavoro fatto dai nostri intrepidi al telefono dia il suo esito-
Ma Sirica che designa i commisssari non farà e non dirà nulla e io so perchè, ma anche voi.

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Commento 6682 di maurizio zappalà del 05/01/2009


Non vi è passato in mente, per un secondo che tutto questo blaterare, pontificare, negoziare, "GIUDICARE" è semplicemente inutile?
Naturalmente, non prendetemi sul serio ma io la penso proprio così!
Ma dove siete quando le cose vanno come l'acqua?Dove siete stati quando il dibattito era concentrato sulla "QUALITA' ARCHITETTONICA" italiota?Ora tutti trasaliranno e giù a dire che bla,bla,bla... e forniranno anche il proprio curriculum...per mostrare il "cesso della sig.ra Maria", senza offesa per alcuno! Insomma tutto quello che sta accadendo in Italia, più o meno con clamore (a volte, spesso, silenziosamente!!!) rispecchia perfettamente il nostro essere nani! Abbiamo perso ogni corsa e qualunque monito o buon proponimento finisce in una delusione ineluttabile! Anche se volessimo, non contiamo nulla! Intervenire è solo puro atto narcisistico, tanto per dire:ci sono! A chi pensate possa interessare che una buona architettura è utile?Pensate che le volpi italiane (miserabili politici!) siano interessati dalla bellezza e dalla nuova estetica?Lo volete capire che ancora siamo a livello della difesa dell'identità! E imperversano soltanto parrucconi, passatisti e furbi come "grandi fratelli"! Insabbiano, si riciclano e li trovi sempre al loro posto, a rompere! Certo, vi sembrerò fuori tema ma fin quando non si ripartirà dalla "terroristica " visione (formale) che non esiste l'architettura contemporanea, non ptremo ripartire! Come, d'altronde, non esiste la storiografia contemporanea, in quanto ogni spazio ed ogni storia hanno peculiarità proprie e forma degli agenti, degli abitanti. Storiografia ed architettura sono modi di rappresentare lo spazio "temporale" e territoriale di chi vi abita. Esistono tecniche di elaborazione costruttiva o di costruzione storiografica. Esistono architetti con la loro percezione dello spazio, con le loro idiosincrasie, con la loro intelligenza, con le loro tecniche costruttive. Insomma, ogni architetto contemporaneo è un'architettura.Quindi il parlare apparentemente profondo ed "internazionale" che sciolinano anche e soprattutto "nuovi critici dell'architettura" è tutto insensato, uno scorrere di titoli di articoli, un name-dropping (uno sbrizziamento di nomi, come per dire che io Koolhaas anzi, Rem,me lo fumo, che Renzo me lo bevo piano come aperitivo ...).


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