Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Architettura al MAXXI, utopia o realtà?

di Ambra Benvenuto - 17/10/2017


La politica del Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, meglio conosciuto come MAXXI, prevede che ci sia sempre una certa attenzione all’architettura: è un dato evidente già dal fatto di evidenziare costantemente l’unicità della propria struttura - quasi fosse da visitare a priori – rientrando a pieno nelle nuove logiche previste dall’archistar system.
Oltre ad intere aree specifiche dedicate all’architettura e a un archivio consultabile sia dal vivo che online – anche grazie all’adesione al Google Art Project, il MAXXI propone percorsi che intendono mettere a disposizione del proprio pubblico plastici, elaborati di progetto, video-interviste e fotografie portando alla luce l’iter che precede la costruzione definitiva di un elemento architettonico o urbano e rassicurare chi spera ancora nella realizzazione delle utopie mediante riproduzioni di frammenti di mondi perfetti in piccola scala.
In tal senso, episodi esemplari si sono verificati dal mese di maggio 2017, periodo in cui al MAXXI hanno trovato posto i plastici riguardanti una delle linee metropolitane più chiacchierate degli ultimi anni, quella partenopea.
Il progetto delle stazioni dell’arte è stato in grado di coinvolgere numerosi architetti. Per citarne qualcuno: Dominique Perrault per la stazione Garibaldi; Karim Rashid e Alessandro Mendini per Università e Materdei; Alvaro Siza e Eduardo Souto de Moura per Municipio; Oscar Tusquets Bianca per Toledo; Gae Aulenti per Dante e Museo. Nel contesto delle stazioni non mancano opere di Pistoletto, Sol Lewitt, Mario Merz, Anish Kapoor.
Nonostante le migliori intenzioni, a chiunque abbia partecipato a quella che ormai è l’esperienza di viaggiare nella metro dell’arte non resta che godersi una passeggiata certamente più tranquilla tra i plastici in mostra al MAXXI.
Nella Napoli in scala ridotta è più facile godere delle stazioni progettate soprattutto per stupire più che per adempire a scopi funzionali. Le scale della metro in piazza Garibaldi non sono più troppo strette per chi presumibilmente si reca in stazione con almeno un bagaglio; la cupola prevista da Fuskas come copertura della stazione Duomo è presente con una semplicità estranea al suo corrispettivo nel mondo reale. Bisogna aggiungere che la meraviglia della città di Partenope in miniatura è dovuta anche alla facile convivenza dei pochissimi abitanti che la popolano, un pensiero fattosi plastico e poi prassi, ricordando ai fruitori in scala 1:1 che nella progettazione di un’architettura di massa è doveroso qualche sopralluogo in più. Non è un caso che poco lontano dalla metro di Napoli in questa chiave siano stati posti gli enormi plastici riguardanti le ipotesi per un ponte sullo stretto di Messina di Sergio Musmeci, Pierluigi Nervi e Giuseppe Perugini, vere utopie che se sulla carta vengono dal passato sembrano parlare di un futuro dubbiamente raggiungibile.
Più legata alla realtà è l’iniziativa “Obiettivo architettura”, un ciclo di incontri che si propone di indagare il rapporto che intercorre attualmente tra un’architettura, chi la progetta e chi la fotografa. Un vero e proprio toccasana in tempi in cui sembra esserci il pericolo che i progettisti siano tentati dal distaccarsi totalmente da firmitas e utilitas pur di far essere le proprie architetture le più fotografabili prima di tutto, ricadendo nel pericolo di dare vita a splendide utopie poco abitabili.


(Ambra Benvenuto - 17/10/2017)

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Commenti
1 COMMENTI relativi a questo articolo

Commento 14665 di vilma torselli del 31/10/2017


Come dire: meglio l'utopia della realtà, meglio la versione disneyzzata tipo "minitalia" piuttosto che una realtà che, al banco di prova, si rivelerebbe deludente e inadeguata. Questa spiazzante virtualizzazione del mondo alla quale google maps ci ha introdotto, con viaggi impossibili nell'infinitesimale già appannaggio della letteratura fantasy del '900, mi sembra un pessimo segnale sia per gli architetti che per i fruitori della loro architettura, almeno fino a che non sarà possibile la miniaturizzazione degli utenti come in un celebre film degli anni '60.

Tutti i commenti di vilma torselli

 

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