Giornale di Critica dell'Architettura
Design

La vecchia giacca nuova

di Gianni Marcarino - 31/10/2017


Paolo Conte canta che la gente più che carezze vuole certezze.
Dalla rivoluzione industriale in poi quello che la modernità andava cercando erano nuovi oggetti, forme e materiali creati per soddisfare le esigenze nate dalla crescente richiesta di beni da parte di una grande massa di persone, di nuovi consumatori, fino a quel momento esclusi dalla giostra del benessere.
Era continuo il rapporto tra sviluppo economico, disponibilità di merci e innovazione tecnologica ed artistica.
Questo sviluppo, pieno di contrasti, si svolgeva in un contesto sociale nel quale il mondo occidentale era in bilico continuo tra democrazia e potere totalitario, basti ricordare la parabola del Bauhaus tedesco, per cui anche la produzione artigianale-industriale oscillava tra queste tensioni, coinvolgendo artisti , operai, mercanti in un movimento creativo per lungo tempo rivolto al futuro.
Il design ha un debito complessivo verso le arti, l’architettura e l’artigianato; le cose migliori hanno preso ispirazione dalla collisione di questi mondi, create per raccontare esteticamente il modo di vivere a loro contemporaneo.
Poi sono arrivati gli stilisti, la moda, e le vacanze negli hotel internazionali, la massa accomodata.
Le forme anonime che prima erano un commento o un contrasto efficace agli oggetti più contemporanei sono diventate il modo complessivo di rappresentare gli spazi; la distanza tra le ricerche dei vari ambiti estetici è cresciuta insieme allo sbilanciarsi del potere verso quelle economie potenti che si rappresentano sempre più attraverso una comunicazione celebrativa e monumentale, soprattutto attraverso gli oggetti di consumo.
Le certezze sopra le carezze.
In questo contesto molti degli oggetti disegnati nei decenni scorsi, forti della loro valenza culturale sostanziale e ispiratrice, hanno assunto oggi una funzione più che altro decorativa e consolatoria.



(Gianni Marcarino - 31/10/2017)

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