Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

A Norcia l’uomo è fatto per il sabato

di Sandro Lazier - 21/3/2018


In questi giorni a Norcia, colpita dal recente terremoto, è stata sequestrata un’architettura dello studio Boeri di Milano, finanziata con donazioni private, perché, per la Procura di Spoleto, non disponeva delle scartoffie necessarie alla sua autorizzazione. Ne è seguito tutto un dibattito nel quale gli schieramenti, a favore e contro, hanno indagato e messo sotto esame ogni dettaglio sia giuridico che urbanistico, compreso quello edile motivato da chi chiede, pare in modo dirimente, se l’edificio sia smontabile o meno.
Personalmente ho espresso disappunto perché, al di là dei cavilli e delle opinioni giuridiche favorevoli o contrarie, ho trovato criminale, ripeto criminale, chiudere una struttura che era l’unico luogo di socialità sicuro per una comunità già duramente colpita dal recente sisma. Si sarebbe potuto procedere giuridicamente contro tutti i responsabili di questo mondo, ma chiuderla è stata un'azione criminale, ripeto criminale, per il quale chi ha avuto responsabilità nel metterlo in atto dovrebbe pagarne salatamente le conseguenze. La ragione della mia determinazione risiede semplicemente in questa citazione evangelica: il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato.
Nessuna legge o norma o procedura può contraddire e superare il senso di umanità, giustizia e fratellanza per cui la stessa sarebbe dovuta comparire.

Mi sono chiesto da dove potesse venire l’arroganza di porre le scartoffie prima delle persone, anche di quelle colpite profondamente da una recente sofferenza.
Ebbene, mi è stato spiegato, da varie letture, che il problema nasce dalla necessità di sottoporre primariamente ogni azione umana al giudizio della legge. Legge, in questo caso, che non è quella del codice civile, né della legge penale, né degli infiniti regolamenti, ma di un solo codice, il codice dei beni culturali e del paesaggio, superiore a tutti gli altri, messo in atto da un’astratta commissione di sedicenti esperti che, nell’arbitrio più totale, possono destinare il futuro delle persone.
Questo codice, la cui esistenza è pressoché ignorata da tutti, tanto che c’è addirittura chi vorrebbe inasprirlo e renderlo più efficace, ha la prerogativa d’infischiarsene delle altre leggi poiché, rifacendosi alla Costituzione, rivendica questa origine privilegiata.
Quindi la curiosità è salita, perché per me il paesaggio umano viene molto prima di quello fisico, e quando una legge se ne infischia delle persone, come è avvenuto a Norcia, sale l’interesse.
Un simile codice, così potente da buttar fuori una comunità da un luogo che pare abbia offeso, se vuol porsi sopra ogni cosa, deve avere una forza e consistenza morale e teorica degna della dichiarazione dei diritti dell’uomo.
Vi assicuro che non è così. Già il fatto che l’abbia varato il governo Berlusconi nel 2004 dovrebbe preoccuparvi. Se poi cercate tra le righe, vi accorgerete come tutto questo testo galleggi sui concetti d’una legge fascista del 1939, quello della tutela dei beni artistici, formulata quando il concetto d’arte non era sicuramente quello attuale.

Di questa arguta legge cito solo un esempio:
Capo II Individuazione dei beni paesaggistici
Art. 136 Immobili ed aree di notevole interesse pubblico
1. Sono soggetti alle disposizioni di questo Titolo per il loro notevole interesse pubblico:
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della Parte seconda del presente codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;


Mi permetto alcune osservazioni.
La parole “bellezza” compare per ben tre volte. Quale senso e significato abbia oggi non lo sa qualsiasi persona d’intelligenza e cultura media. Non lo sanno nemmeno filosofi e critici d’arte. Ma pare lo sappiano miracolosamente le commissioni provinciali del paesaggio istituite dalla presente legge.
Il punto a) cita “caratteri di bellezza naturale”. Chiedo quali siano i caratteri di bellezza naturale: quelli dei paesaggisti romantici? Quelli dei fotografi contemporanei? I paesaggi di Salgado e di Restiffe? (Tanto per citarne due che conosco). Oppure quelli delle cartoline illustrate o dei cataloghi per turisti annoiati?
Il punto b) cita: “le ville, i giardini e i parchi… che si distinguono per la loro non comune bellezza;” Quindi quali? Anche le vele di Scampia si distinguono per la loro non comune bellezza. Ma la domanda vera è: cos’è la comune bellezza? Forse la media ponderata dei gusti personali? Dire comune bellezza, non nei concorsi per belle ragazze, non è forse già di per sé un’antinomia?
Il punto c) cita: “ avente valore estetico e tradizionale;” . Se qualcuno mi dà una definizione precisa di che cosa ha valore estetico e tradizionale mi impegno a pubblicare, a mie spese, il trattato che ne dà una definizione convincente ma, soprattutto, precisa e chiara, come dovrebbe essere una qualsiasi legge dello stato.
In poche righe analizzate, i caposaldi di questo testo legislativo, a questo punto fondamentale per la vita d’un intero paese, sembra non reggere alle minime contestazioni che chiunque si occupi di arte o estetica possa produrre. Mi chiedo chi ha scritto la legge e se qualche esperto d’arte e d’architettura sia stato perlomeno ascoltato.
Detto questo voglio ritornare al punto di partenza. Voglio chiedere a chi contesta il fatto che a Norcia non sia stata chiesta l’autorizzazione paesaggistica se mai ha letto il codice e, una volta letto, se sarebbe disposto a ricredersi. Giustissimo appellarsi al rispetto delle leggi. Ma quando queste sono sul confine delle ciarlatanate che facciamo? Le poniamo al di sopra di tutte le altre e guai a chi non le rispetta? Mi appello alla mia libertà di disobbedire e rifiutare una medicina del genere.
Mi viene in mente un’esperienza recente in cui un funzionario comunale, di fronte all’evidenza d’un errore e d’una grave carenza della normativa locale, mi disse: ”Hai ragione, dovremo provvedere a cambiare questo passaggio. Ma per ora va osservato così com’è. Sai dobbiamo essere rigorosi”. Ma se sei sulla strada sbagliata, proseguire con rigore non ti porta al disastro più velocemente? Ma una sana idea di bene comune è sparita dall’orizzonte?
La nuova classe politica che si profila all’orizzonte secondo me non avrà la sensibilità per capire che la bellezza è folclore e costruirci una legge sopra è dannoso. Quindi ce la terremo ancora per qualche anno.


(Sandro Lazier - 21/3/2018)

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