Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Architettura e modernità

di Brunetto De Batté - 22/3/2010


ARCHITETTURA E MODERNITA’ - Dal Bauhaus alla rivoluzione informatica di Antonino Saggio ed.Carocci , Roma 2010

Antonino lo conosciamo per le sue mirabolanti performance dalle rubriche su Arch’it alle direzioni delle collane… ai suoi molteplici testi da Terragni al web … alle varie attività che con i suoi ragazzi e la sua scuola articola in pirotecniche evoluzioni…
Un uomo al passo dei nostri tempi, esteso a tutti i mezzi di comunicazione!!!
Mi giunge sul tavolo universitario questa sua ultima fatica, che raccolgo con gioia per la freschezza e instancabile slancio che ci regala sempre con passione… in un ritaglio di tempo in pausa didattica esattamente 2ore e un quarto ho letto le sue 467 pagine… di un fiato… veramente piacevole senza nessuna pesantezza e stress di un saggio… ovviamente che ho riversato subito in aula e sollecitato all’attenzione di un possibile investimento.
Di cosa tratta?!! Una storia & storie, un racconto di percorsi, segmenti, tracce che s’intrecciano o s’incrociano e mutano direzione… una lucida lettura (come sempre) di un complesso passaggio di millennio.
Antonino raccoglie in concatenati piccoli capitoli (che sono temi di progettazione) la nostra storia, in parte vissuta con complicità, e come riascoltare una musica, visualizzare coordinate in una galassia di riferimenti.
Questo nuovo lavoro è un vero testo aggiornato per le scuole d’architettura … che ci riporta ad uno stato presente dei movimenti loro evoluzioni e
Su questo pensiero aggiungerei in parallelo l’intrigato giallo (per la sua struttura) di Giovanni Galli “le maschere della forma_ manuale di composizione” (stessa casa editrice)… dico in parallelo per la forza dei due testi che messi in relazione scatenano una vera reazione a catena sulla riflessione del contemporaneo.
Ma ritorniamo ad Antonino ed al suo lavoro… sino a pag. 256 è una rilettura e sdoganamento del maestro B.Z. (come avviene per Biraghi , nei tipi Einaudi, su M.T.) e val la pena di scorrere l’indice per capire subito il taglio & il ritmo della prima parte.. ma poi le pagine successive dalla partecipazione… e via… il testo prende il volo innovativo per far tessitura nella nostra storia recente con una visione di ricognizione su i tanti strappi ultramoderni, i passaggi di consegna di nuovi innovativi strumenti che mutano le dimensioni del progetto e approcci teorici.
Come ripeto un bel libro di testo, innovativo per la sua struttura, che ho subito consigliato… proprio per la chiarezza di disporre argomenti, attori, opere e atteggiamenti… prendendo la giusta distanza alla ridondante comunicazione che incalza togliendo il fiato alla mente di depositare e poter vedere l’ orizzonte… Antonino Saggio ci guida e guida soprattutto gli studenti a vedere dentro con “giusto passo & tempo” alle cose… riflettere sui temi di architettura, sui metodi e teorie…



(Brunetto De Batté - 22/3/2010)

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Commento 8010 di Vilma Torselli del 14/04/2010


Giannino Cusano, ciò che intendevo dire è che, con l'avvento delle tecnologie informatiche, il rapporto tra medium e messaggio o opera creativa significante del pensiero dell'artefice, si è talmente assottigliato che oggi il paragone con il fabbro che curva il ferro di Horta o il falegname che curva il faggio per Thonet e il tecnico informatico è improponibile.

C'è infatti una differenza fondamentale tra il fabbro che martella fino a domare il ferro secondo il disegno fornito da Horta, azione sostanzialmente copiativa, e il tecnico che utilizza i nuovi mezzi digitali, differenza costituita dal fatto che questi ultimi possiedono una loro "intelligenza", attivabile attraverso l'applicazione di programmi di funzionamento anche molto complessi, con i quali l'utilizzatore si deve relazionare.
Per riuscirci non è indispensabile "conoscere" il programma, bisogna però saperlo "usare", e forse per la prima volta nella storia della tecnica, la seconda cosa è più difficile della prima.

Le nuove tecnologie digitali sono a base visiva, pongono al centro della comunicazione e della elaborazione l'immagine e non il testo, lo fanno il cinema, la televisione, l'arte digitale e, almeno in parte, l'architettura.
Con queste premesse è evidentemente sempre più difficile stabilire quanto il risultato sia attribuibile al cervello che ha pensato quel tal progetto o a quello che ha escogitato ed utilizzato al meglio gli strumenti che lo renderanno leggibile e realizzabile.

Questo mi sembra anche il senso del commento di Pietro Pagliardini.

Horta senz'altro non conosceva neppure l'artigiano che curvava il suo ferro, mentre Gehry deve lavorare gomito a gomito e in perfetta sintonia con il suo programmatore, del quale non può fare a meno (mentre Horta si poteva rivolgere indifferentemente a vari fornitori).
In questo senso mi chiedevo che farebbe Gehry se il suo programmatore andasse in pensione (non essendo tanto facile sostituirlo quanto un fabbro), ipotizzando che, in tal caso, potesse tornare alla professione di quando era uno scultore di belle speranze povero e sconosciuto, il camionista, appunto ( "Povero ebreo arrivato a Los Angeles dal Canada nel 1947, guida un camion per mantenersi agli studi ...." da una pagina di Antonino Saggio http://www.arc1.uniroma1.it/saggio/filmati/bilbao/Page.html)


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Commento 8009 di maurizio zappalà del 14/04/2010


Senta Ferrara siccome non siamo a scuola le sue raccomandazione le tenga per i bambini che le capiterà di educare! A me già hanno pensato. Forse dovrebbe in riverito silenzio guardare dentro i suoi accoscati! Io di solito a casa degi altri non faccio puzze e flautolenze neanche di reazione(insomma, nn mi abbasso)!Lei faccia quello che vuole ma nn lo racconti a me! Liberissimo di pubblicarlo o no, dovevo dirglielo!

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14/4/2010 - Paolo gl ferrara risponde a maurizio zappalà

Non sapevo che antiTHeSi fosse casa sua, perchè le flatulenze le fa proprio qui...
Lei è un tale (non so... veda Lei) che si permette di fare insinuazioni su "accoscati". E' un tale i(ripeto, non so...veda Lei) che insulta perchè non ha argomenti.
Con i cretini non parlo (cretino= stupido che si crede intelligente). Adesso ho la certezza che Lei la pensa come me.

 

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Commento 8008 di Paolo gl ferrara del 14/04/2010


Dunque, vorrei chiarire a tutti coloro i quali si cimentano nel commentare gli articoli che antiTHeSi non è luogo ove venire a fare le zuffe e insultarsi. Ricordo a tutti che i commenti restano su antiTHeSi e che antiTHeSi non è casa vostra.
Abbiate quindi rispetto per la possibilità che vi si dà di potere esprimere i vostri personali pareri, la vostra cultura sull'architettura e sui fatti che la compongono.
Zappalà e Torselli sono invitati a dare il meglio di se stessi solo dal punto di vista storico/critico.
Il libro di Saggio è uno strumento di lettura di un secolo di storia e credo ci siano tantissime cose su cui dibattere piuttosto che limitarsi a insultarsi.
Vi diamo rispetto, esigiamo rispetto. Da dieci anni portiamo avanti con passione il sito e, proprio per la passione e la coerenza, siamo stati mandati in esilio forzato dalla cultura ufficiale, quella sì salottiera e inutile. Siamo stati additati di insultare perchè era la strada più facile per metterci da parte. Invero, colpivamo gli organi vitali di personaggi e organismi che vivono solo di apparenza.
Detto ciò, dieci anni di battaglie non verranno certamente rovinati dalle vostre scaramucce. Ovviamente non tolgo i commenti a cui mi riferisco per dare forza al mio. Ma dopo questo non ve ne saranno più. Censureremo non le idee bensì l'inutilità.

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Commento 8007 di maurizio zappalà del 14/04/2010


Non so se è nata prima la Torselli o l'ipertofia dell'ego? Chi è affetto da questa disfunzione presume sempre di sapere più degli altri e soltanto perchè discute in salotto di un libro che non ha letto! Ci sono architetti talentuosi, con pc o squadrette, maschi e femmine, come ci sono architetti scadenti cn pc o squadrette,maschi e femmine. Non sono gli strumenti che fanno un architetto ma il talento, illustre "comare"!Mi pare di avergliela fatta ancora più facile...

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Commento 8006 di Vilma Torselli del 14/04/2010


Ma Zappalà, lei non ha capito niente della mia replica a Tanzi, anzi, se devo essere più precisa, credo che lei faccia fatica a capire qualunque cosa.
Il tema che Tanzi propone e che io ho raccolto, il rapporto uomo/macchina, creatività/tecnologia, è uno dei filoni portanti del dibattito culturale di tutto il '900, indipendentemente da ciò che sta scritto nel libro in questione, e lei me lo liquida come 'arroganza salottiera'? Ma dove è stato fino ad ora?A cosa crede pensasse lo stesso Antonino Saggio quando ha scritto "Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura", "Frank O. Gehry, Architetture residuali", nonché svariati articoli sul tema? Se li è persi tutti? La sua, Zappalà, non è semplificazione, è ignoranza.

Per il resto, credo che qui nessuno voglia esprimere 'giudizi', ma solo pareri ed opinioni, i giudizi li esprime lei, che arrogante lo è davvero, con una grossolanità che lascia ben poche speranze circa la profondità del suo pensiero, le sue conoscenze e la sua educazione.

Le lascio un aforisma facile facile, si sforzi, vedrà che riuscirà a capire: "Quando il dito indica la luna, l'imbecille guarda il dito".

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Commento 8012 di giannino cusano del 14/04/2010


To Vilma Torselli

grazie per il chiarimento. Ora il suo pensiero mi pare più chiaro: non del tutto condivisibile, per parte mia, ma più chiaro.

G.C:

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Commento 8004 di giannino cusano del 13/04/2010


To Vilma Torselli

Scusi, ma questa non l'ho capita: "Da casalinga di Voghera: se non ci fosse il computer e chi lo sa usare con consumata maestria, Gehry sarebbe un architetto (o un 'creatore di sogni', come da spot a firma di Sydney Pollack) o sarebbe destinato a fare il camionista?"

Vero: il medium è il messaggio. Ma allora, da casalingo di Viterbo (che è pure peggio dell'equivalente del gentil sesso di Voghera) forse c'è anche da chiedersi: senza la prospettiva lineare, l'Alberti sarebbe l'Alberti o sarebbe fuggito in Cina a tirare risciò ? E senza la possibilità di curvare industrialmente il ferro, Horta sarebbe Horta o avrebbe fatto il maniscalco? E senza la tecnica per incurvare il legno, Thonet sarebbe per caso andato a impagliare civette e barbagianni? E senza le macchine che possono modellare "cerchi, quadrati, triangoli" Wright sarebbe mica stato un invasato predicatore di periferia?

G.C.

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Commento 7999 di Vilma Torselli del 13/04/2010


Tanzi scrive “….edifici "pionieristici" progettati secondo una logica compositiva fortemente influenzata dai mezzi informatici, (mediateca di Sendai ed altro), offre una panoramica sulle ricerche interdisciplinari che coinvolgono l'architettura contemporanea e questo credo che sia un merito del libro.”
Anche se non ho ancora letto il libro, accetto a scatola chiusa questo suo merito.
Tuttavia mi viene spontanea la stessa riflessione che ho fatto quando ho letto in rete un articolo di Saggio, non ricordo dove, che parlava di un libro che un autore americano ha scritto sul modo di procedere di Gehry e su come dai suoi schizzi, che, diciamocelo, lasciano piuttosto a desiderare, i suoi esperti informatici ricavino progetti comprensibili e fattibili con sofisticati programmi grafici.
Devo dire che mi sfugge come la scintilla del genio si trasferisca dallo schizzo sommario al progetto finito e mi pare che il clou di tutta la faccenda sia nel mezzo: voglio dire, chissà quanti giovani architetti in grado di sbizzarrirsi con la matita e un foglietto di carta ci restano sconosciuti perché non hanno i tecnici di Gehry che trasformano i loro scarabocchi in musei, centri commerciali o auditori, chissà se il genio di Gehry sarebbe venuto alla luce senza l’accurata operazione di maieutica di uno staff che magari di architettura capisce poco, ma che con il computer fa magie.

Non voglio rispolverare l’antico dilemma del rapporto tra arte e scienza, irrisolto quanto quello di stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, ma mi pare che Saggio prenda la faccenda da un certo punto in avanti, senza porsi il problema principale, cioè se quello che ne viene fuori sia architettura.
E’ un po’ come dire di un artista che è un gran pittore, peccato che non sappia usare il pennello!
Gehry fa degli schizzi eufemisticamente mediocri, per fortuna c’è chi sa usare il pennello al posto suo.

Oggi il medium e il messaggio sono talmente intrisi l’uno nell’altro (Mac Lhuan non ha parlato invano) da risultare inscindibili, il nocciolo della questione sta, secondo me, nel come relazionare le abilità (o le disabilità) tecniche con l’atto creativo della mente in modo che le une siano indispensabili all’altro e viceversa.

Da casalinga di Voghera: se non ci fosse il computer e chi lo sa usare con consumata maestria, Gehry sarebbe un architetto (o un 'creatore di sogni', come da spot a firma di Sydney Pollack) o sarebbe destinato a fare il camionista?

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Commento 8000 di maurizio zappalà del 13/04/2010


Veramente è sempre un piacere leggere il festival dell'arroganza salottiera!
Si discute per sentito dire e si ha la presunzione di sentenziare!
Ma viene complesso leggere un libro? e addirittura sentenziare e disquisire se è nata prima la gallina o l'uovo?
Esprimere giudizi fuori luogo e luoghi su un architetto che magari cn strumenti da voi sconosciuti e nn compresi riesce a far stare in piedi le sue opere ? Ma perchè non pubblicate i vs curricula e ci sbillichiamo dalle risate? Mi sembra che l'architetto Tanzi abbia benissimo e correttamente fatto come si suol dire il suo mestiere! Prima di esprimere un giudizio si è informato!Il resto è noia come dice il "poeta"!

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Commento 8001 di Renzo marruci del 13/04/2010


Interessante strada gentile Vilma Torselli...

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Commento 8003 di pietro pagliardini del 13/04/2010


Ottimo commento quello di Vilma, che apre un sacco di scenari diversi.
Vorrei limitarmi ad una considerazione.
Il progetto io credo si formi, e si debba formare, prima nella testa che nelle mani. Vi sono grandi disegnatori che potrebbero realizzare ottimi disegni di architettura senza per questo essere architetti, a maggior ragione non grandi architetti.
Indubbiamente la mano è il mezzo con cui si esprime ciò che c'è in testa ma lo strumento primo dell'architettura è il cervello (anche se, è chiaro, ci sono processi continui di feed back e interazioni tra schizzo e idea).
Da questo punto di vista, mi spiace ammetterlo, il fatto che Ghery non sappia o non voglia usare il computer, o almeno non sappia usare il software necessario, diventa irrilevante.
Il progetto, specie un progetto di una certa complessità richiede sempre più mani e più cervelli.
Brunelleschi non ha disegnato la cupola che porta il suo nome (a parte la lanterna), perché del progetto esisteva già da qualche decennio il modello, eppure lui l'ha realizzato, ma non da solo, con l'aiuto di molti muratori e capi mastri alle sue dipendenze.
Brunelleschi è stato capace di costruirla senza centine e ponteggi, progettando e costruendo da solo le macchine da cantiere necessarie. Brunelleschi era un orologiaio.
Il problema non è questo. Il problema consiste nel fatto che il mestiere di architetto non è fare un disegno, uno schizzo, ma rendere quel progetto eseguibile, plausibile, essere capaci di passare indenni, o almeno con minori danni possibili, dall'idea alla sua realizzazione, dall'astrazione alla concretezza, sapendo utilizzare al meglio tutte le professionalità necessarie, compresi coloro che fanno uso di software sofisticati.
Non solo strutturisti, impiantisti, esperti della sicurezza, geologi, idrauilici, geometri e quant'altro, ma anche esperti di software.
Di Gehry e di tutti coloro, quali la Hadid, disdegno invece fortemente i progetti tutti giocati su una presunta creatività, che invece è, come minimo, condivisa con coloro che usano il software, ed anche il fatto che quel passaggio dall'astratto al concreto è spesso fallimentare sotto il profilo tecnologico e architettonico (cause a non finire, almeno per Gehry). In questo senso, e solo in questo senso, sono pittori che non sanno usare il pennello.
Il progetto è uno schizzo, la restituzione al computer e poi tutto passa ad altri, senza alcun controllo possibile del processo (non potrebbe essere diversamente, data la mole di progetti che sfornano).
Non solo, questo metodo induce i giovani a credere, appunto, che basti un software e un bel rendering per essere architetti. Non è così, come non vuol dire essere ingegneri comprare un software, farlo "girare", stampare disegni standardizzati e non capire come funziona una struttura.
Saluti
Pietro

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Commento 8005 di giannino cusano del 13/04/2010


To Renzo Marrucci

You wrote :"Pensa un pò credevo di aver scritto "cartoccetto" ... forse sarebbe piaciuto di più ?"

Considerato che catorcio vuol dire chiavistello, catenaccio per serare portoni e per estensione si è esteso alle auto malandate, in effetti prlare del Guggenheim come di un catorcio da sfasciacarrozze mi pareva più ovvio, come giudizio negativo: più avanspettacolo che dadaista. Dopo la rettifica, il cartoccetto fa pendere più la bilancia verso il dadaismo. Senza escludere l'avanspettacolo, naturalmente.

E' arcinoto, del resto, che anche un giudizio critico (negativo o no) può legittimamente esprimersi in forma artistica. Dalì disse, per es., che la Bardot aveva due labbra che gli parevano due grondaie :)

G.C.

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Commento 8002 di filippo tanzi del 13/04/2010


Se parliamo di Gehry io personalmente mi trovo un pò preso in contropiede: non capisco se è un gran genio o un gran paraculo. Mi spiego: indubbiamente edifici come il museo di Bilbao, l'auditorium Disney di Los Angeles (che ho visitato) o il museo Vitra sono capolavori di dinamica spaziale, invitano a muoversi, a percorre gli spazi, ad esplorare, a vivere insomma l'edificio come un'esperienza totalizzante, semplificando direi che sono generatori di curiosità intellettuale. E dinanzi ad un capolavoro è inutile chiedersi se la metodologia progettuale che lo ha originato sia più o meno "ortodossa"...chi se ne frega?!
Il punto è che gli edifici di Gehry non sono mica tutti capolavori e qualche domanda sul modo di progettare, a partire dagli schizzi e dai cartoncini intagliati dai suoi assistenti mentre lui seduto dice "qui taglia, qui metti, qui incolla" è legittimo farsela. Ma io non so rispondere, posso solo dire che pesonalmente ritengo, ed è un'idea opinabilissima, che a Gehry della gente e dello spazio non gliene freghi un granché (come sosteneva De Carlo) e che piuttosto la sua ricerca sia scultorea, sia cioè finalizzata ad ottenere dei contenitori fortemente personalizzati, che antepongono la forma finita alla funzione ed alle necessità dei fruitori. Poi capita che a volte le due cose convergono ed allora i risultati sono oggettivamente sublimi. Ma noto questo scollamento...sarò io che non lo capisco fino in fondo. Il suo ultimo progetto per il memoriale Eisenhower a Washington mi ha deluso, sembra un ritorno al post moderno, ad un classicismo privo di senso. E allora Gehry chi è? Sicuramente gli va riconosciuta una non comune onestà intellettuale quando ammette che se Mendelsohn avesse avuto i suoi mezzi ed i suoi computer avrebbe già fatto negli anni '20 del '900 quello che oggi sta facendo lui.


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Commento 7994 di filippo tanzi del 12/04/2010


Che vuol dire "non c'è altro?", Marrucci? Premesso che il mio mestiere non è quello di recensire libri, credo di aver comunque scritto il primo post che affronta seriamente ciò che Saggio ha trattato nel suo testo, invece di polemizzare senza averlo letto sono entrato nel merito degli argomenti...il resto non mi interessa molto, anzi mi puzza un pò di snobbismo intellettuale.
Se rileggi meglio quello che ho scritto, infatti, vedrai che ho sottolineato lo sforzo, secondo me riuscito, dell'autore di individuare un filo conduttore nella ricerca architettonica in un arco temporale lungo un secolo, che lega le innovazioni maturate in seguito alle rivoluzioni tecnologiche di inzio '900 alla rivoluzione informatica del ventunesimo secolo. Quali saranno gli scenari del domani nessuno può saperlo, non disponendo di sfere magiche di cristallo, ma Saggio individua alcuni edifici "pionieristici" progettati secondo una logica compositiva fortemente influenzata dai mezzi informatici, (mediateca di Sendai ed altro), offre una panoramica sulle ricerche interdisciplinari che coinvolgono l'architettura contemporanea e questo credo che sia un merito del libro. Mica ho scritto, nel mio post, che queste nuove metodologie mi convincono appieno, in realtà non l'ha scritto neppure Saggio. Ma ciò non toglie che siano adottate massicciamente da giovani architetti e che in futuro, probabilmente, vedremo sorgere edifici che, in qualche modo, si interfaccieranno attivamente con le persone offrendo notizie in tempo reale e si autoregoleranno dal punto di vista energetico, o che ne so...
Se ne può parlare di queste cose oppure offendiamo qualche polverosa ortodossia?
Poi per farsi un'idea più approfondita uno potrebbe anche comprare (o farsi prestare) il libro, leggerlo e poi scrivere a ragion veduta cosa ne pensa, senza affidarsi solo ai commenti di chi, come me, non fa il critico. Sempre che l'argomento interessi...



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Commento 7998 di Renzo marrucci del 12/04/2010


Giannino io amo il dadaismo e tutto quello che segna un passo Avanti nella storia dell'uomo. Che lo stimola e lo contraddice per dare all'evento
umano e culturale tuttoquello che serve per far sentire viva e critica la condizione dell'uomo rispetto alla sua dimensione e aspettativa di qualità edi futuro. Ma mi piacerebbe capire perchè ti passi l'idea sul dadaismo in particolare... mentre apprezzo l'ironia del tuo commento .
Pensa un pò credevo di aver scritto "cartoccetto" invece di scartocetto e forse sarebbe piaciuto di più ? Mia nonna mi diceva sempre : "attento bimbo a come usi le parole che l'omini si raccapricciano... "
Avevo in mente le mie vecchie lezioni di disegno professionale a qual
che studente a cui davo un foglio accartocciato, proprio sotto i loro occhi,
da disegnare... Mi guardavano sorpresi ma poi cominciavano divertiti a disegnare... li vedevo divertiti e disegnavano senza inibizione e proprio loro che non erano ben dotati e il bello era vedere come si interessava
no... al cartoccio o cartoccetto che dir si voglia... Il loro professore li inibiva a scuola e io, modestamente..., li disinibivo... Ma che bello che bello che bello!

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Commento 7993 di renzo marrucci del 12/04/2010


Non è sul piano di Morris il mio punto di vista, non può essere, dai!
Le implicazioni sono diverse e commisurate alle problematiche della realtà che viviamo. Sono motivi che derivano dal vivo della società, della spettacolarizzazione e dell'uso della tecnologia a prescindere dalle necessità umane. Uso spronato e incanzalte, oltre l'uomo, sopra l'uomo inesorabilmente. Mancanza di commisurazione allo spazio dell'uomo... Per esempio nel "catorcetto" metallico di Bilbao che fa di Frank Gehrj uno snob copiatore furbo dell' italico futurismo dell'architettura dei salotti pseudo critici, che non capiscono bene... per dirla in poche parole:
R.P. può stare per l'altro tecnologo della situazione italica benpensante ? Sarà un indovinello? E mettici poi tutte le sigle che vuoi... quelli che sono italiani e quelli che sono stranieri e che snobbano l'uomo come cittadino, ma ragionano in termini del "si può fare" , ritenendo che la sfida sia seguire l'ultimo risultato, anche se mai sperimentato nella sua logica umana e sociale. Ma dove è oggi l'architetto ? a Dubai ? O portano Dubai nelle nostre città ?
Dobbiamo svegliarci e non dormire tra le forme che vivono l'isolamento non degno dell'uomo...
Io credo sicuramente con te che un libro o un intervento possa essere positivo nel suo assunto, sia che sia condiviso o no! E chi lo nega Giannino? Sarebbe sciocco sicuramente! Utile è invece entrare nel merito sia partendo da un verso o da un'altro verso... e arrivare, se è possibile... al nocciolo della questione.

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12/4/2010 - Sandro Lazier risponde a renzo marrucci

..."catorcetto" metallico di Bilbao che fa di Frank Gehri uno snob copiatore furbo dell'italico futurismo dell'architettura dei salotti pseudo critici....
Questi dirscorsi li faccia al bar sottocasa, Marucci, non qui. Se no rischia una desolante solitutine alla ricerca di un improbabile nocciolo della questione.

 

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Commento 7997 di giannino cusano del 12/04/2010


To Marrucci

" catorcetto metallico di Bilbao": la trovo divertentissima. Non la condivido, ma è un'invenzione linguistica sospesa tra dadaidmo e avanspettacolo. Immagino, peraltro, che tu non ami il dadaismo, ma insomma: poco male :)

G.C.

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Commento 7996 di la Redazione di antithesi del 12/04/2010


Come nostra consuetudine, abbiamo avvisato anche Boeri che su antithesi è pubblicato un articolo che lo riguarda.
Boeri ha celermente risposto: "non si apre".
Crediamo, ma non ne abbiamo la certezza, che si riferisca al link dell'articolo.
Ora, visto che chiunque si colleghi al sito riesce a linkare l'articolo e leggerlo, che Boeri non riesca è un pò strano. Abbiamo deciso di mandarglielo in pdf. Successivamente proveremo con il fax o con qualsiasi altro strumento possibile ed immaginabile, sino a che Boeri non dirà a pertamente che:
1. Non ha voglia di leggerlo;
2. antiTHeSi non rientra tra le sue letture preferite;
3. Lazier e Ferrara sono due scribacchini, ergo....
4. etc.
5. etc.
e altre mille risposte....

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Commento 7992 di giannino cusano del 11/04/2010


To Renzo Marrucci

scusa, Renzo, ma parli in linguaggio cifrato? Chi sono J.N., R.P., F.G.?

Non ho letto il libro di Saggio, quindi non ho titolo per parlare. Stimo moltissimo l'autore, quindi non mancherò certo di acquistarlo e di leggerlo attentamente, come sempre meritano le cose per nulla banali che l'autore propone. Come condizione al contorno, a me sembra -e l'ho sostenuto anche in questa sede, in tempi non sospetti- che sia quanto mai necessaria una lettura più di lungo periodo dell'esperienza moderna, dalla fase eroica dei pionieri ai giorni nostri. Poi, si può essere o meno d'accordo con questa o quela lettura o col percorso complessivo che ci viene proposto: mancherebbe. Ma penso pure che la misura della bontà di un libro stia anche nel dissenso che sa suscitare, non solo nei consensi.

Ciò detto, a me non sembra affatto che l'età dell'informatica possa, in sé, venire considerata come una jattura. Ho sempre sostenuto, anzi, che l'unica obiezione che mi sento di fare a Toffler, specie nel contesto europeo, è che dubito che la rivoluzione informatica possa maturare in tempi culturalmente e socialmente utili se non la si aiuta con scelte chiare e precise azioni di "governo" e di consapevolezza delle cose. Il che presuppone una chiara presa di coscienza dei mutamenti che essa induce e delle possibilità che offre. Che poi le si giudichi male, mi pare che non tolga che, proprio per questo, occorre farci i conti. Cosa per la quale i "vade retro!" e gli esorcismi non hanno mai funzionato. Basta rileggewre l'Inno a Satana di Carducci per capire che l'ottimo Giosué c'era arrivato un secolo e mezzo .fa, più o meno.

Il tema, poi, personalmente mi interessa molto. Anche perché dai tuoi interventi in modo particolare, Renzo, mi pare di essere tornato ai tempi delle polemiche di William Morris contro le macchine e l'età da esse innescata. Polemica sacrosanta, sia chiaro, per i punti fermi e gli interrogativi che ha posto in modo perentorio e che esigevano delle risposte altrettanto nette. Senza quei paletti e quegli interrogativi, non si sarebbe andati oltre Morris, probabilmente.

Ma la lezione avremmo dovuto impararla, da allora. E forse riproporre un dilemma morrisiano nel 2010 non aiuta molto. Non mi pare, cioé, che i termini della questione siano quelli della seconda metà dell'800; mi pare, anzi, che porli in quei termini sia fare un grosso salto indietro senza alcuna seria ragione. Specie dopo "the Art & Craft of the Machine" del 1910: cento anni or sono. In questa sede torno anche dire, e chiudo, che forse "The Art & Craft of the (Virtual) Machine" attende ancora essere compiutamente scritta. E probabilmente (lo leggerò anche per questo) il libro di Saggio delle risposte e degli interrogativi li pone anche in questa direzione.

G.C.

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Commento 7991 di Renzo marrucci del 11/04/2010


Non c'è altro ? A me pare che I’assunto così posto lasci molte perplessità al tempo che trova... caro Tanzi... Da quello che scrivi, sembra che si registri il fatto e lo si consegni ad altri... con dei timidissimi segnali di percorrenze tutte da affrontare …
Certo, è da considerare positivo in sé il tentativo di organizzare le esperienze... ma pensavo però che con l’occasione maturasse qualche cosa di più, oltre alla rassegnazione tutta da spiegare al digitale che… fino a prova contraria, segna la fine di una ricerca architettonica seria e soprattutto vera... per il passaggio conclamato ad un nuovo eclettismo reboante quanto banale e spettacolare, arido nella migliore delle ipotesi...
Quegli stessi autori che citi e di cui tratta A.S. ne sono una prova evidente e chiara. Vedi l'ultimo progetto di J.N. per esempio… sembra esplicitamente copiato o derivato sfacciatamente da un’ organizzazione cellulare materiale ripresa dalla composizione chimica dei materiali... ma se è così... allora si apre un campo infinito di schede enciclopediche da cui attingere a disposizione per R.P. e F.G. e la Hadid e via di seguito... Ed è aperto, dispiegato a tutti coloro i quali abbiano il potere di attingere incarichi e non l'anima, la poesia, la sensibilità umana per svolgerli? Pacifico ?
Consegneremo, secondo A. S., le nostre città al digitale e poi andremo in campagna per i nostri ultimi giorni???
La noia più o meno mortale… non sta certo solo nella campagna… caro Tanzi …
RM

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Commento 7990 di filippo tanzi del 10/04/2010


Ha ragione Marrucci, era proprio questo il mio intento: discutere insieme del libro, evitando però polemiche "esterne" rispetto agli argomenti trattati dall'autore.
Innanzitutto devo dire che spicca la volontà di Saggio di voler approfondire gli aspetti legati alla ricerca spaziale dei protagonisti principali del movimento moderno: le opere di Mendelsohn, Le Corbusier, Gropius, Mies sono analizzate a partire da un'analisi oggettiva delle dinamiche culturali, in senso lato, che le hanno generate. Il tutto intelligentemente contestualizzato rispetto alle condizioni politiche, alle speranze e alle conquiste tecnologiche del tempo vissuto dagli stessi progettisti. Lo stesso dicasi per le analisi suggerite riguardo alle opere di Wright, di Kahn o di Aalto, senza tralasciare le vicende personali che hanno indubbiamente contribuito a generare certe poetiche espressive, risposte differenziate a domande sempre nuove che, come in un nastro di Moebius, non hanno trovato fine e si sono ripetute mutando fino ai giorni nostri. Assimilando però, di volta in volta, input diversificati: ecco dunque che le intuizioni spaziali dei "pionieri" divengono bagaglio culturale delle generazioni successive che le amplificano, le smontano, le rifiutano, le perfezionano: alcune opere di Gehry, di Hadid, di Eisenman, ad esempio, sono portate come esempio per definire i passaggi, graduali in alcuni casi o bruschi in altri, verso interpretazioni (e dunque proposte) spaziali che hanno arricchito il dibattito architettonico e il panorama culturale alla fine del ventesimo secolo. Ma senza perdere il filo della matassa: l'evoluzione dei linguaggi significa ricerca introspettiva, assimilazione e interpretazione critica ad ampio raggio di svariate "condizioni al contorno" e deduzioni più o meno efficaci da offrire come alternative rispetto a soluzioni non più ottimali.
Concludendo il volume, l'autore si sofferma sull'importanza che l'universo informatico e le nuove frontiere della ricerca tecnologica in svariati campi hanno assunto nell'approccio progettuale di studi emergenti, di nuove generazioni di progettisti che si svincolano da metodologie compositive "classiche", ipotizzando l'avvento di una rivoluzione informatica che, al pari di quella industriale, finirà inevitabilmente per delineare gli scenari architettonici del domani.
Amen.

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Commento 7989 di Renzo marrucci del 09/04/2010


Caro Tanzi come vedi non faccio altro che aumentare la gioia di Antonino.
Spero allora che mi faccia avere il suo libro anche sulla mia scrivania ...
Devo dire però che se ne ha fatto lettura... interessante sarebbe discuter
ne anticipando qualche contenuto saliente e non farebbe male neanche
alla divulgazione del libro e dei suoi contenuti... Credo ci sia tanta neces
sita di discutere più che di approvare ... Già questo fatto di leggere e di non parlarne, mi scusi tanto, mi sa tanto di lontananza ...

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Commento 7987 di filippo tanzi del 09/04/2010


Si figuri Lazier.
Il mio intervento voleva solo riportare il tema della discussione sugli argomenti trattati nel libro di Saggio, e non era assolutamente riferito all'articolo di De Batté, il cui giudizio positivo sul libro, d'altra parte, condivido appieno.

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Commento 7986 di filippo tanzi del 08/04/2010


Colgo una certa venatura polemica fine a se stessa nel suo intervento, caro Lazier. Faccio notare che:
a) ho già letto il libro
b) l'ho comprato prima di vederlo recensito su antithesi, trovandolo in una libreria e basandomi sulla "fiducia" culturale che accordo al suo autore, conosciuto tramite il vostro sito ed internet in generale
c) la mia puntalizzazione sul fatto che l'ho comprato era scherzosamente riferita alla polemica di Marrucci
d) di fare le recensioni dei libri non me ne può fregare di meno, anche se mi sono piaciuti, non credo di esserne neppure capace.
Volevo, col mio intervento, solamente contribuire ad una discussione su un testo che ho trovato chiaro, ben scritto, intelligente...tutte argomentazioni che tra i commenti sino ad allora pubblicati non avevo letto.
E lei, Lazier, specifica che: col mio intervento ho voluto dire "il nulla", che posso scrivere una recensione (???), ma che a voi dello storicismo e dello spirito del tempo non ve ne fotte niente...
Forse c'è stato un franintendimento.

P.S. le marchette le fanno, come è noto, le puttane. E se non le fanno per libri qualsiasi, ma per dei Signori Libri, allora si chiamano escort (è una battuta Lazier...).

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8/4/2010 - sandro lazier risponde a filippo tanzi

Devo aver frainteso (colpa dei commenti precedenti) e me ne scuso con la massima sincerità.
Avevo inteso il suo commento riferito ironicamente all'articolo di De Batté e non al libro di Saggio.
Sono pertanto molto felice che lo abbia apprezzato.
Spero vorrà perdonarmi l'impertinenza

 

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Commento 7985 di filippo tanzi del 08/04/2010


Ottimo testo, l'ho letto con grande piacere. Rende immediatamente comprensibile l'approccio metodologico alla progettazione da parte dei molti architetti che hanno influenzato il dibattito del '900, fino ad arrivare ad esaminare le nuove correnti interdisciplinari che coinvolgono la ricerca architettonica di questi anni.
Un excursus storico e critico che mette in risalto la capacità degli architetti di assimilare e, in taluni casi, anticipare lo spirito del proprio tempo, in un'analisi organica e approfondita delle condizioni culturali (nel senso più ampio del termine) che hanno decretato il successo, o l'insuccesso, di opere e correnti di pensiero.

P.S. Io il libro l'ho comprato.

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8/4/2010 - Sandro Lazier risponde a filippo tanzi

Il libro l’ha comprato? Bravo Tanzi. Lo scopo dell’articolo era proprio questo: proporre la lettura di un libro e farlo comprare. In gergo una marchetta. Ma fatta non per un libro qualsiasi. Quello di Antonino Saggio è il risultato di un lavoro di dieci anni, che non solo va letto con attenzione; va digerito, poi ruminato per un tempo indispensabile e infine ri-digerito. Pertanto non si possono aspettare i tempi lunghi del metabolismo solo per rendere “…immediatamente comprensibile l'approccio metodologico” – come dire il nulla – ai puntuali critici del nostro giornale.

Difendo quindi con forza la passione che ha ispirato Brunetto De batté e la sua spontanea ammirazione per il testo di Saggio, letto di fretta e in poche ore.

Ps: - visto che ha comprato il libro, quando l’avrà letto, perché non ce la proporrà lei una curata ed esauriente recensione? Ma attento, che dello storicismo e dello spirito del tempo a noi non ci fotte un granché.

 

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Commento 7963 di renzo marrucci del 25/03/2010


Trattasi di semplice sceneggiata all'italiana, del resto molto diffusa nel panorama dell'architettura italiana e non solo... ma del resto se non si sostengono tra di loro... il mercato è di questi tempi duro per tutti per cui
si può capire... Un cordiale saluto

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Commento 7962 di Vilma Torselli del 25/03/2010


effettivamente, sono d'accordo con Marrucci (una volta tanto!): un bello spot pubblicitario, non c'è che dire, complimenti a A.S., che leggo da sempre con assiduità e piacere, ma soprattutto a lei!

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Commento 7958 di Antonino saggio del 24/03/2010


Grazie per avere consigliato il libro.
Da qui si accede ad una ampia preview
http://saggioarchitettura.blogspot.com/

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Commento 7960 di Renzo marrucci del 24/03/2010


Scusi De Mattè però si capisce solo che ne parla bene dell' A. Saggio e fa sempre piacere specialmente all'autore... ma non si capisce il perchè!
Ci faccia capire... visto che sul nostro tavolo non è arrivato...

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