Giornale di Critica dell'Architettura
Storia e Critica

Il Bel Paese a quel paese!

di Paolo G.L. Ferrara - 5/1/2001


Bravo Gehry! Ha fatto bene a mandare il Bel Paese a quel paese.
Certo, non tutti noi lo avremmo meritato, ma forse il Suo comportamento avrà un risvolto positivo per la nostra battaglia contro un conservatorismo nauseante che continua a pervadere la mentalità italiana.
Il Suo gesto travalica il contenuto architettonico e si pone quale questione di "pensiero".
Se Gehry abbandona il proposito di potere costruire in Italia il fatto assume notevoli risvolti, mettendo alla luce l'incapacità di chi è delegato ad amministrare - dunque , a scegliere- di cogliere i cambiamenti che sono propri di ogni società moderna. Fatto ancora più grave è che difficilmente gli architetti nostrani che hanno colto i cambiamenti - e che li esternano nelle loro architetture- potranno avere campo libero nell'esprimersi. Altro che nuova generazione degli architetti italiani…
Caro Gehry, l'Italia è un Paese strano, dove l'unica ricostruzione che stenta a adempiersi è quella delle zone terremotate; per il resto, tutto si confà al monito di Guicciardini: i politici corrotti messi in quarantena, ritornano sotto altra veste, magari più forti di prima, e pochi ci fanno caso. Mi creda, per quanto sembri retorica, questo argomento è molto attinente all'architettura, quasi decisivo. La politica decide tutto, almeno in Italia.
Del resto, Lei non è l'unico ad essere stato ostacolato.
Le faccio un esempio. Ricorda la Palazzina Masieri di Wright? Si consoli, se - pur con tutta l'enorme ammirazione che ho per Lei- non è riuscito a costruire Wright, significa che l'Italia ha poca capacità di intuire cosa sia la genialità intesa quale spia della modernità. Per dimostrarlo potrei parlarLe di Michelangiolo, da sempre considerato solo nella sua veste di scultore, anche quando faceva l'architetto. Altro genio isolato, Francesco Borromini.
ConoscendoLa per quanto ho letto nelle interviste da Lei rilasciate e per la Sua innegabile capacità di ironizzare - è molto divertente il modo in cui Lei ha risposto ai Suoi vicini di casa ,"contestatori" di Santa Monica, mi sarei aspettato un comportamento simile a quello di Terragni, quando riuscì a costruire il Novocomum dribblando le ottuse mentalità del tempo con grande faccia tosta, di cui ancora oggi lo ringraziamo.
Il Suo amico Oldenburg è stato coinvolto in un progetto per Milano - Piazza Cadorna - e oggi possiamo ammirare la scultura che simboleggia la interconnessione della società moderna, il continuo divenire, Milano che si unisce all' Europa. Tutto molto bello: se la scultura doveva trasmetterci tale messaggio, Oldenburg ci è riuscito. Ma Lei ha visto l'architettura della Stazione di Piazza Cadorna? Se non l'ha fatto, lo faccia e capirà molte cose.
Che dirLe di più? Potrei citarLe Bruno Zevi - grande estimatore della Sua genialità- che in un articolo del 1957 tuonava :<< L'inserimento di un edificio moderno nel continuum volumetrico antico è legittimo? La risposta non può essere teorica; la suggerisce l'esperienza. Quando un architetto sensibile interviene in un contesto storico elevando fabbricati armoniosamente partecipi della struttura urbana preesistente, il successo del " colloquio" tra antico e moderno è assicurato (…)Gli italiani hanno il vezzo di giudicare insufficiente anche quanto sono ben lungi dall'ottenere; "superano" le esperienze, i movimenti figurativi, i princìpi, prima di averli vissuti>>.
Lei ha proposto un progetto per la città di Modena, un progetto visto da molti quale elemento fuori luogo nel contesto della città. Boh! Eppure, proprio a Modena c'è un'architettura tra le più innovative rispetto al tempo in cui fu edificata. Il Duomo fu opera che scardinò la massa muraria grazie alla sovrapposizione di diaframmi.
Dinamismo senza proporzioni, verticalità delle arcate su colonne interagente con l'orizzontalità della sequenza di trifore, sbilanciamento facciata/campanile e lato/campanile, spazialità interna che fa della complessità volumetrica la sua forza dilatatrice.
Caro Gehry, l'Italia è il Paese in cui, per commentare il Suo abbandono del progetto in questione, vengono intervistati dal maggiore quotidiano - Corriere della Sera, 17.dic.2000 - architetti quali Vittorio Gregotti e Mario Bellini che nulla hanno in comune con il Suo modo d'intendere l'architettura - ha conoscenza della " nuova porta di Milano" ovvero della Fiera dell' Arch.Bellini? C'è un grande timpano alla testa del blocco, orientato a nord verso le alpi, così i milanesi in vacanza in montagna possono vederlo e sentirsi vicini alla loro città. Certo, sono delle personalità del settore, ma non sicuramente i più accreditati nel potere commentare i risvolti prettamente architettonici dei Suoi progetti, poiché di tutt'altra posizione rispetto alla Sua. Poi c'è chi si ripara dagli attacchi contro l'ostracismo alla nuova modernità elencando gli architetti che hanno avuto incarichi in Italia, Hadid e Meier su tutti. Vuole sapere perché lo considero un comportamento ipocrita? Esclusivamente perché, così facendo, si creano un alibi, ma poi, alla resa dei conti, difficilmente lasciano spazio alle nuove generazioni italiane, già stordite dai dogmi accademici attuati nella maggior parte dei corsi universitari.
Siamo un Paese democratico, dove non si scomodano Tribunali di ogni genere per capire chi sia il nuovo leader politico; noi siamo molto più pratici e queste cose le discutiamo direttamente nei salotti della politica distribuiti tra Roma e Milano. Si parla di tutto e tutto diventa pretesto politico: non sfugge neanche l'architettura e Lei, caro Gehry, ne è stato protagonista inconsapevole.

(Paolo G.L. Ferrara - 5/1/2001)

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