Giornale di Critica dell'Architettura

34 commenti di Antonino Saggio

Commento 12115 del 28/01/2013
relativo all'articolo Lo strumento di Caravaggio
di Sandro Lazier


Quello che fa piacere nella recensione di Vilma Torselli è la sua quasi assoluta inintelleggibilità per chi non ha letto il libro e al contrario la sua ficcante chiarezza per chi l'ha letto.
in tempi di facili commenti, istantanee stroncature eccetera, è rincuorante leggere un commento aperto in cosi tante direzioni. Grazie Antithesi, grazie Torselli.

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Commento 12092 del 12/01/2013
relativo all'articolo Lo strumento di Caravaggio
di Sandro Lazier


L'articolo di Sandro Lazier riflette in maniera acuta su una questione di linguaggio, come si diceva negli anni settanta, o meglio sulla centralità - come dice - della scrittura! Oltre il senso e il racconto, vale l'interrogazione sugli strumenti stessi, come direi e dico io. Sin dal titolo.

Va letto più di una volta l'articolo di Lazier e per capire meglio la questione rilevante che pone va letto insieme a quello apparentemente di cronaca sul nuovo direttore della biennale. Apparentemente incongruo il triangolo in realtà il ragionamento, importante, è il medesimo.

Ma questo è il punto: se si stacca l'interrogazione dello strumento dal senso, si finisce dritti dritti in Derrida. Se si capisce invece che il senso non è necessariamente Prada e l'accettazione del mondo quale è, ma al contrario lo scavo nelle sue contraddizioni si va dritti in Caravaggio o meglio nella lettura che io ne do. Tutto il mio lavoro cerca di far capire questo nesso. Lo fa in maniera molto poco glamour ormai, Ma ho centinaia di studenti, e qualche migliaio di attenti lettori. È tra loro tra alcuni questo fa breccia la capiscono, la sentono.

Per me, nel rilancio del mio libro è importante sia il nuovo capitolo sia lo strumento che adopero per passarli al lettore. Il libro non è solo il suo testo ampliato è anche un ragionamento sul testo elettronico che si legge sull'ipad. Siccome il lancio di Lazier è l'inizio di una riflessione comune, chissà ci si potrà ragionare ancora.

Sul leghista Caravaggio proposto dal famoso critico Sgarbi, non ho fatto cenno in questo mio libro, ma a suo tempo ne scrissi. Magari a qualcuno interessa questo filo.
http://www.thefrontpage.it/2011/03/28/caravaggio-leghista/

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12/1/2013 - Sandro Lazier risponde

Grazie Antonino Saggio.
Aspettavo il tuo commento. Tutt’e due sappiamo che le parole sono miniere da scavare (io molto meno). Per questo ero convinto d’aver centrato un punto importante. Ma a volte non sempre si scava nel posto giusto, per cui aspettavo con un po’ d’apprensione.

Commento 12083 del 07/01/2013
relativo all'articolo Rivendichiamo l'AntiPiacentinismo
di Antonino Saggio


Io rivendico l'anticipiacentinismo degli architetti che ho citato, e dico che non è la stessa cosa fare una mostra o un convegno su Cattaneo o su Piacentini. Non è la stessa cosa. Non si può amare insieme Poussin e Caravaggio, se si è architetti e uomini di cultura ci si schiera perchè la cultura (e il progetto) si fa con le scelte, non con il tutto si tiene, con il tutto va bene, tutto è interessante perchè è accaduto.

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Commento 10453 del 15/07/2011
relativo all'articolo In/Arch: una brutta strada
di Sandro Lazier


Mio dio Sandro che pezzo! Forte e serio.

Questa per esempio è una arma logica fondante. Ti cito:

"Ma perdio, l’incuria c’era prima del progetto. Era parte proprio di quel contesto tanto tirato in ballo dall’autore. C’è da chiedersi di quale contesto parli Gregotti. Tradurre l’incuria in architettura, direbbe Zevi, avrebbe onorato sicuramente meglio il contesto e gli abitanti del quartiere. "

Sono entrato in merito alla questione facoltà di Architettura di Palermo. Velocemente. L'articolo partiva con questa frase che ho spostato nel commento per non personalizzare due piani e due concetti.

L'articolo originariamente cominciava cosi.

Finalmente anche Danilo Dolci viene fatto santo, dal suo esatto opposto: l'eccellenza Vittorio Gregotti, il più strapotente architetto e docente italiano degli anni Settanta e Ottanta. Ma lasciamo stare, lui e il "Corriere della sera" del 13 luglio, ringraziandolo del comunque utile contributo, ed entriamo nel merito...


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Commento 10452 del 15/07/2011
relativo all'articolo Kairos e modernità
di Paolo G.L. Ferrara


Un mio dottorando mi ha chiesto "perchè il libro finisce con Rural Studio". Ho detto di leggere questo articolo e l'ho riletto ancora oggi anche io, questo articolo, così denso e importante, pieno di idee e che soprattutto "visualizza la critica." L'idea della sfera, quella dei cerchi tutti diversi eccetera. Sono immagini potenti che interpretano il lavoro. Non è possibile, far un libro (o una dissertazione) pensando esplictamente a queste strutture, lo si fa il libro o il quadro o il progetto e basta, ma è sacrosanto interpretare e far capire agli altri alcune "strutture" interne al lavoro come fa Paolo Ferrara!. A me sembra di grande profondità e ricchezza questo suoscritto, un vero esempio. raro, di una lettura metodologica.




PS
Rispondendo alla questione sconto, segnalo che Amazon.it fa uno sconto
http://www.amazon.it/Architettura-modernità-Bauhaus-rivoluzione-informatica/dp/8843051644/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1310722377&sr=8-1

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Commento 10163 del 03/06/2011
relativo all'articolo Università per ricchi
di Luca Guido


Leggendo questo articolo, e pensando anche ad "Antithesi" che lo ospita, credo che magari ce lo ricorderemo questo scritto sugli "Incarichi per ricchi" quando ... completamente sommersi dal fango... ci domanderemo: ma stavamo proprio tutti zitti?
Grazie a tutti e tre.
Nino

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Commento 9269 del 08/02/2011
relativo all'articolo A proposito di assenza
di Sandro Lazier


Grazie Sandro, questo pezzo ci fa sentire bene!


Quanto citi fa pensare al "sono tutti i ladri rivolto ai politici" e ricordo il Nanni M. incavolato.. che diceva <2ma ladro sarà lei.." o qualcosa del genere.

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Commento 9129 del 08/11/2010
relativo all'articolo Hopeless Monster (Night at the museum)
di Ugo Rosa


Leggiamo, anche se non proprio tutto, quest'articolo. Ma bisogna guardare dritti dritti e davanti. Se volete qui http://antoninosaggio.blogspot.com/2009... se ne era discusso

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Commento 8752 del 20/07/2010
relativo all'articolo Addio Giannino Cusano
di La redazione


Che dispiacere la morte di un architetto così colto impegnato valoroso e coraggioso. Mi unisco al cordoglio e ringrazio Sandro e Paolo di aver aperto questo spazio di ricordo per una persona che cercava disperatamente nell'architettura la civiltà.

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Commento 8568 del 17/06/2010
relativo all'articolo Italian(s) Architects: che succede fuori d'Italia?
di Sandro Lazier


Questione rilevante. Segnalo questa lettera dalla Francia dell'architetto Giulietta Brunelli : http://antoninosaggio.blogspot.com/2010/04/dallarch-giulitetta-brunelli-un.html#links

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Commento 8034 del 15/05/2010
relativo all'articolo Molinari: Biennale ailati ...ma de che?
di La redazione


Cari Amici, grazie della segnalazione e del dibattito. Ciascuno prende le proprie responsabilità. Doveroso quanto Antithesi solleva e Piccardo sottolinea con lucidità. Volevo farvi sapere cosa faccio io anche senza mantelline darc e cosa ho in testa come azione, dal basso, per smuovere qualche sasso nella direzione che credo giusta. Si chiama Urbnvoids e prevede Mostra e convegno il 7 e 8 giugno, La festa dell'architettura non dà una mezza lira, sia chiaro, ma è nel novero delle loro numerose iniziative. La Galleria di Architettura come se la ospita, organizza tutto e ha trovato lo sponsor: Lulu.com, che insegna come fare a meno delle lobby editoriali!. Un grande alleato, altro che!

Ecco quanto:
UrbanVoids™ intende promuovere la realizzazione di micro progetti nel IX e VI Municipio di Roma. Alcuni progetti riguardano la risistemazione di piazze e slarghi o piccoli lotti chiusi, altri hanno una scala più propriamente edilizia. I progetti sono basati sul concetto di “Mixité” e cioè sulla combinazione di più attività (commerciali, lavorative, infrastrutturali, residenziali e ambientali) caratterizzate però da una funzione trainante, spesse volte innovativa. Nascono così originali proposte per esempio per hotel per turismo giovanile, per case auto costruite con orti urbani, per mercati rionali ecologici, per spazi di approdo per campeggiatori, per centri sociali o religiosi di nuova concezione, per spazi per la creatività musicale o per affrontare i temi dell’emarginazione sociale eccetera). La valorizzazione di ambiti abbandonati o sotto utilizzati della città (vuoti urbani, piazze e slarghi degradati, spazi interstiziali, difesa di aree verdi sotto attacco e archeologiche) e lo studio di nuovi approcci progettuali dal punto di vista ambientale e bioclimatico, rappresentano degli aspetti qualificanti le proposte. Infine l’utilizzazione di tecnologie informatiche nella diffusione e co-responsabilizzazione del progetto (da mappe specializzate su Google ad una rete di Blog) e l’attivazione di rapporti concreti con i partner di progetto sono componenti qualificanti del lavoro.
La forza di UrbanVoids™ non è però nei singoli aspetti, ma nel loro intreccio e sviluppo sinergico; le componenti si integrano, si valorizzano, trovano alimento e forza l’una dall'altra, diffondono una coscienza critica, generano le partnership necessarie a iniziare la realizzazione concreta di alcuni dei progetti proposti.

Se volete potete visionare integralmente il catalogo on line (abbiate pazienza qualche minuto affinché si carichi l'anteprima) o anche comprarlo (ebbene si, sono cose che non sono fatte con soldi pubblici) oppure scaricare il pdf. Ecco il link


http://www.lulu.com/product/paperback/urbanvoids™-strategie-nuove-partnership-per-progetti-sostenibili-nella-città-di-roma/10978911


E' questa indi una pubblicità autopromossa, ma serve a far capire che non esiste solo la bi tri quadri nnale ma anzi spesso che la cultura da sempre si è mossa oltre e spesso contro le istituzioni. O no?

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Commento 8014 del 18/04/2010
relativo all'articolo Kairos e modernità
di Paolo G.L. Ferrara


Ho letto più volte questo articolo che contiene un pensiero molto vivo e molto ricco di conseguenze. Non avevo mai pensato, scrivendo il libro, alla differenza dei due tempi. Una differenza posta da Paolo Ferrara all'attenzione e che apre una serie interessante di conseguenze. Questo di Ferrara e' dunque un vero pensiero che ci illumina tutti.

Naturalmente non solo
il mio volume e' circolare, ma lo e' altretta nto il suo articolo!. Per questa ragione, ad esempiola citazione iniziale (tradotta da Wikipedia da questo saggio in inglese di Mark Freier http://www.whatifenterprises.com/whatif/whatiskairos.pdf ) va assolutamente riletta alla fine dell'articolo di Ferrara e da li... ricominciare.

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Commento 7958 del 24/03/2010
relativo all'articolo Architettura e modernità
di Brunetto De Batté


Grazie per avere consigliato il libro.
Da qui si accede ad una ampia preview
http://saggioarchitettura.blogspot.com/

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Commento 7726 del 06/01/2010
relativo all'articolo Zevi, Craxi, prestigio, potere
di Paolo G.L. Ferrara


Il commento di Giannino Cusano è molto condivisibile e mi spinge ad essere ancora più chiaro.
Ho legato alla guerra, senza ricordare letture e frequentazioni crociane e con il caro amcico Zangrandi, perchè la crisi in quel momento era naturalmente fortissima!

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Commento 7717 del 05/01/2010
relativo all'articolo Zevi, Craxi, prestigio, potere
di Paolo G.L. Ferrara


L'articolo, naturalmente mi ha molto interessato. Su Craxi, uno dei principali acceleratori dell'attuale sistema italiano, si ricordi il famoso decreto che salvo le televisioni di Berlusconi ad esempio, non ho altro da dire. Come si evince chiaramente dall'articolo, Bruno Zevi credette in Craxi, in una breve fase, e poi si ricredette. Aderì con entusiasmo al patito radicale e ricordo che in una fase poneva nelle sue lettere il timbro del Partito d'azione, che si era tentato di far rinascere. Credo che la relazione interessante che Zevi ebbe con la politica fosse, naturalmente di natura culturale. (se non direttamente "estetica"). Bisogna cercare di esprimersi anche in quel campo, in particolare nei momenti di crisi. Una lezione che lui aveva appreso durante la guerra. Troppo spesso lo abbiamo un poco tutti dimenticato. Vi è una fierezza nel sostenere le proprie idee con chiarezza, vi è una bellezza nel dire NO! questo è qualcosa che io ricordo e che si deve ammirare e che in qualcuno si tramanda, con tutti i rischi e gli ostracismi del caso. Paolo, ad esempio: grazie per avere investito il tuo tempo e la tua energia e nell'aver scritto questo articolo.

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Commento 7569 del 30/10/2009
relativo all'articolo IN/ARCH compie 50 anni
di Sandro Lazier


Un discorso serio, questo di Sandro Lazier. E di questi tempi... La serietà di questo articolo ad esempio nella centralità della cultura e sin'anche di una scelta "linguistica" dimostra come a volte il web superi per profondità di riflessione la carta stampata. Ne è riprova il catalogo prodotto dall'InArch medesimo in questa occasione. Un volume che accanto a contributi di indubbio spessore problematico, come quello di Pica Ciamarra o storico allinea anche vacui chiacchericci, ricordi di comprimari, addirittura pettelegozzi.

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Commento 7164 del 25/04/2009
relativo all'articolo Un’idea per la Ricostruzione: proposte per l’emerg
di La Redazione



L'InArch una volta aveva la forza di chiamare il Ministero o la Protezione civile e obbligare loro a fare un concorso ed assumersi delle responsabilità. Oggi mette duemila euro con altri per avere questa medaglietta di latta.
Non ho tempo voglia pazienza di verificare se la parola "concorso" usato in tale superficiale contesto abbia una validità tecnico-giuridica o sia come i migliaia di titoli di cui oggi si abusa con un uso improprio, tanto siamo ormai tutti assuefatti a tutto.

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Commento 7112 del 16/04/2009
relativo all'articolo Galvagni all'università di Genova
di Sandro Lazier


Ho visto alcuni dei video di Galvagni..quelli delle nuvole, quelli del mare ... ricercandoli, nuovamente, ho trovato invece questo interessante video di un recentissimo lavoro comune di Sandro e Mario. E' una chicca, visto che sono la terza persona che l'ha visto in linea!
http://www.youtube.com/watch?v=e97k6wWbI0Y

A me pare bellissimo che le collaborazioni culturali siano anche collaborazioni di pensiero e di progetto! Tra l'altro personalmente l'idea di una Roma colosseizzatta, ruderizzata, mi sembra plausibile quando applicata alla qualità dell'architettura di questo paese e a quanto di poco incisivo la Darc ha promosso.

Anche questo di Mario e Sandro è un modo di dire, forse, che abbiamo veramente perso moltissimo la pazienza (io parlo di staffe, in senso tanto concreto e strutturalmente pertinente che, ovviamente, metaforico).

Sandro e Mario, se è possibile mandate il link ai video, sono interessanti e naturalmente, questo è il libro di LAra Vinca Masini curato da Sandro Lazier e Paolo Ferrara sull'opera di Galvagni
http://digilander.libero.it/galma/La%20ricerca%20silente.htm



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Commento 5795 del 09/12/2007
relativo all'articolo Bruno Zevi e Franco Franchi? Per Amirante e Carre
di Paolo G.L. Ferrara


Assente dal bel paese, non ero a conoscenza dell'articolo del Corriere della sera, che già di per sé la dice lunga sugli interessi seri verso l'architettura della stampa italiana. Pensavo, per rinfrescare la memoria, di youtubizzare un antico intervento su Zevi. Cercando sul web, trovo questo articolo di Paolo Ferrara. Ne sono felice, per un insieme di ragioni: per la bellezza giusta dell'articolo, che fa scadere nell'ininfluente quello del CdS e le allusioni al "dejà lù" , e soprattutto per l'articolo in sé e per sé: che è da leggere come una vera perla. Vi si combinano insieme informazioni, cultura, conoscenze filologiche e un moderato ma centrato sarcasmo. Un vera perla! In fondo questo è l'importante: che con Paolo e con Antithesi vivano alcuni caratteri e alcuni pezzi del Dna di "Verso un'architettura organica" (scritto nel 1944, in due settimane legato ad una sedia mentre cadevano le bombe a Londra.) L'articolo di Paolo, questo sì, è bello, è vivo, e dà fiducia.

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Commento 1024 del 24/01/2006
relativo all'articolo L'Architettura Cronache e Storia chiude.
Le ra

di Sandro Lazier


Caro Luca e Caro Sandro,
innanzitutto vi ringrazio di avere affrontato il problema della chiusura dell'Architettura. Nei momenti difficili ci si conosce veramente e, soprattutto , le crisi si debbono affrontare. Perché, se no, ci saremmo misurati con l'insegnamento di Bruno Zevi?
La risposta di Luca è equilibrata e rincuorante. Non è parte della sua personalità serbare rancore per una opione francamente espressa. Lo sapevo e ci contavo.
Continuiamo a confrontarci. Magari viene fuori una idea moderna.
A presto e mi auguro che altri seguiranno
Antonino Saggio

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Commento 1014 del 17/01/2006
relativo all'articolo L'Architettura Cronache e Storia chiude.
Le ra

di Sandro Lazier


Caro Lazier,
in dei giorni dolorosi per Lei chiude anche l'Architettura. Questo il mio punto di vista:
L'editore, con cui non ho rapporti che non è affatto il mio editore, anzi per molti versi entra in concorrenza con i miei, ha fatto, secondo me, tutto, il suo. Ha finanziato la rivista, ha aperto una redazione, l'ha ospitata nei suoi uffici, ha messo sotto contratto alcuni dei precedenti collaboratori, ha fatto veramente il possibile. E questo l'ha fatto per circa sei anni dopo la morte di Zevi e almeno un paio prima. Dieci e Lode, secondo me.
Luca e Adachiara Zevi che detengono la proprietà della testata e che potevano scegliere un editore qualsiasi o pubblicare loro stessi la rivista hanno impostato malissimo la questione sin dall'inizio.
- Innanzitutto potevano essere loro i direttori assumendosi in pieno tutto l'onere, la fatica e le responsabilità. Se non se la sentivano singolarmente o in coppia potevano allora nominare uno degli studiosi vicini all'aria zeviana. Non c'era solo il sottoscritto, di valido!
- Invece hanno fatto una scelta assurda. Hanno preso un giornalista, bravo occupatissimo e di chiara fama, cioè Furio Colombo e l'hanno messo a fare il direttore di una rivista di Architettura. La prossima volta a Colombo faremo progettare un ponte, disegnare il nostro appartamento o la scuola dei nostri figli. Tanto l'architettura, come sanno benissimo tutti in Italia, mica è una cosa specifica: è un hobby.
- Poi hanno affiancato al direttore un comitato eterogeneo di professionisti in qualche modo "amici" di Zevi. Ognuno con una propria agenda, cioé un proprio scopo. Si sa, ma è bene ricordarlo. Se si vuole ammazzare un'iniziativa culturale si faccia un Comitato! La cultura è capacità d'orientamento. Come si fa a segnare una rotta in dieci?
- Il risultato è stato il caos più totale, la cui ciliegina è stata che alcuni tra i membri amici di Zevi del comitato hanno portato dentro la rivista studiosi di tutt'altra storia culturale, per cui allibiti, e come se niente fosse, ci si è trovati dentro la più decisa rivista di tendenza italiana, letture critiche e storiche, apprezzamenti e giudizi di opposta natura. Il tutto, e questo il bello, come se nulla fosse.
- Anche i più affezionati tra i vecchi lettori prestissimo hanno capito l'andazzo. L'architettura è stata per anni una barca alla deriva.

Dico queste cose con amarezza e con un orgoglio allo stesso tempo. Mai sono stato coinvolto in nulla della nuova L'Architettura, mentre della vecchia avrò scritto almeno un cento pagine tra articoli e saggi. Essere stato ostracizzato, "bloccare Saggio", la parola d'ordine di Ada e Luca per anni!, mi ha creato amarezza e dispiacere anche perchè sapevo, molti sapevano, che vi era invece un vero gruppo di pressione perchè questo non avvenisse. Ma chi se ne importa dell'amarezza e veniamo all'orgoglio. Alla morte di Zevi sono riuscito a tenere duro nella direzione degli "Architetti" e della "Rivoluzione Informatica". Qui l'editore Testo&Immagine per la verità ha tenuto fermo sul mio nome evitando le furiocolombate a lui ovviamente e coerentemente con gli altri capitoli della storia, suggerite.
Non solo ho portato a termine 41 libri come curatore dopo la morte di Zevi ma sono riuscito a rifondare dopo la drammatica chiusura di Testo&Immagine sia gli Architetti (con l'editore Marsilio dentro la sacro santa denominazione Universale di Architettura fondata da Bruno Zevi) sia la Rivoluzione Informatica con lo splendido editore EdilStampa.
Mia figlia sta leggendo Robinson Crusoe: w le isole di cultura viva.

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Commento 947 del 05/09/2005
relativo all'articolo Inter-ferenze
di Giovanni Bartolozzi


Come sarebbe, non ci sono Commenti...Ne dobbiamo fare, assoultamente di commenti. Sia sulla trasmissione televisiva "W la ricerca" che Paolo Ferrara giustamente ricorda, sia sull'iniziativa "InterFerenze" di Bartolozzi.
Su Giovanni per la verità avevo gia scritto sui Commenti del giovedi del 2 luglio che comunque per comodità qui riporto:
"Che dire? Giovanni Bartolozzi dopo essere stato attivo nel fare praticamente con le sue sole forze un convegno su Zevi nel 2001, dopo avere scritto un bel libro su Leonardo Ricci, dopo essersi impegnato in molti modi per risvegliaredal colpevole torpore tipologico buona parte dell'accademia fiorentina, ci sorprende con una iniziativa diretta, semplice, giusta e corraggiosa. E' un atto di protesta contro i rassemblement accademici italiani che sotto il vacuo termine "identità" tentano di stringere le maglie del potere baronale e di operare qualche sortita in un mondo della ricerca e dell'impegno dell'architettura che li ha ormai esclusi. Rimangono ostaggi di questo sistema soprattutto gli studenti, costretti a cercare piccoli maestri fuori dall'università, o all'estero. Che uno studente protesti, che faccia un foglio a sua spese, che dica "no" esponendosi in prima persona ci fa sperare che l'identità critica, l'unica che abbia un senso, non sia scomparsa. Voglio dire chiaramente: io sono con i Giovanni, io cerco e cercherò di sviluppare sempre la presa di coscienza critica degli studenti perchè credo che qui sta il cuore della educazione e della cultura.
2 luglio 2005"

Sulla trasmissione televisiva voglio raccontare che l'ho vista insieme alla mia famiglia che comprende anche un ragazzo che comincia l'Università e che era, giustamente, sgomento. Mi sono profondamentamente vergognato, perchè non vi è salvezza individuale in questo genere di cose, ma solo azioni di coscienza collettiva.

Forse è giunto il momento per riunire le forze e pensare seriamente sul da farsi, no?

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Commento 860 del 17/01/2005
relativo all'articolo Omertà
di Mario La Ferla


Come dissi a Sciacca: "Mai Muti" e anche insieme "Mai Soli". Reputo che questo libro sia un importante contributo e che vada letto, commentato, mediato e soprattutto distribuito.
Non so quale istituzione palermitana abbia cancellato la presentazione ma me ne dolgo anch'io. Se non arrivano smentite circostanziate mi sembra giusto associarmi all'amaro parere dell'autore

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Commento 734 del 11/05/2004
relativo all'articolo Terragni, le opere. 1^ parte: villa Saibene, Hotel
di Renato Pedio


Ritengo la pubblicazione di questi testi un'eccellente idea. Renato Pedio è stato molto amato e apprezzato da chi l'ha conosciuto di persona. Che la finezza del suo tocco e la sua intelligenza critica, attraverso le pagine di "Antithesi" , vengano ricordate mi sembra giusto.

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Commento 465 del 03/11/2003
relativo all'articolo Cin-Cin 'Maestro' Gehry!
di Mariopaolo Fadda


Cara Antithesi,
ho letto con interesse l'articolo di M. Fadda sulla Disney Opera a Los Angeles e la seguente polemica.

L'articolo di Fadda è molto buono: è un esempio che dimostra che, "dai oggi e dai domani", comincia a nascere una generazione che sa parlare in maniera pertinente di architettura:e cioè informando, descrivendo e commentando un'opera in una equilibrata miscela tra le diverse componenti.

Ho letto anche le veementi e precise risposte dello stesso Fadda. Un contributo "personalizzato", che credo sia un bel toccasana. Queste risposte sono uno dei casi più riusciti in cui una polemica ha senso per un lettore. La struttura editoriale di Antithesi ne risulta esaltata. Non è poco.

Poi, le cose devono finire, positivamente. Credo che E. Botta dovrebbe, semplicemente, scrivere un articolo in cui illustri e commenti un opera di questi anni che abbia per lui un vero valore nel contesto architettonico di oggi.

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3/11/2003 - Mariopaolo Fadda risponde

Se Lazier e Ferrara sono d'accordo estenderei l'invito di Saggio a Botta a "scrivere un articolo in cui illustri e commenti un opera di questi anni che abbia per lui un vero valore nel contesto architettonico di oggi" anche a Pacciani, Dolce e Capitano. Nessuna ironia. La proposta e' seria perche' ci permetterebbe di conoscere il lato positivo, come dice Saggio, e propositivo delle persone con cui dialoghiamo o ci scontriamo.

Commento 464 del 03/11/2003
relativo all'articolo Saggio di fine anno
di Enrico G.Botta


Ringrazio dell'attenzione (cosi raramente esercitata per la didattica universitaria) e delle osservazioni di E. Botta. Il programma del Corso di cui ci si discute nell'articolo è accessibile da questo link.
ProgrammaCaad2003.HTML

Mi si chiede di chiudere la forbice invece di aprirla vieppiù. Osservazione plausibile, che non mi sente affatto lontano
...coffeebreak/.../index.htm
Un forte saluto ai lettori e ai redattori degli scritti

Prof. Antonino Saggio

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Commento 334 del 10/05/2003
relativo all'articolo Coppe e medaglie: a Cesare quel che è di Cesare
di Ugo Rosa


Caro Rosa,
Non credo sia vero che "Arch'it" diretta appunto da Marco Brizzi o il web in generale sia solo per i "non" professori. Ho pubblicato circa cinquanta pezzi (alcuni sono dei veri libri in potenza) in una rubrica che si chiama "Coffee break", rieditando articoli pubblicati su "Diario" o su "Domus" o su "Costruire" e aggiungendovi link e foto. Credo sia il più massiccio intervento conoscitivo sull'architettura contemporanea sul web italiano, certamente alla sua nascita nel novembre 2000, ma credo ancora oggi. Qualcuno scoprirà che Coffee Break è il maggiore contributo saggistico di architettura su tutta internet. Ma questo francamente non lo so per certo.
Tra poco mi auguro di poter rendere pubblico una grande mole di commenti e approfondimenti ricevuti in questi anni. Nel mio caso la pubblicazione sul web si accompagna anche ad un sito personale, allo sviluppo del mio insegnamento a La Sapienza (non credo che nessuno dei miei studenti veda in me un professorone, almeno per l'età) e ad altre cose simili che quasi tutti possono fare ed ad alcune cose veramente XL, usando la definizione di RKool. La forza se ve ne è una in questo lavoro credo si basi su un disequilibrio. Tra cose piccole, ma solo apparentemente , come questo commento, e cose più evidenti e pubbliche. Scrivo queste note anche per far capire che le persone di maggiore età e autorevolezza (come lei è) "devono" interloquire con i giovani se rivelano appunto quelle caratteristiche di passione e intelligenza che per esempio i commenti di Dolce e di Botta mostrano. Ecco perché sono proprio contento del suo scritto e mi sembrava giusto aggiungervi questa piccola nota.
Credo che Marco, abbia posto in gioco una parte sostanziale della sua attività come promotore di cultura.
Non avevo bisogno della segnalazione della Triennale per saperlo.
Nel marzo 2001 ho organizzato una serata all'InArch romana sulle pubblicazioni di architettura web (era la prima volta che emergevano in sedi diverse dal web stesso) http://www.citicord.uniroma1.it/saggio/Avvenimenti/InArch%20Pub/InArch.Html.
I primi attori erano appunto Marco e Sandro Lazier - Paolo Ferrara. Trovavo nelle due anime una più "divulgativa informativa" e l'altra "più polemica" due cilindri importanti della nuova scena culturale italiana.
Entrambi organizzano eventi culturali. Antithesi quello di Sciacca che ha avuto ricadute concrete, Marco come tutti sanno ha da diversi anni una veramente importante manifestazione a Firenze sul video di Architettura a cui si affiancano molte altre mostre e anche una galleria espositiva. In questa attività, che buffamente non è stata ricordata, tra l'altro Marco si potrebbe "anche" definire un critico nel senso tradizionale di curatore d'arte.
Il lavoro di Marco a me ha sempre suscitato ammirazione. L'altro anno proprio al Festival Video (e mi pare di ricordare ve ne sia registrazione nel mio sito) dissi che a Marco "bisognerebbe santificarlo".
Pensavo a quanto lavoro compie, all'entità del suo contributo e al pochissimo che aveva in quel momento raccolto, per esempio dal punto di vista accademico. Che anche con una aggettivazione forse non centrata si sia fatto il suo nome come menzione a me ha fatto piacere perché confermava quello che già sapevo e su cui mi ero mosso.

Sul professor. Nicolin, in questo contesto, mi scuserà se aggiungo poco.
D'altronde per queste cose ci vuole molto tempo e molta pazienza come Lei sa altrettanto bene di me. i danni (oppure i meriti) a seconda dei punti di vista, Nicolin li ha compiuti negli anni Settanta. Allora sì che chi gli avesse dato un premio avrebbe inciso.

Forti saluti

Antonino Saggio

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Commento 317 del 29/04/2003
relativo all'articolo Greg Lynn: idee fresche, idee dinamiche
di Paolo GL Ferrara


Credo che esistano cose rilevanti da dire che non riguardano le immagini, anche se è certamente divertente notare benevolmente o malevolmente alcuni dettagli.
Tra queste cose rilevanti vi è la circolazione libera e aperta delle informazioni.
Il tema del generativo in architettura/informatica ha una sua lunga storia e una fornitissima bibliografia con autori leader tra cui quelli che hanno un approccio, per cosi dire, semplificando, "Logicamente combinatorio" (si chiama Shape Grammar e il precursore è George Stiny) oppure Prestazionalmente funzionalistico, assitito da dosi massicce di Intelligenza artificiale (Charles Eastman, Omer Akin, Ullrich Flemming e naturalmente John Gero) oppure guidato da meccanismi BioMorfologicamente generati (John Franzen, eroe come Johansen del radicalismo anni Sessata, è uno dei leader e in Italia, finalmente un italiano!, Celestino Soddu). Esistono organizzazioni congressuali, e più d'una, che si occupano "solo" di questo.
Il link di sotto è alla prossima conferenza che si terrà alla mia Alma Mater Carnegie-Mellon nel giugno 2004. Gli organizzatori cercano delle qualificate paper (che naturalmente devono passare ad un vaglio serio prima di essere pubblicate)
http://www.cmu.edu/architecture/graduate/G-CAD/index.html
Chi crede di poter dare un contributo si metta dunque alla prova.
Venendo al campo prettamente architettonico, esiste anche una "poetica" del generativismo e non solo una teoria informatica/scientifica. Ne avevo parlato alla conferenza di Ferrara e forse qualcuno mi ha seguito su questo. Greg Lynn appartiene a questa "poetica" e anche, ma solo un poco, all'elaborazione scientifica. L'importanza della sua generazione è quella di aver travasato alcuni approcci scientifici nella prassi porgettuale. Ora questa poetica del generativismo ha avuto in una fase un rilevante interesse anche in John Johansen, certamente e benissimo ricordarlo!, e se ricordo bene, meritoriamente "L'Arca" se ne è occupata tempo fa.
A me, Antonino Saggio, nella mia qualità di direttore de " La Rivoluzione Informatica" interessa l'uso architettonico (cioè: spaziale, costruttivo, espressivo, funzionale, contestuale) di questa problematica. Ecco perchè l'unico libro che ne tratta in maniera sistematica nella mia collana è il volume "Induction Design" di Makoto Sei Watanabe che è uscito nel 2002 nella versione Inglese e che mi auguro entro quest'anno potrà apparire anche con la Testo&Immagine. Greg Lynn ha un volume in preparazione che affronta questo tematica più nel campo della ricerca teorica-didattica legata anche alla prototipazione.
Non ho detto queste cose alla conferenza di Ferrara dove sia io che Greg (eh si, è anche una persona simpatica forte e quasi un amico da quando lo presentai la prima volta a Roma nel 98) siamo stati invitati "a costo zero", cioé senza parcella. La scelta mia accanto a Greg è stata fatta dall'architetto Gabriele Lelli che ha operato semplicemente attraverso un suo personale giudizio e senza alcuna relazione nè amicale ne italiamente mafiosetta come sembra invece qua e là insuanarsi dei commenti.

Anzi mi sono pentito solo di una cosa del mio viaggio a Ferrara. Di non aver ringraziato abbastanza l'architetto Lelli per l'occasione che ha costruito per tutti. Lo faccio ora.

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Commento 269 del 30/01/2003
relativo all'articolo Escusatio non petita...
di Paolo G.L. Ferrara


La discussione sui Corsi dell'InArch è stata innestata, a quanto ne so, da un commento sulla mia Home page del 12 dicembre 2002 titolato "Nelle rete si acquista credibilità solo se si dà (e non si prende)"
Oggi si trova qui
www.citicord.uniroma1.it/saggio/Avvenimenti/Giovedi/Giovedi.htm

L'idea che qualche membro dell'InArch ventili una querela è, per me, incredibile e frutto certo di un'idea singola e soprattutto singolare.
In ogni caso ritengo che 'Antithesi' abbia portato avanti anche in questa occasione una linea di critica trasparente e costruttiva attraverso gli scritti dei suoi direttori e abbia dato uno spazio legittimo alle opinioni dei lettori come è sua abitudine.

Sarò felice di essere chiamato in qualunque occasione a dimostrare la serietà, la correttezza e l'utilità pubblica di 'Antithesi' che, appunto, ha guadagnato una solida credibilità in rete perchè molto ha già dato e nulla preso.

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Commento 237 del 18/12/2002
relativo all'articolo L'orecchiabile esibizione di Botta alla Scala
di Paolo G.L. Ferrara


L'articolo di Ferrara è un esempio del motto: poche chiacchere, ma lavoro. Dissento però nelle conclusioni, ma vorrei essere convinto del contrario. Perché mai dobbiamo accettare il progetto di Botta dopo aver capito quanto è deludente? E chi l'ha detto? La real politik è perdente perché ci auto compromette. Dico invece che si deve bloccare tutto e invitare cinque bravi e se volete anche grandi architetti ad un rapido "avant progetto" (un architetto può, con i suoi collaboratori proporre una strategia in un tempo ragionevole). I progetti saranno illustrati in una conferenza trasmessa dalla Tv (se si vuole dallo stesso Canale 5) e poi con un qualunque sistema di tele voto si deciderà. Magari vincerà Mario Botta. A quel punto saremmo "democraticamente" rassegnati al volere della maggioranza di una ennesima fenice infelice.

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Commento 104 del 27/04/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


In riferimento al commento 95
Caro Paolo,
abbiamo pensato a lungo al da farsi. Chi ha un pezzetto di informazione può facilmente equivocare, come si vede.
Il pezzo inserito da Antithesi era stato redatto dopo il Convegno di Scordia e seppur formalmente richiesto, questo scritto non fu mai pubblicato (o almeno a me mai nessuno mandò copia del libro). E' quindi un inedito, anche se era stato inserito con altri scritti del genere in parti del mio web e anche se conteneva anche estratti di altri scritti da cui appunto parti la nostra conoscenza e poi, dopo un bel pò', l'idea stessa del Convegno.
E' stato inserito e pubblicato da Anithesi, dal mio punto di vista:
A. per poter mettere in chiaro con più forza il concetto di Imprinting (che negli altri scritti pubblicati era solo sfiorato)
B. per consentirmi di andare avanti con libertà nel convegno, senza dover, raccontare i concetti appuno che sono qui trattati ma per permettermi con gli altri e con i molti altri mi auguro che saranno a Sciacca "di andare avanti";
A presto

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Commento 58 del 20/02/2002
relativo all'articolo L’artista non vede, guarda
di Sandro Lazier


Caro Sandro,
questa mattina qui c'è il sole. E francamente mi ero ripromesso di rimettermi subito a lavorare come dire "seriamente" e disciplinatamente. Ma il tuo scritto "L'artista non vede, guarda" mi ha come pizzicato. Ho pensato: bene se una sola persona andrà a vedere questa mostra allora tutto assume un senso.
www.vangoghgauguin.nl

Antefatto: a Washington c'è stata una mostra sulle nature morte degli impressionisti. Bella intuizione no? Perchè gli impressionisti in fondo non ne hanno fatte molte. Ma scavare nei limiti è sempre fecondo. E guardando questa mostra si scoprono moltissime cose.
Quali? Non le voglio enumerare, perchè le cose belle hanno bisogno di un linguaggio appropriato se vanno trasmesse agli altri, altrimenti è molto molto meglio scoprirle da soli.
La mostra che segnalo è quella di Van Gogh-Gauguin ad Amestardam che starà lì fino a giugno.
Ecco, se una sola persona andrà a vedere quella mostra dopo aver letto questa segnalazione, ne sarò contento.
Credo veramente che sia assolutamente straordinaria (e non ha confronti per qualità con quella del centanario): consente allo sguardo di aprirsi e di interrogarsi con grande intensità.
Un caro saluto

Nino

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Commento 37 del 27/12/2001
relativo all'articolo L’universale di Architettura n° 100
di Sandro Lazier


Siamo insieme in questa ricerca.

Antithesi è uno strumento di pensiero e di riflessione. Un vero tesoro, per chi ha il desiderio di sentirsi parte di un gruppo libero.
Grazie Sandro, Grazie Paolo per il vostro lavoro e auguri per uno splendido 2002.

Nino


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Commento 27 del 10/12/2001
relativo all'articolo Le due facce di Roma - Massenzio vs Hani Rashid
di Vincenzo De Gennaro


Leggo questo articolo lontano dalla scena romana di questo autunno e ne apprezzo la carica informativa unita a commenti personali ma anche da molti condivisibili.
un grazie alla testata e all'autore

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