Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Antonino Di Raimo

Commento 1961 del 08/03/2007
relativo all'articolo Ancora su Gehry
di Alessio Lenzarini


Che dire?
Sono assolutamente sulla stessa linea di ciò che si afferma in questo articolo.
"Forse Gehry vuole ricordarsi e ricordarci che la moderna conquista del relativismo (della libertà e dei diritti individuali, della democrazia, della piena affermazione della personalità umana) non è certo definitiva ma sempre velata dall'ombra dell'assolutismo (del dogma, del pregiudizio, della dittatura, dell'incomunicabilità, del nichilismo)."
A ben vedere, proprio quello che credo....
grazie per aver messo in luce "altro" ,rispetto a quello che ho letto precedentemente.

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Commento 777 del 15/09/2004
relativo all'articolo Terragni virtuale compagno di banco
di Paolo G.L. Ferrara


Salve, sono uno studente del corso di "Progettazione architettonica Assistita" tenuto dal prof. Antonino Saggio, e avendo vissuto in prima persona quell'esperienza mi sembra molto utile commentare pubblicamente alcuni temi del suo intervento.
Mi sembra che lei giustamente sottolinei l'importanza, in occasione del primo centenario della nascita di Terragni, del dover uscire dalla serie di "incontri festaioli e mondani" che lei paventa con un certo timore, per raccogliere invece quell'eredità dell'architetto comasco fatta di "incredibili accelerazioni",(la cito letteralmente) capace di "coagulare le forze in campo"anziché come da molto si è fatto, tranne le lodevoli eccezioni di cui lei parla, perpetrare la tecnica crudele dell'imbalsamazione.
Indubbiamente ciò che vorrei sottolineare insieme a lei è la figura di Terragni innovatore geniale. Ma a guardarla da vicino, cercando per un momento di annullare più meno un secolo di distanza, e interrogando questo vecchietto centenario, di cosa è fatta la sua intrinseca capacità di innovazione? E perché poi dovrebbe essere così importante per noi?
E' chiaro che è fuori dalle nostre preoccupazioni la questione del linguaggio. E fuori (finalmente) dovrebbero essere tutte quelle speculazioni chiaramente oziose, tese ad "imbalsamare" (la pratica non a caso priverebbe il poverino degli organi) la figura di Terragni nell'orizzonte dell'accomodante visione dell' "innovatore - tradizionale" del "razionalista classico"; e di tutte quelle altre, che insomma negli anni passati, hanno creato il cadavere imbalsamato che occorre tirare sugli altari per giustificare spesso un certo modo di operare, che ancora tristemente confonde la banalità del cubo platonico con il coraggio del "semicubo" terragnano, la finestra quale ripetizione ossessiva su una parete liscia (ancora mi sembra di sentire B.Zevi che urla "Ta! Ta!Ta! Ta!") con le orchestrazioni spaienti delle bucature allestite dal comasco e così via (purtroppo altri esempi di queste "confusioni" sono molteplici) "
Ma non è un clima che abbiamo assaporato più o meno tutti che voglio commentare.
Per quanto mi riguarda, mi interessa invece richiamare l'attenzione sui "salti" che compie Terragni quali aspetti imprescindibili da valutare, per raccogliere il senso dell'innovazione connesso alla sua opera. Di fatto per me, l'insieme delle considerazioni svolte dal prof. Antonino Saggio durante il corso monografico "Terragni " sono state in fondo vere e proprie lezioni sul "salto", quale attitudine mentale e, quindi, tecnica progettuale dalla quale i problemi architettonici di sempre trovano miracolosamente soluzioni nuove. Eh sì! Poiché il problema centrale a mio avviso, che fra l'altro trapela anche dalle sue preoccupazioni, e che andrebbe ancora risollevato per quel che riguarda Terragni-Futuro, (il che è come dire Terragni da oggi in poi), è proprio quello del nuovo, anzi forse del "Novo" come magari avrebbe detto lui.
In fondo di fronte all'innovazione siamo sempre chiamati ad assumerci delle responsabilità, e cioè siamo chiamati a renderci conto di quanto sia più o meno necessario e importante per noi, immaginare e realizzare nuove soluzioni. Il problema tocca ogni giorno le nostre vite e quindi anche direttamente gli spazi dove vogliamo viverle.
E di fatto (si vedano le lezioni del prof. Saggio su: http://www.citicord.uniroma1.it/saggio/DIDATTICA/Cad/2004caad/TER/HomeGT.htm ) il salto di Terragni è incredibilmente acrobatico e mortale: si direbbe che ogni problema spaziale inneschi un processo di estremizzazione dei termini all'indietro nel tempo, per poi contestualmente a ciò, avvitare quei dati nel futuro. Così "Il motivo del tre" (cito i titoli di alcune lezioni del prof. Saggio) , "La liberazione del telaio" ecc., non sono state lezioni su temi di ricerca architettonica, quanto lezioni, anzi interrogazioni al "vecchio centenario" su come riusciva a dare risposte nuove ovvero su come riusciva a "saltare" da una concezione ad una radicalmente nuova.
Tuttavia credo che questi salti da un vertice all'altro, siano stati sperimentati durante tutto il corso non solo sulla questione Terragni, ma anche (come doveva essere) sul piano più generale della composizione architettonica. Uso a proposito il termine "composizione architettonica" che pare caduto in disuso nei nuovi ordinamenti, proprio per rimarcare il fatto che quello che chiamiamo progetto architettonico, per me è un composto alchemico, il quale alla luce della manipolazione che il mezzo informatico implica, vada ancora più che mai "composto"per diventare opera. Ogni opera è comunque dapprima un sogno e la "palette" (come la chiama il prof. Saggio) per la sua liberazione/realizzazione è per l'appunto il computer che fortunatamente oggi abbiamo a disposizione. Infatti dell'impalpabilità, dell'allucinazione lucida e delle leggerezza del sogno, lo spazio virtuale offerto dal computer ha tutte le caratteristiche (come abbiamo più volte spe

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