Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Beatrice Valle

Commento 1025 del 24/01/2006
relativo all'articolo La banda degli onesti
di Paolo G.L. Ferrara


Intendiamoci, sono d'accordo con lei. Solo un dubbio.
Come dovrebbero fare gli assistenti e i neo-laureati che aspirano al ruolo di docente (nel senso etimologico del termine: colui che docet, insegna) ad accumulare l'esperienza che permetterà loro di trasmutare in professoroni, come la crisalide che sboccia in farfalla? Cioè, in che altro modo si può fare esperienza d'insegnamento se non a spese di noi poveri studentelli (purtroppo... ma ci si immola anche, per la causa).
In fondo anche i tirocinanti di medicina e chirurgia a voler ben guardare, mettono le mani dove non dovrebbero. Ma se speriamo che "nascano imparati" stiamo freschi! E quando gli illustri baroni degli Atenei avranno lasciato ormai i loro altissimi scranni per un naturale limite fisico insito nella natura umana (chiamato decesso...) chi metteremmo in cattedra?!
Badi, non è una critica. Se potesse darmi una soluzione le sarei veramente grata e mi convertirei alla sua setta.
Con (sincera) simpatia,
Beatrice

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24/1/2006 - Paolo gl Ferrara risponde

Gli assistenti ed i neo laureati non hanno alcuna licenza di fare esperienza sulla pelle degli studenti. In realtà, credo che il sistema di arruolamento dovrebbe prevedere un test che possa mettere in risalto quantomeno la preparazione di base. Successivamente, il docente titolare dovrebbe controllare che l'assistente non svolga di sua iniziativa revisioni e, soprattutto, esami. Chissà quante volte vi è capitato di lamentarvi degli assistenti, ma chissà perchè non vi ribellate mai: non dovete avere paura, perchè l'università siete voi e senza di voi non ci sarebbero neanche i professori. Il più è che abbiate la consapevolezza che l'unica arma per combattere l'impreparazione della docenza...è la vostra preparazione. Studiare per sè: questo è fondamentale.
Un caro saluto

Commento 1023 del 23/01/2006
relativo all'articolo Coppe e medaglie: a Cesare quel che è di Cesare
di Ugo Rosa


Ma sbaglio o il signor Bianchi non ha capito un accidente di niente?

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Commento 1022 del 23/01/2006
relativo all'articolo Il professore protesta
di Ugo Rosa


Bene! Adesso posso proprio abbandonare tutte le (poche) rosee speranze che mi ero fatta iscrivendomi alla Facoltà di Architettura! Se anche lei, dopo 25 anni di onorato servizio (credo... non la conosco personalmene) mi dice che la vita dell'Architetto è fondamentalmente come la scala di un pollaio (cioè corta e piena di m****), devo proprio arrendermi e ammettere che avevano ragione insegnanti e genitori nelle loro fosche previsioni sul mio futuro (per non parlare degli amici ingegneri...), e non avevano torto a fare quelli che la sanno lunga.
Restano due cose a consolarmi: l'incrollabile passione per quello che studio e progetto (o almeno ci provo...), che nessuno mi potrà levare, a meno di strapparmi gli occhi stessi. E il buon vecchio proverbio: mal comune...
Beatrice

PS.: Da poco conosco questo sito, segnalatomi da un'amica e mia collega, ma ci tengo a farle i complimenti per il suo umorismo, la sua ironia e i suoi salaci commenti, sempre azzeccatissimi. Un balsamo per noi poveri studentelli supersfruttati dal satanico Politecnico!
La ringrazio. Per la mente provata dalle lunghe notti insonni passate davanti allo schermo del computer la rilettura delle sue belle sfuriate ci dà la giusta carica. Funziona meglio del caffè!

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