Giornale di Critica dell'Architettura

5 commenti di Falconh Viviana

Commento 621 del 03/02/2004
relativo all'articolo Errata Corrige
di Paolo G.L. Ferrara


...non vi sembrerà vero ma anche io mi sono sempre chiesta, e me lo sto chiedendo adesso che è giunta la necessità di seguire il corso di storia moderna della Bovisa, "ma perchè devo studiare la Milano del '400????????''
Avvilita ma rassegnata, non sarà la mia opinione a rinnovare i contenuti del corso, volevo solo aggiungermi alle critiche.

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Commento 577 del 09/01/2004
relativo all'articolo Che sta succedendo? Ma che Storia è questa?
di Paolo G.L. Ferrara


...io credo che che le ragioni ipotizzate da Paolo Ferrara su tale silenzio non centrino la questione come dovrebbero.
Penso che ben piu' gravemente molta di questa gente (fatta esclusione di chi senza colpa ha taciuto) sia cosi' ostinatamente convinta di aver concluso la propria ricerca, da non abbisognare di ulteriori approfondimenti; peggio, molto peggio, alcuni di questi non hanno mai fatto ricerca, tutti forse, hanno assunto le verita' di qualcuno piu' in gamba di loro, e ne hanno fatto proprio stendardo.
Ecco nata l'accademia.
Il problema, Ferrara, e' che ad inveire a tutti gli imbecilli che sputano al cielo si rischia di restare vittime della forza gravitazionale.
Forse (e' quasi piu' un invito che una riflessione) bisognerebbe che tutti coloro che sognano un cambiamento si costituiscano in massoneria: dal basso, e' piu' facile minarne le fondamenta.

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Commento 574 del 09/01/2004
relativo all'articolo Gli ultrà di Zevi
di Paolo G.L. Ferrara


Certamente lei ha ragione, Zevi va onorato portandone l'apertura mentale come proprio codice genetico, in modo propositivo, concretamente, nel progetto e nel confronto dialettico...ma credo che uno striscione (che non ho visto) non possa turbare o dispiacere al Maestro, anzi credo che come il titolo sula copertina di un libro, esso rappresenti e parli gia' tanto del contenuto.
due parole su un lenzuolo possono avere la forza di un'atomica, nel tempio del silenzio.
Questa non mi sembra idolatria, non mi sembra affronto.
Delle volte e' l'unico modo per far sapere a chi si tiene stretto il microfono che anche se non c'e' una sola voce contro non ha piu' la sua ''maggioranza''.
La lotta e' fatta anche di marce pacifiste, ed io mi sarei emozionata.

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Commento 487 del 11/11/2003
relativo all'articolo Lo sprawl della critica
di Paolo G.L. Ferrara


Giusto per amor proprio, vorrei farle notare che il supporre che io sia allieva di Federico Bucci non giustifica la presunzione con la quale mi risponde. non disapprovo la sua posizione sull'architettura in genere così come non potrei disapprovare l'opinione di Bucci in merito all'architettura italiana. non sottintendevo nulla nel parlare del politecnico di Milano se non ciò che ho detto, poichè troppo giovane (ma per questo non meno attendibile) per sapere che lei ne è stato cacciato.
Conosco Bruno Zevi. Bucci è un'ottimo maestro, sono stata istruita a dovere.
Non si autoreferenzi citandolo, non scambi la giovinezza per ignoranza, la mia critica per intervento difensivo, il riferimento a Zevi una mancanza di rispetto, l'eloquenza o la mancanza di ciò in uno scritto non toglie né aggiunge a Zevi, critico alcun merito. Non mi permetterei mai. Non sono abituata a dare addosso a nessuno, piuttosto mi sembra poco rispettoso da parte sua farsi scudo dietro la sua figura, la cui grandezza non è mai stata messa in discussione da me, né qui né in altra sede
Sono stata allieva di Bucci ma non è sua abitudine cercare discepoli, né plagiare giovani teste, gode della mia stima, certo ma ciò non mi vieta di dibattere con lui come sto facendo con lei. E' assurdo che lei si rivolga a me come fossi la prima imbecille con nessuna cognizione di causa che le rivolge una critica tirando in causa un ottimo docente oltre che attento critico che al momento non ha idea dell'esistenza del nostro dibattito. Se Bucci vorrà risponderle le risponderà come e quando avrà voglia di farlo. Semplicemente, ho trovato infruttuoso il suo commento, e senza chiedere parere ad alcuno ho sentito il bisogno d'intervenire.
Ho letto in toto il suo articolo, e se lei leggesse bene il mio, troverebbe che la mia non è una critica alla sua posizione, seppure a mio parere l'architettura italiana faccia una ben magra figura non perché sulle riviste non si vede nulla di nuovo ma perché a monte di ciò anche un 30enne risulta assolutamente indegno di critica se progetta oggi come faceva Terragni; perché la cosa da dire è che in pochi hanno la capacità (non si tratta di mancanza di coraggio) di vedere oltre ciò che è già stato universalmente accettato.
Il problema non è dare spazio ai giovani, il problema è che molti architetti non hanno capito niente dell'architettura e saranno sempre figli della loro epoca, immobili nella propria formamentis, nonostante il tempo e le cose si evolvano, fortunatamente malgrado loro. Non mi aspetto niente dai miei compagni di corso, loro come me, sono bombardati da fiumi di parole morte, che nel migliore dei casi lasciano spazio a qualche interpretazione.
La mia posizione + perfettamente espressa in quel "poco importa" che l'architettura italiana non esprima nulla che possa attirare attenzione degna di critica e non vedo il motivo di tanta pena: se in Italia non si vede più nulla di nuovo e di buono, chiameremo qualcuno da molto lontano a farci costruire le case che vorremmo.
E' l'architettura che si insegna nei nostri istituti ad essere vecchia, è quell'accanimento verso l'una o l'altra scuola che fa male a noi giovani.
L'architettura italiana non merita di essere discussa, e se non se ne parla, come del Catania in serie A, è perché è ben lontana da qualsiasi qualificazione utile.
Mi sembra non ci sia molto altro da dire.
Saluti, Falconh Viviana

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11/11/2003 - Paolo GL Ferrara risponde

La Sua opinione è legittima, sicuro, e da rispettare. Ora però mi dovrebbe spiegare quando è successo che io mi sia rivolto a Lei come se fosse "la prima imbecille con nessuna cognizione di causa"...Mi si può accusare di tutto, ma non certo di considerare gli altri imbecilli a priori, soggetti con i quali, solitamente, non dialogo nemmeno.
Che Bucci sia un ottimo maestro è la Sua rispettabilissima opinione e ne avrà tutte le ragioni del mondo. Ma se le ha inculcato che l'architettura italiana delle nuove generazioni non vale nulla, bè... che sia un ottimo maestro non è certo la mia opinione.
Terragni: sarebbe davvero eccezionale se scoprissimo dei giovani che progettano come Terragni! Ovviamente, visto che ha capito il senso del "progettano", inutile dirLe che non si tratta di copiare le architetture, ma i concetti, quei concetti che non sono stati per nulla "universalmente accettati".
Comunque sia, Le rinnovo l'invito ad avere un dialogo diretto. Magri riusciremo ad intenderci meglio.
Comunque, grazie per il Suo intervento

Commento 471 del 05/11/2003
relativo all'articolo Lo sprawl della critica
di Paolo G.L. Ferrara


Io credo invece che Federico Bucci abbia diritto ad omettere o tralasciare ulteriori chiarimenti su una posizione che è già di per se chiara: "chi conosce, sa" come dice Lei.
Anthitesi nasce come luogo di scontro fine a stesso o si propone di costruire uno spazio edificante e capace di approfondimenti culturali?
Perchè gettare ombra sulle parole del critico Bucci, se l'opinione che l'architettura italiana sia, nell'ufficialità, in ibernazione è una realtà e non un colpo di pistola al vento come vorrebbe farci credere? perchè invece, non cogliere l'occasione per chiarire a modo proprio una posizione comune?!
Da studente, mi risulta infruttuosa la lettura di un'articolo che in 9836 battute non dice altro che '"Anche in un "editoriale in breve", il critico ha il dovere di scendere nello specifico e chiarire i termini dell'intervento. Bucci non lo ha fatto, ma sicuramente senza dolo. L' editoriale in breve non concede molto spazio per potersi spiegare chiaramente".
Perchè il compito di un critico che le sembra non essre stato assolto nell'editoriale in questione non lo assolve Lei che con il suo intervento non ha, a mio parere, fatto luce su nulla???!!!
L'editoriale di Bucci occupa ben meno spazio del suo intervento e dice molto di più.
E, mi permetta, trovo ridicola la conclusione del suo articolo: "...d'altronde, la sintesi critica zeviana è cosa difficile da emulare", dato che l'oggetto della critica non è quello zeviano, e Zevi non c'è più, e se anche ci fosse ancora, nelle sue ultime pubblicazioni la chiarezza, l'esaustività e la concisione risultano caratteri assenti. Sarà proprio perchè è diventato più difficile e intelligentemente inaccettabile una posizione categorica e immobile sui fatti architettonici?!
Io sono una di quelle giovani che ha bisogno di una critica costruttiva per crescere positivamente e dalla mia posizione giustifico le parole di Bucci, anche senza approfondimenti. Va bene così: sono anni che al Politecnico di Milano ci si ostina ad idolatrare vecchie personalità che hanno fatto storia ma che oggi devono lasciare la contemporaneità per dare spazio alla nuova cultura del costruire. Alla vera nuova cultura. Questo, Federico Bucci lo sa bene, e spero anche Lei.
O forse il suo articolo nasconde il risentimento verso parole che sente ostili alla vecchia scuola?
E' questa una delle cose poco chiare del suo intervento. si spieghi meglio.

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5/11/2003 - Paolo GL Ferrara risponde

Leggo le Sue critiche e mi sovviene il sospetto che non abbia approfonditamente letto il mio articolo, ma si sia esclusivamente limitata a contarne le 9836 battute. Comunque sia, mi lascia ancora più sorpreso che si continui a leggere tutto quanto pubblicato su antithesi quale fosse un attacco ad personam, il che è un vero limite, perchè se s'intendesse il nostro modo di "fare la rivista" non come "luogo di scontro" ma, appunto, di confronto, bè, tutto sarebbe molto più fruttifero, indubbiamente. Ora, visto che Lei è certamente studentessa di Bucci, e mi fa piacere che lo difenda esprimendo la Sua opinione, ma perchè mai non risponde anche Bucci?
Non dico e non chiarisco nulla?
Se Lei leggesse meglio il mio articolo si accorgerebbe che si va a fare una critica approfondita della questione "architettura italiana"; in più, se è diritto di Bucci dare per scontato qualcosa (dunque, non approfondendo), il diritto è anche mio, no?
Di più: se usasse la struttura del giornale on line così come andrebbe usata, si accorgerebbe che gli approfondimenti ai temi si trovano sparsi in numerosissimi articoli, rintracciabili anche per tema grazie al motore di ricerca.
La realtà è che Bucci ha esaltato la Biennale ma si è esentato dal parlare degli italiani: forse che i giochini cattedratici abbisognano di "essere amico di tutti"?
Zevi: "...Zevi non c'è più, e se anche ci fosse ancora, nelle sue ultime pubblicazioni la chiarezza, l'esaustività e la concisione risultano caratteri assenti." Credo che Lei sia la 9836 esima "critica" di Zevi...morto. Sì, perchè quando era vivo, bè, tutti quelli che ora straparlano non avevano il coraggio di dibattere con lui. La Sua critica postuma è davvero fuoriluogo, almeno che Lei non ci scriva un pò più approfonditamente e rintracci la mancanza di chiarezza, esaustività e concisione del vecchio e stanco Zevi.
Politecnico: bè, casca male a criticarmi, perchè se c'è qualcuno che è stato sbattuto fuori dal Politecnico perchè attaccava i baronati, i clientelismi, le raccomandazioni, le fasulle scuole imputridite, sì, sono proprio io.
Dimenticavo: se le parole che io sentirei "...ostili alla vecchia scuola " vogliono riferirsi alla mia difesa di Zevi, s'informi: se c'era qualcuno che combatteva le vecchie scuole era proprio Zevi.
Mia gentile lettrice, non ho alcun risentimento verso nessuno; piuttosto, da quando antithesi è on line, ci sono parecchi che ne hanno con me. Ma difficilmente, molto difficilmente, decidono di dirmelo in faccia. Lei lo ha fatto e di questo Le faccio merito.
E mi piacerebbe incontrarLa per potere approfondire il tutto. Se lo deisdera, sono pronto.
cordialità<