Giornale di Critica dell'Architettura

20 commenti di Fausto D'organ

Commento 350 del 24/05/2003
relativo all'articolo Critica e web: le proposte di Luigi Centola
di la Redazione


Sto leggendo di cose buffe qui; più buffe dei miei stessi Commenti (che pare non abbiano valenza di Titolo Universitario!); e persiste un magnifico fenomeno: tra queste pagine mi sento come a casa (nelle prime ed in quest'ultima nessuno mi dà retta!). AntiTHeSi, in aggiunta a ciò, è strana ultimamente! E il "Saggio" dice "[...]se non si guarda alle differenze non si capisce nulla[...]" ... Tra il maggio e il giugno del 2001, ricordo, ero disperatamente in dubbio su ogni mia cosa: una Tesi di Laurea improbabile, per un improbabile Ingegnere, per un'improbabile bagaglio di sogni e passioni. Ero in stallo mentale; navigavo in internet, ubriaco perso: ne percepivo la potenza mediatica, la ricchezza di inputs; mi pareva un luculliano laboratorio di alta pasticceria! ... In quelle settimane Luigi Prestinenza Puglisi ed io, due perfetti sconosciuti (l'uno all'altro e viceversa), ci scambiavamo e-mail stile studente<>professore: Lui mi aiutava a capire alcune cose, io facevo domande e ottenevo direzioni e parole sulle quali non ho forse mai riflettuto come avrei dovuto. In quelle settimane, Celestino Soddu ed io (altri due perfetti sconosciuti, l'uno all'altro e viceversa), ci scambiavamo e-mail in cui io cercavo di ottenere la demo di un suo software morfogenetico, e Lui sottolineava civilmente che 'sto software "era solo suo", e sussurrava (dal Giappone) paternamente alla mia coscienza che io non avevo alcun bisogno di esso per dare forma alle mie idee. In quelle settimane Antonino Saggio (perfetto sconosciuto Lui per me, io per Lui), giustamente preso dalle sue cose, non mi cagava di striscio: pur percependo (date le indiscutibili sensibilità ed intelligenza, accreditateGli dal sommo Zevi) il mio disagio ed il conseguente bisogno di una Guida (seppur digitale ed a sprazzi), Lui mi liquidò con una frase del tipo "[...]ho scritto di queste cose, [...]si legga le fonti contenute nel mio Sito e rimanga sempre connesso; la saluto[...]"; ed io rimasi sempre connesso, e "scaricai" il suo sito, e lessi le sue cose. Tuttora le leggo! ... Tuttora ricordo, come se fosse ieri: contattai Sandro Lazier che sornione e duro come il granito mi bacchettava a suon di "[...]dai giovani ci attendiamo risposte, no domande!", o Paolo Ferrara che affermava "elabora e collabora!" ... Strani tipi 'sti due, mi dicevo: s'inkazzano facile! vanno contro!? e perchè? per cosa? scrivono pesantezze, ma con leggerezza d'animo (tipica di chi non ha niente da perdere o di chi non ha ancora niente da conquistare!?) ... antiTHeSi? ... mah!? vediamo un po'! Scaricai il necessario per riempire 144 pagine di stampa: articoli, dibattiti, fonti della critica, analisi di eventi, ecc. Mi ci addormentai sopra un paio di notti, e mi risvegliai nel caldo di pensieri vivaci. Fu, forse (ma non ci credo più, ormai), la goccia che riempì l'assenza dolorosa acquisita dalla non curanza umana sui "sapienti bordi romani" e finalmente risanata tra i lidi dell'altitalia! Forse (illuso, io!) fu la rabbia che mi facevano la scontrosità e la rughezza dei modi di Lazier, forse fu lo stimolo a fare (mah!?) che mi veniva dall'entusiasmo di Ferrara ... Raggranellai tutto quello che avevo nel sacco e manipolando mega e mega di dati e immagini mentali, mi liberai dalla morsa della sfiducia ... Oggi, 24 maggio 2003, sono immune all'ebbrezza web: navigatore pasciuto, io, colgo ciò che mi pare da dove mi pare, saccheggio e manipolo, come fate Voi, un pò tutti direi; sono di nuovo eroso da dubbi, ma ho smesso di sorprendermi di cose buffe come la pubblicità al tal libro insignificante di un certo "tal dei tali" in un media "tal dei tali" da parte di un conduttore "tal dei tali" che dallo stesso autore del libro s'è fatto riordinare e arredare la casuccia romana da 500.000 euro ... ho smesso di sorprendermi di come si riesca a ricevere, anche così facendo, attenzione da tutti affermando che il futuro dell'interrelazione casa_uomo_città risiede nell'appiccicare schermi su facciate di edifici classici rovinate dallo smog e permettere a chi è imbottigliato nel traffico delle 20:00 di ascoltare e vedere Mentana su membrane che affogano pietre centenarie alle quali non si riconosce altro diritto che quello di reggere i sipari elettronici della loro ultima rovina. Non mi sorprendo più di queste cose buffe e di cento altre, e senza sorpresa scorgo oggi, 24 maggio 2003, un Lazier fantasma ed un Ferrara affaticato. Un'antiTHeSi diversa: fatta di decine e decine di commenti al margine del niente; decine e decine di articoli spenti (che valgono da Titolo Universitario per i giovani rampanti che li digitano); decine e decine di pagine regalate alla polemica secca. Qualche settimana fa manifestai a Paolo il mio disagio a stare tra persone che parlano ognuna per i fatti suoi o soltanto coi pluridecorati oratori digitali par loro, elargendo indifferenza a tutto il resto, a pulci parlanti dal dito facile e senza cultura come me, per esempio. Ora invio questo contatto per manifestare il sempreverde d

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Commento 347 del 21/05/2003
relativo all'articolo Critica sul web come al Drive In?
di Paolo GL Ferrara


[...]E visto che ci siamo, apriamo (se Vi va) un altro capitolo! Guardandomi in giro e ascoltando qua e là, mi è capitato di sentire di alcuni fatti e di intravedere le carte ad essi relativi, che lasciano scorgere un positivo "indotto" o "relazione di ritorno" dell'attività scribacchina digitale...: la "Valenza di Titolo", nella fase di analisi dell'attività di studio e ricerca, personali o di gruppo, per "Acquisire Punteggio" nella corsa all'accaparramento di un posto di Ricercatore (per esempio). Quindi l'upload di articoli, saggi, esperimenti scrittografici ecc., sta configurandosi, con estrema rapidità, come pubblicazione digitale (gratuita e democratica) da citare ed esporre a sostegno di una propria maggiore qualificazione agli occhi di una commissione esaminatrice in sede di Concorso per Dottorati, Progetti di Ricerca Universitaria, ecc. Ciò, come è naturale, apre scenari affascinanti, ma pericolosi: uploaddare un proprio scritto digitale su una rivista come Arch'it, DomusWeb, Arcadata ecc., o in aree web universitarie di un certo spessore cibernetico, sta per equivalere a pubblicare il medesimo scritto cartaceo su Abitare, Domus, Costruire ecc., o a consegnarlo al tipografo per crearne qualche centinaio di copie in formato libricino da distribuire nei Salotti di Buona Cultura o tra gli Amici e i Conoscenti degli Amici. L'unica differenza è che un povero cristo di ragazzo sveglio senza un euro, ma con molte buone idee può farsi strada sul web, e ora anche fuori dal web, con una velocità impressionante, mentre sfiorirebbe, appassirebbe e stagnerebbe nel circuito cartaceo di casta. Ad un concorso per Ricercatore i soliti Secchioni Sostenuti si ritrovano ora "insidiati" da nuovi Secchioni Autodidatti, Cybersostenuti e Webmuniti che con qualche centinaio di pubblicazioni digitali approntate in proprio e/o sotto le gif animate di neomarchi internettiani proprietà di digitalmecenati, e col contorno di una tesi di laurea ben riuscita, di qualche collaborazione cartacea sotto l'ala protettrice di Proff. di turno che credono nelle loro capacità e con un lavoro di Dottorato maturo e forte..., bruciano le tappe, rapidi come il vento, e a colpi di sane mazzate di neoculturadigilarchitettonica fanno cappotto a quarantenni sfortunati che si sporcano le punte delle dita con internet solo per scaricare la posta. Lo scenario sembra troppo farcito di francesismi e frasi ad effetto? Forse. E' mia abitudine megalomaneggiare le parole. Ma resta la sostanza di fatti che lasciano ben sperare sulla morte rapida di una Accademia descritta da Voi come nepotistica, mummificata, piramidale, massonica ecc., e sulla nascita di una nuova Accademia giovane, attiva, esaltata, florida e... e... e digitalimpastettata, internettisticamente selettiva, carnalmente gerachizzata su layers di favori cibernetici scambiati al ritmo dell'ADSL...; Accademia che, a rigor di logica democratica, conserva un Posto al Sole anche per Uno come me (qualora io stesso riuscissi a mettere la testa a posto sui libri e smettessi di connettermi al mondo distrattamente), o come Botta, o come Dolce, o come Lazier, o come D'Angelo ecc. La questione, portataVi innanzi in modo succinto, è in buona sostanza celata nel NETcircuito citato da Paolo Ferrara e provoca, in buona sostanza, reazioni allergiche sul duro cuoio dei Proff. che, però, costretti dalla moda, sotto l'effetto calmante di farmaci a base di tolleranza e finta apertura mentale (nella convinzione che si tratti di una "cosa passeggera"), accettano i CdRom allegati ai Pacchi dei Concorsisti, i curriculum affogati in righe e righe di URLs a cui indirizzarsi per saggiare le fatiche citate su carta, ecc. ecc. C'è una Rivoluzione in atto. Tale Rivoluzione può stendere il tappeto rosso al passaggio di testimone al quale Botta e Co. accennano. Tale Rivoluzione è protetta col silenzio dal NETcircuito; io, forse, sto rischiando la Vita Cibernetica nell'inviare questo Commento a margine; però, preso dalle grida di attivismo liberate da Paolo Ferrara, mi sto lasciando andare a quella che AlexDrastico catalogherebbe, non tanto per il senso delle mie parole, ma per gli svantaggi dell'aprire un Vaso di Pandora, nello Scomparto Cazzate, accanto alla frase "[...]Nazzisti Rossi Amici di Mieli[...]"... Vi saluto! - f.d'organ

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Commento 344 del 20/05/2003
relativo all'articolo Critica sul web come al Drive In?
di Paolo GL Ferrara


Salve a Tutti Voi. Il Circuito di aree web che vivono di parole sull'architettura (costruita o soltanto pensata) è nido d'informazioni e spunti riflessivi che necessitano di un bagaglio culturale e di un affinamento sensoriale che poche persone hanno. Target prioritario dovrebbe essere lo studente "medio" (in senso statistico) che studia per arrivare ad esami di storia dell'architettura, di composizione architettonica, di teoria della progettazione, di tecnologie costruttive, ecc.
Tali studenti, il più delle volte, sono avvolti da totale disinteresse per le questioni gravi del progettare contemporaneo e pensano che l'unico loro "dovere" sia quello di non fare nulla che non incontri la simpatia del proprio Prof., di disegnare "le stesse cose" che il Prof. fa vedere a lezione, di "tagliare ed incollare" pezzi di progetti dei Maestri sul loro "foglio di lavoro". Chiedo il conforto di una confutazione totale, ma nel frattempo affermo che questa è la politica latente di avvicinamento alla progettazione avallata dalla moltitudine - le aree attive in internet e citate da Paolo Ferrara sono archivi di potenziali "stimoli ad aprire gli occhi" che arrivano soltanto a chi gli occhi li ha già aperti (o mezzo aperti), ma gli studenti affrastellati a concludere Corsi intensivi ed a prepararsi per esami stile Liceo (temporalmente e didatticamente parlando) questo mondo di idee (buone e meno buone) non lo sfiorano nemmeno:non ne hanno il tempo. Pensano a togliersi di mezzo gli esami succitati e a pensare ad altri esami più duri e meno accessibili (ci siamo mai chiesti perchè al CEPU non si è mai visto un Tutor Guida che insegna materie inerenti all'architettura?). Gli esami ICAR "si passano facili", si passano e lasciano il posto, nella mente degli studenti, ad altri esami: tutto è definito per scomparti; poche volte s'incontrano ragazzi che si sforzano di far comunicare ambiti diversi, di legare trasversalmente gli esiti concettuali dei loro studi. In quest'ottica che, mio malgrado, mi ritrovo ad adottare per scorgere un mondo che secondo alcuni è pieno di speranze, mi accodo alle parole sincere di Paolo Ferrara chiedendo se sia il caso, o meno, di rendere più didatticamente assimilabili le esternazioni di tutti coloro i quali vogliono, nelle aree web in oggetto, parlare di architettura; chiedo se sia possibile, o meno, approntare filoni di approfondimento iniziati e portati a compimento (parziale e/o totale) con lineraità e chiarezza in modo tale che tutti i giovani alle prese con lo studio, genericamente indirizzati alla ricerca digitale, possano imbattersi in essi e iniziare a raccogliere, con libero arbitrio, tutti i "metalli preziosi" che formeranno le loro idee. Mi chiedo se sia ammissibile o meno rendere le matrici democratiche da cui nascono le aree web in questione, astruse e chiuse ai più ancora deboli ed in erba progettisti del futuro, e floride e malleabili alle poche muscolose e narcisiste menti critiche del nostro Paese. Mi viene da pensare ai 764 Mb di dati presenti nel sito del Prof. Saggio, agli oltre 10000 files presenti negli archivi di Arch'it; quanto ben di dio a cui pochi attingono!: i pochi di Saggio; i pochi del circuito a cui accenna negativamente Botta; i pochi studenti d'architettura sparsi qua e là per lo stivale; i pochi Prof. furbacchioni che "scopiazzano" metodologie per "architettare il palinsesto" di Corsi appena attivati che loro hanno avuto la fortuna di dover portare avanti - mi viene da pensare alla definizione, più ricorrente, usata per indicarVi tutti: "ESALTATI" - definizione, eco di un rifiuto accademico ormai stracitato e straevidenziato; però, pensateci un attimo, fate finta di essere "lo studente medio" (in senso statistico), fate finta che il vostro Prof. "medio" (in senso statistico) affermi "con misericordia cristiana", dietro la vostra "distratta" citazione di taluni L. P. Puglisi, S. Lazier, P.G.L. Ferrara, F. Barzon, G. Lynn, A. Saggio, M. Novak ... ..., "[...] questi, ragazzo mio, sono degli esaltati! [...]" ...voi che fate? seguite gli stimoli di questi esaltati "rischiando" di lavorare su spunti progettuali che vi frutteranno un 23 all'esame (che in un esame ICAR è come una bocciatura) o seguite le mature e posate indicazioni del vostro Prof.? - desiderando la confutazione totale di quest'atmosfera descrittaVi, faccio l'ultima domanda (con tono profondamente solidale e solo superficialmente scortese): se non riuscite a far arrivare nel grembo creativo dello studente medio tutte le preziosità del Vostro saper vedere e capire l'architettura, che diavolo di utilità potete riconoscerVi? - f. d'organ.

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Commento 300 del 19/03/2003
relativo all'articolo ATTACCO A URUK
di Comunicato della Redazione


CI SONO UNA QUINDICINA DI GUERRE IN QUESTO MOMENTO SUL NOSTRO PIANETA. E' QUESTA UNA CERTEZZA LATENTE NEL NOSTRO QUOTIDIANO AFFOGATO D'IMPEGNI ED IPERTESO: POCHI DI NOI UTILIZZANO QUALCHE SECONDO DELLA GIORNATA PER PENSARCI. VIVIAMO NEL DANNO CHE INCONSAPEVOLI PROVOCHIAMO IN QUANTO ESSERI UMANI: UN DANNO POLIMORFICO E INARRESTABILE; UN GRIGIORE PERENNE CHE CI COPRE LA VITA. VITA CHE SCORRE INQUINATA. VITA CHE E' OPACIZZATA DA MILIONI DI CARCASSE DI ERRORI E DELITTI... ANTITHESI, TRA LE TANTE, SAREBBE LA CARCASSA MENO IMPORTANTE; SAREBBE LA VITTIMA ARBITRARIA MENO PREZIOSA.
UNA LEGGERA E MOMENTANEA AMAREZZA MI COGLIEREBBE, MA, SAREBBE IL TEMPO DI UN CLIC. LE AMAREZZE CHE INTORPIDISCONO LO SPIRITO SARANNO PER NOI TUTTI, SEMPRE E COMUNQUE, ALTRE.

LUNGA VITA AGLI ANTITHESIANI.

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Commento 276 del 02/02/2003
relativo all'articolo Architettura o dell'antropologia?
di Guidu Antonietti


L'ARCHITETTURA DIGITALE?
Ecco un inizio pericoloso! Urge un rapido disinnesco: l'architettura digitale è un'etichetta. L'etichetta serve a due cose: catalogare e vendere. I responsabili dello spazio antiTHeSiano non vogliono vendere nulla, ma hanno accettato di offrire una zona di pseudocatalogazione; antepongo "pseudo" per manifestare quella che penso sia una sensazione di noi tutti (Paolo e Sandro in testa) riguardo alla flebilità della parola "catalogazione" in questioni come questa (flebilità che incita a sostituire "catalogazione" con "comunicazione"). Taglio corto, sforzandomi di scrivere in italiano e di non permettere che le mie lacune culturali (effetto della giovane età e dell'indole distratta) mutilino i miei pensieri, e affermo che le uniche architetture digitali che conosco sono i portali degli I.S.P. (i fornitori di servizi internet), alcuni siti web in tecnologia java, flash e vrlm, i videogiochi e certe installazioni modaiole d'arredo per interni (ed esterni) che senza elettricità sarebbero, purtroppo, mucchi di ferraglia giustapposta, costati un patrimonio. Tutti esempi in cui l'azione di etichettatura è efficace per ambedue gli scopi (catalogare e vendere). La Casa, il Palazzo per uffici, il Museo, il Camposanto, il Parco, il Quartiere... sono architetture "altre" rispetto alle precedenti, sono urbatetture (un'altra etichetta) lapidee, metalliche, vetrose, ibride, ecc. I progettisti di architetture di tale natura, predisposti psicologicamente, culturalmente ed emotivamente (e necessariamente capaci di usare, con le proprie mani e la propria testa, i computers e le piattaforme software più indicate allo scopo (senza "sfruttare" le mani e la testa di neolaureati smanettoni, magari freschi di Masters in Architettura Digitale!)) a innestare genomi informatici nei propri flussi creativi, tali progettisti, dicevo, daranno alla luce fabbriche con intime fibre digitali sostanzializzate in metri cubi di cls con Rck attentamente scelta, in quintali di maglie di BAM FeB44k giustamente conformate, in vetro, profilati di Fe classe 510, ecc. L'indotto dell'evoluzione digitale su architetture di tale natura si rintraccia nei modi di pensarle, comunicarle e costruirle. PENSARE COMUNICARE COSTRUIRE. Parole che portano sostanza. Sostanza: materia: ente vivibile, tastabile, odorabile, degustabile. Avrei piacere (e sono sicuro che cominciate ad averlo anche voi!) a fermarmi qui, perchè sento di aver già detto l'essenziale, ma un bastardesco istinto mi spinge a procedere. Certo del fatto che scopro l'acqua calda nel puntualizzare che "Casa" e "WebSite" (DOMUS e X-BOX) sono umanamente antiTHeTiche ma oggi geneticamente compatibili (OGGI GENETICAMENTE COMPATIBILI), vado avanti per nuclei sensibili, cioè per brevi pensieri che necessiteranno di quel "parlare insieme" che pare non mi sia concesso (forse non ne ho diritto), ma che continuo a desiderare (sennò avrei smesso da un pezzo di inviare commenti!); nuclei che ammalappena accenno a coagulare per partito preso, perchè tutto 'sto "parlare da solo" mi sta creando frustrazione. [1°NUCLEO] - LA DOPPIA REALTA' - [1]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha smesso di amare l'architettura, o per chi non ha mai imparato ad amarla! I cervelli positronici di Asimov sono ora realmente al servizio degli uomini che ambiscono a colmare i vuoti del loro essere nel mondo con i prodotti delle metafisiche elaborazioni numerico_binarie di un ammasso di rame e silicio. Progettisti che sorprendono se stessi a fare un lavoro al quale intimamente sentono di non poter offrire nulla d'originale, perdono letteralmente la testa per questi giocattoli multimediali che sfornano architetture a comando in molto meno tempo e con un'asettica precisione. Persone senza ingegno trovano il loro alter_ego tra le tendine di un'interfaccia di AutoCAD o del più allettante e seducente ArchiCad; persone d'animo leggero si divertono a fingersi creativi imprevedibili accostando, su un foglio da disegno virtuale, ammassi di codici, di segni, di membra d'idee d'altrui menti; persone, che nulla hanno imparato da coloro che in questo lavoro "socialmente utile" l'hanno preceduti, pensano che dopo 20anni e più sono tornati ad ammazzare il tempo con nuove versioni dei giochi di costruzioni della Lego e stavolta vengono pure pagati per farlo! Scenario raccapricciante!? Beh! È così che vanno le cose. Ed ecco apparire dappertutto nuove architetture tutte eguali, tutte egualmente prive d'amor proprio come chi le ha ideate, o fatte ideare da un Pentium fresco di fabbrica! Ed ecco altro spreco di spazio, spazio che poteva vivere meglio tra scenari che lo plasmassero in altro modo, spazio che poteva far vivere meglio coloro la cui esistenza è da esso in qualche modo plasmata. [2]I software di progettazione sono una manna dal cielo per chi ha voglia di trovare altra espressività per il proprio amare l'architettura, o per chi pensava che quest'amore potesse rivelare dei limiti interni! I cerve

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Commento 323 del 05/01/2003
relativo all'articolo Gehry, Hadid e Libeskind presi...Di Petta
di Paolo GL Ferrara


[arche-tipi stereo-tipi e...]
Semplifichiamo: l'archetipo è il "primo esemplare", il "modello"; se preferite, è l'essenza sostanziale infusa nell'inconscio collettivo che raggruma tutte le esperienze "del prima", e si manifesta come immagine primordiale ed elemento simbolico negli eventi "del poi"... dunque: sperare nella coagulazione di nuovi archetipi, che ci salvino dalle derive, è a dir poco ingenuo! la deriva ci serve; essa ci sta dando aria diversa con cui respirare speranza; essa ci fa barcollare e ci devia, le "passeggiate architettoniche" sono terminate da un pezzo: ora si corre, si sbanda, si va fuori strada e si scoprono nuovi sentieri, percorsi e abbandonati in un istante; il flusso è aperto da ogni lato e tutto è imbevuto di scoperte eclatanti e silenziose, immense e piccole; non c'è tempo per fermarsi a impacchettare "modelli" universali: nessuno, che io sappia, si arrischia a imbalsamare i fragorosi progettisti da voi citati, marchiandoli col timbro di consegna celere alla storia; la storia è appena cominciata, e se a molti l'imprevista durata di questo tumultuoso preludio (una trentina d'anni o poco più), procura senso di insicurezza e mancanza di "epidermiche certezze" alle quali attaccarsi per svolgere professioni parassite e appassite... beh! a costoro, penso, si possa dire soltanto - resistete, finchè potrete; presto il vostro supplizio si annacquerà - al di là di questi male abbozzati proclami rivoluzionari c'è solo un punto da chiarire: ad oggi, nessuna opera architettonica con una quarantina d'anni nelle membra può essere ritenuta "archetipo" della nostra società, ad oggi, nessun progettista con una sessantina d'anni nelle membra può essere ritenuto origine di formulazioni archetipe; perchè ci si vuole a tutti i costi convincere della necessità di approntare la ricerca di "modelli" con cui andare avanti? avanti dove, poi!? io non sento bisogno di "modelli", ed io mi disperdo in un mare di menti che non hanno bisogno di "modelli", e se gli acclamati progettisti da voi citati vengono (forse) scoperti a "sbagliare", ad inrinarsi nei rapidi movimenti della loro corsa... bene! siamo tutti contenti per costoro: liberi da responsabilità verso una società (fantasma) bisognosa di punti fermi, loro e noi altri, si continua a correre, a scoprire, a sbagliare, a recuperare terreno sul futuro in ristagno da un'ottantina d'anni! e poi, diciamocelo chiaramente, nel clima polemico che ci sorbiamo da tempo, la parola "archetipo" non viene certo presentata sul piatto d'argento: piuttosto la si confonde facilmente con quella di "stereotipo"... riduzione impoverita e vaga del nostro insieme di esperienze visive, tattili, in una parola, sensibili; forse non sono il solo a percepire la snaturata tendenza di alcuni a camuffare sotto sperati "modelli" altrettante anelate "forme convenzionali" da suggerire ed imporre "contro" ogni scelta personale; forse non sono il solo a percepire la voglia di alcuni (ancora troppi) di voler ripartire da statiche immagini mentali, astrattezze di pietra fissate nell'anima e non messe mai in discussione, roba dal significato immediato, la cui applicazione implica scarso lavoro di attenzione, di osservazione o di esercizio dell'occhio, della memoria e del cuore... molti "pigroni" vorrebbero ricominciare a "passeggiare in economia mentale": la questione non si pone! e così, tra una scaramuccia e l'altra, malgrado gli sforzi di questi "occhi spenti", sempre più sottile diventa il distacco tra "modello" (archetipo) e "modello fisso" (stereotipo)... secondo il mio umile sentire, in questo sta già la sconfitta di chi nutre speranze di stabilità in un periodo storico in cui la "metastabilità" è l'unica fonte di speranze.
cordialità. Fausto d'Organ]

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Commento 292 del 03/01/2003
relativo all'articolo L'architettura va alla guerra. Fuksas diserta
di Paolo G.L. Ferrara


L'architettura va al dolore: l'avanguardia di Libeskind.
Libeskind sa costruire sul dolore, sa costruire dal colore, sa costruire per il dolore. Ha affrontato (insieme a molti altri progettisti vaccinati) una dura prova portatrice di emozioni contrastanti (rabbia, pudore, violenza, tristezza, speranza, sconforto...); una prova in cui carnalità e spirito, simbolismo e materia, stanno avviluppandosi senza tregua e continueranno a farlo finchè l'uomo avrà memoria. Era richiesta la delicatezza di pensieri e la durezza d'atti, l'eleganza e la non ambiguità, l'affioramento della forza interiore e la sedimentazione amorevole su ciò che non si può più celare. Nascerà una "tomba" che ha la medesima scala evanescente delle debolezze umane, nascerà una "casa" che ha la medesima scala delle conquiste futuribili di una società rinascente, nascerà un "nuovo cuore" che catalizzerà brividi di paura e di potenza in ognuno di noi. Dopo migliaia di anni ecco, forse, una nuova piramide.

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Commento 275 del 02/01/2003
relativo all'articolo Master Digitale
di Mara Dolce


Parole Chiave(4) [CATEGORIE GENERATIVE]
[...]UTOPIA - volenti o nolenti stiamo condividendo l'atto di apertura di una porta e se ci pensate bene l'apertura delle porte ha un qualcosa di mistico: ha il profumo dell'ignoto, dà la sensazione di entrare in un momento nuovo, un nuovo aspetto della vostra vita. Comprende istanti di gioie pure: riscoperte, avventure, contatti insperati... L'apertura di una porta cambia e ridistribuisce le forze umane, può nascere nei movimenti di una matita su un foglio bianco, nel passaggio del mouse su aree sensibili del nostro cyberspazio; può cominciare sulla traccia che da un'infanzia di significati toccherà pietre miliari dense di stimoli a procedere, segni d'una crescita verso la maturità, quale che sia il significato di questa parola. Un sogno, una primavera e come ogni primavera ha la sua gloria, una gloria potrebbe essere facile ammirare scoprendo che camminare sull'acqua non è difficile, basta sapere dove sono i sassi.

INTEGRATO - unito a PROGETTAZIONE e ad ARCHITETTURA costituisce una locuzione basilare che poche volte si scopre scheletro di un'azione progettualarchitettonica; è la chiave di volta che tiene su il palinsesto esecutivo del PROGETTISTA VERO; asserzione, questa, inattaccabile quanto adombrata dal bla bla generale. Nel ricordarla a me stesso e ai più che distrattamente s'accorgono della presenza di questo commento in ambiente antiThesiano, ne amplifico alcuni (solo alcuni) contorni mescolando vecchi e nuovi ingredienti che testimoniano quanto l'architettare sia aaltianamente "très difficile"... Dunque... Che cosa abbiamo... Ah! Sì...: Ricerche ed Analisi Contestuali, Concretizzazioni e Sperimentazioni, Verifiche e Reinvenzioni, Progettazione Generativa, Modellazione Virtual-3D, Pacchetti IperMediali Descrittivi, Progetti Preliminari, Progetti Definitivi, Progetti Esecutivi, Controllo delle Costruibilità Tecnico_organizzativa, Progetti Costruttivi, Organigrammi di Realizzazione, Schede di Produzione, Programmazione Operativa (analisi WBS, costruzioni PERT, CPM, GANTT, analisi Produttività), Organizzazione e Gestione della Qualità (analisi Rischi, Piani di Controllo e Prevenzione, analisi Costi, Piani Tecnico_economici)... Oops!? Quasi dimenticavo... Analisi delle Funzionalità Strutturali e delle Tecnologie Edilizie del Passato, Studi di Restauro, Diagnosi e Consolidamento, Modellazione Numerica e Fisica, Analisi dei Sistemi e delle Tecnologie Moderne per il Restauro e il Risanamento... Riprendiamo un po' di fiato!? E mentre state intimamente ringraziando il cielo che esiste il computer, non fate finta di non aver letto!

ESTENSIONE - preso fiato dall'alto di questa pietra dominante che grava sui nostri stomaci, rilancio la serie di parole chiave; Sant'Agostino, uno dei massimi filosofi dell'antichità cristiana, definendo il tempo, parla di "exstensio animi" (estensione dell'anima). Secondo questo pensatore tutto casa e chiesa, il tempo esiste solo nell'anima, come percezione che l'anima ha del passato, del presente e del futuro. Adesso proviamo a estendere questa metafora anche all'idea che noi abbiamo dello spazio: non è solo lo spazio fisico ad essere reale, ma anche tutti gli spazi che esistono e prendono vita proprio nelle percezioni che ne abbiamo. Così entriamo (ammesso che ne siamo mai stati fuori!) nel "non_luogo" del delitto perfetto, dove l'unica cosa imperfetta e limitata risulta essere proprio la nostra immaginazione. Un mondo affascinante e diabolico si estende in noi, e lo schermo è la nostra prima interfaccia d'immersione, ed ovviamente di interattività, con una realtà in cui non ci sono né apparenze né essere, non esistono "ombre" platoniche, ma trasparenza totale.

VELOCITA' - penso che vale la pena di credere fermamente alla necessità dell'apertura verso una società che non può limitarsi ad approfondire un concetto alla volta, una società che deve recepire in contemporanea più messaggi pregnanti anche molto diversi tra loro, una società che usi i media come i cavalli di battaglia per una vittoria sull'alienazione ed il ristagno. Credere nell'energia di pensieri che nascono e crescono in una terra di emozioni ossigenate dall'alito perenne della sorpresa, un'ipersuperficie di concetti, forme ed emozioni che abbia un appeal inconfutabile per un target d'individui polimorfici e mai passivi. L'uso dei vettori multimediali nell'arte è l'effetto di una poetica dell'avanguardia di un'era lontana dipendente dalla necessità dell'inconscio di fuoriuscire attraverso una performance creativa e di essere sensibilizzato da tecniche liberatorie. Le distanze si annullano, il libero accesso è il paradigma, la rapidità è la fibra che pervade ogni istante creativo: non scompariremo nell'infinito ma ci moltiplicheremo, non sarò più "uno" solo ma sarò "due", "quattro", molti "miliardi".

ORGANO - si appronta il "codice genetico", si "architetta" il Dna di un ente che indagherà a fondo la ricchezza dell'interazione tr

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Commento 250 del 01/01/2003
relativo all'articolo Master Digitale
di Mara Dolce


Parole Chiave(2) [CATEGORIE GENERATIVE]
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TRA - proliferano sempre più i collegamenti orizzontali tra le fantasie, gli atti del quotidiano abitare e le esigenze comunicative: la trasversalità appare come un imperativo categorico che diventa equazione per rappresentare la "iperdimensione" del vissuto; iper come alterazione, iper come qualcosa che si solleva dai conflitti del mondo, iper come liberazione e deterritorializzazione dell'oggetto e dei soggetti. Alle sostanze quotidiane si sostituiscono "i rapporti", alle forme della consuetudine si sostituiscono "le immagini": si stanno forse rifiutando i capisaldi della realtà? Forse si sta solo cercando una diversa chiave di decodifica dei sistemi di conoscenza: si smaterializza per trovare l'essenziale. E l'essenziale si può percepire "tra" una sostanza e l'altra, "tra" una forma e l'altra: in-between. La matrice interstiziale di ciascuna struttura reale dis-giunta dalla significazione è l'ente n-dimensionale che può inviluppare, in modo abitabile, soggetti e oggetti, deviare le percezioni e sovrapporre esperienze fisiche.

VIRTUALITÀ - essa è un'estensione di tutto ciò che è realtà come sostiene Gilles Deleuze. In essa e per essa prendono vita, in tempo reale, forme di coscienza, di espressione della coscienza, basate su linguaggi. In essa si compie il delitto perfetto: è in grado di realizzare i nostri sogni, facendoli rimanere ancora sogni, ma con maggiore corporeità. La virtualità sta nel desiderio e si desidera ciò che ci manca (la mancanza è virtualità). Con essa è possibile soddisfare il bisogno di comunicare, esprimere desideri e, a volte, riuscire a realizzarli. La virtualità nasce dall'assenza, dal non potere, dai limiti: cresce ricreando legami, potenziando e liberando.

RETE - i computer collegati su internet formano una specie di intelligenza, una memoria collettiva: si utilizza un prodotto dell'uomo (il digitale) come strumento di una nuova dialettica interna alla struttura delle cose. La pervasività trasversale delle tecnologie dell'informazione nuclearizza comunità virtuali che si scambiano inputs alla velocità di 300000Km/sec, velocità che, però, sarà sempre inferiore a quella della "vicinanza", della comunicazione faccia a faccia, sintonizzata sulla rete della mentalità, dei modi di essere, delle sensibilità, rete interna all'ecosistema delle relazioni e degli incontri sociali. C'è, allora, un rapporto da affrontare: quello tra "globale/virtuale" e "locale/reale".

CORPO - si è detto di esso che "limita le ambizioni architettoniche" e che, per contro, "l'architettura lo viola con la propria presenza". Ma, si può vedere l'edificio come un "sensore" che ci mette in contatto col mondo? ...Si è detto anche che il fantasma intrinseco del corpo ha una tendenza irrefrenabile ad espandersi, ad integrarsi a tutto ciò che gli è esterno. La sua pelle si estende all'interno dello spazio circostante così che ogni azione, d'ora in poi, avrà luogo "nel" corpo stesso. Mi viene da fare un'analogia coi balzi asimoviani: protendendomi ad un "nuovo edificio" che consente questa espansione sensoriale, il luogo in cui mi troverei diventerebbe un oggetto minuscolo, un ente in cui, cioè, non esistono gli effetti relativistici dell'universo usuale. Da zona[r] (relatività) a zona[i] (iperspazialità). Il valore del movimento nella zona[i] è zero (io non mi muovo); in rapporto allo spazio la mia velocità è infinita. I miei occhi diventano le mie mani e i miei piedi. L'edificio non mi viola perché sono io stesso l'edificio. Io non ho limiti in esso, esso non ha limiti in me. E, allora, il camminare e il correre potrebbero essere intesi come casi particolari di un cadere in aree senza orizzonte, né orizzontalità? Il non equilibrio è la vera base di un edificio?

CASA - muoversi, camminare, dormire, lavarsi, mangiare sono atti che comunicano; costruire una casa è esprimere un messaggio, è come lasciare delle tracce per farsi trovare. La casa. La stanza. Materia grezza ed imponente dello sviluppo urbano, elemento povero, forse, rispetto ai tanti Guggenheim che si vanno auspicando nei grandi concorsi internazionali. Elemento ancestrale di un uomo che tende a vivere in uno spazio chiuso, limitato, col bisogno di avere attorno a sé una barriera che delimiti l'area che ha occupato, lo separi e lo protegga da un qualcosa che nel momento stesso in cui viene tracciato il confine diventa "altro", "diverso". Ma oggi è ancora così? I processi di smaterializzazione stanno aggredendo l'abitare alterando il rapporto tra identità del suo abitante e le condizioni al contorno (tecnologie, economie, tradizioni...)? Si sta modificando l'interazione tra spazio interno e spazio esterno? Si sta puntando forse all'"existenz maximum"?

NATURA - il rapporto con essa sta cambiando. L'uomo non le si riavvicina soltanto per creare una frattura dal mito industriale, ma per emularla come mai ha sentito di fare prima d'ora: i frattali, il D

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Commento 249 del 31/12/2002
relativo all'articolo Master Digitale
di Mara Dolce


Parole Chiave(1) [CATEGORIE GENERATIVE]

Mi permetto di prendere la coda del filone mentale iniziato da Furio Barzon su antiThesi, per aggiungere altra carne al fuoco di questo avvicinamento all'architettura digitale, sperando che lo stesso Furio si accodi a sua volta e che tanti altri facciano lo stesso, promuovendo l'espansione all'infinito di questa linea di riflessione... Comincio a lasciare, perciò, alcune "quantità rizomatiche", organi dialettici di riserva che potrebbero essere utili a me per il proseguimento del mio personale "viaggio" e a chi legge per iniziare a costruirsi (qualora partisse da zero come me) una personale sequenza di priorità di studio. E la prima parola chiave manifesta la natura stessa di questo contatto: prodotto sintetico (e/o sintetizzato) di un periodo di libertà, di un passaggio ad un nuovo campo che mi si è aperto sotto gli occhi nel bel mezzo di un'esplorazione senza scopo preciso. Una fortunata occasione per camminare, incontrare, osservare e pensare insieme con un'inaspettata moltitudine di viaggiatori itineranti che, per gradi diversi, già da tempo battono, in lungo e in largo, aree a me finora sconosciute. Spazi illimitati, isotropi, su cui poggiare idee volume, emozioni tridimensionali; zone in cui si ha la sensazione di poter imbattersi, da un momento all'altro, in uno di quei Maestri di fascino medievale coi quali si poteva parlare solo dopo aver attraversato baratri, sconfitto guardiani malefici, domato draghi, superate foreste incantate. Paesaggi di curiosità mi mettono in relazione con un esercito, che sta tenendo in assedio "il reale" con l'intenzione di portarlo alla resa incondizionata. Un rigonfio manipolo di simpatici eroi finti e sinceri cercatori senza paure, che mi stanno insegnando come il mondo non sia mai da leggere, ma sempre da scrivere. Le divisioni disciplinari appaiono per come sono: costrutti, esito di una scissione arbitraria di competenze e ruoli, spartizioni sempre revocabili che non riflettono alcuna verità scientifica. Non esistono fossi buii da saltare per spostarsi dall'una all'altra, ma sentieri nascosti da "illuminare" con pensieri e progetti. E l'ELETTRICITA' è padrona assoluta; è il sangue che scorre nelle vene di questo nuovo corpo di cui mi scopro ospite parassita. Mi sposto come un nomade, cambio luogo e ogni volta m'insedio in modo diverso all'interno di ambienti di vita sensoriale simulata che stanno restituendoci, sotto altra forma, una cultura tattile ormai dimenticata. Volo, atterro su un fiore, lo osservo, poi volo su un altro fiore e, per via digitale, prelevo qualcosa dal primo fiore e lo porto sul secondo: quindi con la combinazione dei fiori e del tempo passato su ciascun fiore, se ne crea un terzo, che è il risultato dell'"IBRIDIZZAZIONE". Questo contatto è frutto d'IBRIDIZZAZIONE. Di un processo di acquisizione d'informazioni, di riflessioni, di idee, di concetti altrui, immagazzinati, decodificati secondo intime matrici mentali ed assimilati come nutrimento necessario per continuare "il viaggio". Smetto di divagare e comincio, con più decisione, a restituirvi ciò che sto assimilando...
COMUNICAZIONE - ci è stato insegnato che perché essa si attui sono necessari un emittente un messaggio e un ricevente, si deve usare un unico codice linguistico e non ci devono essere interferenze. Ma cosa succede se il vettore del messaggio è esso stesso un'interferenza di codici? C'è ancora comunicazione? Il messaggio si modifica durante il trasferimento? Secondo me, il produttore perderà, in tal caso, il controllo del prodotto; diventa inconsapevole emittente di messaggi "altri" che proliferano dalla radice fornita, mentre chi li accoglie è inconsapevole chiave d'ulteriori sedimentazioni e affioramenti.

STEREOTIPO - maggiori sono i flussi di dati e immagini ricevuti più corposo, e inconscio, sarà il processo di "economia mentale" che ci fa ridurre gli elementi a forme semplici, usando schematismi, "modelli fissi" che tendiamo a trattare senza coinvolgerli in operazioni di smontaggio, sovrapposizione o intreccio. Tali modelli fissi sono la "realtà ridotta" (contrapposta a quella "aumentata") che "vediamo" intorno a noi. Si tratta di forme convenzionali suggerite dall'ambiente: messaggi trasferiti con linearità. Cosa succede se scegliamo di deviare dalla linearità? Si comincia a "osservare" invece che a "vedere"? Si mette in discussione il messaggio senza accettarne il significato immediato. E, secondo me, nasce l'interferenza dalla quale crescono le realtà aumentate.

SEGNO - s'interagisce tramite sistemi grafici, stratificazioni più o meno complesse fatte di segni che percepiamo con sensazione suggeriteci dall'ambiente in cui viviamo. La linea orizzontale ci dà una sensazione di fluidità e di calma: probabilmente sono gli spazi ampi che esistono intorno a noi a trasferirci questa sensazione; la distesa della linea del mare, delle pianure, dei laghi. Anche la nostra posizione di riposo è orizzontale.

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Commento 236 del 17/12/2002
relativo all'articolo Master Digitale
di Mara Dolce


Caro Sandro,
a distanza di circa diciotto mesi da quando antiTheSi, insieme ad Antonino Saggio, buttarono all'aria l'idea di un convegno internazionale sulla Rivoluzione Informatica da tenersi a Saint Vincent, inizi Lei a esporCi la sua personale interpretazione di "architettura digitale". Largo ai Padroni di Casa! ...poi, senza dubbio, anche gli ospiti di passaggio, primo fra tutti colui che scrive ora, sapranno accompagnare la dissertazione...

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Commento 235 del 17/12/2002
relativo all'articolo Master Digitale
di Mara Dolce


Inizio questo contatto salutando un Maestro Progettista che è da poche ore passato a miglior vita, lasciandoci (sul serio) ancora più soli in questa valle architettonica di lacrime: Vittorio De Feo, Professore all'Università di Roma, Tor Vergata. Molti di Voi l'avranno conosciuto personalmente, io soltanto attraverso libri, riviste, ecc.; di conseguenza non sono capace di aggiungere nulla di sostanziale a questo saluto, ed evito di continuare a sfiorare la Sua Immagine. [...] Vado a toccare il punto a cui appiccicare 'sto contatto. Quando ho letto del Master, ora oggetto di attenzioni, la mia prima reazione è stata di sorpresa: l'Inarch promuove un corso NON universitario di CAAD??? ... E sulla scia della prima sorpresa mi sono fatto prendere pure dall'entusiasmo leggendo della presenza di L.P.Puglisi e di M.Brizzi ...ma ...riflettendoci su un poco ho avuto la spiacevole sensazione che da questo corso di formazione post universitaria (esterna all'università) sarebbero usciti pseudo esperti di "digitalizzazione" di splendide idee altrui: fresche braccia rapide sulle workstation, null'altro! Ben inteso, si tratta soltanto della "mia" impressione, condivisibile o meno, ovviamente! "Attenzione, è pronta una nuova bidonata sotto forma di "master di architettura digitale" della durata di 232 ore, legittimata dall'INARCH (Istituto di Cultura Italiana!) che si chiama: "Lo Spazio In-Forme" per giovani e disoccupati neolaureati in architettura affascinati dall'ancora attuale (speriamo per poco), moda digitale. [...]". Anche questo è soltanto un pensiero "suo", Dolce Mara, condivisibile o meno, ovviamente! E' soltanto "suo" anche in considerazione del fatto che se solo usasse qualche minuto del suo tempo per esplorare i links delle pagine di Antithesi, scoprirebbe tanti studiosi, da Lei etichettati automaticamente "modaioli", che riversano megabytes di idee in rete; scoprirebbe decine di riviste "digitali" (come quella in cui Lei sta scrivendo!) che sono costruite su questi, da Lei denigrati, pensieri "modaioli"; scoprirebbe centinaia di progetti di architettura digitale "modaiola", realizzati in altrettante aree "modaiole" del nostro pianeta, ecc. ecc. ... Per non parlare dell'ormai fissa striscetta dedicata, sulla prima pagina di questa rivista, ai Corsi CAAD dell'evidentemente, per Lei, "modaiolo" Antonino Saggio. ... E tutto questo lo scoprirebbe partendo dalla sola e poco "modaiola" Antithesi! Pensi un pò che cosa conoscerebbe se esplorasse la rete avventurandosi in altri "siti" molto più spinti e modaioli!?! Che il Master sia "inutile" è un discorso praticabilissimo, che però non regge se viene fatto da una persona che esordisce con una "superficialità culturale" di tale profondità! Mi stupisco, allora, che tale breve scritto allarmato (depauperato dall'accennato esordio) ha trovato così bel risalto nella "colonna Articoli" della rivista! Io direi che, parallelamente alle "lezioni" di linguistica architettonica, Antithesi dovrebbe approntare anche "lezioni" di Architettura Digitale che possano chiarire a persone come Dolce Mara, in quali termini la nostra e la loro realtà sta "aumentando" (pare, a loro insaputa!) e sta mutando (certamente a loro insaputa!)... Se il convegno internazionale sulla Rivoluzione Informatica a Saint Vincent non si è fatto, che ne dite di ovviare (in piccolo, tra queste pagine) all'inghippo?! "[...] Che cos'è? Che significa? che senso ha? ...esiste un'architettura digitale?" tanto per gradire...> Queste parole di Dolce Mara, nascondono una sete di conoscenza (condivisa da tanti) che Antithesi può aiutare a placare.

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17/12/2002 - Sandro Lazier risponde

Mara, che ovviamente tanto dolce non è, ha trovato risalto sulle pagine di antithesi perché dice cose che hanno un senso e un significato importante. Non mi interessa la forma con cui le dice e nemmeno mi turbano i riferimenti personali (che avrei evitato) o gli aggettivi che usa per definire questa o quella architettura. Inoltre, l'appellativo "modaiolo" non mi sta né bene né male, perché riflette una realtà piuttosto vera dalla quale, con argomenti di sostanza, è doveroso liberarsi.
Quindi apprezzo l'invito di aprire una finestra sull'architettura digitale (uso questo termine in senso molto stretto) ma a condizione che i contenuti valgano da un punto di vista critico e non solo promozionale.
Intanto aspettiamo che qualcuno definisca a Mara (ed ovviamente anche a noi) una personale interpretazione di "architettura digitale".

Commento 155 del 12/07/2002
relativo all'articolo Antithesi e 'nuovi critici' di architettura
di Paolo G.L. Ferrara


Diceva B.Z. - [...]in architettura il valore artistico non si riflette in un valore economico, le case antiche e moderne si vendono ad un tanto a vano, e un edificio di Sangallo, Ammannati, Wright, Le Corbusier o Aalto non vale di più per il fatto che la critica ha stabilito che si tratta di un'opera d'arte. Sul piano economico, dunque, esiste già uno stato di non relazione tra cultura e vita[...] - poche righe che terminavano un periodo, un concetto, in cui B.Z. avanzava quella che per Lui era una cruda realtà: di architettura i critici si interessano poco perchè le loro parole (nel bene o nel male) su di essa non muovono interessi economici... Ma io, ragazzo degli anni '90, ora rifletto e m'accorgo che non è così!
Anzi, non è più così... Perchè posso anche accettare che ai tempi in cui B.Z. pronunciava le parole suscritte, le cose fossero proprio in quel modo, ma adesso... adesso non lo sono. Già da qualche hanno sono nate le piattaforme propagandistiche: i nuovi critici d'architettura armeggiano con gli strumenti della comunicazione globale per diffondere idee, trasmettere coscienza, suscitare emozioni e... e sostenere "nomi". "Nomi": roba di cui B.Z. non parlava nelle succitate frasi. B.Z. aveva come oggetto di pensiero l'architettura "fatta" e trascurata, l'architettura "anonima" da riscoprire e imparare a vedere... I nuovi critici, oggi, fanno questo ...e fanno altro! Non si ammazzano soltanto per rendere democratico il messaggio architettonico, ma pubblicizzano persone e muovono interessi economici delineando traiettorie di pensiero collettivo, indicando ricette e cuochi. I nuovi critici stanno imparando dagli stregoni della pubblicità. Se oggi come oggi bastano pochi spots per farci innamorare di una margarina, pensate a come è facile convincerci che un progettista potrà fare meglio di un altro, che in una università non c'è un buon ambiente per crescere architetti e in un'altra sì, che i pensieri di un Caio sono più degni d'essere diffusi di quelli di un Sempronio... B.Z. non aveva pensato al fatto che un giorno, molto vicino, nuovi critici sarebbero stati capaci di muovere interessi economici non tanto su architetture già fatte, ma sulle architetture che sarebbero state fatte. Ma alla fine ciò che conta, potrebbe aggiungere qualcuno, è che sia favorita la nascita e la crescita di architetture buone, che ci frega se le cose sono pilotate o no! Ma non ci vuole un Boy Scout per capire che così non funziona! Così non è giusto! Non tutti hanno la possibilità di parlare con Carlo Massarini davanti ad una telecamera! Non tutti possono fare pubblicità ad automobili! Non tutti hanno l'aliena capacità di sfornare un libro al mese "stile Bruno Vespa". Dove va a finire la democrazia di cui si pensa sarà fatta l'architettura di domani? ... Domanda. I nuovi critici, lavorano per noi o lavorano per altri? In attesa di risposta... continuo a cercare isomorfismi.

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12/7/2002 - PaoloG.L.Ferrara risponde

Siamo liberi di scegliere: leggiamo di tutti, ma introiettiamo solo chi crediamo ci possa realmente trasmettere cultura. Il resto è spazzatura. Tv, pubblicità, libri? Anche in questo caso, siamo noi a scegliere chi stimare e cosa prendere di buono. L'arma per difendersi dalle idiozie dei critici fasulli è solo una: la preparazione. A cosa miriamo? al successo mediatico o ai contenuti? Vogliamo fare successo? Vogliamo essere nelo star system affinchè la gente pensi "che personaggio di successo!" ? Idiozie, spazzatura. Studiare, studiare, studiare! Contenuti, contenuti, contenuti! Il garante: di lui conta la moralità, l'etica, il che comporta che guardi a quello che vali e non al fatto che sei amico. Se sei un imbecille, non ti porterà mai in tv e non ti farà mai scrivere libri. Autogarantiamoci! Resteremo puliti. Chi vale è perennemente in crisi, ma sa trasformarla in valore, usando i propri valori morali ed etici.

Commento 149 del 08/07/2002
relativo all'articolo Il triangolo no...
di Paolo G.L. Ferrara


Irrequieto Gabriele Modena,
non mi sfiora nemmeno l'anticamera del cervello chiedermi come mai le tue righe scapigliate hanno trovato spazio su AntiThesi visto che "i Capi" della Stessa permettono finanche alle mie righe di aver posto tra le pagine html di quest'area web! Però, lasciatelo dire, un pensierino gliel'ho fatto alla eventualità che tu le abbia vomitate in preda ad un raptus di demagogia e retorica puerili... Non te la prendere a male: la direttiva principale sarebbe quella di rispettare l'altrui pensiero, qualunque esso sia , ma di fronte al tuo commento trovo difficile chiudere un occhio e un orecchio (per non sentire l'eco del tuo sfogo anfiteatrale!). Il Governo Italiano, pace all'anima nostra, c'ingolfa la mente di buoni propositi, ma tutte le persone dotate di un'autonomia di senno di almeno 15 minuti al giorno, sanno ancora cogliere i segnali significativi del potere attuativo di tali buoni propositi; un esempio su tutti: in varii porti siciliani sarebbero dovute arrivare (nelle prime settimane di un allarme acqua di cui adesso nessuno più parla!) super navi dissalatrici icona di una congrua e subitanea spesa milionaria dalle alte sfere romane... Tu ne hai viste? I Siciliani ne hanno viste? No. E penso che tu sappia, come tutti noi, anche perchè non se ne sono viste di queste "navi spaziali"... Le navi dissalatrici non esistono. Il Governo era pronto a regalare milioni e milioni di euro ad armatori che non hanno mai nemmeno immaginato di costruire navi di tale tipo per tali funzioni. Domanda: il Governo Italiano ha tentato di prenderci, o meglio, di prendere i Siciliani per i Glutei!? Risposta Personale: penso di NO! La cosa la voglio vedere così: la Politica non risolve i problemi, ci parla sopra. A volte chi è allenato a far respirare tanto i denti, non aggiunge anche sostanza all'aria che spreca (problema che non mi è del tutto sconosciuto!). E questa figura da pirla che alcuni super politici, o collaboratori di super politici, hanno fatto fare all'Esecutivo romano la dice lunga su come sia diffuso il problema di cui sopra nei Palazzi dei Bottoni! Per concludere, vedila così: il Ponte sullo Stretto è un pò come una Nave Dissalatrice; non so se mi sono spiegato!? Il resto del tuo sfogo penso sia dovuto ad una eccessiva esposizione al sole senza adeguata protezione; questo tuo eritema mentale può scomparire con tre o quattro applicazioni di un farmaco generico in crema, a base di senso del pudore, che trovi in qualsiasi farmacia specializzata in prodotti contro il conformismo. Ti auguro una pronta guarigione!


Nonostante non si limiti alla espressione del personale parere sui contenuti del commento a cui si riferisce, pubblichiamo questo commento per permettere la replica di G.Modena. Sia però chiaro che non accetteremo più commenti che travalicano il rispetto per le persone, anche se malcelato con l'autoironia. La Redazione

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Commento 147 del 06/07/2002
relativo all'articolo Antithesi e 'nuovi critici' di architettura
di Paolo G.L. Ferrara


Aiutatemi a capire!
Perchè chi progetta e costruisce architetture dense e intense, non parla e non fa critica? Perchè chi parla e fa critica alle architetture ed è abilitato a progettarne e costruirne, non progetta nè costruisce nulla, o niente di denso e intenso? E perchè chi non è abilitato a progettare e/o costruire architetture, parla e fa critica ad architetture? Esiste forse (per i primi due casi) un'inibizione reciproca tra parola e pietra? Esiste forse (per il terzo caso) un legame disinibito tra significato, ignoranza e significante? I costrutti "per spiegare" ciò che parla da solo, hanno qualcosa in comune con i costrutti "per abitare"? Probabilmente, no. Si tratta di due rami diversi di due alberi diversi in due terre lontane? Forse sì. La critica è politica? L'architettura è sudore e sogno? Sono in cerca di isomorfismi... Se ne trovate, fatemelo sapere.

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Commento 123 del 02/05/2002
relativo all'articolo Architettura per gli architetti
di Giovanni Bartolozzi


Le nuove generazioni di progettisti mostrano, delle volte, una voglia sanguigna di dissacrare, ma (mi auguro) ciò non adombra la consapevolezza che si sta maneggiando un bagaglio di segni e linguaggi molto fragile e instabile: l'architettura, non v'è dubbio, è un servizio, nel senso più letterale del termine, non è un giuoco di costruzioni lego!
E' un'arte che dovrebbe produrre, come tu sottolinei, sempre cose che servono; è un'arte "socialmente pericolosa perchè è un'arte imposta" (Renzo P., discorso per il Premio Pritzker, Casa Bianca). Un brutto libro si può non leggere; una brutta musica si può non ascoltare; ma in un brutto edificio si può essere costretti a vivere, o nella migliore delle ipotesi, avendolo di fronte casa, si è costretti a vederlo ogni giorno. In architettura le nuove realtà s'impongono, come tu m'insegni, e l'immersione nella bruttezza è totale: non si dà scelta all'utente.
E, forse, è proprio questo quello che fa il progettista protagonista del tuo articolo: non dà scelta. Pur non affermando che i suoi impianti sono brutti e inefficienti, tu sottolinei (mi pare) proprio che egli ingabbia i fruitori dei suoi luoghi costruiti lungo percorsi fisici e mentali schiaccianti. Anche Mondrian schiaccia: le sue tele sono matrici di decodifica delle realtà (per carità, sempre diverse!) che ognuno di noi intravedrebbe dietro di esse. Colori e figure semplici in equilibrio geometrico danno una direttrice, impongono uno stadio di partenza mentale. Quanti artisti hanno fatto e fanno così? Tutti. Forse anche tu (non ti dà fastidio se ti do dell'artista, vero?). Il protagonista del tuo articolo fa case senza tetti? Chiese senza altare? Si dimentica di aprire vani per le porte e le finestre? Non fa scale per distrazione? Non prevede sub zone tecnologiche per la gestione delle acque reflue e per l'impiantistica di base? Spero e credo di no! Certamente la bontà di un edificio non si ferma a queste cose pratiche, ma se andassimo oltre queste cose pratiche entreremmo del dominio personale dell'artista che crea per desiderio (spero sincero!) di parlare ai suoi simili. Nell'edificio si riversa la mappa mentale contingente del suo progettista che in quel momento creativo è forse nervoso, stanco, svogliato, oppure ansioso, romantico, ecc. Chissà!? Ciò che lascia, è comunque un sistema di segni che "corre il rischio" di diventar materia. Rizoma forse buono, forse cattivo. Ma, dimmi, gli impianti del protagonista del tuo articolo sono peggio delle centinaia di migliaia di condomini sparsi per il nostro paese? Sono peggio dei castranti edifici per civile abitazione e uffici? "Civile abitazione" cosa? "Abitazione civile quando? Come? Dove? ...Devo lasciarti... A breve continuerò...

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Commento 108 del 27/04/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


in risposta al commento n°104
...Provo dispiacere leggendo il messaggio 104 del Prof.A.Saggio in riferimento all'articolo 95. Manifestando le mie impressioni riguardo
al bonario taroccamento spazio-temporale del proprio scritto che il
docente romano ha eseguito, mi sono messo, forse, nella posizione di
chi vuol fare polemica per niente. Me ne duole Sinceramente. Chiedo formalmente scusa al Prof. A. Saggio per averlo messo in imbarazzo.

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Commento 106 del 27/04/2002
relativo all'articolo Architettura per gli architetti
di Giovanni Bartolozzi


"[...] I progetti sono spesso frutto di manipolazioni tematiche soggettive che non trovano riscontro nella società, nella gente e quindi che producono un'architettura per gli architetti. Quando parlo di architettura per gli architetti intendo un'architettura che, essendo appesantita e carica di simboli astratti (come: il muro, il tipo, il bastione, la croce, l'identità, il percorso, risulta leggibile esclusivamente da chi ne è stato ideatore [...]", inizio da qui per contattare Giovanni Bartolozzi nel suo "Architettura per gli architetti". Può anche darsi (rifletto tra me e me leggendo l'articolo di sfuggita) che 'sto Monestiroli lasci negli occhi di chi "vede" le sue più fresche opere su carta o su terra l'immagine di un signore, figlio d'Arte nel campo dell'edilizia, che se ne va in giro per le Città con una personalità ritta come un palo di scopa e il cranio gonfio di autocompiacimento.
...Può anche darsi, dico io tra me e me, ma poi dopo qualche secondo dico ad alta voce..."ma 'sto Monestiroli, chi è?" non ho mai sentito parlare di questo signore che Giovanni Bartolozzi sta trattando così male! Chiudo la connessione e penso ai fatti miei, poi l'idea di 'sto povero cristo malmenato mi comincia a girare in testa... Passa un pò di tempo e prendo coraggio per intervenire in difesa dello sconosciuto, ed ecco che trovo già una mossa di un suo difensore: "[...] Ciò che da lui dobbiamo imparare è la sua incredibile coerenza, la forte tensione morale che esprime perseguendo una sua idea di progetto che, per quanto possa essere l'opposto della nostra, è altrettanto legittima.
Sarebbe stato forse più facile, per lui, saltellare qua e là come ha fatto per 90 anni Philip Johnson, realizzando molto di più e godendosi qualche bel momento di gloria. Eppure gli anni passano, Monestiroli partecipa ai concorsi e, quasi sempre, si accontenta di arrivare a un modellino. Niente più.
Forse non si mette in discussione quanto dovrebbe, ma i suoi progetti sono lavori onesti, che di certo, sul piano morale, molto hanno da insegnare agli studentelli come noi, che a Progettazione1 eravamo dei perfetti Mario Botta, e dopo qualche anno siamo diventati Ben Van Berkel, passando per Gehry, Eisenman e Hadid.
Per cui, caro Giovanni, lascia che Monestiroli faccia tesoro degli interventi fumosi e celebrativi dei molti colleghi, e cerchiamo di cogliere il buono di quanto ci viene proposto, prima di gettare tutto il resto."
E bravo Matteo Francesconi! Così si fa! Grazie a te capisco perchè non sapevo un bel niente del Monestiroli. Si tratta di un figlio frustrato dall'ombra del padre costruttore che ne avrà fatto di cotte e di crude nell'Italia del Boom... Povero signore 'sto Monestiroli! Meno male che gli fanno vincere qualcosa ognittanto. Dicendo così, mi ritorna alla mente che ha vinto il Concorso del Planetario Cosentino, che sorgerà ad un paio di Km dal futuro Ponte di Calatrava di cui si fregerà la Città di Cosenza... Il Planetario, eh!... Un "punto" come gli altri in una Città come tante.
Signori, perchè ce la prendiamo così tanto? Ce n'è veramente motivo? Caro Giovanni, tu scrivi il giusto riguardo ai percorsi di crescita non lineari...
Matteo, tu affermi con umanità che nessun messaggio si può buttar via, ma tutti vanno ascoltati: come darti torto?
E allora? Perchè sto a scrivere queste righe se tutto è bello e a posto? Mah!? ...Forse perchè ci si dimentica, da una parte, che l'architettura è arte ed è quindi fatta su vettori astratti: il suo creatore la fa e poi non si deve mettere certo a incorniciarla in una didascalia che la svergini nel suo mistero!
Il creatore la fa e poi gli altri se la guardano e/o se la vivono... e tanti saluti! Che ci vedrà un contadino trasportato di peso nel museo, mentre arava la terra in un quadro dell'ultimo Mondrian? Dimmelo tu caro Giovanni? ...Arrivati a 'sto punto. Penso che Monestiroli sia proprio come Mondrian. E il discorso vale per chiunque.
Scrivo anche perchè, dall'altra parte, ho i brividi leggendo tra le righe che avendo fatto Progettazione1 copiando Botta e poi i rimanenti esami copiando Ben Van Berkel, passando per Gehry, Eisenman e Hadid, non si può che fare i professionisti trovando, adesso, qualcosa da scopiazzare anche dai poveri cristi come Monestiroli!... Mamma mia! Esistono ancora di questi studentelli in Italia? ...Siamo rovinati! Ragazziiih!! Smettetela di copiare! Non sono servite a niente le bacchettate delle vostre Maestre!!? ...La società è cambiata. Adesso esistono Studenti di una nuova specie. Ragazzi e Ragazze che non copiano più nessuno sin da quando sono in fasce: per Gente così l'architettura di venerd' 26 aprile 2002 è già
storia. A proposito... Ora che ci penso... Perchè scrivo cercando di contattare Giovanni e Matteo, care Persone del Passato?... Boh!... Senza offesa, eh!

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Commento 96 del 24/04/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


In risposta al commento n°95
Paolo,
Le devo una spiegazione riguardo alla mia espressionistica esternazione che ha determinato il piacevole incidente di percorso di cui siamo stati protagonisti, dopo un bel pò di tempo che non ci si contattava...
L'articolo di A. Saggio (che io rispetto sul serio e non per scherzo!) che avete messo in prima pagina è il frutto frettoloso di un processo di riassetto, con taglia e incolla d'occasione (o solo dei "taglia" di occasione) di un pecedente estratto
usato ad un seminario sulla "Città Meridiana" Scordia - Catania - nel 1998. A sua volta, detto estratto, è perlappunto sintesi di una perlustrazione-studio condotta dallo stesso A. Saggio nelle terre di Sicilia molto tempo addietro.
Rileggendolo così conciato su AntiThesi mi è venuta spontanea un'osservazione: ma non sarà che A. Saggio non ha voluto perdere tempo a scrivere un altro articolo per promuovere l'avvenimento contingente, e ha deciso di riciclarne uno già pronto da un bel pezzo togliendo qui e lì, rifacendo da una parte e lasciando dall'altra? Non è questione di andare a guardare il pelo nell'uovo; ma c'è da chiedersi: quale significato può avere questo simpatico accadimento innanzi agli occhi dei cybernauti interessati all'opera di voi giovani e sanguigni difensori delle libertà architettoniche? Beh, io potrei pensare che A. Saggio frustrato dalla costrizione di dover osservare una Sicilia in perenne Rigor Mortis, terra senza novità, ha deciso di lanciare come promozione al Convegno Discussione, un messaggio anch'esso senza novità! Ma così la soluzione sarebbe troppo facile! Lei non trova, Paolo?
Seconda questione. Riesumati dalle pieghe dell'archivio di AntiThesi, ecco apparire nemmeno spolverati, altri articoli dei Padroni di Casa. A questo punto, il fenomeno ha assunto i contorni terribili di una inconscia denuncia? Boh!
In Sicilia è tutto mummificato? Non è valsa la pena preparare il dibattito futuro in questa terra meridionale con "freschi" stimoli dialettici? Si promove una Conversazione che si spera rivitalizzante con veicoli polverosi di messaggi giusti (e, ribadisco, Perfetti) ma già cristallizzati?
Non ho voluto aggredire nè il povero A. Saggio, nè Lei o Lazier... Ma la vostra prima pagina mi ha dato questa impressione, che ci posso fare?
Mi sono spiegato, adesso? Spero di sì!
Questo, se vuole, può anche pubblicarlo in seno alla vostra promozione del Convegno Discussione. Usi ALIA e basta: CONNETTA l'idea, ma SCONNETTA la persona...
L'aggressione che Lei mi ha fatto "in pubblico" dietro una mia provocazione giunta "in privato" mi rende creditore di un risarcimento in nome di ALIA. Attenderò...

24.4.2002 - Paolo G.L.Ferrara risponde:
Quella che Alia ha impiantato è una polemica infruttuosa: il Convegno nasce proprio dal carteggio da me avuto con Saggio in merito all'articolo sulla Sicilia. Dunque, se il riproporre articoli già scritti può sembrare un semplice "riciclare", in realtà è la base, è il sale del convegno. Gli articoli restano sulla carta, il confronto diretto ed aperto può solo dare vita vera ad essi. Ecco perchè li abbiamo riproposti, sperando che chi parteciperà vorrà il confronto auspicato. Per quanto riguarda quelli "riesumati dalle pieghe di antithesi", beh, il web si differenzia dalla carta stampata proprio perchè nulla va in archivio, a maggior ragione quelli che sono argomenti attuali e reali. In Sicilia non vige il rigor mortis, anzi...chi gestisce e decide è ben vivo...e ne dà prova giorno dopo giorno...
Comunque sia, noi abbiamo attaccato e desideriamo metterci in discussione. Tutto qui. Nessuna "passerella"
Se ho aggredito il Suo primo commento significa che ne avevo motivo; non lo pubblico solo perchè Lei non me ne ha dato l'autorizzazione. Continuo a condannare l'anonimato, senza alcuna scusa che possa farmi cambiare idea. Lei è giovane? Lei è all'inizio? Non importa: dichiararsi significa autogarantirsi.



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Commento 94 del 22/04/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


Beh, fa piacere che ognittanto persone che inequivocabilmente sono riconosciute, da tutti e da chi scrive, quali preziose fonti di crescita culturale verso una nuova rete di coesistenze e condivisioni di concetti unici e rari, concedano IL BIS a distanza di 4 anni, manifestando il medesimo sforzo riflessivo di 48 mesi addietro!!!!!
Vedere Seminario sulla "Città Meridiana" Scordia - Catania Settembre 1998
E vero! ...I nuovi Webzine sono sempre pieni di novità!
Viva il riciclaggio delle cose buone. La perfezione può solo copiare se stessa.
Un Abbraccio Sincero! [ALIA]

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