Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Giampiero Freschi

Commento 572 del 08/01/2004
relativo all'articolo Design, Arte? Moda?
di Gianni Marcarino


Caro Sandro,
chi ti scrive è un giova studente in design presso l'Isia di Roma, specifico il mio istituto per meglio introdurre il mio commento visto che quest'ultimo si pone come spazio totalmente rivolto al design senza un apparente collegamento all'architettura, o più esattamente (per evitare fraintendimenti) lontano da altre esperienze didattiche dove design è solo una parola che intende un esame o un indirizzo all'interno di un contenitore dove valori "altri" sono già stati posti.
Dico questo perchè al commento a cui rispondo è l'ultimo concetto da cui voglio inominciare per dare una risposta (o più maliziosamente porre interogativi). Tu sostieni che forse è inutile chiedersi che cos'è la sostanza del design se solo il sistema produttivo rimane ad assolvere questo compito.
Ora credo che dovremmo porre molta attenzione a questa affermazione. Senza cercare definizioni assiomatiche che dispiegano la tavola dei valori del design, possiamo affermare con buona pace di molti (la mia compresa) che senza sistema produttivo, senza l'industria non si dà design. Questo non significa negare esperienze distanti dalla macchina, la mia affermazione circoscrive piuttosto l'elemento storico in cui si dà design. Il design nasce dall'incontro di diverse esperienze con la macchina produttiva. Quindi spero che la tua affermazione non intenda riferirsi ad un presunto conflitto tra il profitto/razionalità industriale vs. ricerca individuale/creazione di linguaggio, poichè piuttosto che un conflitto questo è un confronto dialettico il cui prodotto è il design stesso.
Detto ciò, sebbene non ami il minimal dobbiamo fare attenzione nel parlarne; riprendendo quanto detto sopra ne segue che il progetto/prodotto è la definizione stessa del design (quindi sarà sempre relativa ma anche democratica), insomma il design non si definisce semplicemente si afferma. Dico questo poichè sarebbe più interessante parlare di quel tavolo minimal o di quella sedia minimal piuttosto che del minimal. In tal modo potremmo speculare sull'esperienza minimale e scoprire che se una libreria minimale produce una sintesi perfetta tra la sua forma e la sua funzione tale situazione non si riscontra in quella sedia minimale e via dicendo...
Traendo le mie conclusioni voglio intendere che dobbiamo distinguere tra prodotto e immagine del prodotto poichè corriamo il rischio di addentrarci in una sterile speculazione stilistica con l'unico risultato di allontanarci dal design.

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