Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Giuseppe Pompole

Commento 6389 del 26/08/2008
relativo all'articolo Gibellina: vergogniamoci, tutti.
di Paolo G.L. Ferrara


"A narrar il mutar delle forme in corpi nuovi, mi spinge l’estro". Ovidio, Metamorfosi
Torno ora da 3000 km in moto, solo, attraverso la Sicilia.
Desideroso di toccare gli esiti della ricostruzione "d'autore", mi sono trovato all'ora di pranzo (attenuante?) in un "villaggio" fantasma dove ho incrociato non più di dieci persone. L'istintività e la passione sono subito mutate in stupore e disinganno.
Ho trovato Gibellina arida e spietata,
infuocata come il sole inclemente che ha acconpagnato la mia visita,
stizzosa come una bacchettata sulle nocche di un bambino irruento.
Ho avvertito il fallimento di un esperimento, del tutto fuoriluogo;
Ho sofferto, aggirandomi fra i pezzi abbandonati di un giocattolo ormai infranto;
Ho tentato di immaginare cosa c'è stato dietro il devastante schianto del "balocco";
Ho confrontato i "danni" di Gibellina Nuova con quelli di Gibellina "vecchia";
Ho cercato avidamente quello che per anni avevo seguito sulle pagine lucide delle autocelebrative monografie;
Ho provato vergogna nello scattare fotogrfie sotto gli occhi esterrefatti dei dieci di cui sopra;
Ho riflettuto su quello che ho sentito/letto/ascoltato/fatto per anni in ambito accademico;
Ho dubitato ripensando a quello che a mia volta provo a trasmettere agli studenti.
Lascio Gibellina, sconcertato, pensando al solito Calvino... "Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere".

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