Giornale di Critica dell'Architettura

4 commenti di Matteo Seraceni

Commento 7550 del 21/10/2009
relativo all'articolo Opere faraoniche e tragedie annunciate 2
di Leandro Janni


Io credo che quello del "piano casa" sia un falso problema: è la mentalità italiana ad essere fallace.
Vorrei ricordare gli innumerevoli condoni (fatti da governi sia di destra che di sinistra che di centro) succedutisi negli anni, le speculazioni edilizie, le opere iniziate e mai finite (tanto per citarne una, la Salerno-Reggio Calabria), ecc.. ecc..
Il problema è più antico di quel che sembra; non nascondiamoci dietro un dito: il popolo italico è pronto a vendere la propria terra, il futuro dei propri figli ed i propri ideali in cambio di qualche soldo e della possibilità di avere un minimo tornaconto.
Mi piacerebbe vivere in un mondo senza palazzinari, speculatori e falsi professionisti; ma vivo in Italia.
Credo che la prima cosa da fare sia piuttosto dare una speranza a chi ancora crede che si possa fare della buona architettura in un contesto come questo...
A presto

Matteo
http://arching.wordpress.com

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Commento 7176 del 29/04/2009
relativo all'articolo Un’idea per la Ricostruzione: proposte per l’e
di La Redazione


Al di là dei duemila euro per il "concorso", il tutto mi da il sentore di "cassa mediatica" per far apparire il proprio marchio: come al solito si sfrutta una situazione critica e tragica per farsi pubblicità (ma questo vale anche per i politici che spendono migliaia di euro in sicurezza e tribune per i discorsi "sul campo" e poi giù giù fino al tg1 che sbandierava lo share sui servizi del terremoto).
A chi è rivolto il "concorso"?
In fondo siamo professionisti e non bambini delle elementari che inviano i disegni colorati ai loro compagni d'Abruzzo che stanno nelle tendopoli per farli sentire meglio.
Che valenza può avere un "concorso" che prospetta "baracche d'autore" (come le chiama Marrucci), in cui magari c'è pure un frigo pieno di margaridas, quando la popolazione è costretta a dormire in macchina?
Penso sia una idea inutile, frivola e poco sensata.
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Quasi quasi partecipo.

Matteo Seraceni
http://arching.wordpress.com

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Commento 6984 del 27/03/2009
relativo all'articolo Muore il filosofo della decostruzione
di Sandro Lazier


Convengo con lei che l'esperienza spaziale non può ridursi a semplice metafora del corpo, ed infatti col mio articolo volevo solamente aprire nuove prospettive di dialogo in una critica architettonica che si nutre oramai di stereotipi e slogan.
Noto con piacere che ha colto i riferimenti al concetto di Einfuhlung e concordo col fatto che occorre(rebbe) in architettura riferirsi principalmente al vissuto personale (mentre ad esempio, per altre arti, come il cinema o il teatro, questo aspetto è marginale, poichè la mediazione dell'apparato filmico o teatrale coinvolge comunque aspetti non intenzionali che rispecchiano le modalità con cui cerchiamo di comprendere gli altri).
In ogni modo non andrebbe sottovalutata la forza di un tale strumento operativo che, come afferma Husserl, costituisce la condizione di possibilità della comprensione dell'altro, del mondo e di noi stessi.
Ribadisco inoltre che non era mia intenzione ridurre la produzione architettonica a semplice metafora dell'alienazione contemporanea (anzi, penso a questa metafora come aspetto non voluto dall'architetto, che probabilmente spesso si ferma a pure speculazioni estetiche; ma questo non riguarda solo l'architettura: quante volte in pittura si possono ritrovare i caratteri del tempo in cui è nata un'opera senza che l'artista ne fosse coscientemente partecipe?).
Anch'o ho visitato attentamente Gaudi ed il Guggenheim di Bilbao e concordo col fatto che nessuna immagine progettuale può sostituirsi a tale esperienza: in particolare mi sono accorto di come Casa Batlò non sia un'opera di frivolezza estetizzante, ma sia generata dallo spazio interiore che si proietta all'esterno. Mi spiego: mentre la maggioranza degli architetti ancora pensa alle stanze di una casa come "scatole" al cui interno posizionare mobili e persone, Gaudi ribalta completamente la prospettiva e crea spazi "attorno" alle persone; non è la "vita" ad essere rinchiusa dentro una scatola, ma è la "vita" stessa a conformare l'edificio architettonico.
Quindi è ovvio che le "lamiere deformate" hanno valenza spaziale, ma - a meno di non ritenere l'intera costruzione frutto del caso - occorre riferire questa valenza a ciò che viene vissuto al di sotto di esse.
La ringrazio sentitamente e spero che la critica di queste pagine non rimanga un'isola per pochi.
A presto
Matteo Seraceni

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Commento 6980 del 26/03/2009
relativo all'articolo Muore il filosofo della decostruzione
di Sandro Lazier


Scrivo questo mio appunto non per entrare nella spirale senza fine di polemiche innescate dall'articolo, ma per esprimere la mia vicinanza al pensiero di Vilma Torselli (in particolare il commento 6961:io l'ho capito benissimo, con buona pace di Cusano).
Mi ha stupito il fatto che anch'io, il 13 marzo, in un piccolo articolo sul mio modesto blog (http://arching.wordpress.com/2009/03/13/il-sonno-della-ragione-genera-mostri/), mi stavo interrogando sul ruolo che ha il "corpo" oggi in architettura.
Penso quindi non soltanto che "il corpo, in quanto presenza fisica umana, non può essere escluso dal pensare" come afferma Tschumi, ma cercare di eliderne la presenza non fa altro che "comprimere" tutto quello che "viene messo da parte" e che prima o poi sarà pronto a riesplodere.
Concordo anche con Cusano quando afferma che "non si può cavarsela con meccaniche operazioni di smontaggio e rimontaggio degli edifici, per quanto interessanti, perché restano esteriori, applicate": se ogni aspetto è fortemente connotato all'interno del linguaggio architettonico si rischia di perdere di vista le funzioni primarie di un organismo architettonico.
In ogni modo, tanto di cappello ad un pensatore che come pochi ha saputo "infiammare" il dibattito culturale in epoca contemporanea.
A presto.
Matteo Seraceni

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