Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Mirko Daneluzzo

Commento 827 del 11/11/2004
relativo all'articolo L'equivoco del computer
di Mario Galvagni


Leggo ora articolo e commenti, forse in ritardo però volevo aggiungere alcune considerazioni.
Io partirei cercando di non fare, come dice un vecchio detto, di tutta un' erba un fascio. Ci sono modi e modi di usare i CAD, ma soprattutto è bene non mescolare i termini, in quanto CAD non significa computer, e computer (dal punto di vista degli architetti), non significa necessariamente cad. Non limitiamo il nostro approccio al computer come semplice macchina da disegno geometrico. Quello che voglio dire è che oggi l'architettura non è solo disegno (non ci sono solo nurbs, skinned surfaces, spine o swept, ...), oggi potremmo progettare anche lo spazio dell'informazione, e non si tratta di retorica. Mi viene in mente Novak.
Perché non si parla invece del processo progettuale? io non voglio intervenire in questa sede, facendo le distinzioni tra diversi usi di un cad (non ci sarebbe tempo), sottolineo comunque che in ogni caso il CAD ha portato ad una profondità di indagine (non legata al tempo) dovuta al fatto che si costruiscono modelli e non rappresentazioni grafiche, come nel disegno tradizionale (anche qui, architettura non è solo disegno...).
Quello a cui voglio arrivare è che l'architettura può aprirsi a nuove logicità e concetti. Lo strumento che apre queste porte, il computer, uno strumento del pensiero.
Le tappe evolutive dell' uomo sono state possibili grazie a "strumenti", uno dei primi fondamentali che mi viene in mente è la mano. Quindi strumento = bene ? presumo si, se viene usato per amplificare capacità, imparare, giocare... l'uomo è il risultato della sedimentazione di informazioni (forse abuso di questa parola, ma semplifica) elaborate dal cervello che si serve di un apparato hardware (che però funziona come un insieme di filtri), ciò ha permesso all'uomo di costruire un modello del mondo che lo circonda. Il modello è incompleto causa l' effetto filtro dovuto ai sensi, quindi penso che per ovviare a questo "inconveniente", ampliando la gamma di strumenti a disposizione, si possano mettere a fuoco più elementi, del quadro "mondo". Mi piace pensare come le protesi cambino il rapporto con lo spazio ..., ma torniamo all'architettura.
La forma si è trasformata da cristallo a fluido, caratterizzato da interattività, modificabilità ed evoluzione, cioè il progetto non si conclude con la forma, ma è sintesi di programmazione e diagrammatizzazione, questi alcuni termini che il linguaggio informatico ha portato all' architettura. Banalizzando, gli stessi meta-balls, nati dalle teorie di Leibniz (monadi), sono stati sviluppati teoricamente e fisicamente grazie alle esperienze di architetti come Karl Chu. Il computer diventa il mezzo con cui indagare e scoprire forme che fondano le radici in un terreno (teorico) nuovo, o meglio, proprio il metaball è lo strumento che permette di controllare una simulazione facendo interagire fra di loro le variabili del sistema. Questo è solo un piccolo esempio di come si possa progettare con il computer, cioè servirsi del mezzo informatico come supporto (io la chiamerei protesi) del nostro sistema cognitivo. Non voglio dilungarmi, quello che alla fine voglio esprimere, è che un conto è usare il computer per disegnare un altro è per progettare, oggi direi programmare.
Vorrei a proposito segnalare i lavori di J.Maeda, Casey Reas e Ben Fry, per citarne pochi. Questi personaggi, sono grafici, e in questo settore sento che si vivono simili dibattiti. Questi grafici infatti non usano in computer per fare ciò che si faceva X anni fa con la tipografia, quindi non usano programmi per fare ritocchi alle immagini, comporre pagine o cose simili, loro creano dei programmi, ordinano l'informazione per ottenere dei risultati visibili, delle immagini. Il risultato conta, ma ciò che ne da valore è il processo. Voglio sottolineare la poesia che sta dietro a tutto ciò: si compila un codice, come un codice genetico, questo genera un risultato visivo (o non solo) dinamico, perché questi sono i vantaggi del nuovo mezzo, ma è anche un testo nella sua forma primitiva, un linguaggio, che teoricamente potrebbe essere codificato in infiniti modi.
Personalmente per il futuro vorrei percorrere la via delle "non architetture", cioè appunto non un approccio soggettivo, da "artista" che ha la visione (con tutto il rispetto che porto verso artisti e visionari), ma da osservatore..., vorrei poter costruire il DNA dell' organismo che entrerà in simbiosi con il suo utente (avere simili struttura potrebbe essere una risposta alle esigenze dell'abitante). Non voglio prefigurarne la forma, questa si genererà e si evolverà in base a diversi fattori, tutti rotanti attorno all' uomo e tutto questo legato dalla comunicazione tra le entità coscienti (nuovo livello di comunicazione-conoscenza condivisa).
Si è parlato anche di omogeinizzazione del segno. Questo lo noto quando esco di casa.
Sembrano ragionamenti che rifiutino la fisicità della materia che costituisce ci

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