Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Nikos Salingaros

Commento 11081 del 01/01/2012
relativo all'articolo Un anno molto difficile
di Sandro Lazier


Gentile Lazier,

Prima di tutto, buon anno! Ho letto il suo saggio “Un anno molto difficile” dove lei critica l’opera e l’atteggiamento del mio amico Ettore Mazzola. Ebbene, Ettore è un grande ragazzo e può difendersi molto bene da solo, non ha bisogno che intervenga io.

Lei, però, presenta una tesi schizofrenica che certamente confonde i lettori, visto che rappresenta una confusione fondamentale sulle basi dell’architettura contemporanea e di quella degli decenni recenti. Sono completamente d’accordo con la sua affermazione sulla corruzione sia morale che estetica quando dice:

“Siamo arrivati al fondo della sopportazione politica, in mano a partiti despoti, senza idee e novità, padroni assoluti dello stato e di istituzioni cresciute fine a se stesse e alle poltrone di chi le governa, sotto ricatto di lobby, categorie, associazioni, comitati e ogni altro genere di forma collettiva senza la quale un cittadino resta solo come un pirla. Ma un pirla da spremere fino alla fine. Viviamo in uno Stato vorace, che succhia così tante risorse da non conoscere nemmeno la quantità di cui ha bisogno. Non esiste più bene comune, libero per davvero. Il mondo non è più di tutti, è un fatto comunque privato, pubblico o personale che sia: i parcheggi blu hanno pervaso il globo. Il bene comune è ormai proprietà dei partiti e dei loro capi. Senza il loro consenso si sopravvive, ma non si partecipa a niente e non si fa nulla.”

Il mio gruppo di amici italiani, con il nostro Ettore Mazzola in capolinea, sta combattendo ferocemente contro questo muro di potere radicato. Proponiamo soluzioni edilizie democratiche, condivisi, fondati su un libero pensiero di progettazione partecipativa e aperta. Combattiamo contro l’oscurantismo della casta elitaria, contro l’antiarchitettura che distrugge la città e che riduce l’uomo a una pedina controllata dall’alto.

Dunque, se lei realmente auspica un cambio verso un futuro migliore, non ha nessun significato a criticare Ettore. Chi, invece, continua a proporre gli stessi campioni di un’anti-architettura ideologica, praticanti di un approccio tossico all’ambiente costruito, idoli della casta internazionale del potere finanziario, continua il gioco sporco. Veramente, non riesco a capire come qualcuno possa seguire l’ideologia manipolatrice del pensiero controllato per poi voltare le spalle agli veri campioni dell’architettura umana.

Siamo noi a indicare la strada per la liberazione del pensiero architettonico, perché appoggiati della scienza. Proponiamo una pratica di disegno che possa salvare il mondo utilizzando l’intelligenza umana per combattere l’indottrinazione e il potere oscuro. Certo che ognuno ha la libertà a volere essere illuminato, o non, intellettualmente comodo a seguire l’ossequio del sistema corrotto della falsa “modernità”. Ma non si possa fare i due allo stesso tempo senza affondare nella schizofrenia.

Con i migliori saluti per 2012.
Nikos

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1/1/2012 - Sandro Lazier risponde

Gentile Salingaros, buon anno anche a lei.
1 - Condividere la diagnosi non vuol dire esser d’accordo sulla cura. Se riconosciamo e intendiamo combattere gli stessi mali, non necessariamente dobbiamo adottare le stesse terapie. Anzi, più soluzioni, più possibilità.
Il tempo dirà quali sono, tra quelle proposte, le più efficaci.
Aver terapie diverse rispetto alla stessa diagnosi non vuol dire essere per forza schizofrenici.

2 – Un’architettura non è democratica solo perché è quella che vuole la maggioranza della gente.
Democrazia, perlomeno come la intendo io, non è semplicemente fare quello che la gente vuole. Questo si chiama marketing, ricerca del consenso, infine populismo, perché è l’interpretazione che noi diamo al termine “gente” che difetta. Chi è gente? Ha, quest’insieme, una volontà sola da poter essere espressa univocamente? Oppure è solo una maggioranza che, proprio grazie alla scienza, la campana di Gauss, noi riusciamo a identificare con la media, ovvero la mediocrità? E gli esclusi, gli estremi, che facciamo, li zittiamo? Ci perdiamo il peggio, è vero, ma il meglio lo buttiamo?
L’architettura ha un linguaggio proprio, capace di esprimere il suo tempo come tutta l’arte in genere. Un’architettura, sempre secondo me, è democratica se libera dalla dittatura della simmetria, della proporzione, della squadra, del piombo, delle finestrelle allineate ed dei piani tutti uguali, degli stili e stilemi, delle tipologie, e di tutto l’armamentario della tradizione premoderna. Un’architettura democratica è, per la sua natura comunicativa, confusa e rumorosa, come la democrazia.
In democrazia occorre imparare ad ascoltare anche il chiasso, con tolleranza. L’architettura democratica, estetizzando il chiasso, allena la tolleranza e rinforza la democrazia.

3 - So che conosce l’architettura di Mario Galvagni. È talmente lontana da quella che patrocina il suo gruppo da sorprendermi non poco venendo a conoscenza d’un suo interessamento.
Conosce anche la persona Mario Galvagni. Veramente crede che egli sia strumento dell’oscurantismo della casta elitaria, dell’antiarchitettura che distrugge la città e che riduce l’uomo a una pedina controllata dall’alto?
Conosco altri architetti come Mario, che hanno dedicato l’intera vita alla ricerca architettonica e formale (formale nel senso della morfologia) lavorando sempre avendo in mente solo le persone e la loro felicità e non l’ideologia manipolatrice del pensiero controllato.
Quindi le chiedo, per finire, da schizofrenico, come lei mi definisce, non sarà che sto chiacchierando con un paranoico?