Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Paolo Bettini

Commento 12091 del 12/01/2013
relativo all'articolo L'indegna sorte d’un architetto patafisico
di Sandro Lazier


Mi arrendo: per cercare di convincerla - ovviamente senza riuscirci - che lei è nel torto dovrei scrivere pagine su pagine e non ne ho né il tempo né la voglia. Non faccio il missionario. Se le piace, continui pure a credere che la Terra è piatta, che i premi internazionali li dà la Spectre, che esiste la "marmellata postmoderna" in cui Koolhaas sguazza con Venturi e Aldo Rossi, e magari con il Flying Spaghetti Monster… E buon pro le faccia. Auguri!

[Torna su]

12/1/2013 - Sandro Lazier risponde

Mi spiace Bettini, ma non riesco a seguirla nel ragionamento.

Commento 12089 del 11/01/2013
relativo all'articolo L'indegna sorte d’un architetto patafisico
di Sandro Lazier


Caro Lazier, ho letto la sua incredibile, rancorosa, invidiosa tirata contro Koolhaas e la sua recente nomina a direttore della Biennale 2014. Sono in completo disaccordo con lei. Considero Koolhaas uno dei massimi architetti degli ultimi trent'anni, come d'altronde han riconosciuto le giurie che gli han dato il Pritzker nel 2000, il Praemium Imperiale nonché la Royal Gold Medal nel 2003 e il Jencks Award nel 2012, solo per citare qualcuna fra le innumerevoli onorificenze ricevute. Ho visitato molte sue opere, trovandole sempre della massima qualità progettuale, diverse una dall'altra, inventive, caratterizzate, complesse. Per quanto riguarda la Biennale, lo penso adattissimo a dirigerla, considerando i fondamentali contributi teorici che ha dato all'architettura; ma anche perché ricordo con gioia il delizioso film "Koolhaas HouseLife" girato nella casa di Bordeaux e presentato alla Biennale del 2008. Se tanto mi dà tanto, alla Biennale del 2014 almeno non si creperà dalla noia.

[Torna su]

11/1/2013 - Sandro Lazier risponde

Scusi Bettini, perché rancoroso, ho solo espresso il mio pensiero. E poi cosa c’entrano i premi?
Pritzker, nel ’90, è riuscito a premiare Aldo Rossi, l’anno successivo Robert Venturi, sicuramente riconosciuti anche loro come appartenenti ai massimi architetti della fine del 900. Ma sicuramente non per me.
Persino per Bruno Zevi, al tempo, la loro architettura era considerata poco più che una carnevalata. Anche Zevi era rancoroso? (…a pensarci bene, lo era, ma solo con Portoghesi).
Credo, in questo articolo, d’aver messo in causa argomenti per dimostrare il limite teorico di questo architetto ed in particolare ho cercato d’indicare i motivi della sua incapacità d’uscire dalla marmellata postmoderna, composta da un miscuglio d’ingredienti che vanno dalla psicologia alla sociologia, passando per l’antropologia fino ad arrivare al marketing, il tutto dentro quel platonico spirito del tempo e delle cose che tutto giustifica e tutto confonde.
Se lei, Bettini, ritiene i miei argomenti sbagliati o inadeguati me li contesti punto a punto. Non la metta sulla lesa maestà.

Commento 6709 del 08/01/2009
relativo all'articolo Regalo di Natale 2008. A Marco Casamonti
di Paolo G.L. Ferrara


Ho spedito a tutti i colleghi della facoltà di architettura di Pescara (dove insegno) e anche messo in homepage del mio sito (www.unich.it/progettistisidiventa) quanto segue:
A fine anno uno dei giovani (è nato nel 1965) architetti italiani più in vista è incappato, ahi lui, nelle maglie della giustizia. Si tratta di Marco Casamonti, professore ordinario a Genova, direttore di "Area", condirettore (con Portoghesi) di "Materia", titolare di ben cinque studi di architettura "Archea Associati" (http://www.archea.it/) a Firenze, Genova, Milano, Roma e Pechino, con oltre un centinaio di dipendenti. E' stato arrestato (vedi l'ordinanza di carcerazione del 10 dicembre (http://circolopasolini.splinder.com/post/19420344/E+mancano+sette+anni+...) ricca d'inequivocabili intercettazioni telefoniche) per una vicenda di gare truccate (da lui), che fornisce un istruttivo squarcio sulle modalità mafiose in cui si svolge gran parte della professione di architetto in Italia. Consiglio caldamente di visitare almeno il sito di antithesi (http://www.antithesi.info/testi/testo_2.asp?ID=557) con i relativi commenti dei lettori. Inoltre sarebbe oltremodo opportuno che sul caso Casamonti ogni Facoltà di architettura italiana, l'In-arch, la PARC (se ancora esiste), gli Ordini professionali, ecc. organizzassero, che so, un convegno, un dibattito, una giornata di studio, magari una festa..., invitando perché no lo stesso Casamonti. Ma naturalmente non si farà nulla: tutti zitti e mosca (modo di dire che pare venga da "non si sente volare una mosca").

[Torna su]