Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Paolo G.l.ferrara

Commento 153 del 11/07/2002
relativo all'articolo Sette invarianti? Forse nessuna...
di Sandro Lazier


Considerazioni sul commento n°150

Caro Iacovoni, definendo le sette invarianti semplicemente quali una "teoria", dimostrate di non conoscerne né la genesi, né i significati. Dunque, rifarsi alla critica di Raggi è pretestuoso perché non conoscete ciò che egli criticava. Di più: piuttosto che prendere a pretesto la critica di Raggi, dovreste rivalutare il vero significato delle invarianti, trenta anni dopo: nacquero con obiettivo provocatorio, non le inventò Zevi, furono desunte dall'architettura stessa. In poche parole, volevano smuovere le acque, volevano essere un atto eretico che, come lo stesso Zevi diceva, serve a suscitare dissenso: "Se s'innescherà uno scontro, avrà raggiunto lo scopo: anziché parlare sino al tedio di architettura, finalmente parleremo architettura". E lo scontro lo innescarono davvero.
Detto ciò, vi consiglio di leggere quanto venne fuori dal dibattito sulla linguistica, che "L'Architettura cronache e storia" pubblicò nel 1974 e 1975 (dal n° 223 in poi). Samonà, De Fusco, Lina Bo Bardi, Michelucci, Koenig, Branzi, Leti Messina sono solo alcuni dei nomi che parteciparono al dibattito, pubblicando le loro considerazioni sulle sette invarianti. Considerazioni alle quali seguiva la risposta di Zevi.
Lo facciamo questo lavoro e magari poi lo commentiamo?

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Commento 95 del 22/04/2002
relativo all'articolo Dell'Imprinting nell'architettura siciliana
di Antonino Saggio


La redazione ha ricevuto un commento da parte di tal ALIA@arcadata.com in merito a questo articolo.
Bene, premettendo che l'anonimato non è assolutamente accettato da antithesi in quanto nasconde spesso idioti e vigliacchi che non hanno il coraggio di affrontare le persone a viso aperto, comunico al suddetto ALIA che il suo commento - per quanto io lo reputi davvero intriso di bassa statura e mancante di capacità di capire il significato di cosa sia la cultura- sarà pubblicato solo se ALIA dichiarerà nome e cognome.
Una sola precisazione: il convegno nasce proprio dall'articolo pubblicato tempo fa dal Prof. Saggio e se ALIA crede che la cultura abbia un tempo limite, e che riproporre articoli significhi "riciclare",beh, gli chiediamo di mostrarci la sua critica argomentata da spessore intellettivo.
Se le webzine crede siano stupidi strumenti, ci faccia il piacere: non ci legga più.
Oltre alla "perfezione che non può che copiare se stessa", anche i cretini non sono da meno. Io attendo, ben inteso Sig./sig.ra ALIA? Paolo G.L. Ferrara

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Commento 60 del 23/02/2002
relativo all'articolo Architetti o sensitivi?
di Giovanni Bartolozzi


Caro Giovanni, non stupirti della pubblicità subliminale (a sè stessi) che viene fatta dai relatori nella maggior parte dei convegni. E' la debolezza umana, quella che fa scattare la molla del protagonismo, del tipo "...Michelucci era un genio, ma anche io non sono da meno".
Ci sarebbe una formula un pò più spiritosa che potrebbe essere utilizzata dai "viventi" sedicenti depositari della verità : " Michelucci (o chi per lui) è morto, ed anche io non mi sento molto bene!" . Ma non la usano, credo per scaramanzia...
Sono stato alla presentazione di un libro del Prof. Irace; ovviamente, neanche l'ombra di una pur minima critica che, solitamente, è cosa costruttiva. Il moderatore Giulio Vergani e lo stesso Fulvio Irace, senza che realmente ce ne fosse motivo e collegamento in merito a quello che dicevano, hanno tirato in ballo Zevi, ovviamente sparando vere e proprie banalità sulle sette invarianti. Difatti, dalle loro parole sembra che Zevi debba essere ridotto esclusivamente al suo "codice anticlassico", tra l'altro senza neanche averne capito i significati (sarebbe troppo lungo scendere nei particolari, ma lo farò presto in un articolo).
Tutto ciò per dirti che è molto facile attaccare o malporre a proprio piacimento chi non è più in vita. Auguriamo lunga vita a costoro e continuiamo ad aprire contraddittori su ciò che fanno e dicono: sarà la lezione migliore che potranno ricevere. Quella del coraggio a 360°.

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