Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Paolo Ventura

Commento 741 del 05/06/2004
relativo all'articolo Ordini professionali contro l'architettura
di Beniamino Rocca


Invidio le sue capacità di individuare tanto rapidamente le cause di complessi fenomeni tramite pochi sintomi e di saper proporre terapie dagli effetti sicuri.
Lei ragiona pressapoco così: 1) illustrazione di qualche sintomo = l'ordine di Milano approva i bilanci con 15 persone, figli di professori universitari candidati, .... ; 2) deduzione: gli ordini sono inefficienti e corrotti; 3) terapia: abolire gli ordini.
Una medicina spartana la sua! Per estirpare una malattia lei propone semplicemente di uccidere l'ammalato!
Per il resto il suo testo è pieno di illazioni, che - non potendola pensare uno sciocco - sono intenzionalmente faziose e offensive: la legge Merloni che impedisce ai giovani di lavorare (ma che cosa c'entrano gli ordini con la merloni?) oppure i "rampolli di accademici sfiatati" candidati alle elezioni dell'ordine" (dispregiativo: spompati, ammalati di asma si riducono, ultima spiaggia, ad infilare i figli nell'ordine).

Mi permetto di riordarle che è compito degli Ordini non solo vegliare sul buon comportamento degli iscritti (deontologia) ma anche di tutelare il titolo professionale.
Tutti e due gli obiettivi sono di palese utilità pubblica. 1) La tutela del titolo si esplica anche con l'esame di stato, assai saggiamente previsto dalla Costituzione, strumento che serve a controllare la qualità, nell'interesse pubblico, dei futuri professionisti (architetti, nel mio caso) verificando in un certo modo l'appropriatezza della preparazione conseguita negli anni di studio universitario, i cui curricula per un certo periodo di tempo sono stati abbastanza elastici. Si documenti. Veda gli elaborati di una sessione e verificherà le evidenti carenze di preparazione dei giovani.
2) Circa la deontologia, le domando solo se affidrebbe a cuor leggero un incarico ad un professionista radiato dall'albo.
Per queste semplici ragioni l'istituzione ordinistica va, proprio perchè di utilità pubblica, certamente migliorata (compreso l'esame di stato), aperta alla massima partecipazione, ma mantenuta.



[Torna su]