Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Renato Cavestro

Commento 988 del 14/11/2005
relativo all'articolo Con il CoDiArch per il Consiglio dell'Ordine di Mi
di Paolo G.L. Ferrara


Caro Ferrara,
ho letto con molto interesse l’articolo da te pubblicato.
Avrei però qualcosa da aggiungere riguardo all’Esame di Stato previsto dalla costituzione (siamo l’unico paese in Europa ad averlo insieme alla Grecia), poiché Questa non ne prevede le modalità ed i contenuti.
Nel corso degli anni, l’Esame di Stato si è trasformato in un vero e proprio secondo esame di Laurea, con la differenza che il rapporto tra Commissione e Candidato non è più di livello Professore/Studente, bensì da Collega a Collega.
Con una sostanziale differenza però, poiché il più delle volte chi giudica non ha mai messo piede in cantiere.
Che senso ha dare un tema e dire: “adesso hai 8 ore di tempo per fare un progetto!”
L’Architettura non vive di regole prestabilite che si possono applicare come formule matematiche; è fatta di idee, e questa non vengono a comando.
Quante volte ci è capitato di ritornare, nel corso della fase di progettazione, a scelte iniziali scartate per chissà quali motivi? Di svegliarci nel cuore della notte, e con gli occhi sbarrati gridare il fatidico “Eureka?” Oppure di rimettere in discussione, (magari il giorno dopo) ore ed ore di lavoro perché la strada intrapresa si è dimostrata sterile?
Non è così che si valuta la capacità di un candidato ad operare sul mercato, perché questo deve essere l’obiettivo finale della Commissione esaminatrice, e non la bontà delle sue scelte progettuali, o la verifica delle sue capacità come disegnatore.
Nel tuo articolo parli giustamente di “Maturità alla Professione” ecco cosa dovrebbe realmente verificare la Commissione. Verificare l’approccio del Candidato nei confronti della professione, e stabilire se questi è preparato a soddisfare le richieste della committenza sia pubblica sia privata, attraverso le scelte che andrà a fare.
Di fronte alle stragi di candidati che ci sono ad ogni tornata d’esame, l’Università per prima dovrebbe interrogarsi sul perché ciò avvenga: significa forse che i Politecnici italiani non siano in grado di formare laureati? O che la classe dei Professori non sia all’altezza?
Non credo.
Diciamo allora le cose come stanno veramente: negli anni, l’Esame di Stato è diventato uno strumento di selezione da parte delle Università stesse e degli Ordini professionali nei confronti dei neolaureati, per creare mano d’opera a basso costo.
Non si spiega altrimenti.
Ben venga l’idea di istituire un Esame di Laurea abilitante, purchè questo non penalizzi, come buona prassi italiana, chi come me, lavora da anni e ha rinunciato a farsi giudicare da chi, almeno sulla carta, dovrebbe essergli alla pari, dando la possibilità di dimostrare le sue capacità, come è avvenuto nell’immediato dopoguerra, contro documenti.
Dr. Renato Cavestro

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