Giornale di Critica dell'Architettura

14 commenti di Silvio Carta

Commento 6732 del 10/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


Gentile Christofer Giusti, cosa e' questa atmosfera da anfiteatro?
Io poi, nemmeno La conosco, perche' si meraviglia della mia suddetta "esclusivita'". Preferisco non nominare le persone che ritengo critici seri ed intelligenti semplicemente per una questione di rispetto prima nei loro confronti (pare che gli faccia pubblicita') e poi in quelli di chi legge, ancora assumerebbe il tono di una propaganda e, francamente, non ne ho nessuna intenzione. Il mio obiettivo era quello di stemperare il tono negativo sulla critica italiana.

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Commento 6717 del 09/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Servi ebbri, supremo, senta, MM io credo di essere stato frainteso.
Non ho parlato di adozione di misure di giudizio differenti a seconda delle persone in causa. Tuttavia ritengo di non poter parlare, come dice lei, solo per me semplicemente per il fatto che di altra gente si sta parlando. Non credo interessi a nessuno un discorso incentrato su me stesso, non pretendo di essere cosi' interessante.
Semplicemente, questo si, vale solo per me, non apprezzo l'atteggiamento di chi si scaglia violentemente (anchse solo a parole) contro qualcuno che e' stato accusato di qualcosa. Certi modi di fare impetuosi mi ricordano le lamentele da discorso da bar contro il governo, contro Berlusconi, contro Prodi, contro Veltroni, contro chiunque e tanti altri fatti che non nomino qua per non annoiare nessuno.
In oltre io mi riferivo ad un atteggiamento diffuso di "border line" a cui la societa' ci ha abituato. C'e' una norma da seguire, ma talvolta tale norma puo' essere interpretata, gli avvocati stanno li per questo, per interpretare le leggi. E i giudici per giudicare il comportamento delle persone. La gente in termini generali non dovrebbe intimare punizioni corporali ad aaltra gente prima di tale giudizi. Almeno in una societa' civile. Ritornando al rispetto delle regole, vorrei fare un piccolo esempio. Nel corso di laurea che ho fatto vi erano 34 esami. La facolta' sforna una media di 800 laureati a sessione. Siamo sicuri che in 27200 casi di esame non ci siano "errori", o esami rubati? Vorremmo picchiare la gente quando e' in errore? E poi l'errore chi lo decide? la vox populi?
Se vuol tornare poi al registro mistico di cui all'inizio glielo posso dire in termini biblici.
[..]Gesù andò al monte degli Ulivi. Sul far del giorno ritornò nel Tempio e tutto il popolo si accalcava intorno a lui. Gesù si sedette e si mise a insegnare. Allora gli Scribi e i Farisei condussero una donna sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, comanda che tali donne siano lapidate. Tu che ne dici?». Essi dicevano questo per metterlo alla prova e poterlo accusare. Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra. Poi, siccome insistevano, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo, seguitò a scrivere in terra. Quelli, udito ciò, uno dopo l’altro se ne andarono tutti, incominciando dai più vecchi fino agli ultimi, sicché Gesù restò solo, con la donna là nel mezzo. Allora Gesù, al-zatosi, le domandò: «O donna, dove sono andati? Nessuno ti ha condannata?». Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù: «Nemmeno io ti condanno: va’, e d’ora in poi non peccare più».
(Giovanni 8, 1-11)

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Commento 6712 del 08/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


Gentile RM, non sono d'accordo con lei nell'ammettere l'assenza di critici veri in Italia. Ci sono, solo che non parlano molto e non sono tanti.

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Commento 6704 del 07/01/2009
relativo all'articolo La qualità architettonica non è solo cultura. È mo
di Renzo Marrucci


Gentile Ambra Puri,
capisco quanto enfatico possa apparire il "prendere a calci in c." come dice Lei qualcuno che e' stato colto con le mani nel barattolo e la bocca sporca di marmellata. Tuttavia io preferisco stare su un tono minore rispetto alla inflizione di pene corporali per avveniementi di questo conto. Chi non commette errori? Chi rispetta in toto la legge e le leggi? Ci pensi bene. E' giusto che chi sbaglia paghi, ma se pagassimo tutti, probabilmente perderemmo i 3\4 delle persone che ci stanno attorno. E io ci tengo a metterlo in luce, non e' esclusivamente un caso italiano.

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Commento 6703 del 07/01/2009
relativo all'articolo Il ruolo della critica
di Sandro Lazier


Un critico, oltre che come detto giustamente dovrebbe "vigilare sulla correttezza e onestà dei comportamenti che portano a fare l’architettura", ha anche il compito di fare da tramite, intellettualmente parlando, tra i suddetti maneggioni e il resto della collettivita'. La gente, in termini volutamente generali e generici, non possiede gli strumenti intellettuali per poter discernere una architettura da un palazzaccio. (sia un esempio per tutti la continua richiesta da parte della collettivita' di una architettura gia' definita "gastronimica", o se volgiamo spostarci sul campo dei fiori, mi e' capitato spesso di avvertire la pianta di gerani come un elemento spartiacque tra "buona" e "cattiva" facciata di un palazzo). Il critico pero' puo' (anzi deve) suggerire delle vie di interpretazione, delle chiavi di lettura, in termini semplici, chiari, adatti ad essere compresi da chi l'architettura la vive e non la fa.
Il critico musicale "ci dice" se un nuovo album e' "di qualita'" o no in base a criteri oggettivi e basandosi su una pretesa esperienza in campo musicale. Nessuno contraddice un critico musicale. Prima di comprare un libro o vedere un film ne leggiamo spesso la recensione, per capire se varra' quegli 8 euro e 50. Ci fidiamo spesso dei critici letterari, ma quante volte diffidiamo da quelli di architettura? Esistono i critici di architettura per la collettivita'? Esiste il caso di un compratore che si rivolga ad essi prima di comprare una casa? Ah no, in tal caso vengono interpellati i Tecnocasa, i Toscano, i PirelliRe.
Ed e' lapalissiano che per essere un filtro che ingoia argomenti complessi come l'architettura (e la tentata architettura) e li trasforma in semplici frasi capibili da tutti, il critico deve avere le idee chiare, anzi chiarissime. E poi deve essere onesto, come giustamente sottolinea Sandro Lazier. Idee chiare, preparazione ed integerrimita'.

E poi si, la "disinvoltura etica con cui certi maneggioni fronteggiano concorsi, colleghi, incarichi e carriera" è visibile, visibilissima. Ma ancora una volta.. solo ai critici, quelli veri. E come tutti i gatti che si mordono la coda, o i giochi dell'oca che si rispettino, torniamo a capo. Alla sincerita'.

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Commento 5470 del 24/07/2007
relativo all'articolo Il Libeskind di Antonello Marotta: architettura qu
di Paolo G.L. Ferrara


A questa galante e positiva recensione, che svolge un ruolo ben preciso, ossia quello di invogliare a leggere il succitato libro (per inciso, grazie a questo articolo, lo faro’), manca, a mio modesto avviso, un dettaglio sul modus operandi di Libeskind. Ora, non parendomi opportuno aggiungere nulla a quanto gia’scritto, vorrei solo sottolineare quanto la trama di buone intenzioni e positivita’ che troviamo nelle opere dell’architetto polacco-americano, sia enormemente lacerata, si dica pure, in maniera trasversale, da un triste e banale simbolismo naif. Il che non credo appaia nel libro, come non compare nella sua presentazione. Se prendiamo per buona l’affermazione che “Libeskind libera la storia dalla citazione e va al recupero di parti di essa che sono “…frasi di senso compiuto, che innescano azioni e nuove dinamiche” dovremmo tenere presente, sul medesimo piano, anche che lui, politica a parte, e’riscito a costruire cio’che ha potuto, grazie anche a infantili richiami simbolici posti a convincere la opinione pubblica piu’spiccia, quella che legge a zig-zag i titoli sui giornali mentre aspetta per pagare il capuccino e la pasta. E ci terrei a svolgere , non usando il simbolo come accezione della metafora junghiana sulla pregnanza, laddove quest’ultimo rimanderebbe a qualcosa, ma non nella modalita’con cui il significante rimanda al significato, bensì nella maniera in cui il significante avverte l’interprete della presenza di un significato nascosto (aliquid obscure aliquid in se ipsum abdit). Libeskind e’un Georges Braque che involve su Henri Rousseau. Non mi è chiaro come liberi la storia dalla citazione, progettando un WTC alto 1,776 piedi.

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Commento 1784 del 02/02/2007
relativo all'articolo Nonsolomoda, anche idiozie
di Paolo G.L. Ferrara


Egregio Schintu, lei afferma una verità a cui sarebbe bello credere, ma, personalmente, ho seri dubbi, dicendo "Se avessimo l David di Michelangelo davanti a casa, è una bellissima opera d'arte, non c'è dubbio, ma dopo un pò ci annoierebbe e passerebbe inosservata". Si è mai domandato qual'è uno dei motivi per i quali andiamo a vedere i vari siddetti David? Suggerisco, perchè hanno dello "straordinario", da un punto di vista autopoietico; immaginiamo quindi quanto ci gioverebbe "metabolizzare" opere d'arte nelle strade delle nostre case. Cosa che, purtroppo, è molto piu' lontana di quanto possiamo vedere. Se ci abituassimo allo straordinario, esso cesserebbe di esserlo, noi, saliremmo, per cosi dire, di livello estetico, cercando altri strordinari...

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Commento 1412 del 20/09/2006
relativo all'articolo Nonsolomoda, anche idiozie
di Paolo G.L. Ferrara


Rileggendomi riconosco che mi piace di piu il termine struttura di speculazione, e qui ritorno dunque all'aspetto strumentale della questione. Mi si perdoni il maldestro paragone: l’architettura come una donna, c’e` chi la usa, chi la violenta, chi la contempla, chi la ama e basta, tenendosene alla larga, chi non l’ha mai vista e crede di conoscerla, chi ne ha quante ne vuole, chi non riesce a raggiungerla. Distinguo, e semplifico, in due categorie: chi e` consapevole di quello che fa, e chi no. La delusione nasce da una aspettativa a cui e` mancato un degno seguito. C’e` chi l`architettura la usa per fare i soldi, chi per sognare e non pensare alla realta’ che ha di fronte, chi ci vede una dolce pausa lungo una estenuante corsa verso la sopravvivenza. Ritengo che il piu grande sforzo che noi, nonGioPonti, possiamo fare ora sia guardare in faccia alla realta’ ed avere il coraggio di distinguere la realta’ dal sogno, la verita’ dalle fandonie. L’ architetura e` usata oggi in tutto il mondo come non si era mai fatto nel passato (o, almeno, non cosi` manifestatamente) ossia per fare i soldi, per far muovere capitali; e’ in sostanza uno strumento di investimento, come tanti altri. Questo e due sogni nelle menti romantiche ancora vive. Preso atto di questo, resta chi al mondo ne e`consapevole, e chi invece, resta nella mera illusione che prima o poi qualcosa cambiera’, o meglio.. tornera’ come prima, come quando nelle grigie sere di autunno si sognava sopra una pagina della Bauhaus e si sognavano I valori dell’ architettura, I grandi architetti.
L’ architettura, se di essa si puo ancora parlare, e` in mano a noi, non ai morti. Da loro possiamo solo imparare, non aspettare le risposte ai nostri problemi. Non possiamo dar nulla, se non a chi ha gia’.
Si e` mai chiesto la differenza tra un progetto ed una architettura?
Cordialita’.

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Commento 1411 del 19/09/2006
relativo all'articolo L'imbroglio della 'formazione permanente'
di Beniamino Rocca


La spasmodica voglia\necessita' di rinchiudere chiunque in categorie, sotto un titolo, per poter esser controllati meglio.. e` gia capitato in passato..

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Commento 1398 del 13/09/2006
relativo all'articolo Nonsolomoda, anche idiozie
di Paolo G.L. Ferrara


In risposta a quanto detto da M.Marchesini, vorrei semplicemente sottolineare l`aspetto speculativo della questione. Con molta probabilita', e` proprio questa visione edulcorata ed edulcorante della architettura sulla societa' che genera poi delusione, insoddisfazione , frustazione. Vi e` poi un conto che non quadra: se e` vero che siamo di fronte a corse alla mediocrita', a svendite, allora perche' tante delusioni in amore? Dovremmo essere contenti di aver trovato una soluzione, una strada, invece, con evidenza, il problema e` diametralmente opposto. L'inattivita', una mediocrita' nel pensare, piuttosto che nell' agire. Schiacciati in partenza da un nemico le cui ombre ci paiono troppo alta e giganti. C`e` chi dell'architettura ne fa una religione, chi un business, chi invece.. un fatto poetico ed astratto, edulcorandosi. C`e` poi, in ultimo, chi non studia per un futuro migliore, ne per frustrazione, ma per semplice amore della cultura, del conscere, del capire, e a questi, la vita, sempra un peletto piu eterna, almeno per un istante.
Cordialita'.

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Commento 1320 del 25/07/2006
relativo all'articolo Quattro maestri esclusi: meno concorsi e più giard
di Mara Dolce


come dire.. che il tempo prima o poi abbia ragione delle situazioni?

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Commento 911 del 07/06/2005
relativo all'articolo Giancarlo De Carlo è morto
di la Redazione


Nell'essere pienamente d'accordo con quanto scritto nell'articolo, vorrei esprimere la mia opinione nell'asserire che forse il problema è nella "pubblicizzazione" dell'architettura/architetti italiana/i piuttosto che di quella degli "olandesi, gli spagnoli e i portoghesi". Quante volte sono apparsi "Pellegrin, Ricci e altri maestri" e quante volte appare invece Rem Koolhaas? Sappiamo tutti di vivere in una società di immagini, come sappiamo tutti che se vogliamo comprare il pane dobbiamo usare l'euro e non la lira.

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Commento 842 del 21/11/2004
relativo all'articolo Gli studenti universitari non conoscono la storia
di Paolo G.L. Ferrara


Mi preme solo di fare un distinguo. La bravura, meglio, la sensibilità di un progettista, che è poi quella che gli permette di interpretare relazioni, è cosa ben diversa dall’essere uno studente dotato. Lo studente meritevole, di solito, è un personaggio che si distingue nella classe per la sua propensione allo studio, uno che è bravo a studiare, per intenderci (è il famoso compagno delle elementari che riusciva a ripetere la tabellina del 9 con più facilità di noi..). Non è necessariamente consequenziale che poi a furia di leggere e ripetere le frasi che tanto piacciono ai professori si impari veramente a progettare. Per cortesia, non si confondano i laureati in “studiologia” con specializzazione in “esamologia” con quelli veri. Io ne conosco tanti, di quelli finti, e pochi di quelli veri. La logica e l’atteggiamento critico sono sempre stati nemici del “cosi s’ha da fare”. Il filosofo, alla fine, resta solo. Derossi e Garoffi, per chi conosce la storia.

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Commento 562 del 25/12/2003
relativo all'articolo Indietro tutta: l'architettura è tutta un quiz
di Paolo G.L. Ferrara


Ritengo personalmente che nell’articolo di Paolo Ferrara siano contenuti dei richiami estremamente illuminanti per la critica. Per contro, non ho reputato altresì stimolanti gli interventi di Crippa.
Penso che sia buona cosa circoscrivere alcune affermazioni che vengono dipinte come assunti inequivocabili e sembrano invece avere l’aspetto di supposizioni personali.
Il “piacere dell’architettura” è veramente corrispondente al “piacere di informare i comportamenti dei fruitori, il sognarli nei loro gesti, radiografarli nei loro giorni, immaginarli nel prima e nel dopo”? Davide Crippa ci dipinge un architetto con una missione quasi sacra, una specie di santone; nella nostra coscienza ci sentiamo veramente così? Io no, a dire il vero.
Secondo - La citazione del concetto di B.Munari dove tutto “deve funzionare come un orologio”, mi sovviene una frase: Die Wohnung fur das Existenzminimum, ed una certa teoria sugli spazi minimi; ma che strano, il mio calendario riporta l’anno 2003. Forse, prima di farsi scudo con tutto ciò che possiamo reperire nei testi di storia dell’architettura, sarebbe consigliabile verificare se effettivamente sia il caso di farlo. Lo dico perché per me non è facile capire fino a che punto le vecchie teorie possano essere ancora valide in tutta la loro interezza.
Terzo – A conferma delle teorie sopra citate vengono chiamati in causa personaggi che hanno realizzato dei progetti frutto di ricerche sul movimento (minimum) all’interno di navi e treni. Infatti i treni, le navi e i tram sono noti per essere fra i luoghi più comodi ed invidiabili per abitare, non confondiamo la ricerca per le situazioni di vita temporanee con lo studio delle condizioni ottimali per vivere.
Ultimo – Leggo “Per capire il senso di molti degli articoli di Beppe Finessi bisogna conoscere molto bene ciò di cui si sta parlando, così essi si presentano molto freschi e brillanti”.
Certo, perché prima di leggere il gabbiano Jonathan Livingston si devono per forza leggere tutti gli scritti di Richard Bach, altrimenti si rischia di non capire il vero senso della storia.
Spero il mio intervento non appaia troppo polemico e che si riesca a leggere la vena propositiva presente tra le righe.

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