Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Teresa Appesa

Commento 735 del 11/05/2004
relativo all'articolo Luoghi comuni. Un incipt
di Domenico Cogliandro


Forse è il caso di riportare per esteso quanto citato da Cogliandro. C'è anche da aggiungere che sullo stesso argomento un divertente articolo riporta la notizia, facendo nomi e cognomi dei docenti interessati, sull'ultimo numero dell'Espresso.
Ecco di seguito il pezzo uscito sulla rivista di Prestinenza
Teresa Appesa :Il gene segreto della ricerca
La cosiddetta fuga dei cervelli dalla Università è un problema che può, nel breve periodo, annichilire le già scarse possibilità di sviluppo del sistema Italia. Si è scritto molto sulle cause e sui possibili rimedi da porre in essere per tentare di risolvere il problema, ma tutte le analisi hanno peccato di carenza nell'approccio scientifico. A mio parere sarebbe infatti necessario analizzare le menti di un campione significativo di professori e di ricercatori di un determinato ambiente, per cercare di individuare le in-varianti, le peculiarità, le specificità che hanno consentito di selezionare la classe dei ricercatori e degli accademici che ancora non sono migrati all' estero (anche perché hanno orami conquistato il mitico posto fisso). Per nostra fortuna proprio a Napoli uno sparuto gruppo di ricercatori nel campo della genetica ha resistito alle tentazioni dei prestigiosi Istituiti di Ricerca americani così che alcuni di loro potrebbero analizzare le menti del corpo docente di una facoltà-tipo per cercare di individuare, nel patrimonio genetico del Collegio dei docenti, quali geni hanno consentito a questi ultimi di giungere rapidamente alla conquista del titolo accademico. Questo evento deve infatti dipendere da imprintig genetici particolari in quanto è facilmente verificabile, incrociando l'organico dei docenti di una qualsiasi Università e gli stati di famiglia degli stessi, che l'attitudine alla accademia e alla ricerca si trasmette per parentela diretta ovvero per via genetica. Studiare le caratteristiche genetiche del docente-tipo sino a giungere alla scoperta del gene del ricercatore consentirebbe, ai governanti del futuro, di coltivare sin da giovanissimi le migliori menti in modo da non disperdere energie e fondi dello Stato. Si potrebbero individuare sin dalla culla i futuri ricercatori sui quali concentrare tutte le energie, mentre tutti gli altri cittadini potrebbero occuparsi d'altro senza affollare inutilmente, una volta adulti, le sedi di concorso a cattedra.
Solo a titolo di esempio si potrebbe analizzare quanto l'imprintig genetico ha prodotto nella gloriosa facoltà di architettura di Aversa. Qui, a dispetto di tutti i principi della statistica, legami di parentela di vario tipo accomunano un gran numero di docenti, ma probabilmente uno studio attento di altre realtà accademiche porterebbe a risultati analoghi. Gli abili ricercatori di genetica napoletani riuscirebbero ad individuare facilmente il gene misterioso che certamente si annida nel patrimonio personale di alcuni dei docenti di questa facoltà. Appartengono infatti allo stesso Collegio dei docenti il preside, sua moglie, il fratello, la loro nipote ed è in arrivo anche il figlio del preside stesso. Una altra peculiarità genetica che dovrebbe essere attentamente indagata è quella della parentela acquisita perché vivendo fra le stesse mura è possibile che i geni si trasmettano per via aerea: il marito della nipote del preside e la socia di studio del fratello dello stesso siedono anche essi nell'Olimpo aversano. Allo stesso Collegio appartengono poi il vicepreside ed i suoi due figli, ed anche qui i ricercatori potrebbero affinare la tesi e verificare se il frequentare la stessa presidenza ha prodotto mutazioni genetiche tali da accomunare, ad esempio, la nipote del preside e il figlio del vicepreside. Oltre a ciò un nutrito numero di figli di docenti affollano le schiere dei volontari che collaborano a vario titolo con la facoltà ed anche qui le sottili arti dei ricercatori potrebbero individuare le peculiarità dei singoli patrimoni genetici per stabilire vincoli e parentele segrete.
Quello della facoltà di architettura di Aversa è, naturalmente, solo un esempio fra i tanti che certamente si ripetono in altri Atenei, ma studiare un esempio fra i più emblematici consentirebbe di sviluppare una ricerca capace di isolare il gene della ricerca attraverso il quale si potrebbe provare a risolvere definitivamente il problema della fuga dei cervelli dalla Università italiana. Un semplice esame genetico potrebbe permettere di individuare le attitudini alla ricerca ed alla docenza di un giovane così da concentrare sullo stesso tutte le risorse che lo Stato destina alla ricerca. Il futuro ricercatore diventerebbe così ricchissimo e dotato di fondi pressoché illimitati e non sarebbe più costretto ad andare all'estero per esprimere al meglio le sue potenzialità.
Un dubbio rimane: e se si scoprisse, una volta individuato il gene della ricerca, che tutti i ricercatori italiani che hanno attualmente successo all'estero non ne sono dotati?
Teresa Appesa

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