Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Amedeo Giordano

Commento 10947 del 23/12/2011
relativo all'articolo La confusione delle forme nelle scuole di architet
di Sandro Lazier


Ho letto con piacere questo breve stimolo a ragionare sulla "forma" in architettura, credo però che il vero tema sia quello dell'insegnamento all'uso della forma in architettura. Tema che tocca corde delicatissime e soprattutto rimanda al vero nucleo sostanziale: esiste un insegnamento universitario capace di adeguarsi al rapido evolversi del linguaggio? visto che il corpo docente nella migliore delle ipotesi si è formato ormai diversi decenni orsono? e soprattutto come è possibile che l'insegnamento sia a quasi totale appannaggio di chi nella vita non svolge attività professionale? (alludo ovviamente alle materie compositive). So bene che basterebbero queste due domande a scatenare un dibattito complicatissimo. Cercherò quindi, come si fa quando si ha esigenza di sintesi, di fare un esempio pratico, che tra l'altro mi ha visto coinvolto in prima persona. Dopo la laurea alla facoltà di architettura di Napoli ho conseguito un dottorato di ricerca in Architettura degli Interni al Politecnico di Milano e, parallelemante alla libera professione ho coltivato "la passione" per l'insegnamento (naturalmente a contratto)...ottenendo anche ottime soddisfazioni visto che sono risultato fra i docenti più graditi dagli studenti nei questionari anonimi che sono regolarmente chiamati a compilare durante l'anno accademico per giudicare i corsi, i docenti e quindi l'università in generale. Risultato di tutto questo: da quest'anno, pur risultando vincitore del contratto, per il quale ho concorso, sono stato "costretto" a rinunciare per inadeguatezza economica, non superando i 40.000 € di reddito annuo che una legge della Gelmini ha imposto come criterio di selezione del corpo docente a contratto, ribadendo peraltro che "possono insegnare a contratto: pensionati, già dipendenti pubblici, liberi professionisti con reddito superiore a 40.000 € di reddito". ...Non vedo come non si possa dedurre dell'impossibilità di parlare dell'università se non per raccontare di una triste agonia. Cordiali saluti a tutti e Auguri di un anno migliore. Amedeo Giordano

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23/12/2011 - Sandro Lazier risponde

Il 5 marzo di quest’anno Luca Guido ha affrontato la questione di cui lei ci dà testimonianza nell’articolo Università per ricchi. Si trova nella sezione università.