Giornale di Critica dell'Architettura

1 commenti di Capolicchiodichino

Commento 196 del 28/09/2002
relativo all'articolo IUAV occupato
di Studenti IUAV


università, istituzioni, sono sottoposte a tensioni di rinnovamento molto forti. negli ultimi anni i nuovissimi ordinamenti hanno generato una proliferazione metastatica di istituti, ciascuno dedicato a settori merceologici specifici, allo scopo di avvicinare sempre più l'università al mondo produttivo. abbiamo visto nascere facoltà con la stessa logica con cui nascono i distretti delle PMI. contemporaneamente si è sempre più ristretto il numero degli iscritti. che ci fosse bisogno di avvicinare l'accademia al mondo produttivo era necessario lo sappiamo tutti, ma farlo così senza criterio, è estremamente dannoso per la società intera. cosa ce ne facciamo di facoltà che preparano tecnici come gli istituti per periti? il vecchio ordinamento preparava intellettuali. all'interno delle facoltà si formavano i movimenti di opinione, cresceva la società civile. questo modello scellerato, affiancato ad una società in cui è impossibile creare le coscienze critiche (non dimentichiamo che negli stati uniti, musica, associazionismo, ecc sono luoghi di ri-produzione del sapere sociale). ma in italia dove si struttura la mente sociale? GUARDANDO LA TELEVISIONE? e poi prepariamo i tecnici per un mercato in cui: le imprese NON FANNO RICERCA, lo stato NON FA RICERCA (stiamo per vendere quel carrozzone del CNR). ecco ancora una volta atenei che guardano ancora a se stessi alla loro possibilità di mettersi in mostra, attraverso le facoltà usate come griffe da esporre sulla passerella mediatica, autoreferenziale, inutile adesso come prima, nell'assolutismo gattopardesco del tutto deve cambiare perchè tutto deve rimanere come prima. a fine anni '80 si parlava di massa critica degli atenei, in cui la grandezza era l'unica certezza di produzione del sapere. poi si è parlato di dinosauri e si è cominciato a smantellare per dare vita a microscopiche facoltà di architettura (ferrara, cesena, parma) piccole provinciali, in grado di aumentare sempre più il GAP tra architettura provinciale (quella di qualità paragonabile se non inferiore alle opere dei GEOMETRI, ma più adatta ad una clientela borghese (in via di estinzione) solo perchè porta la firma di un architetto), e l'architettura dello star system che si insegna nelle grandi scuole internazionali. i 20 architetti di Deyan Sudyc saranno sempre più soli e sempre più male accompagnati.
questo è il futuro che vogliamo? non credo, questo è il futuro che ci becchiamo, stretti tra la morsa di una destra in preda al furore di dimostrare qualcosa e di una sinistra ad encefalogramma piatto. buon lavoro a tutti

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