Giornale di Critica dell'Architettura

2 commenti di Davide Tommaso Ferrando

Commento 12503 del 20/07/2013
relativo all'articolo Mascalzonate di un critico mediocre
di Sandro Lazier


Trovo spassoso che nel 2013 ci sia ancora chi pensa che essere menzionati in un articolo abbia qualche significato, al di là del piacere personale. Capisco nel secolo scorso, quando o si era recensiti in una delle poche riviste in circolazione, o il proprio lavoro restava sconosciuto. Ma riscontrare queste logiche nell'era del web e dei social networks, soprattutto se a utilizzarle sono scafati blogger, fa tenerezza.

Molinari: gli si tira le pietre quando apre troppo le maglie, come nella selezione per il Padiglione Italiano del 2010, e gli si tira le pietre quando decide di chiuderle, come nell'articolo su ilPost.

Mosco: le bacchettate sulle mani dei maestrini zeviani fanno ridere. Invece di fare dispetti al "primo della classe", perché non scrivere e pubblicare versioni alternative dei fatti, possibilmente altrettanto documentate, per trasformare queste tristi e inutili rappresaglie in una serie di testi capaci di aprire e mantenere un confronto?

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20/7/2013 - Sandro Lazier risponde

Senti Davide, i maestrini zeviani hanno una loro posizione netta, chiara, conosciuta, dichiarata, che difendono quando la si vuole archiviare come roba vecchia di un vecchio e scomodo rincoglionito.
Gli zeviani hanno però anche un merito: discutono a viso aperto. Questo perché non fanno marchette, di solito, e quando lo fanno è perché ci credono. Quando ci credono documentano, sempre.
Altri, curatori e non, fanno marchette per fare marchette, cercando di deprimere l’intorno per far emergere i nanetti della loro corte. Il fatto è che, una volta emersi, poi si vede cosa fanno.

Le versioni alternative dei fatti, come le chiami tu, sono rintracciabili da almeno 20 anni. Da 10 anni, da parte nostra, non abbiamo fatto altro che argomentare le cose che ci piacevano o quelle che ci spiacevano.
Per trovare il chiacchiericcio devi andare a scovare altri testi, in qualche altro luogo della rete.
Ti consiglio questo http://www.artribune.com/2013/06/architettura-nuda-1-un-invito-sulla-nudita/, dove Mosco, in un breve scritto di una pagina e mezza, dà prova di esperto saltimbanco della citazione da chiacchiericcio. Un name dropper che riesce a mettere insieme in sequenza: Panofsky, Rowe , San Pietro, Karl Marx, Rousseau, ovviamente Nietzsce, Freud, Agamben, Nancy, Giedion, Pevsner, Zevi, Banham, Weber, Foster Wallace. Con tanto di grado zero citato a sproposito.
Mi pare che la confusione regni da un’altra parte, non qui.

Sul fatto delle menzioni s’è discusso abbastanza al tempo. Ritengo l’argomento esaurito.

Commento 12501 del 19/07/2013
relativo all'articolo Mascalzonate di un critico mediocre
di Sandro Lazier


Sono contento che questo post stia generando un certo dibattito, era proprio quello l'obiettivo, ma ho difficoltà a capire la posizione di chi si infuria quando viene offerta una lettura critica - corretta o sbagliata che sia - del pensiero di un autore che, per quanto importante, è morto più di dieci anni fa.

Soprattutto quando tale lettura non costituisce il nocciolo della questione. Lo stesso era successo con il testo di Molinari, che solo tangenzialmente toccava il problema della critica su web (due paragrafi VS tre pagine di articolo), ma che proprio su quella parte è stato messo ampiamente in discussione da, guarda un po', tutti (o quasi tutti) coloro i quali non sono stati menzionati.

Sul ricorso a certi aggettivi, invece, preferisco stendere un velo pietoso.

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19/7/2013 - Sandro Lazier risponde

Scusa Davide, dovremmo finirla di trattare i dibattiti come se fossimo al circolo del bridge.
Se devono volare schiaffi, pazienza, ma smettiamola con il tono ipocrita e permaloso di chi vive sopra i problemi con la presunzione di esserne indenne.
Ho difeso Bruno Zevi perché lo conosco meglio. Ma il testo di Mosco è pieno di cialtronerie che riguardano anche altri. Se vai sul blog di Prestinenza, ne troverai quante ne vuoi.
Quando si vuol parlare di tutto, e Mosco in questo caso la fa, c'è il rischio d'esser superficiali e di trovare qualcuno che ti tiri le orecchie. Giustamente. Se Mosco non si desse tante arie, diremmo che le sue sono dimenticanze, approssimazioni. Ma un primo della classe come lui, che scrive quel che scrive, finisce dritto dritto nel girone della cialtroneria.

Sull'articolo del distratto Molinari, per finire, certo che ha reclamato chi non è stato citato! Chi doveva reclamare, la badante?