Giornale di Critica dell'Architettura

3 commenti di Giancarlo Genovese

Commento 5324 del 19/05/2007
relativo all'articolo God bless the child
di Ugo Rosa


Gentile signor Rosa, sono talmente daccordo che quando qualcuno mi chiede (e per fortuna accade raramente) se vorro' davvero fare l'architetto e perche', io rispondo parafrasando Borges quando spiego' la sua adesione al partito nazionalista: "I gentiluomini preferiscono le cause perse". Per farlo in Sicilia poi, non c'e' alcun dubbio, bisogna essere proprio dei gran signori.

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Commento 1354 del 09/08/2006
relativo all'articolo Brevi note a proposito del Ponte sullo Stretto
di Leandro Janni e Anna Giordano


Perfettamente aderente alla constatazione di Domenico Cogliandro, mi schiero anch'io, siciliano residente a Firenze (dunque frequentatore di Scilla e di Cariddi), contro la immaturità di questa idea del ponte anche se non, a priori, contro la sua fattibilità. Oltre all'indecenza del sistema dei trasporti navali, della loro forma e contenuto, così come della forma e contenuto degli arancini (più che i biscotti) che il malcapitato avrà sventura di assaggiare, sussiste un altro (fosse uno..) problema.
Se scomodassimo il signor Ulisse fino al punto di trascinarlo nel nostro tempo (e daltronde egli è sempre qui anche se le sue gesta non fanno più letteratura..) e gli chiedessimo di ritornare ad attraversare lo Stretto, egli certamente, memore delle insidie di quel lembo di mare, sgranerebbe le orbite sino a farsi ritornare gli occhi; ma se aggiungessimo che si tratterebbe di una "passeggiata"poichè è stato allestito un ponte che collega le due sponde egli probabilmente, se non altro per curiosità, accetterebbe. Ma una volta trovatosi da una parte o dall'altra ,al signor Ulisse converrà riprendere il mare, andrà bene pure "una di quelle zattere", piuttosto che proseguire via terra: in quest'ultimo caso infatti il suo ritorno a casa sarebbe seriamente compromesso.
Sul versante peninsulare il nostro eroe, ammesso che trovi il raccordo che dal ponte lo conduce all'autostrada, verrebbe subito a misurarsi con l'imprevedibile, insidiosissimo e antico quanto lui (strano che Omero non ne parli) Mostro della Salerno-Reggio Calabria: le sue morse fatali, i serpenti neri aggrovigliati simili a strade d'asfalto senza segnaletica, i Tir fumosi (bizarri e infidi draghi di lamiera) e quant'altro. Se poi decidesse per la strada ferrata l'Odissea potrebbe concludersi lì.
Mentre, optando per Cariddi il percorso sarebbe lì per lì meno spaventevole, ma cosa lo attenderà più in là.... a questo punto le pagine arrossiscono di vergogna e il signor Ulisse di rabbia: neppure una ferrovia decente, non un trasporto confortevole. Quasi rimpiange il passato burrascoso dei suoi naufragi.

Beninteso, si esagera.. ma neanche tanto, per dire che apparirebbe RIDICOLO che il contadino forgiasse una schiena d'asino di pietra e cemento e l'armasse poi di ferro, con gran dispendio di energie, per varcare un fossato e trasportare un bacile scarso d'acqua tra il suo campo di patate e quello di pomodori, entrambi inariditi e sodi.

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Commento 1342 del 05/08/2006
relativo all'articolo I veri mostri
Articolo in risposta a Terranova

di Mara Dolce


al signor Alessio lenzarini
Complimenti per il discorsetto. Lei, dunque, è un senzatetto?
O vive con eccitante scomodità su di un cubetto in clsa speciale donatole da Peter EINSTEIN?
Cosa leggo? l'auspicio ad un'architettura come "..forma d'arte espressiva e comunicativa". Quisquiglie da Beaux Arts.
Non di mostri privati nè di luoghi pubblici, ma di luoghi comuni e dei loro "inverso" è fatta l' Italia e se l'architettura diventasse comunicativa (Eisenman ce ne scampi) questo al massimo comunicherebbe. Meglio muta.. e (aimè) funzionale, aspettando la primavera.
Architettus
Architetti
Architetto
Architettum
Architette ( signore plurali)
Architetto
Tutti architettano, con qualche eccezione: ecco come si declina l'architettura.

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