Giornale di Critica dell'Architettura

4 commenti di Luigi Nucita

Commento 8751 del 19/07/2010
relativo all'articolo Addio Giannino Cusano
di La redazione


Le parole finali di questo addio a Giannino mi sembrano le più adatte: "Grazie Giannino". Per le idee che ci ha saputo trasmettere e per la passione civile che non solo lo animava ma che sapeva anche contagiare agli altri. Lo spessore culturale di Giannino Cusano è evidente: basta leggere gli articoli che sono qui pubblicati. Per ricordare la sua tempra morale basti dire che aveva volontariamente rinunciato (in realtà non so da quando ma credo da anni) ad usare il timbro professionale ritenendo che gli ordini professionali fossero inutili e liberticidi (e forse anche un po' criminogeni). Chi esercita la libera professione sa cosa questo vuol dire: una riduzione del giro di affari notevolissima, anche del 90% tanto per dare un numero. Non so come riuscisse a sbarcare il lunario in una tale situazione: un lungo digiuno di stampo radicale che per quanto mi riguarda cercherò di trasformare in riflessione. Si potrebbe continuare ancora ricordando la simpatia, l'umiltà (una virtù nella quale esagerava a mio avviso), le battaglie civili, ma mi fermo qua. Grazie Giannino.

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Commento 7761 del 14/01/2010
relativo all'articolo Architetti, crisi e architettura
di Sandro Lazier


Non avendo un pensiero originale mi affido ad un maestro, Carlo Ludovico Ragghianti
“Naturalmente quasi inosservato il volumetto di Tullio de Mauro che ha per titolo Il linguaggio della critica d'arte (Vallecchi Firenze 1965 pp68), e lo esamina sia come linguaggio speciale o uso speciale di lingua, sia nella formazione storica del suo vocabolario, concentrando l'attenzione sulle "radici storiche, complesse e spesso assai profonde, della moderna critica artistica".
(...) l'autore constata che il lessico di derivazione antica è orientato soprattutto verso la definizione di significati denotanti le diverse modalità figurative della loro esteriorità materiale o tecnica (pittura, scultura, architettura, plastica), ovvero denotanti entità elementi o caratteri ritenuti oggettivi (forma, linea, figura, composizione); mentre il lessico moderno "è orientato verso l'individuazione di significati denotanti momenti o qualità della creazione artistica e della comprensione, considerati al di là della diversità di tecniche esecutive (arte, gusto, genio, artistico, espressivo)".
Il lessico riflette cioè "la congiunta scoperta dell'unità delle arti e del primato della personalità creatrice dell'artista" nell'opera compiuta. "Nella conquista di concetti e significati coglienti gli elementi unitari e soggettivi al di là dell'oggettiva diversità delle tecniche esecutive, i motivi platonici hanno probabilmente avuto meno peso di quanto le dispute teoriche rinascimentali potrebbero far credere, come è lecito indurre dall'assenza di loro riflessi sul piano linguistico...Bello per quanto sia parola di grandissima frequenza nel linguaggio corrente, è ai margini del linguaggio critico ...Non bello o bellezza, ma arte, artista, forma sono le parole dominanti nell'uso linguistico della critica d'arte contemporanea: parole che, per i legami di affinità con altre parole delle lingue storiche, per i loro significati anche non estetici, alludono all'arte non in quanto platonica contemplazione o sentimentalistica eccitazione, ma in quanto operatrice e formatrice". (Arti della visione - Il linguaggio artistico 1979 Einaudi)

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Commento 7760 del 14/01/2010
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


Ringrazio Giannino Cusano per il benvenuto e mi scuso per il ritardo di questo intervento, dovuto a problemi personali. In effetti mi sono mosso dalla panchina vedendo che lui latitava :)).
In effetti mi interessava anche ricordare Ragghianti a cui devo molte delle mie sia pur limitate conoscenze e che ritengo sia stato un critico assolutamente rilevante ma poco conosciuto (per altro Zevi lo annoverava tra i suoi maestri).
Ne approfitto per rimettere il mio post...al suo posto, visto che l'ho inserito erroneamente qui invece che su "Architetti, crisi e architettura ".

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Commento 7689 del 29/12/2009
relativo all'articolo L'arte facile
di Sandro Lazier


Non avendo un pensiero originale mi affido ad un maestro, Carlo Ludovico Ragghianti
“Naturalmente quasi inosservato il volumetto di Tullio de Mauro che ha per titolo Il linguaggio della critica d'arte (Vallecchi Firenze 1965 pp68), e lo esamina sia come linguaggio speciale o uso speciale di lingua, sia nella formazione storica del suo vocabolario, concentrando l'attenzione sulle "radici storiche, complesse e spesso assai profonde, della moderna critica artistica".
(...) l'autore constata che il lessico di derivazione antica è orientato soprattutto verso la definizione di significati denotanti le diverse modalità figurative della loro esteriorità materiale o tecnica (pittura, scultura, architettura, plastica), ovvero denotanti entità elementi o caratteri ritenuti oggettivi (forma, linea, figura, composizione); mentre il lessico moderno "è orientato verso l'individuazione di significati denotanti momenti o qualità della creazione artistica e della comprensione, considerati al di là della diversità di tecniche esecutive (arte, gusto, genio, artistico, espressivo)".
Il lessico riflette cioè "la congiunta scoperta dell'unità delle arti e del primato della personalità creatrice dell'artista" nell'opera compiuta. "Nella conquista di concetti e significati coglienti gli elementi unitari e soggettivi al di là dell'oggettiva diversità delle tecniche esecutive, i motivi platonici hanno probabilmente avuto meno peso di quanto le dispute teoriche rinascimentali potrebbero far credere, come è lecito indurre dall'assenza di loro riflessi sul piano linguistico...Bello per quanto sia parola di grandissima frequenza nel linguaggio corrente, è ai margini del linguaggio critico ...Non bello o bellezza, ma arte, artista, forma sono le parole dominanti nell'uso linguistico della critica d'arte contemporanea: parole che, per i legami di affinità con altre parole delle lingue storiche, per i loro significati anche non estetici, alludono all'arte non in quanto platonica contemplazione o sentimentalistica eccitazione, ma in quanto operatrice e formatrice". (Arti della visione - Il linguaggio artistico 1979 Einaudi)

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